martedì 20 settembre 2016

Recensione: Una famiglia quasi perfetta di Jane Shemilt

Mah... carino per certi versi, insoddisfacente per altri

Titolo: Una famiglia quasi perfetta
Titolo originale: Daughter (Figlia)
Autore: Jane Shemilt
Edizione: Newton compton editori
Prezzo: 4,90 €
Trama: Jenny è un medico, sposata con un famoso neurochirurgo e madre di tre adolescenti. Ma quando la figlia quindicenne, Naomi, non fa ritorno a casa dopo scuola, la vita perfetta che Jenny credeva di essersi costruita va in pezzi. Le autorità lanciano l’allarme e parte una campagna nazionale per cercare la ragazza, ma senza successo: Naomi è scomparsa nel nulla e la famiglia è distrutta. I mesi passano e le ipotesi peggiori – rapimento, omicidio – diventano sempre più plausibili, ma in mancanza di indizi significativi l’attenzione sul caso si affievolisce. Jenny però non si arrende. A un anno dalla sparizione della figlia, sta ancora cercando la verità, anche se ogni rivelazione, ogni tassello sembra allontanarla dalle certezze che aveva. Presto capisce che le persone di cui si fidava nascondono terribili segreti, Naomi per prima. Seguendo le flebili tracce che la ragazza ha lasciato dietro di sé, Jenny si accorgerà che sua figlia è molto diversa dalla ragazza che pensava di aver cresciuto… 

Voto: 3/5 (7/10)
Il voto ha oscillato tra 6 e 7 per un po', perché da un lato mi è piaciuto, dall'altro alcune cose non mi hanno soddisfatta. Avevo in mente molte domande che sono rimaste senza risposta.
Il libro è composto di salti temporali: oscilla tra i giorni in cui Naomi scompare (alcuni prima e diversi dopo) e quello che accade a distanza di un anno, sempre nello stesso periodo.
E' sempre Jenny che 'parla' e la storia è principalmente sua. Ci racconta della sua famiglia, dei suoi splendidi figli che lei conosce perfettamente, della sua vita un po' stressata sempre fuori per lavoro. Se anche nota qualcosa nei figli lo attribuisce all'età o alla scuola.
Poi Naomi scompare e lei è costretta a fare i conti con il suo castello di carta crollato.
Le riflessioni della donna sono molto belle e molto accurate, ma tendenzialmente deresponsabilizzate. Ci racconta i fatti, le scoperte, le sensazioni e i pensieri che ha avuto, ma hanno tutti un tono del tipo 'sono gli altri che mi hanno tenuto nascosto le cose', 'se non l'ho scoperto è perché sono una mamma che lascia spazio ai figli' e così via.
La parte di indagine è blanda, perché il fulcro sono gli aspetti psicologici, solo che non si vedono del tutto.
Nonostante il filtro inevitabile dato dal punto di vista parziale, la storia è abbastanza chiara. Quello che manca sono le risposte a molte domande che l'autrice lascia in sospeso: perché Naomi rubava sostanze stupefacenti? Perché mentiva? Perché Ed si drogava? Perché Theo è definito 'perfetto'? Perché il marito sembra quasi assente? In sostanza, cosa c'era che non andava in questa famiglia? Queste sono solo alcune, non le elenco tutte.
Avrei voluto sapere tutte questa cose. Soprattutto considerando il finale (che non mi è piaciuto). Ha dato un senso diverso a tutto il resto del libro, ma lo avrei preferito diverso.
La mezza storia d'amore poi, era proprio evitabile.
Come ho detto, la protagonista è Jenny, è suo il punto di vista, così come sono suoi i ragionamenti e i ricordi. Non sono riuscita ad entrare in sintonia con questa donna. L'ho trovata a suo modo egocentrica e vittimista e non sono riuscita a simpatizzare con lei. Alla fine del libro ho pure pensato 'ben ti sta', tanto mi era antipatica. Pensavo che sarebbe maturata, che avrebbe capito i suoi errori, invece sta lì, da sola, ad analizzare i fatti, poi si discolpa e si trova tutte le giustificazioni.
Tutti gli altri purtroppo rimangono oscurati dall'egocentrismo della protagonista. Impossibile capire cosa provano e pensano i due fratelli di Naomi, o perché il padre reagisca in un determinato modo.
Una cosa che ha favorito moltissimo la lettura, è stata la scrittura scorrevole dell'autrice. Forse anche un po' accattivante, con pause ad effetto al momento giusto e capitoli abbastanza brevi. Ci sono pochi dialoghi, ma l'abbondante presenza di riflessioni non annoia.
Dispiace per la mancanza di rifiniture che lo avrebbero reso perfetto.

lunedì 19 settembre 2016

Recensione: Io lo so di Martina Cole

Altro bel libro ^^ Per fortuna.

Titolo: Io lo so
Titolo originale: The know
Autore: Martina Cole
Edizione: Tea libri
Prezzo: 8,60 €
Trama: La polizia ha bussato alla porta di Joanie. Ma non è venuta per arrestarla, benché lei sia una prostituta. È venuta per mostrarle un vestitino sporco di sangue. Appartiene a Kira, la più piccola dei figli di Joanie, scomparsa qualche tempo prima. Chi può aver rapito e probabilmente ucciso quell'angioletto di soli dieci anni, un raggio di sole in un mondo di violenza e di degradazione? Chiunque, pensa Joanie. Le possibilità, i mezzi e forse addirittura i moventi sono innumerevoli in quell'universo malato. Ma Joanie è sicura di sapere chi è stato. E vuole la sua vendetta... E la vuole anche Jon Jon: diciassette anni e neppure una traccia d'innocenza. 

Voto: 8/10
Questo è stato un libro che si è svelato poco a poco.
Il titolo non mi ha dato grandi suggerimenti, in più l'autrice mi ha spiazzata mettendo all'inizio la conclusione della vicenda (non una novità ma è stato insolito). Poi è tornata indietro, ma eoni indietro rispetto al finale della storia.
A metà libro cominciavo a chiedermi che senso avesse, quando finalmente il fatto è accaduto. Solo che... niente indagine, quasi niente polizia (che se ne frega), niente di particolarmente accurato. I personaggi procedono quasi sempre per sensazioni e sentito dire. Così ho iniziato ad analizzare le cose su cui si concentrava l'autrice e credo che l'intento fosse mostrare gli effetti dei pregiudizi, spesso ingiustificati.
Joanie è una prostituta, ha tre figli avuti da tre clienti diversi e non è mai stata sposata. Vive in un quartiere degradato tra altre prostitute, spacciatori e delinquenti vari. Il figlio più grande si avvia a diventare un giovane capo, la secondogenita è una ribelle che scappa di continuo di casa. Facile per la polizia pensare che anche la più piccola abbia fatto qualcosa di simile. Secondo loro Joanie e i suoi figli sono dei poco di buono e la blanda indagine serve più a trovare una scusa per arrestare Jon Jon (il maggiore) che non a ritrovare la piccola Kira.
Joanie, invece, è una brava donna e, soprattutto, una brava madre. Fa quello che fa per vivere, ma i suoi figli sono amati, accuditi, la sua casa è pulita e ordinata, aiuta i vicini e fa il possibile affinchè il male esterno non contamini la sua famiglia. Non sempre ci riesce, ma questo non fa di lei un pessimo soggetto come crede la polizia o come saremmo portati a credere un po' tutti. Mi è piaciuta molto questa donna. perché è comunque diversa. Mi sono sempre chiesta perché 'difficoltà' o 'povertà' dovessero essere sempre accompagnati da sporcizia, degrado e mancanza di valori. Joanie è stata una bella novità. Si è ritrovata a fare la prostituta e a vivere nel quartiere in cui vive, ma questo non è stato un buon motivo per non provarci, a fare qualcosa di buono.
Anche Jon Jon esprime dei valori. Vorrebbe poter far smettere la madre di stare sul marciapiede e cerca in tutti i modi di proteggere le sorelle. Lo fa nel modo sbagliato? Indubbiamente, ma in parte è ciò che la vita gli ha messo a disposizione, in parte è anche una sua precisa volontà ritenendo che possa offrirgli di più rispetto ad un altro stile di vita.
Buona  anche la figura di Little Tommy. Lui, come Joanie, viene giudicato male solo perché obeso e perché riesce a creare rapporti speciali con i bambini. E' quello che subisce di più le conseguenze dei pregiudizi e mi è spiaciuto davvero molto, nonostante i fatti siano realistici.
Tutti gli altri personaggi sono ben caratterizzati, hanno spessore e si mantengono coerenti con se stessi. Sono tutti collegati, anche se sono molti, e tutti piuttosto rilevanti ai fini della storia.
Il ritmo dell'autrice è molto particolare. Sembra tenere una cadenza lenta, pacata, prepara ogni cosa con cura, compresi i colpi di scena, eppure non riuscivo a smettere di leggere e l'impressione che ne ho avuta è che i tanti fatti narrati me lo abbiano fatto sembrare veloce. Ci sono anche moltissimi dettagli e può sembrare che siano superflui, in realtà servono tutti ai fini dell'intento della Cole.
Forse avrei preferito un po' più di cura per la parte delle indagini.

sabato 17 settembre 2016

Recensione: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso

Oh, so che non ve ne fregherà niente, ma volevo condividere con voi un piccolo traguardo. Fin da piccola registro su un quaderno tutti i titoli dei libri che ho completato (sono esclusi i testi scolastici e universitari); non escludo di averne saltato qualcuno, ma se l'elenco è giusto, questo è il millesimo libro che ho letto da quando la maestra mi ha insegnato a leggere. E ne ricordo più di quanti mi aspettassi!
Ok, fine del messaggio di cui non vi frega niente.

Titolo: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
Autore: Alice Basso
Edizione: Garzanti
Prezzo: 14,90 €
Trama: Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l'essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora.
Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei.
E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili. Proprio ora che ha bisogno di tutta la sua concentrazione. Perché un'autrice per cui sta lavorando è stata rapita e la polizia vuole la sua collaborazione. C'è un commissario che ha riconosciuto il suo talento unico e sa che solo lei può entrare nella mente del sequestratore.
Come nel più classico dei romanzi, Vani ha davanti a sé molti ostacoli. E non c'è nessuno a scrivere la storia della sua vita al posto suo: dovrà scegliere da sola ogni singola parola, gesto ed emozione.
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome è il sorprendente esordio di Alice Basso. Una voce nuova, unica, esilarante. Un tributo al mondo dei libri, all'amore che non ha regole e ai misteri che solo l'intuito può risolvere. Una protagonista indimenticabile che vi dispiacerà lasciare alla fine del romanzo.

Voto: 4/5 (8/10)
Ok, nella mia ricerca di qualcosa che mi piacesse ho un po' barato, lo so, ma alla fine, dopo tanti ni, penso sia normale andare sul sicuro.
Avevo già conosciuto Alice Basso nel suo secondo romanzo dedicato a Vani Sarca e avevo adorato entrambe, quindi mi è venuto spontaneo cercare rifugio nel primo libro della serie per vedere 'dove tutto ha avuto inizio'. Avendo letto il seguito alcune cose sapevo sarebbero accadute, ma nonostante questo i riferimenti sono così pochi che il libro è rimasto sconosciuto e godibilissimo.
La prima parte è tendenzialmente di 'conoscenza': dell'ambientazione, di Vani, del suo lavoro e del suo modo di fare. Confesso che sono rimasta perplessa perché ho faticato a ritrovare la verve della ragazza che avevo adorato in queste prime pagine. Poi però è arrivata.
Probabilmente l'autrice doveva un attimo prendere la mano con il suo personaggio, oppure Vani è venuta fuori da sola in fase di scrittura e lei l'ha assecondata. Capita e il risultato è stato ottimo.
Anche la parte mistery ci mette un po' ad arrivare, perché prima inizia la sotto trama un po' più relazionale che illustra anche in dettaglio il lavoro di Vani.
I fili comunque, trovano tutti la loro conclusione senza risultare affrettati o poco curati.
Il finale è un filo più fantasioso rispetto al solito, un po' meno logico e più intuitivo, ma mi è piaciuto molto lo stesso.
Il 'dialogo' tra i vari personaggi è stato più acerbo come è normale che sia in un primo libro. Si devono ancora conoscere, letteralmente, e molte sequenze sono di studio reciproco (fantastico il primo incontro tra Vani e Berganza).
La protagonista è una ghostwriter e forse anche una ghost-persona. E' sempre defilata, non intrattiene rapporti con nessuno se non quelli strettamente necessari e le sono estranei amicizia, amore e simili. Tuttavia ha una mente vivace e pungente e nel suo sarcasmo risulta buffissima e adorabile per il lettore. Non è facile far amare un personaggio dure e antipatico. Inoltre l'ho adorata nel momento della rivalsa. Non si è pianta addosso neanche mezzo secondo passando subito al contrattacco. Meravigliosa. Ci vorrebbero più Vani Sarca, almeno nei libri, e un po' meno protagoniste come l'Inutile della trilogia Dark Elements o la tipa assurda del Disastro (che sarebbe qualcosa tipo Meraviglioso Disastro, o Bellissimo Disastro. Non ricordo l'aggettivo. E' stato un disastro e basta)
Riccardo non mi è piaciuto. Troppo artefatto e zuccheroso. Nonostante riesca a scambiare con la protagonista citazioni anche molto ricercate, l'ho trovato stonato al suo fianco.
Molto meglio Berganza: il più stereotipato dei commissari e, proprio per questo, assolutamente unico. Capisce Vani fin da subito e, al di là delle citazioni appropriate, riesce a fare battute e a stimolare la ragazza dal punto di vista psicologico e investigativo. Non solo, quando qualcuno gli chiede aiuto le sue soluzioni sono decisamente elaborate, ma altrettanto infallibili. L'ho adorato.
Ancora 'coperta' la piccola Morgana. In questo primo libro non presenzia molto (anche se quel poco è piacevole e divertente) ma si delinea comunque il suo rapporto futuro con la ghostwriter.
Lo stile è esattamente quello che mi aspettavo. Ironico, sarcastico e con un vocabolario molto ampio e appropriato. Tante le citazioni e le nozioni precise ed accurate che hanno migliorato la lettura. Divertenti i dialoghi, poche ed essenziali le descrizioni.
Davvero un buon lavoro.


venerdì 16 settembre 2016

Recensione: Ogni goccia di sangue di Michael Robotham

Alla fine la fortuna mi ha assistita :)

Titolo: Ogni goccia di sangue
Titolo originale: Bleed for me (Sanguina per me)
Autore: Michael Robotham
Edizione: Fanucci TimeCrime
Prezzo: 7,70€
Trama: Se ne sta lì, in piedi davanti alla porta, coperta di sangue. È la vittima di un crimine? O ne è l’autrice?
Joseph O’Loughlin è uno psicologo criminale che collabora con la polizia di Bristol, un mestiere che riesce a gestire visto che “il signor Parkinson”, come lo chiama lui, non lo ha ancora costretto a ritirarsi. Ma a complicare ancora di più le cose ci si mettono la recente separazione dalla moglie e un rapporto difficile con la figlia più grande. Per Joe non è un gran momento, il lavoro, al quale si aggrappa con le poche forze rimaste, è la sua unica ancora di salvezza. Ma quanto tempo occorre perché una vita vada in pezzi? Una sera Sienna, la migliore amica della figlia di Joe, si presenta alla porta di casa O’Loughlin. La ragazza è coperta di sangue; non apre bocca, è pallida, rigida, una statua di sale. Poco dopo il cadavere del padre di Sienna, Ray Hegarty, viene ritrovato dalla polizia: giace a faccia in giù accanto al letto della figlia, la carotide recisa, una mazza da hockey accanto alla mano destra.
O’Loughlin comincia a investigare per proprio conto ma ogni passo lo conduce verso un ginepraio in cui si cospira perché regni il silenzio, la menzogna, perché certe verità fanno male, e allora è meglio insabbiare, corrompere, trovare un capro espiatorio che paghi per gli errori di tutti

Voto: 8/10
Finalmente qualcosa che mi ha coinvolta.
Nei libri mi piace partire dal titolo per 'sbirciare' cosa può contenere. Visto che quello italiano non è corretto, l'ho ignorato (e ho fatto bene, classico titolo italiano stupido che non vuol dire niente rispetto al testo).
Una traduzione, più o meno corretta, è 'Sanguina per me' che mi ha subito suggerito una storia di prevaricazione fisica e psicologica. Da qui è nata la curiosità di leggere che per fortuna è stata soddisfatta abbastanza. Infatti ci sono entrambi i tipi di prevaricazione e li si trova a diversi livelli e tra varie coppie di personaggi.
Quasi subito ci troviamo davanti Sienna, quattordicenne, coperta dal sangue del padre, trovato morto nella stanza della ragazzina. E' un ex poliziotto molto stimato eppure tutti e tre i figli lo odiano. Tutto ciò che sembra in realtà non è (e lo si capisce subito, altrimenti il libro sarebbe stato più corto), ma l'autore è stato bravissimo a portarmi qua e là, a svelare le cose poco per volta, a far inciampare sia me che il protagonista in falsi indizi. Non solo, ogni tanto ci sono riferimenti ad alcuni fatti (fittizi) di cronaca. Vista l'insistenza ne ho dedotto che fosse un secondo filone, ma le due storie erano così diverse e lontane che non capivo come potessero incontrarsi.
Lo fanno, in maniera talmente pulita e ben descritta che sono rimasta piacevolmente stupita. Non è facile evitare incongruenza in una trama così complessa. C'è qualche filo lasciato cadere e qualche domanda che rimane sospesa, ma nel complesso il finale soddisfa la curiosità e le aspettative.
Il romanzo è in prima persona e il protagonista è lo psichiatra Joseph O'Loughlin. Posso dire che non mi è piaciuto molto? Nessuno dei personaggi, in verità mi ha colpita in positivo. L'aspetto psichiatrico non è molto visibile e le conclusioni che trae l'uomo sono più da detective che da medico. Inoltre l'ho trovato troppo emotivo ed istintivo nelle faccende personali. Forse doveva servire a renderlo più umano, invece mi è sembrato poco credibile.
Sienna è una ragazzina ben dettagliata, anche se non mi piace come personaggio: ha tutti i dubbi, i problemi e le fragilità (soprattutto quest'ultime) tipiche della sua età. Il suo essere chiusa è tipico, ma al contempo impedisce al lettore di comprenderla in pieno e di simpatizzare con lei.
L'unico personaggio che salvo, è Ruiz. Un ex detective un po' vecchio stampo che si mantiene lucido e distaccato ma sa sempre qual è la cosa giusta da fare.
La scrittura è molto veloce e scorrevole, le parti descrittive sono poche e viene lasciato ampio spazio ai dialoghi che mantengono il ritmo alto. Le riflessioni sono quelle essenziali per la storia e l'indagine, senza digressioni. Ho trovato alcune scene superflue, ma non noiose. Il vocabolario invece non è molto ampio e questo mi è spiaciuto, avrei preferito un po' di ricercatezza in più, soprattutto nello psichiatra.