venerdì 22 marzo 2013

Recensione: Warm bodies di Isaac Marion


Rimango nel mondo fantastico stavolta con un distopico che ha avuto davvero successo, tanto che da poco è uscito il film anche nelle sale italiane. A me il cinema non piace e me ne terrò lontana, ma se posso dare un consiglio a pelle andate al cinema e lasciate stare i libro.

Titolo: Warm Bodies
Autore: Isaac Marion
Edizione: Fazi
Prezzo: 14,40 €
Trama (tratta da www.ibs.it): R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un'America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con...

Si è fatto un gran parlare di questo libro. Ha avuto successo come testo e ne è stato tirato fuori anche il film.
Francamente l'ho trovato un libro carino e ben scritto, ma non è che mi sia propriamente strappata i capelli dalla disperazione quando è finito.
L'ambientazione è post apocalittica o quasi ma da ciò che Marion scrive non siamo così avanti nel tempo. R ha dischi che arrivano massimo al 1999, si parla di ipod e dispositivi simili, ma niente di più futuristico.
Sulla 'malattia' o contagio che colpisce le persone nessuno sa niente, neache al lettore vengono date le informazioni. Si è sviluppata non si sa come e si è propagata come si propaga lo zombismo e qualsiasi altra cosa renda immortale: morsi.
I pochi esseri umani rimasti vivono nei vecchi stadi riadattati a cittadine, barricati dentro. Ogni tanto fuoriescono per recuperare qualcuno o per cercare qualche rimanenza di cibo e combattono costantemente contro gli zombi.
Questi ultimi vivono fuori, all'esterno, in genere in gruppi, anche se non sono molto sociali. La loro 'socialità' è solo un pallido tentativo di imitazione umana, ma non comporta sentimenti né altro di simile. I gruppi sono in genere governati dagli 'ossuti', gli zombi più vecchi che sembrano, in qualche modo, diversi dagli altri.
R non ricorda niente di sé, neanche il proprio nome, solo quella R. Vive in un ex aeroporto, in particolare in un 747. Gli aerei non volano più. Nessuno vola più.
Durante una 'spedizione' a caccia di cibo, uccide Perry e conosce Julie. Qualcosa in lui scatta. Salva la ragazza e inizia a cambiare.
L'idea che l'amore possa salvare il mondo è buona, ma non ho trovato molta enfasi in questo romanzo.
L'impressione costante è che fosse polveroso, vecchio, immobile. Lento come gli zombie di cui parlava.
Non propriamente noioso, quello no, ma neanche brillante.
Alcuni passaggi, sinceramente, mi sono sembrati confusi e inutili, per non parlare di tutte le descrizioni sulla società ormai scomparsa, fatta da qualcuno che neanche ricorda come si chiama. Un po' un controsenso direi.
Carina l'idea del Romeo e Giulietta versione zombie (lui si chiama R e lei Juliet, sono di due famiglie 'diverse', sono ostacolati, hanno qualcuno dalla loro parte), ma avrei preferito qualcosa di più entusiasmante. Anche nei momenti critici non mi ha fatto venire il batticuore, l'idea del 'ce la farà?', 'cosa accadrà?' e simili. Niente.
Mi è piaciuto il finale, quello sì. Decisamente diverso dal solito e positivo a dispetto di tutto il resto del romanzo. Anche se, anche qui, ho storto un paio di volte il naso. Prima di tutto troppi 'ossuti' che spuntano a migliaia neanche si moltiplicassero tipo gremlins. Inoltre ho trovato piuttosto confusa la battaglia. Alcuni passaggi non sono stati descritti in maniera troppo chiara. Per il resto avrei operato abbondanti tagli e rimaneggiato diversi passaggi.

Personaggi: R per essere uno zombie che parla poco e ci riesce ancora meno, pensa davvero tanto. E' il protagonista, ma non l'ho trovato incisivo. Però è caratterizzato decisamente bene. Sì le mie parole possono sembrare strane, ma il fatto che non mi piaccia, non vuol dire che è fatto male. R è forte, è determinato (quando si ricorda di esserlo, ogni tanto si fa trascinare dal suo lato zombie), talvolta anche simpatico nei suoi commenti ironici e caustici.
Julie... non è male, ma l'ho trovata un po' insipida e sclerotica. Ogni tanto ha degli scatti d'umore, che possono anche essere credibili, ma che necessiterebbero di future spiegazioni, invece molte cose sono lasciate in sospeso e non hanno risposta. Ad aiutare i due protagonisti Nora per la parte umana e M, uno zombie, anche lui non ancora sconvolto del tutto dal contagio. Entrambi non vengono approfonditi, se non per quei pochi tratti utili alla storia.
Perry lo conosciamo solo attraverso i suoi ricordi dal cervello mangiato da R, ma del suo carattere si intuisce poco, giusto qualcosa ricavabile dalle informazioni sulla sua vita. Stessa cosa per il generale Grigio, che può essere un 'cattivo' di tutto rispetto, ma andava definito meglio.
Tutti gli altri rimangono al margine.

Il narratore è R in persona e non ci nasconde nessuno dei suoi pensieri. Lo stile di Marion mi è risultato polveroso, non noioso, proprio polveroso, come se tutte le sue parole fossero confuse dalla polvere. Salta troppo tra i pensieri, inserisce filippiche sociopoliticopsicologiche che hanno poca utilità ai fini della storia, è confusionario in alcuni tratti, lascia troppe domande in sospeso. Il registro è comunque medio e comprensibile da tutti (sono i concetti che perdono).

Giudizio finale complessivo: Sì, stavolta direi che è chiaro, a me il libro non è piaciuto. Ho continuato a leggerlo chiedendomi quando saltava fuori la cosa che aveva affascinato tutti, ma non sono riuscita a trovarla. Mia sorella sostiene che le cose che hanno successo a me non piacciono mai e, per quanto avessi voluto smentirla, comincio a temere che abbia ragione.
L'idea francamente mi piaceva, come ho detto. L'amore come medicina ai mali del mondo è forte e poetica, solo che non mi è piaciuto lo sviluppo. Neanche lo stile, sinceramente. Non so, mi sento di dire che forse si poteva fare di più. O magari farlo in maniera diversa.
Voto: 6/10

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10 commenti:

  1. io l'ho letto tempo fa..l'ho trovata una lettura piacevole, concordo però col dire che si poteva fare di più...gli manca qualcosa, anche se non so dire cosa...

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    1. Probabilmente non è la stessa cosa per tutti. Nel senso, ognuno nei libri cerca qualcosa e ama trovarvi qualcosa, che varia da persona a persona. E a volte non è sempre chiarissimo cosa da quel senso di mancanza.

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  2. Concordo con tutto ciò che hai scritto. L'ho letto solo per due motivi, anzi uno principale, ossia che una mia amica l'aveva trovato sconvolgentemente stupendo e mi avrebbe costratto ad andare a vedere il film. Per cui ho letto il libro, anche se il film non l'ho più vito, meglio. XD

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    1. Ti dirò, secondo me il film (se si è appassionati di cinema) rende di più. Ho l'impressione che l'arte visiva renda meglio le emozioni e le situazioni di quanto non abbia fatto la parola scritta. Ma il film ancora non l'ho visto ^_^

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  3. Sono d'accordo con te su tutto. Guarda, io l'ho iniziato un pò di tempo fa, poi però l'ho messo da parte e ancora devo finirlo. Il fatto è che mi annoia e non ho quell'impulso che mi spinge a voler continuare la lettura. Lo finirò, questo è certo, perché non mi piace lasciare i libri a metà, ma dalle recensioni che avevo visto mi ero fatta delle aspettative altissime e sono rimasta un pochino delusa. La colpa è mia, non del libro naturalmente, però ciò non cambia che non mi è piaciuto quanto speravo. Soprattutto c'è una cosa che trovo proprio insopportabile: Perry che sbuca così ogni tanto come ricordo-fantasma che aleggia su R. Ecco, questo elemento non mi va proprio giù :D

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    1. Perry più che essere insopportabile, mi ha creato un sacco di confusione. C'erano dei momenti in cui non capivo chi dei due stesse parlando e dove finiva il ricordo e tornava al tempo presente. Neanche io sono una che abbandona del tutto i libri (è capitato solo due volte e cerco di farli rimanere due casi isolati) ma stavolta, per fortuna, la situazione non era così tragica da venire sospesa.

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  4. A me invece è piaciuto, forse perchè l'ho trovata una lettura diversa dal solito...
    Mi è molto piaciuta la tua recensione anche se magari non concordo su molti aspetti.
    Io ho visto anche il film di Warm bodies e ti dirò non è male! Se cambi idea e decidi di vederlo facci sapere! Sono curiosa :)

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    1. I motivi per cui un libro piace o non piace sono molti e li trovo tutti validi. Mi fa piacere che tu abbia espresso parere diverso, soprattutto in virtù del fatto che, se ha avuto successo, da qualche parte ci saranno anche le persone a cui è piaciuto.
      Per il film ci sto ancora pensando, magari non lo guarderò volontariamente (al cinema o noleggiato), ma se dovessi beccarlo in tv probabilmente gli concederò una chance.

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  6. Ne è venuto fuori un mezzo confronto che ho trovato davvero interessante. Ringrazio tutte per essere passate e aver lasciato la propria opinione.

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