martedì 6 dicembre 2016

Recensione: I fratelli Kristmas di Giacomo Papi

Due recensioni in due giorni... se nevica è colpa mia.
Questa per fortuna, molto più piacevole dell'altra.

Titolo: I fratelli Kristmas
Autore: Giacomo Papi
Edizione: Einaudi
Prezzo: 17,50€
Trama: È la notte del 24 dicembre, ma il vecchio Niklas Kristmas, alias Babbo Natale, non può consegnare i regali. Ha una febbre da cavallo e una tosse spaventosa. Se uscisse al gelo - sentenzia l'elfo dottore - ci lascerebbe le penne. Così, a malincuore, l'incarico viene affidato a Luciano, il fratello minore di Niklas. I due hanno litigato anni prima, perché Luciano è un uguagliatore: per lui tutti i bambini sono uguali, e vuole portare a ciascuno lo stesso numero di doni. Mentre lo gnomo orologiaio rallenta il tempo, Luciano ed Efisio, il nano picchiatore, partono a bordo della slitta volante. Ma l'avido industriale dei giocattoli Panicus Flynch, che trama per impadronirsi del Natale, ha sguinzagliato sulle loro tracce le feroci valchirie. Ad aiutare Luciano ed Efisio saranno Maddalena e suo fratello Pietro, due bambini di nove e dodici anni. Per portare a termine la missione c'è bisogno del loro coraggio.

Voto: 4/5 (8/10)
Una fiaba moderna che mi è piaciuta davvero tanto. Un po' lunga, ma di sicuro vorrò leggerla ai miei figli quando saranno in grado di capire.
Papi ci porta la paese di Babbo Natale e in giro sulla sua slitta, anche se lui non c'è. Come dice la sinossi, Babbo Natale è malato e al suo posto c'è Luciano, suo fratello, in compagnia del nano picchiatore sardo Efizio Fois.
Da qui parte il racconto dolce e carinissimo della notte di Natale più folle di sempre, dove il nuovo portatore di doni decide di fare a modo suo, dove ci sono valchirie cattivissime (e difficilissime da leggere nella loro lingua), bambini che aiutano, nani da giardino in pensione e un meraviglioso orologiaio che regola il tempo (se no, come fa Babbo Natale a portare i regali a tutti in una sola notte?)
La cosa che più mi ha divertita sono state le trovate dell'autore per spiegare le singole cose: dal tempo, appunto ai sensori di localizzazione, ai tablet con le liste dei regali, fino ai dispositivi del cattivo di turno per far sparire il Natale.
Ma in questo libro si parla anche di altro. In tono pacato e leggero, e con accenni appena velati, si parla di uguaglianza, di solitudine, di famiglie divise e allargate. E del diritto di tutti i bambini di essere felici almeno una notte all'anno.
Tantissimi personaggi popolano questa notte magica, troppi per riuscire a parlare di tutti. Ciascuno di loro, comunque, è importante per ciò che rappresenta, difatti non c'è una caratterizzazione approfondita e non se ne sente la mancanza. Cito come esempio i due bambini: Pietro è più grande, non crede a Babbo Natale (nonostante aiuti Luciano) e cerca di convincere la sorella a svegliarsi, Maddalena, più piccola, è sicurissima che Babbo Natale esiste e oppone al fratello tutte le obiezioni che la sua ingenuità le consente. Sono la rappresentazione dell'innocenza dei più piccoli e del disincanto che piano piano prende piede. Ruoli simili riguardano gli altri personaggi.
Papi racconta la sua storia in stile fiabesco, ammiccando un po' ai più piccoli, mantenendo i toni leggeri e talvolta anche ironici. La scrittura è scorrevole e piacevole, condita di trovate carine e originali, non annoia e spinge sempre ad andare avanti.
Un libro che mi è piaciuto davvero tanto e, quel che è meglio, mi sarebbe piaciuto a qualunque età.


lunedì 5 dicembre 2016

Recensione: Il potere della lista di Roxanne St. Claire

Rieccomi di nuovo a parlarvi delle mie letture. No, non mi sono persa a causa della frenesia pre natalizia, diciamo che ho altri pensieri per la testa ^^
Però appena posso torno volentieri ad aggiornarvi.
Stavolta però ho un pollice proprio verso. Questo libro è stato un disastro come ne ho trovati pochi. E dire che ci speravo...
Vabbè, sto già leggendo di meglio.

Titolo originale: They all fall down
Autore: Roxanne St. Claire
Edizione: Fabbrieditori
Prezzo: 11,00€
Trama: Da trent’anni, ogni anno, gli studenti della Vienna High aspettano un evento con grande trepidazione: la pubblicazione della Lista, la classifica delle ragazze più belle e popolari della scuola. Tra le dieci elette, questa volta compare anche il nome di Kenzie Summerall e lei stessa è la prima a stupirsi. Kenzie è tutto il contrario della ragazza cool: non viene invitata alle feste esclusive, non ha mai avuto un fidanzato e la sua unica passione è il latino. Tutti i compagni di scuola, poi, la ricordano soprattutto per un evento drammatico: la morte di suo fratello Conner, vittima di un tragico quanto inaspettato incidente di cui lei si sente responsabile. La Lista, però, ribalta completamente la vita di Kenzie, che comincia a riceve le attenzioni dei ragazzi – e in particolare quelle di Josh, di cui è innamorata dai tempi delle medie e che non l’ha mai filata – e strani messaggi in latino che sembrano avvertirla di un pericolo imminente. Ma la faccenda si fa davvero inquietante quando le ragazze della Lista iniziano a morire in circostanze sospette... In un crescendo di colpi di scena ed enigmi da decifrare, Kenzie si ritrova ad affrontare situazioni in bilico tra la vita e la morte, fino a scoprire una verità inaspettata che affonda le radici in un passato lontano.
A metà strada tra Pretty Little Liars e Scream, Il potere della Lista è un romanzo che spiazza, sorprende e ha già sconvolto migliaia di lettori. Stai in guardia: il prossimo potresti essere tu.

Voto: 2/5 (4/10)
Nonostante non sembri mai contentissima di quello che leggo e stia sempre lì a fare le pulci, non mi piace stroncare un libro. Purtroppo, in questo caso, non trovo davvero niente che si salvi.
La trama è un mezzo disastro, o meglio, gli elementi della trama sono un disastro. I presupposti della storia si basano su questa famosa lista che ho trovato piuttosto insensata fin da subito, ancora di più quando è saltata fuori la spiegazione che ne è alla base.
Iniziano ad arrivare SMS ai personaggi e dopo pochi minuti scompaiono. Non solo, ma il mittente non li ha mai inviati. 
Questo aspetto, unito al fatto che ad un certo punto salta fuori una maledizione, mi ha fatto pensare che fosse un libro con elementi paranormali. Ero pronta a rivedere alcune cose: un conto è una storia 'reale', un altro una storia 'paranormale'. Ciò che sono disposta a 'credere' nel secondo caso, non è ciò che sono disposta a 'credere' nel primo. Invece si tratta proprio di una storia 'reale', senza maledizioni, solo credenze e superstizioni. Andava bene lo stesso, ma mi aspettavo solide spiegazioni alle stranezze emerse nella storia. Invece niente. Uno sbrodolio caotico teso più a confondere che ad illuminare, poche parole che dovrebbero bastare al lettore per giustificare tutto ma che purtroppo non spiegano assolutamente niente.
Sempre gli SMS scomparsi sono un buon esempio: "Hanno un dispositivo speciale e segreto che li invia e li cancella". Dice solo questo. Ma ti sembra una spiegazione da dare ad un lettore? Allora scriviamo che gli asini volano, tanto poi tiriamo fuori le parole 'un dispositivo speciale' e siamo tutti contenti. Mi spiace, ma per il tipo di lettrice che sono io, se inserisci elementi strani, poi devi dare una spiegazione logica e realmente possibile a cui possa credere. Non una cosa vaga e campata in aria.
Non solo, devo ancora capire come un tizio pugnalato al collo (punto in cui anche un bambino può fare danni inimmaginabili o farti morire dissanguato) riesca ad andarsene in giro più forte e indistruttibile di Schwarzenegger in Terminator.
Come se non bastasse, tutta la storia è un rincorrersi a 'la sparo più grossa della precedente', fino al finale in cui non sapevo se rotolarmi dal ridere o piangere per gli alberi uccisi per pubblicare sta roba.
Con una trama così, potevano i personaggi regalarmi un minimo di soddisfazione? Ovviamente no.
Kenzie, passatemi il termine, è scema. In una qualunque adolescente con un minimo di intelligenza, c'è un limite all'incoerenza. Lei lo supera abbondantemente. Oltretutto è insignificante per il lettore e arrogante. Forzato il triangolo che crea quando è chiaro fin da subito dove va il suo cuore.
Josh è lo stereotipo dello stereotipo. Banale, arrogante, superficiale e antipatico. Oltretutto varia a secondo di come fa comodo all'autrice. Ma poi: "Io ho votato per te..." e finora non le hai mai neanche rivolto la parola? Stessa cosa per tutti gli altri che, ipoteticamente, han votato per lei. E' arrivata quinta ma tutti l'hanno sempre ignorata.
Si salva un po' Levi, se non altro è affascinante. Anche lui però, ha un passato un po' eccessivo. Inoltre, due morti classificate come accidentali e il giorno dopo vanno a prelevare lui da scuola quasi arrestandolo. Perché? V👌olevano solo fargli delle domande. Delle corrette procedure di polizia ce ne freghiamo, non fanno scena.
Mary mi è sembrata peggio di Kenzie per cui non ci spreco neanche una frase in più.
Lo stile dell'autrice è scorrevole ma anche un po' piatto. Un minimo di impegno per le ricerche sul latino, ma per tutto il resto incongruenze e confusione che fanno scadere il romanzo.
Peccato. L'idea era davvero carina e intrigante, ma andava curata decisamente di più per ricavarne una bella storia.

venerdì 25 novembre 2016

Recensione: Finché sarò tua figlia di Elizabeth Little

Uff... non mi piace recensire i libri a cui do tre stelle. Son quei libri a metà su cui non so mai cosa dire. Non sono brutti da puntare il dito sui difetti, né belli da esaltarne i pregi. Una faticaccia esprimere la propria opinione. Comunque, eccola qui.
Poi sarà stato anche così acclamato, ma su goodreads non è che abbia sta gran valutazione stellare.

Titolo: Finché sarò tua figlia
Titolo originale: Dear Daughter
Autore: Elizabeth Little
Edizione: Garzanti
Prezzo: 9,90€
Trama: È stato acclamato da lettori e librai come uno dei thriller psicologici più incalzanti degli ultimi anni, grazie alla voce di una protagonista incredibilmente dura, ribelle e tormentata. La storia di una madre e di una figlia. E di un amore così forte che a volte può somigliare all’odio.
Il cielo è immenso sopra di lei ed è così blu da fare male. Janie stringe gli occhi per non rimanere accecata. Non è più abituata a tutta quella luce. Janie ha ventotto anni, ma gli ultimi dieci anni della sua vita li ha trascorsi in prigione, in cella di isolamento. Proprio lei, bella ragazza ricca di Beverly Hills, viziata reginetta del liceo. L’accusa è quella di aver ucciso sua madre Marion, una donna molto esigente con cui non aveva un bel rapporto. Perché Janie era un’adolescente ribelle e contestatrice e sua madre non faceva nulla per nascondere la sua delusione di non avere la figlia perfetta. Tutte le prove erano contro di lei. Dopo l’ennesima notte di baldoria, è stata trovata priva di sensi accanto al cadavere della madre. Le mani sporche del suo sangue e le sue impronte dappertutto. Incapace di raccontare quello che è successo. Ma Janie ha sempre saputo di essere innocente. Ricorda poco della notte dell’omicidio, lo shock le ha confuso la mente, ma sa di aver sentito sua madre avere un alterco con uno sconosciuto e un nome, Adelina. E adesso che il suo avvocato è riuscito a farla uscire di prigione, Janie non ha dubbi. Deve scoprire cosa è successo, deve dimostrare, soprattutto a sé stessa, di non essere colpevole. Deve diventare la figlia che Marion ha sempre sognato. Adelina è una città dell’Illinois. È lì che Janie deve andare se vuole capire la verità. Una città piccola e sperduta in mezzo alla campagna. Una comunità chiusa che guarda con sospetto e ostilità la nuova arrivata. E che nasconde tutte le risposte che Janie cerca. Non solo sulla morte di Marion, ma anche sulla sua vita e sulla sua vera identità. Mai come adesso Janie sente di conoscere la donna che per prima l’ha tenuta tra le braccia… Finché sarò tua figlia è un esordio impossibile da dimenticare. Venduto in contemporanea in 20 paesi, ha scalato tutte le classifiche bestseller in soli due giorni.

Voto: 3/5 (6/10)
Questo libro era nella mia TBR, anche se non a breve, ma trattandosi di un libro bonus per una sfida, ne ho anticipato la lettura.
Dico subito che non mi ha colpita particolarmente (e il voto forse lo dimostra). Uno di quei racconti in cui dici 'Sì, carino', ma c'è di meglio. Niente di eccezionale dalla trama. Non una di quelle storie 'già sentite', però non mi è sembrata neanche originale. Non mi ha incuriosita, né fatto venir voglia di trovare il vero colpevole. Mi sono semplicemente fatta trascinare dalle pagine sapendo che prima o poi sarei arrivata in fondo e mi avrebbero detto tutto senza durare grande fatica.
Non ho percepito i colpi di scena come tali, anche se li ho riconosciuti nell'intento dell'autrice, né sono stata con il fiato sospeso in alcun modo. In teoria motivi per farlo ce n'erano, con la protagonista che assume una falsa identità e rischia di essere scoperta ad ogni passo, solo che con me non ha funzionato.
Il problema grosso credo sia stata proprio Janie. Non sono entrata in sintonia con lei, non mi è piaciuta e fin dall'inizio l'ho sopportata poco. Non mi è sembrata ben definita, perché è forte in alcuni momenti e fragile in altri, ma questo dualismo sembra più dato dalla volontà dell'autrice di farla reagire in un certo modo, che non da una caratterizzazione naturale del personaggio. come se non bastasse narra in prima persona ed è abbondantemente egocentrica. Questo vuol dire vedere tutti gli altri personaggi attraverso i suoi occhi e realizzare che non le importa di nessuno di loro. Inoltre ci si ritrova con poche, blande, informazioni, che portano a visualizzare stereotipi comuni e diffusissimi.
Di positivo c'è stata una scrittura molto scorrevole e capitoli non troppo lunghi che favoriscono la lettura. Anche le descrizioni delle città non sono state male, ma non so dirvi se esistano davvero o siano luoghi fittizi. Brutto nel finale, quel voler risolvere tutto all'ultimissimo secondo; mi sono chiesta quante pagine volesse sprecare in quella scena, considerando l'esito scontatissimo.
Pur non essendo un capolavoro poteva essere un buon libro, divertente e stimolante, invece si è rivelato piatto e senza entusiasmo. Peccato.

lunedì 14 novembre 2016

Recensione: La mano sinistra di Satana di Roberto Genovesi

Salve lettori, come ve la passate? Non so da voi, ma qui settimana scorsa ha piovuto tutti i giorni e tra un po' mi verrà fuori un reuma, lo so.
Prima che mi si rattrappiscano le mani vi lascio la mia opinione su questo libro che non mi ha dato proprio ciò che volevo.

Titolo: La mano sinistra di Satana
Autore: Roberto Genovesi
Edizione: Newton Compton
Prezzo: 9,90€
Trama: Londra, 1888. Un uomo ha il potere di vedere efferati delitti del passato. Wilfred Gayborg è infatti un investigatore diverso da tutti gli altri. È uno psicometrista capace di “vedere” la storia di un’arma del delitto stringendola tra le mani. Tutti a Scotland Yard lo guardano con sospetto per le sue azzardate tecniche d’indagine, che si muovono nella zona d’ombra tra scienza e magia. Eppure Gayborg, grazie alle sue inquietanti scoperte, che risolvono sorprendentemente casi di efferati omicidi, occupa le pagine dei quotidiani. È un uomo dal passato tragico, segnato dalla morte, un’anima che vive nell’ombra, non concede nulla ai sentimenti e si mischia solo con le prostitute che popolano le vie della Londra notturna e più povera. Proprio quelle prostitute su cui si sta accanendo un misterioso serial killer, che la cronaca ha ribattezzato col nome di Jack lo Squartatore. E quando le vittime nei vicoli bui di Whitechapel cominciano ad aumentare, perfino i più scettici si convincono che Gayborg sia l’unico in grado di far luce sull’identità dello spietato assassino. Ma Gayborg deve fare presto, perché l’ombra di Jack si sta avvicinando pericolosamente all’unica donna che lui abbia mai amato…

Voto:3,5/5 (7/10)
Questo libro mi è piaciuto ma mi ha lasciato anche perplessa, perché ci sono cose che non mi hanno convinta del tutto.
"La mano sinistra di Satana" si riferisce, non come pensavo, a Jack Lo Squartatore, bensì al protagonista, che ha il dono della psicometria e più vedere la storia di un oggetto. O meglio i suoi ultimi ricordi.
L'idea mi è sembrata carina e particolare, tra l'altro inserita in un contesto storico, quello di fine ottocento, che vi si adatta perfettamente. Un'epoca nebulosa, i una città invasa dalla nebbia, dove magia e scienza si mescolano in maniera indissolubile.
Trovo che l'autore sia stato molto bravo a replicare questo dualismo, affiancando ai poteri psicometrici, gli studi sulle impronte digitali, e al protagonista, lo studioso Saltuari che analizza ossa e terreni di sepoltura in maniera scientifica.
Per quanto riguarda la trama, Genovesi ha sfruttato un vuoto storico: nessuno sa chi fosse jack Lo Squartatore, né perché uccidesse prostitute, quindi poteva essere chiunque e farlo per qualunque motivo. Su questo ha costruito il suo Jack e le sue, particolari, motivazioni.
Quello che non mi è piaciuto riguarda la lunga introduzione prima che la storia entrasse nel vivo. E' una vicenda che ha lo scopo di presentare il protagonista, ma francamente, quasi 100 pagine di extra mi sono sembrate troppe.
Il finale invece mi ha colpita piacevolmente. Ad un certo punto ho avuto il sospetto su chi fosse Jack, ma non avevo molti elementi per confermare. Questo ha creato quel po' di curiosità e aspettativa per andare avanti fino alla fine.
L'elemento che più ha abbassato il gradimento però, è stato proprio il protagonista. Non sono riuscita a stabilire se non fosse ben definito o se non ho colto io le indicazioni. In generale non mi ha suscitato nessuna simpatia né empatia. L'ho trovato a tratti codardo, a tratti arrogante, a tratti vittimista, ma nessuna buona qualità che mi facesse stare dalla sua parte.
Gli ho preferito i due celebri personaggi che l'autore gli ha affiancato come amici: George Bernard Show e Herbert George Wells. Non ho idea se il loro carattere e comportamento sia storicamente corretto, in ogni caso sono due ottime spalle che più di una volta aiutano Wilfred e lo tirano fuori dai guai.
L'ispettore Sagar ha lo stesso problema di Gayborg: mancanza di definizione. E' prepotente, violento, odia lo psicometrista, ma non viene mai chiarito per bene il perché.
Molto vaga anche la figura di Jack lo Squartatore. Onestamente compare pochissimo e anche quando al termine viene scoperto, di lui non veniamo a sapere niente. Solo i suoi motivi, indubbiamente importantissimi, ma io avrei voluto 'conoscerlo', sentire i suoi sentimenti e le sue emozioni.
Il libro è più improntato all'azione, nonostante l'autore inserisca dei momenti introspettivi, questo permette alla storia di scorrere abbastanza bene, assieme ad una buona distribuzione dei colpi di scena. Ho trovato dialoghi appropriati e buone le descrizioni che mi hanno permesso di visualizzare bene le scene. Peccato per la mancanza di coinvolgimento ed empatia, mi sarei divertita molto di più.