martedì 27 dicembre 2016

Teaser Tuesdays #123


Bonsoir 🙂
Il librino del teaser di oggi l'ho letto diverso tempo fa ma mi sono accorta solo oggi di non aver mai postato il teaser!!!
Avevo appuntato il pezzettino da qualche parte e me ne sono dimenticata. La mia testolina.... *sospiro*
E dire che il libro mi è pure piaciuto! 😅
Ok. Sono un caso disperato.
Rimedio.

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<<Noi siamo uguali.
In ogni decisione importante c'è un momento critico in cui l'ago della bilancia si sposta da una parte o dall'altra. Quel momento per me giunse allora. Avevo rassegnato le dimissioni dall'FBI appena rientrato in Virginia, avevo liberato la mia scrivania e me n'ero andato senza voltarmi indietro. Sapevo che mio padre cercava di fottermi, ma non importava. Quelle tre parole fecero più male di un proiettile. Non avevo mai ucciso nessuno a sangue freddo e di certo non mi ero mai avventurato in una foresta sotto la luce spettrale della luna per dare la caccia a una donna innocente con un fucile potente e un cannocchiale per la visione notturna.
Ma saperlo non bastava. Dovevo dimostrare a me stesso che non eravamo uguali e non potevo farlo restando legato all'FBI. Per questo avevo scelto quella strada e pretendevo tanto da me stesso.
Noi non eravamo uguali.
Però... >>


Anatomia di un incubo
James Carol


Recensione QUI

Qual è il vostro teaser? ^_^




domenica 25 dicembre 2016

Recensione: Volevo solo andare a letto presto di Chiara Moscardelli

Buonasera 😄
Auguri (anche se un pochino in ritardo.) di buon Natale! 
Cause di forza maggiore (mooooolto maggiore!) ci stanno tenendo un pochino impegnate, ma ci siamo eh. 😆


Titolo: Volevo solo andare a letto presto
Autore: Chiara Moscardelli
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €14.00

Trama: Ipocondriaca, ossessiva, maniaca del controllo e sfegatata di telenovelas brasiliane: del resto che cosa aspettarsi dopo un'infanzia trascorsa in un borgo hippy, senza tv, con una mamma fissata con la cristalloterapia, un padre non ben identificato e tanti amici che danzano in giro, spesso senza vestiti?E' comprensibile che a trentacinque anni Agata Trambusti voglia avere il pieno controllo di ogni aspetto della sua vita e detesti qualsiasi fuoriprogramma. Inclusa la pioggia, e quella mattina si è messo a piovere sul serio, mentre in tailleur e chignon Agata varca il cancello di una villa sull'Appia per valutare alcuni quadri che il proprietario vuole mettere all'asta. Ma la pioggia non è niente rispetto a quello che la aspetta: in meno di un minuto la sua tranquilla esistenza si trasforma in un rocambolesco film d'azione, a partire dall'uomo misterioso - terribilmente somigliante a Christian Bale! - che Agata mette ko con due abili mosse di krav maga prima di darsela a gambe. Ma che cosa sta cercando quell'uomo? E perché le sta improvvisamente alle calcagna?
Tra una fuga nei vicoli più sordidi di Barcellona, le minacce di uno strozzino di quartiere e un losco traffico di falsi d'autore, Agata dovrà per una volta dar ragione al suo psicologo e lasciarsi risucchiare dal vortice impazzito degli eventi. E delle emozioni. Perché sarà proprio questa la partita più dura.


Voto: 3,5/5 (7/10)
Cosa succede quando un'ipocondriaca, manica del controllo, incappa in un maestro di musica che lei crede essere uno stupratore assassino? Ve lo dico io: succede che si ride!
Ed è proprio ciò che è capitato a me leggendo questo romanzo. Ho riso!
Le commedie romantiche non sono il mio genere preferito. Tendo ad evitarle perché troppo spesso mi risultano indigeste, noiose e scontate.
Ecco, "noioso" e "scontato" sono due aggettivi che sicuramente non utilizzerò in questa recensione.
Agata Trambusti lavora in una casa d'aste. Lei è ipocondriaca e maniaca del controllo, certa che soltanto una vita inquadrata possa garantirle una possibilità di sopravvivere.
L'amore? No, grazie. Troppo rischioso.
Peccato che Agata non abbia tenuto conto di un particolare essenziale: la vita è incontrollabile.
E quando si imbatte in Fabrizio, tutto il suo castello di carte comincia a tremare pericolosamente.
Dal loro primo incontro è tutto un susseguirsi di situazioni esilaranti. A tratti anche un pochino surreali ma non così tanto da risultare impossibili.
Agata si ritrova suo malgrado coinvolta in una questione losca che la indurrà, sempre suo malgrado, a mettersi in gioco.
Mi è piaciuta Agata che, sebbene consapevole dei suoi limiti, riesce a reagire, ad affrontare difficoltà con un coraggio di cui lei stessa si meraviglia.
È un personaggio accattivante, che nasconde un'insospettabile personalità forte e determinata.
Fabrizio mi è piaciuto un pochino di meno. Simpatici i loro battibecchi, ma non ho apprezzato l'eccessivo tira e molla. I personaggi sono tanti e quasi delle comete eppure incisivi. Luca e Guglielmo sono adorabili. Diversi e complementari. Gli interventi sporadici dello psicologo e dell'istruttore di krav maga sono azzeccati.
Divertente lo strozzino con il suo marcato accento romano e Rosa, la madre anticonformista.
Non mi ha convinta molto l'aspetto investigativo della trama ma non mi aspettavo un romanzo giallo e dunque può andare.
Ho apprezzato lo stile grintoso, frizzante e accurato della Moscardelli che non si dilunga in descrizioni tediose, privilegiando i dialoghi così da creare un botta e risposta che accentua la vena comica.
Il libro è scritto in prima persona e il punto di vista è di Agata. Tuttavia i sentimenti degli altri personaggi emergono bene.
È un romanzo che si legge in fretta e con il sorriso sulle labbra.



mercoledì 21 dicembre 2016

Recensione: Amleto di William Shakespeare

È una vita che non scrivo una recensione! E riparto con una lettura leggera leggera ^^


Titolo: Amleto
Titolo originale: The tragedy of Hamlet, prince of Denmark
Autore: William Shakespeare
Editore: Fabbri Editori
Prezzo:
Trama: La celeberrima tragedia di Shakespeare è una grande parabola morale, in cui le forze del bene e del male continuano la loro eterna lotta, coinvolgendo l'uomo in un turbine inarrestabile di dubbi e di passioni che lo porterà alla morte, insieme alle persone amate, ai peggiori nemici, per tenere fede al suo giuramento di vendetta e di giustizia.

Voto: 4,5/5 (9/10)

A dodici anni di distanza dalla prima volta, ho riletto questo dramma di William Shakespeare. È stato un po' come rinnovare i voti nuziali. Amleto, infatti, ha rappresentato per me una conferma dell'amore assoluto che nutro per Shakespeare e i suoi capolavori.
La tragedia di Amleto si svolge in Danimarca, dopo la morte del Re, padre del protagonista.
Il primo sentimento che emerge chiaro è il dolore, naturale conseguenza della perdita di una persona tanto cara quale un genitore. Dolore che trova sfogo nella vendetta quando Amleto, già profondamente disgustato dal comportamento della madre, scopre che il padre è stato assassinato e non morto naturalmente come si credeva.
È da questo punto in poi che traspare nitida tutta la lacerazione dell'animo e della mente del personaggio.
La citazione che tutti conosciamo, ovvero "Essere o non essere, questo è il problema", è emblematica di uno stato d'animo confuso e combattuto.
Amleto vuole la vendetta, ma ama sua madre che al tempo stesso la disprezza e non riesce a perdonarla.
Questa sfiducia finisce per rispecchiarsi in tutti i suoi rapporti che siano essi di amore o di amicizia, con l'unica eccezione che è Orazio.
Amleto è il personaggio principale. La sua personalità, i suoi pensieri e i turbamenti sono espressi attraverso monologhi lunghi e articolati. È complesso, sfaccettato, quasi all'avanguardia se si considera il periodo storico della stesura del dramma.
Ho adorato il suo linguaggio pungente, la sua ironia e il suo essere anche, in qualche modo, sfacciato.
Un folle, è così che viene etichettato da tutti ed è con lucida follia che Amleto agisce.
Gli altri personaggi, pur essendo ben caratterizzati, vengono in parte oscurati dall'imponenza di Amleto.
In quanto tragedia, le vicende trovano tutte conclusioni, a mio parere, appropriate. Il finale è catastrofico, ma un 'e vissero tutti felici e contenti' non sarebbe stato comunque coerente.
Onestamente, non so se esistono versioni diverse, ma la mia edizione fa parte di un'intera collana della Fabbri ed è strutturata come un'opera teatrale, per cui il testo è privo di descrizioni (se si esclude l'entrata e l'uscita di scena dei personaggi), ma ricco di dialoghi.
Lo stile è quello classico, dunque una scrittura ricercata, forse non sempre scorrevole ma così ricca di metafore e molto poetica da risultare piacevole.
Sono consapevole che si tratta di un genere di lettura a cui si approccia con una certa cautela ma se amate i classici, Amleto è un'opera che non può deludere.




martedì 20 dicembre 2016

Recensione: Wolf. La ragazza che sfidò il destino di Ryan Graudin

Il mio primo ucronico. Uhm... non sono sicura che il genere mi piaccia.

Titolo: Wolf
Titolo originale: Wolf by wolf
Autore: Ryan Graudin
Edizione: DeAgostini
Prezzo: 14,90€
Trama: È il 1956 e l’alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l’impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell’Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yael, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un’occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler… e ucciderlo davanti a milioni di spettatori. Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell’anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile…

Voto: 3,5/5 (7/10)
Credo sia la prima volta che mi ritrovo a leggere un ucronico e non sono sicura che il genere mi piaccia. Forse dipende anche dall'argomento del libro: la Seconda Guerra Mondiale, tema che non amo in nessuna sfaccettatura. In ogni caso, riconosco che non è male come racconto.
Yael è una bambina ebrea su cui sono stati eseguiti esperimenti da medici nazisti. Questo le ha dato una dote molto particolare che forse neanche i medici stessi si aspettavano.
Anni dopo (1956) Hitler ha vinto la guerra e governa sul mondo. Yael, entrata a far parte della Resistenza, si assume un terribile compito per cercare di cambiare le cose.
L'idea della gara motociclistica è stata piuttosto originale. Per alcuni versi ricorda i tanti distopici usciti ultimamente (si tratta di uno young adult anche in questo caso), ma riesce a discostarsene comunque. Simili, invece, le tematiche: oppressione, soprusi, voglia di riscatto e ribellione.
La parte storica credo sia abbastanza rispettata, nonostante gli esperimenti e l'esito alternativo della guerra, e il 1956 creato mi è sembrato abbastanza realistico. Ho trovato poco credibile la parte con i russi. Troppo semplicistica per questo popolo.
Di contro, ho apprezzato che Yael non avesse tutte le informazioni su Felix Wolfe e Luka Löwe, che venisse lasciato un margine di incognite dove lei dovesse improvvisare, e che non si facesse distrarre troppo dalla missione.
Molto belli i capitoli sul passato, in cui la ragazza ricorda le persone che sono state importanti per lei e per le quali sta combattendo.
Come dico spesso, buona parte dell'apprezzamento di un libro deriva dai suoi personaggi e a me la protagonista non è mai rimasta simpatica.
Yael è ben costruita. I suoi demoni interiori sono visibili, la sua crescita è chiara e anche la sua natura. Ha un'ottima caratterizzazione e rimane sempre coerente. Nonostante questo non ho amato un personaggio così negativo.
Ho preferito molto di più i due ragazzi.
Felix in primis, che lotta e fa il possibile per difendere sua sorella (e non sa che quella non è sua sorella). E' un ragazzo buono, dolce, che fa il possibile per non perdere un altro affetto caro e per tenere unito ciò che resta della sua famiglia.
Luka Löwe, invece, mi è piaciuto per la sua doppia anima: quella che mostra e quella che ogni tanto si intravede.
Se mai leggerò gli altri libri (perché non poteva trattarsi di un libro solo, c'è chiaramente un seguito) sarà solo per vedere come si evolve lui.
Anche la scrittura non mi ha colpita favorevolmente. Il testo è scorrevole e veloce e si fa leggere in fretta, ma la negatività di Yael pervade tutto (parla in prima persona) e questo me lo ha reso un filo noioso. Ammetto di aver alternato gli ultimi capitoli con un testo più interessante. I pensieri di Yael sono maturi, mentre i dialoghi restano da adolescenti. Poche e concise le descrizioni statiche, vivide quelle dinamiche.
Il libro è il primo di una saga (presumibilmente una trilogia) che non so se continuerò. Oggettivamente non è brutto, soggettivamente non mi ha coinvolta né entusiasmata (Luka a parte). Alla fin fine è l'ennesimo young adult, non distopico ma ucronico. Talvolta la differenza non si vede.

lunedì 19 dicembre 2016

Recensione: Ritorno a Riverton Manor di Kate Morton

Secondo tentativo con quest'autrice... Mi sa che chiudo qui.

Titolo: Ritorno a Riverton Manor
Titolo originale: The shifting fog
Autore: Kate Morton
Edizione: Sonzogno
Prezzo: 9,50 €
Trama: Riverton Manor, Inghilterra 1924. È la festa di inaugurazione della sontuosa dimora degli Hartford, e il fragore di uno sparo si confonde con i botti dei fuochi d'artificio che illuminano il cielo. Il poeta Robert Hunter giace senza vita nei pressi del laghetto della tenuta, con la pistola ancora fumante in mano. È suicidio? Di sicuro è uno scandalo che scuote fin dalle fondamenta l'aristocratica casata, perché le uniche testimoni del fatto sono le sorelle Hannah ed Emmeline Hartford. Che da allora non si parleranno mai più. Inverno 1999. Sono passati più di settant'anni da quella notte, e la quasi centenaria Grace Bradley, nella casa di riposo in cui trascorre i suoi ultimi giorni, è convinta di essersi lasciata per sempre alle spalle i fantasmi del passato e i tristi ricordi. Ma una giovane regista americana, che vuole realizzare un film sulle sorelle Hartford e su quel misterioso suicidio, chiede la sua consulenza. Grace, infatti, oltre che testimone di tempi ormai remoti, è stata anche direttamente coinvolta nella vita della famiglia: cameriera personale di Hannah, fin da bambina aveva servito come domestica a Riverton Manor. Dapprima riluttante, accetta poi di collaborare e comincia a rievocare le vicende dei giovani Hartford, destinati a un'esistenza tanto fulgida quanto breve: il promettente David, partito giovanissimo per il fronte e mai più tornato; la sensuale e intelligente Hannah; la gaia e capricciosa Emmeline; e soprattutto l'enigmatico Robert Hunter, del quale entrambe le sorelle erano innamorate...

Voto: 3,5/5 (7/10)
Sono al secondo libro di quest'autrice e sto arrivando alla conclusione che non siamo sulla stessa lunghezza d'onda. I suoi libri non sono brutti, tutt'altro, riconosco che sia un'ottima autrice, solo che io non mi trovo bene.
Proverò a spiegare la mia 'esperienza' con questo titolo.
La storia inizia dalla fine, con un suicidio strano che lascia intuire che c'è molto di più dietro. Dopodiché troviamo la protagonista più o meno ottanta anni dopo che ci racconta la storia partendo da eoni prima. Un arco temporale troppo grande per i miei gusti.
La narrazione è precisa, quasi puntigliosa, tesa a far capire al lettore non solo i trascorsi che porteranno al momento del fattaccio, ma anche tutti i rapporti interpersonali tra i personaggi. Questo mi ha fatto percepire un senso di pesantezza per tutto il libro che non è sfociato in noia solo perché ero curiosa di sapere cosa fosse accaduto in quel suicidio e dove l'autrice volesse andare a parare.
Però avrei volentieri fatto a meno di buona parte dell'adolescenza dei ragazzi, di sapere di chi era figlia Grace, di tutti i dettagli lenti sui lutti e le disgrazie della famiglia e di buona parte dell'epoca 'attuale' dove Grace racconta la storia al nipote. Forse voleva esserci un parallelismo con Robert, ma è talmente blanda la presenza di Mark, da essere del tutto inutile.
Mi piace che un libro si prenda i suoi tempi, che spieghi bene e che non sia affrettato, ma qui si esagera in senso opposto.
Tra l'altro ho trovato il finale, quello i cui viene spiegato il suicidio, davvero breve rispetto al resto. Una differenza che ha accentuato il mio senso di fastidio.
Come se non bastasse, altra cosa che mal tollero, è uno di quei libri in cui se una cosa può andar male sicuramente lo farà.
La protagonista è Grace, che ci racconta la storia in prima persona, ma con tale dovizia di particolari da permettere al lettore di conoscere abbastanza bene anche gli altri attori principali (e questo, per la verità, l'ho considerato un punto a favore). Rappresenta molto bene il dualismo tra la voglia di conoscere di più il mondo (ama leggere gialli ma li tiene nascosti per non incorrere nel biasimo altrui) e la fedeltà radicata al suo ruolo di domestica e ai padroni. Ho compreso questo secondo aspetto del suo carattere, ma non l'ho condiviso, forse per questo non l'ho trovata una protagonista simpatica.
Mi è piaciuta di più Hannah. Lei sì che cerca di essere anticonformista e di vivere la vita che vuole. Purtroppo anche nel suo caso, il periodo storico e le convenzioni la ingabbiano un po'. Se per lei ho provato più simpatia è stato perché, ad un certo punto, viene 'fregata' e, in base a questo, spinta in una direzione che non le si adatta. Oggi potremmo dire che è stata ingenua, ma per l'epoca l'ho trovata plausibile e coerente.
Emmeline, invece, fa davvero la ribelle, ma con i modi da bambina. Per tutto il libro rimane egoista e capricciosa, tesa solo a desiderare cose di altri. Una di quelle persone da prendere a schiaffi una volta sì e l'altra pure. Per questo non ho condiviso la scelta finale di Hannah in suo favore.
Tutti gli altri rimangono più sullo sfondo, compreso il suicida Robert.
Come ho già accennato, lo stile della Morton è accurato, pacato e un po' lento. Troppo per i miei gusti, ma che a tanti altri lettori piace. Le descrizioni sono molto precise ed evocative, i dialoghi appropriati per il periodo storico. Coerente la trama, con tutti i fili che vengono portati in fondo e chiusi.
Ripeto, trovo che Kate Morton sia brava, davvero, sia nel costruire storie, che nel raccontarle, solo che non è un tipo di narrazione che amo leggere.



domenica 18 dicembre 2016

Recensione: The paper magician di Charlie N. Holmberg

prima recensione di un libro letto in lingua ^^

Titolo: The paper magician
Autore: Charlie M. Holmberg
Edizione: 47North
Prezzo: 11,65€
Trama: Ceony Twill, giovane e talentuosa allieva dell’accademia di magia Tagis Praff, sta finalmente per cominciare l’apprendistato che la legherà per tutta la vita all’elemento magico che ha sempre desiderato. Eppure, contrariamente a quanto sognava, il suo destino non sarà scritto nel metallo ma sulla carta. Tra fogli che si animano dando vita a personaggi incredibili e storie fantastiche che la lasceranno a bocca aperta, toccherà allo stravagante mago Emery Thane convincerla delle qualità straordinarie di un elemento così delicato e allo stesso tempo prodigioso. Così, quando Lira, malvagia praticante di arti magiche proibite, priverà il maestro del suo cuore, Ceony per tenerlo in vita gliene confezionerà uno di carta, per poi volare sulle ali di un enorme aeroplanino all’inseguimento della perfida maga, verso un’avventura che porterà alla luce i ricordi più lontani e i segreti più taciuti, nascosti nell’angolo più remoto dell’anima.

Voto: 3,5/5 (7/10)
Non è il primo libro che leggo in inglese (per chi fosse interessato a leggerlo, è stato tradotto anche in italiano), ma è il primo di cui azzardo un'opinione.
Non è stata una lettura difficile e mi è piaciuta abbastanza.
I toni iniziali sono abbastanza soft e ammetto che pensavo in una storia tranquilla. Ceony viene destinata a divenire una Piegatrice, una maga della carta, pur se contro la sua volontà. Anche io, come lei, ho continuato a chiedermi che razza di magia fosse e che utilità potesse avere se non la mera illusione o l'intrattenimento. Confidavo però che accadesse qualcosa che ci facesse cambiare idea. così è stato, anche se non sono del tutto sicura delle scelte dell'autrice. Secondo me, in alcuni passaggi, ha un po' esagerato il talento e le capacità della sua protagonista. Soprattutto nelle battaglie. in ogni caso il libro si mantiene coerente.
La parte più originale è anche quella che, alla fine, mi è piaciuta di meno: il viaggio nel cuore.
Razionali ed istruiti, sappiamo che il centro dei ricordi e delle emozioni è il cervello, mentre batticuori e simili sono riflessi condizionati. L'autrice sposta tutto nel cuore, destinando ciascuna delle 4 camere a 4 elementi diversi: ricordi belli, speranze, ricordi brutti, paure (più che paure direi dubbi). Ceony dovrà affrontare un viaggio attraverso queste camere per sfuggire all'antagonista e all'incantesimo.
Onestamente l'ho trovata una parte noiosa. conoscere un personaggio e il suo passato in questo modo non mi ha coinvolta e mi ha fatta sentire una semplice spettatrice.
Carino il finale, un po' aperto (temevo l'ennesima trilogia), ma il seguito (The glass magician) prevede personaggi diversi. Probabilmente si tratta di una serie. Questo me lo ha fatto apprezzare perché la storia è completa e conclusa. Ok, Lira rimane un po' in sospeso, ma può essere uno di quegli aspetti che il lettore non ha bisogno di conoscere.
I protagonisti sono due alla fine: Ceony e Emery.
Il punto di vista è un soggettivo indiretto dalla parte della ragazza, ma alla fine veniamo a conoscere davvero poco di lei: non voleva diventare una Piegatrice, è vivace e talvolta impertinente, ha un passato difficile (ma non così tremendo come altre protagoniste). Si scoprono anche i suoi sentimenti, ma ho trovato questo aspetto davvero poco curato, quasi fosse stato messo lì perché doveva esserci. Questo rende difficile empatizzare con lei.
Non va meglio con Emery Thane, il mago della carta. Di lui conosciamo cose belle e brutte, successi ed errori, speranze e paure, ma sempre attraverso il filtro degli occhi di Ceony. La presenza di tale filtro mi ha impedito di immedesimarmi anche in lui, lasciandomi, di nuovo, mera spettatrice.
Lira, l'antagonista, rimane ambigua. L'autrice non le dedica molti approfondimenti e alla fine rimane il dubbio se, nonostante tutto, ami Emery, oppure se sia solo egoista e abbia un secondo fine. Avrei voluto che fosse più accurata come personaggio.
Non sono espertissima di scrittura inglese, ma le costruzioni linguistiche della Holmberg mi sono sembrate abbastanza semplici e lineari. Anche il vocabolario non è ricchissimo (e meno male che sbirciare di continuo su dizionari e traduttori è un filo stancante) e, salvo qualche parola inerente al mondo del libro (come Folder e Smelter, ci ho messo un po' ad arrivare a Piegatore e Fonditore), piuttosto di base e ripetitivo. Può essere un buon testo se qualcuno vuole leggere in lingua ma non è espertissimo. Consiglio magari la versione ebook per avere un dizionario collegato.
Altra cosa che mi lascia un po' perplessa è il contesto storico: si parla di inizio '900 (1900-1901 non ricordo di preciso) ma da alcuni aspetti e modi di fare, ho avuto l'impressione di essere in anni più recenti. Non ho verificato le cose che mi lasciavano perplessa, per cui prendetela come una cosa soggettiva.
Come dicevo, non mi ha coinvolta come speravo, però è stata comunque una lettura piacevole e abbastanza originale. Non ho ancora deciso se leggerò il secondo della serie oppure no.

giovedì 15 dicembre 2016

Recensione: Pista nera (Rocco Schiavone 01) di Antonio Manzini

Ultimamente letture un po' più piacevoli ^^ Questa mi è piaciuta particolarmente e l'ho divorata.

Titolo: Pista nera (Rocco Schiavone 01)
Autore: Antonio Manzini
Edizione: Sellerio
Prezzo: 13,00€
Trama: Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d'Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un'intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. Però ha talento. Mette un tassello dietro l'altro nell'enigma dell'inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav'uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l'unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida ("in natura la morte non ha colpe"), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.  

Voto: 8/10
Per un'adoratrice di investigatori un po' bastardi come me, Rocco schiavone non poteva che essere un amore a prima lettura. E difatti è balzato tra le prime posizioni del mio indice di gradimento (di contro, nella vita reale, scapperei a gambe levate da uomini simili)
La trama del libro è piuttosto semplice e non particolarmente innovativa, però è carina, si lascia leggere. Non solo, gli indizi sono ben disseminati e ci si può fare un'idea del colpevole (anche se poco delle motivazioni), aspetto sempre molto stimolante per un lettore. Se si conoscono i luoghi citati si riescono ad immaginare molto bene anche le scene.
In una storia simile, ciò che fa la differenza sono i personaggi e in questo caso sono davvero ben caratterizzati.
Rocco fa il protagonista. E' prepotente, arrogante, manesco e pure corrotto. Quest'ultimo aspetto mi ha colpito. Siamo abituati ai buoni e incorruttibili (Anche se qualcuno viaggia sulla libera interpretazione delle regole), non ad un commissario, ooops, vicequestore, corrotto e ancora corruttibile. E no, personalmente non ritengo valido che rubi ai ladri. I tempi di Robin Hood sono un po' passati. Sono rimasta anche sorpresa dalla disinvoltura con cui insulta gli altri, sottoposti in primis. Mi è spiaciuto per loro. Molto belli e dolci, invece, i momenti con Marina.
Italo è l'agente che affianca Rocco per tutto il libro. L'unico sveglio e arguto del gruppo, a metà storia mi ha stupita rivelando un lato di sé che non mi sarei mai aspettata. Anzi, avrei pensato il contrario (non dico altro per non fare spoiler).
Tutti gli altri per ora sono rimasti più in sordina, oppure sono esclusivamente attinenti al libro per cui non descritti, però mi hanno colpito il medico legale, tosto e che tiene testa al vicequestore, e il superiore di Rocco (mi sfuggono sia il nome che il titolo). In genere sono caratterizzati come mezzi politicanti idioti, buoni solo a intralciare le indagini e a trattare con la stampa. Questo invece sa il fatto suo, inquadra subito Rocco e non si fa problemi a fare... velati accordi.
La scrittura è semplice, schietta e diretta (con qualche volgarità), in linea con il carattere del protagonista. Insomma, tenta abbastanza il lettore, lo stimola e gli regala soddisfazioni senza frustrarlo con nozioni particolari o troppo dotte. Anzi, Manzini accompagna molto bene il suo racconto senza sovraccaricarlo di orpelli inutili, personaggi insignificanti, digressioni che spezzano i momenti. Niente descrizioni troppo lunghe, va subito al centro dell'azione e lascia ampio spazio sia ai dialoghi che alle riflessioni sulle indagini. Questo rende il testo scorrevole, sprona ed incuriosisce senza annoiare mai. Ottima l'idea di utilizzare il corsivo per le parti con marina, raccontate da Rocco in prima persona, aumenta la differenza con il resto.
Il conclusione, il primo della serie scritta da Manzini si è rivelato un giallo interessante, di stampo un po' classico, per questo divertente e rilassante. Spero che i successivi mantengano le stesse caratteristiche.

martedì 13 dicembre 2016

Teaser Tuesdays #122


Ogni tanto mi riesce pure di pubblicare il Teaser!! *Applausi fragorosi*
In mia discolpa posso dire soltanto che quel dannato PC mi ha nuovamente abbandonata! E ormai sono rassegnata a perdere preziosi anni di vita lavorando ai blog dall'unico dispositivo che ancora mi rimane fedele: il cellulare 😂😂😂😂
Si fa quel che si può.
Veniamo al Teaser, che è meglio 😍😍😍
È estratto da un librino che ho amato particolarmente e che la mia consocia ha recensito proprio ieri 😄

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<<Il mio cuore si ferma.
La mia schiena è contro il suo petto, se mi muovessi appena all'indietro gli cadrei addosso e se fossimo in un film - non uno che abbia mai visto io, peraltro - lui mi accarezzerebbe, so che lo farebbe, e allora io mi volterei verso di lui e ci scioglieremo l'uno dentro l'altro come cera bollente. Lo vedo succedere nella mia testa. Resto immobile.
《Be'?》lo respira, più che dirlo, è capisco che lo sente anche lui. Penso a quei due ragazzi celesti che provocano naufragi e fanno incendiare le cose, così, senza preavviso. 《Roba da matti, ma succede》ha detto lui. 《Succede davvero.》
Succede davvero.
Sta succedendo a noi.
《Devo andare》dico, impacciato.
Cos'è che ti fa dire il contrario di tutto ciò che le tue cellule vorrebbero?
《Sì》fa lui. 《Okey.》>>


Ti darò il sole
Jandy Nelson


Qual è il vostro Teaser? ^_^




lunedì 12 dicembre 2016

Recensione: Ti darò il sole di Jandy Nelson

Sì, c'è un proliferare di recensioni su questo libro ultimamente :D Perché è stato protagonista di un Gruppo di lettura, per cui stiamo dicendo tutte la nostra.

Titolo: Ti darò il sole
Titolo originale: I'll give you the sun
Autore: Jandy Nelson
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 8,99€ (ebook)
Trama: Solo un paio d'ore dividono Noah da Jude, ma a guardarli non si direbbe nemmeno che sono fratelli: se Noah è la luna, solitaria e piena di incanto, Jude è il sole, sfrontata e a proprio agio con tutti. Eppure i due gemelli sono legatissimi, quasi avessero un'anima sola. A tredici anni, su insistenza dell'adorata madre stanno per iscriversi a una prestigiosa accademia d'arte. Tecnicamente è Noah ad avere il posto in tasca - è lui quello pieno di talento, il rivoluzionario, l'unico che nella testa ha un intero museo invisibile - e invece in un salto temporale di tre anni scopriamo che è Jude ad avercela fatta, ma anche che i due fratelli non si parlano più, che Noah ha smesso di dipingere, che si è normalizzato, e che Jude si è ritirata dal mondo che tanto le calzava a pennello. Cos'ha potuto scuotere il loro legame così nel profondo? In un racconto a due voci e a due tempi, Noah e Jude ci precipitano tra i segreti e le crepe che inevitabilmente si aprono affacciandosi all'età adulta, ma anche nelle coincidenze che li risospingono vicini, laddove, forse, il mondo può ancora essere ricucito.

Voto: 4,5/5 (9/10)
Bellissimo questo libro, l'unico che, ultimamente, ha saputo tenermi incollata alle pagine e perfino commuovermi più di una volta.
Premetto che ho un debole per le storie di amore fraterno (non incesti, sto parlando dell'amore che solo chi ha fratelli e sorelle è in grado di capire e di provare) e questa è particolarmente realistica. E' portata verso gli eccessi, in molti sentimenti e anche in alcune situazioni, ma trovo che questo aiuti il lettore a capire e a partecipare.
Noah e Jude sono gemelli e le loro voci si alternano, solo che Noah ci racconta la storia dai 13 ai 14 anni circa, mentre Jude ci parla dai 16 anni, quando tutto è già cambiato, almeno nei fatti e all'apparenza. Tre anni dopo il carattere e il comportamento dei gemelli sembra invertito, ma quando si viene a scoprire cosa c'è sotto, sono sempre loro: gelosi l'uno dell'altro come solo i fratelli sanno essere, vendicativi senza esclusione di colpi, addolorati quando il colpo va a segno, ossessionati dal proteggersi l'uno con l'altro da tutto ciò che non è il loro mondo.
A questo si aggiungono i classici errori da adolescenti.
Per questi motivi li ho trovati realistici.
Anche la storia nel suo complesso è molto bella. Nonostante si alternino anni passati ed anni presenti, è molto facile seguirla, anche perché non è ricchissima di avvenimenti, benché molto importanti. I due ragazzi dovranno affrontare da soli i primi amori, i cambiamenti, ma anche cose difficili come l'omosessualità, il tradimento, il lutto. Spesso senza poter contare neanche l'uno sull'altro.
Finale di quelli zuccherosissimi dove va a meraviglia di tutto di più, però mi è piaciuto e l'ho trovato giusto come ricompensa dopo tante tribolazioni.
Ho adorato entrambi i gemelli. L'autrice è stata molto brava a caratterizzarli in modo da non far ricadere le sue simpatie solo su uno o sull'altra. Hanno entrambi pregi e difetti, entrambi sbagliano, entrambi soffrono, entrambi cercano di rimediare. Sono umani e il punto di vista soggettivo li fa sentire vicini e permette di entrare in sintonia con loro.
Nonostante siano i due protagonisti a parlare, sono molto ben caratterizzati anche Brian e Oscar, coprotagonisti e vicini ai gemelli. Anche loro con i loro problemi, le loro fragilità e insicurezze.
Un po' meno bene gli adulti (eccetto la nonna che è splendida, pur comparendo pochissimo). Il padre non l'ho proprio capito, la madre è una presenza effimera che spesso mi è sembrata svampita. Guillermo interpreta il suo bravo ruolo di scultore un po' fuori di testa.
La scrittura della Nelson contribuisce enormemente alla scorrevolezza del libro e al piacere della lettura. Sempre soave, un po' leggera, talvolta poetica, non è mai dura o volgare e non calca la mano nelle scene drammatiche per esaltarle, tutt'altro, si mantiene molto soft. Mi è piaciuta così tanto che penso di leggere presto anche il suo lavoro precedente "The sky is everywhere".
Una storia molto bella e molto dolce, ma se decidete di leggerla tenete presente che è comunque rivolta ad un pubblico giovane.



domenica 11 dicembre 2016

Recensione: Nel fuoco di Douglas Preston & Lincoln Child

Rieccomi, con un romanzo che un po' temevo e che invece si è rivelato abbastanza buono. quanto meno non mi ha annoiata troppo.

Titolo: Nel fuoco
Titolo originale: White fire
Autore: Douglas Preston & Lincol Child
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 9,99€
Trama: Durante gli scavi per una nuova costruzione vicino al vecchio cimitero di Roaring Fork, nel cuore delle Montagne Rocciose, affiorano i corpi di un gruppo di minatori uccisi e divorati da un grizzly un secolo e mezzo prima. Corrie Swanson, aspirante detective e protetta dell'agente dell'FBI Aloysius Pendergast, è la prima ad arrivare sul posto per analizzare gli scheletri. Parrebbe un sopralluogo di routine, ma ben presto viene alla luce una verità scomoda sul passato della città che mette la ragazza nei guai con le autorità locali.
In suo aiuto accorre l'agente speciale Pendergast, che si ritrova invischiato in un'indagine parallela: poco dopo il suo arrivo, Roaring Fork si trasforma nel teatro degli attacchi di un piromane che appicca incendi senza una logica apparente.
Indagando più a fondo e sfruttando tecniche non sempre ortodosse, Pendergast scoprirà collegamenti inaspettati tra la storia di Roaring Fork e quella della letteratura, ritrovandosi sulle tracce di un manoscritto inedito di Sir Arthur Conan Doyle: un’avventura di Sherlock Holmes che potrebbe aiutare a far luce sulle indagini.

Voto: 3,5/5 (7/10)
La precedente esperienza con questi autori e questa serie non fu delle più idilliache e non avevo proprio tanta voglia di leggere ancora dell'agente perfettissimo Pendergast. Solo che avevo bisogno di spazio e questo era un libro che potevo restituire, così mi sono decisa a fare questo 'sacrificio'. Quanto meno ad iniziarlo. Per fortuna in parte mi sono ricreduta.
'Nel fuoco' è una storia molto diversa da 'Due tombe' e il super agente rimane piuttosto defilato.
Il libro si apre con una cena ottocentesca in cui Oscar Wilde racconta una terribile storia ad Arthur Conan Doyle. Così terribile che il poveretto a fine racconto si alza pallidissimo e fugge in bagno.
Torniamo ai giorni nostri e troviamo come protagonista Corrie Swanson, protetta di Pendergast. La giovane si reca in una notissima località turistica (e molto vip) per studiare delle vecchie ossa di minatori uccisi da un orso un secolo e mezzo prima. Tutto per un innocuo progetto di ricerca. Quando giunge lì, però, l'autorizzazione viene prima concessa e poi negata e la testardaggine della ragazza la porta a farsi arrestare.
Fino a qui ho trovato la trama abbastanza banale, tanto che stavo per demordere, poi, per fortuna, i due autori hanno dato una bella impennata a colpi di scena e misteri e la storia si è fatta più interessante e coinvolgente.
Sono rimaste delle cose che ho trovato un po' troppo abusate e ripetitive (tipo Pendergast che fa lo stesso 'errore' di Corrie, mettendosi nella stessa situazione. Una volta, all'interno dello stesso racconto, era più che sufficiente), ma in generale il libro è abbastanza originale, soprattutto nella spiegazione alla base di tutto (gli incendi che iniziano a venire appiccati alle case e ciò che a suo tempo aveva fatto inorridire il giovane scrittore).
Ogni domanda trova la sua risposta e in generale il cerchio si chiude abbastanza bene.
Non ho trovato particolarmente interessante la parte del racconto perduto di Doyle (se ne poteva fare a meno) e nel finale Pendergast fa di nuovo il supereroe splendido.
Corrie Swanson non è male come protagonista anche se alcune sue decisioni sono, francamente, stupide e un po' illogiche. Soprattutto sul finale, queste sembrano portate dalla necessità che le cose vadano come hanno deciso gli autori, piuttosto che da un inclinazione del personaggio.
Pendergast è, passatemi la soggettività del giudizio, il solito borioso antipatico. Anche se defilato deve fare il supereroe sotuttoio e, per quanto le parti di Correi siano di più, lui finisce per risaltare. Ok, la serie è sua, ma vorrei davvero vederlo un po' più umano.
Tutti gli altri personaggi sono affini alla storia e non credo torneranno in futuro. Di sicuro non Tom, anche se mi piaceva abbastanza, forse il capitano Stacey, anche se il suo arrivo è sempre un po' troppo provvidenziale.
Trattandosi di un thriller, viene dato risalto all'azione, anche se qualche piccola parte riflessiva non manca e permette di simpatizzare un po' con la protagonista. Molto ricercate le idee e le soluzioni, anche se, come dicevo, avrei preferito venissero lasciati stare fantomatici libri inesistenti.
Accurate le descrizioni che permettono una buona visualizzazione delle scene. Ottimo anche il ritmo che favorisce la lettura.
Un'altra cosa apprezzo poco di questi due autori: la vena un filino splatter che mira ad inorridire il lettore con immagini forti ed esplicite. Preferirei un velo di sobrietà.
Che dire, uno a uno per la serie dell'agente Pendergast e sono un po' indecisa se fare un terzo tentativo o meno. Di sicuro non sarà a breve.


martedì 6 dicembre 2016

Recensione: I fratelli Kristmas di Giacomo Papi

Due recensioni in due giorni... se nevica è colpa mia.
Questa per fortuna, molto più piacevole dell'altra.

Titolo: I fratelli Kristmas
Autore: Giacomo Papi
Edizione: Einaudi
Prezzo: 17,50€
Trama: È la notte del 24 dicembre, ma il vecchio Niklas Kristmas, alias Babbo Natale, non può consegnare i regali. Ha una febbre da cavallo e una tosse spaventosa. Se uscisse al gelo - sentenzia l'elfo dottore - ci lascerebbe le penne. Così, a malincuore, l'incarico viene affidato a Luciano, il fratello minore di Niklas. I due hanno litigato anni prima, perché Luciano è un uguagliatore: per lui tutti i bambini sono uguali, e vuole portare a ciascuno lo stesso numero di doni. Mentre lo gnomo orologiaio rallenta il tempo, Luciano ed Efisio, il nano picchiatore, partono a bordo della slitta volante. Ma l'avido industriale dei giocattoli Panicus Flynch, che trama per impadronirsi del Natale, ha sguinzagliato sulle loro tracce le feroci valchirie. Ad aiutare Luciano ed Efisio saranno Maddalena e suo fratello Pietro, due bambini di nove e dodici anni. Per portare a termine la missione c'è bisogno del loro coraggio.

Voto: 4/5 (8/10)
Una fiaba moderna che mi è piaciuta davvero tanto. Un po' lunga, ma di sicuro vorrò leggerla ai miei figli quando saranno in grado di capire.
Papi ci porta la paese di Babbo Natale e in giro sulla sua slitta, anche se lui non c'è. Come dice la sinossi, Babbo Natale è malato e al suo posto c'è Luciano, suo fratello, in compagnia del nano picchiatore sardo Efizio Fois.
Da qui parte il racconto dolce e carinissimo della notte di Natale più folle di sempre, dove il nuovo portatore di doni decide di fare a modo suo, dove ci sono valchirie cattivissime (e difficilissime da leggere nella loro lingua), bambini che aiutano, nani da giardino in pensione e un meraviglioso orologiaio che regola il tempo (se no, come fa Babbo Natale a portare i regali a tutti in una sola notte?)
La cosa che più mi ha divertita sono state le trovate dell'autore per spiegare le singole cose: dal tempo, appunto ai sensori di localizzazione, ai tablet con le liste dei regali, fino ai dispositivi del cattivo di turno per far sparire il Natale.
Ma in questo libro si parla anche di altro. In tono pacato e leggero, e con accenni appena velati, si parla di uguaglianza, di solitudine, di famiglie divise e allargate. E del diritto di tutti i bambini di essere felici almeno una notte all'anno.
Tantissimi personaggi popolano questa notte magica, troppi per riuscire a parlare di tutti. Ciascuno di loro, comunque, è importante per ciò che rappresenta, difatti non c'è una caratterizzazione approfondita e non se ne sente la mancanza. Cito come esempio i due bambini: Pietro è più grande, non crede a Babbo Natale (nonostante aiuti Luciano) e cerca di convincere la sorella a svegliarsi, Maddalena, più piccola, è sicurissima che Babbo Natale esiste e oppone al fratello tutte le obiezioni che la sua ingenuità le consente. Sono la rappresentazione dell'innocenza dei più piccoli e del disincanto che piano piano prende piede. Ruoli simili riguardano gli altri personaggi.
Papi racconta la sua storia in stile fiabesco, ammiccando un po' ai più piccoli, mantenendo i toni leggeri e talvolta anche ironici. La scrittura è scorrevole e piacevole, condita di trovate carine e originali, non annoia e spinge sempre ad andare avanti.
Un libro che mi è piaciuto davvero tanto e, quel che è meglio, mi sarebbe piaciuto a qualunque età.


lunedì 5 dicembre 2016

Recensione: Il potere della lista di Roxanne St. Claire

Rieccomi di nuovo a parlarvi delle mie letture. No, non mi sono persa a causa della frenesia pre natalizia, diciamo che ho altri pensieri per la testa ^^
Però appena posso torno volentieri ad aggiornarvi.
Stavolta però ho un pollice proprio verso. Questo libro è stato un disastro come ne ho trovati pochi. E dire che ci speravo...
Vabbè, sto già leggendo di meglio.

Titolo originale: They all fall down
Autore: Roxanne St. Claire
Edizione: Fabbrieditori
Prezzo: 11,00€
Trama: Da trent’anni, ogni anno, gli studenti della Vienna High aspettano un evento con grande trepidazione: la pubblicazione della Lista, la classifica delle ragazze più belle e popolari della scuola. Tra le dieci elette, questa volta compare anche il nome di Kenzie Summerall e lei stessa è la prima a stupirsi. Kenzie è tutto il contrario della ragazza cool: non viene invitata alle feste esclusive, non ha mai avuto un fidanzato e la sua unica passione è il latino. Tutti i compagni di scuola, poi, la ricordano soprattutto per un evento drammatico: la morte di suo fratello Conner, vittima di un tragico quanto inaspettato incidente di cui lei si sente responsabile. La Lista, però, ribalta completamente la vita di Kenzie, che comincia a riceve le attenzioni dei ragazzi – e in particolare quelle di Josh, di cui è innamorata dai tempi delle medie e che non l’ha mai filata – e strani messaggi in latino che sembrano avvertirla di un pericolo imminente. Ma la faccenda si fa davvero inquietante quando le ragazze della Lista iniziano a morire in circostanze sospette... In un crescendo di colpi di scena ed enigmi da decifrare, Kenzie si ritrova ad affrontare situazioni in bilico tra la vita e la morte, fino a scoprire una verità inaspettata che affonda le radici in un passato lontano.
A metà strada tra Pretty Little Liars e Scream, Il potere della Lista è un romanzo che spiazza, sorprende e ha già sconvolto migliaia di lettori. Stai in guardia: il prossimo potresti essere tu.

Voto: 2/5 (4/10)
Nonostante non sembri mai contentissima di quello che leggo e stia sempre lì a fare le pulci, non mi piace stroncare un libro. Purtroppo, in questo caso, non trovo davvero niente che si salvi.
La trama è un mezzo disastro, o meglio, gli elementi della trama sono un disastro. I presupposti della storia si basano su questa famosa lista che ho trovato piuttosto insensata fin da subito, ancora di più quando è saltata fuori la spiegazione che ne è alla base.
Iniziano ad arrivare SMS ai personaggi e dopo pochi minuti scompaiono. Non solo, ma il mittente non li ha mai inviati. 
Questo aspetto, unito al fatto che ad un certo punto salta fuori una maledizione, mi ha fatto pensare che fosse un libro con elementi paranormali. Ero pronta a rivedere alcune cose: un conto è una storia 'reale', un altro una storia 'paranormale'. Ciò che sono disposta a 'credere' nel secondo caso, non è ciò che sono disposta a 'credere' nel primo. Invece si tratta proprio di una storia 'reale', senza maledizioni, solo credenze e superstizioni. Andava bene lo stesso, ma mi aspettavo solide spiegazioni alle stranezze emerse nella storia. Invece niente. Uno sbrodolio caotico teso più a confondere che ad illuminare, poche parole che dovrebbero bastare al lettore per giustificare tutto ma che purtroppo non spiegano assolutamente niente.
Sempre gli SMS scomparsi sono un buon esempio: "Hanno un dispositivo speciale e segreto che li invia e li cancella". Dice solo questo. Ma ti sembra una spiegazione da dare ad un lettore? Allora scriviamo che gli asini volano, tanto poi tiriamo fuori le parole 'un dispositivo speciale' e siamo tutti contenti. Mi spiace, ma per il tipo di lettrice che sono io, se inserisci elementi strani, poi devi dare una spiegazione logica e realmente possibile a cui possa credere. Non una cosa vaga e campata in aria.
Non solo, devo ancora capire come un tizio pugnalato al collo (punto in cui anche un bambino può fare danni inimmaginabili o farti morire dissanguato) riesca ad andarsene in giro più forte e indistruttibile di Schwarzenegger in Terminator.
Come se non bastasse, tutta la storia è un rincorrersi a 'la sparo più grossa della precedente', fino al finale in cui non sapevo se rotolarmi dal ridere o piangere per gli alberi uccisi per pubblicare sta roba.
Con una trama così, potevano i personaggi regalarmi un minimo di soddisfazione? Ovviamente no.
Kenzie, passatemi il termine, è scema. In una qualunque adolescente con un minimo di intelligenza, c'è un limite all'incoerenza. Lei lo supera abbondantemente. Oltretutto è insignificante per il lettore e arrogante. Forzato il triangolo che crea quando è chiaro fin da subito dove va il suo cuore.
Josh è lo stereotipo dello stereotipo. Banale, arrogante, superficiale e antipatico. Oltretutto varia a secondo di come fa comodo all'autrice. Ma poi: "Io ho votato per te..." e finora non le hai mai neanche rivolto la parola? Stessa cosa per tutti gli altri che, ipoteticamente, han votato per lei. E' arrivata quinta ma tutti l'hanno sempre ignorata.
Si salva un po' Levi, se non altro è affascinante. Anche lui però, ha un passato un po' eccessivo. Inoltre, due morti classificate come accidentali e il giorno dopo vanno a prelevare lui da scuola quasi arrestandolo. Perché? V👌olevano solo fargli delle domande. Delle corrette procedure di polizia ce ne freghiamo, non fanno scena.
Mary mi è sembrata peggio di Kenzie per cui non ci spreco neanche una frase in più.
Lo stile dell'autrice è scorrevole ma anche un po' piatto. Un minimo di impegno per le ricerche sul latino, ma per tutto il resto incongruenze e confusione che fanno scadere il romanzo.
Peccato. L'idea era davvero carina e intrigante, ma andava curata decisamente di più per ricavarne una bella storia.

venerdì 25 novembre 2016

Recensione: Finché sarò tua figlia di Elizabeth Little

Uff... non mi piace recensire i libri a cui do tre stelle. Son quei libri a metà su cui non so mai cosa dire. Non sono brutti da puntare il dito sui difetti, né belli da esaltarne i pregi. Una faticaccia esprimere la propria opinione. Comunque, eccola qui.
Poi sarà stato anche così acclamato, ma su goodreads non è che abbia sta gran valutazione stellare.

Titolo: Finché sarò tua figlia
Titolo originale: Dear Daughter
Autore: Elizabeth Little
Edizione: Garzanti
Prezzo: 9,90€
Trama: È stato acclamato da lettori e librai come uno dei thriller psicologici più incalzanti degli ultimi anni, grazie alla voce di una protagonista incredibilmente dura, ribelle e tormentata. La storia di una madre e di una figlia. E di un amore così forte che a volte può somigliare all’odio.
Il cielo è immenso sopra di lei ed è così blu da fare male. Janie stringe gli occhi per non rimanere accecata. Non è più abituata a tutta quella luce. Janie ha ventotto anni, ma gli ultimi dieci anni della sua vita li ha trascorsi in prigione, in cella di isolamento. Proprio lei, bella ragazza ricca di Beverly Hills, viziata reginetta del liceo. L’accusa è quella di aver ucciso sua madre Marion, una donna molto esigente con cui non aveva un bel rapporto. Perché Janie era un’adolescente ribelle e contestatrice e sua madre non faceva nulla per nascondere la sua delusione di non avere la figlia perfetta. Tutte le prove erano contro di lei. Dopo l’ennesima notte di baldoria, è stata trovata priva di sensi accanto al cadavere della madre. Le mani sporche del suo sangue e le sue impronte dappertutto. Incapace di raccontare quello che è successo. Ma Janie ha sempre saputo di essere innocente. Ricorda poco della notte dell’omicidio, lo shock le ha confuso la mente, ma sa di aver sentito sua madre avere un alterco con uno sconosciuto e un nome, Adelina. E adesso che il suo avvocato è riuscito a farla uscire di prigione, Janie non ha dubbi. Deve scoprire cosa è successo, deve dimostrare, soprattutto a sé stessa, di non essere colpevole. Deve diventare la figlia che Marion ha sempre sognato. Adelina è una città dell’Illinois. È lì che Janie deve andare se vuole capire la verità. Una città piccola e sperduta in mezzo alla campagna. Una comunità chiusa che guarda con sospetto e ostilità la nuova arrivata. E che nasconde tutte le risposte che Janie cerca. Non solo sulla morte di Marion, ma anche sulla sua vita e sulla sua vera identità. Mai come adesso Janie sente di conoscere la donna che per prima l’ha tenuta tra le braccia… Finché sarò tua figlia è un esordio impossibile da dimenticare. Venduto in contemporanea in 20 paesi, ha scalato tutte le classifiche bestseller in soli due giorni.

Voto: 3/5 (6/10)
Questo libro era nella mia TBR, anche se non a breve, ma trattandosi di un libro bonus per una sfida, ne ho anticipato la lettura.
Dico subito che non mi ha colpita particolarmente (e il voto forse lo dimostra). Uno di quei racconti in cui dici 'Sì, carino', ma c'è di meglio. Niente di eccezionale dalla trama. Non una di quelle storie 'già sentite', però non mi è sembrata neanche originale. Non mi ha incuriosita, né fatto venir voglia di trovare il vero colpevole. Mi sono semplicemente fatta trascinare dalle pagine sapendo che prima o poi sarei arrivata in fondo e mi avrebbero detto tutto senza durare grande fatica.
Non ho percepito i colpi di scena come tali, anche se li ho riconosciuti nell'intento dell'autrice, né sono stata con il fiato sospeso in alcun modo. In teoria motivi per farlo ce n'erano, con la protagonista che assume una falsa identità e rischia di essere scoperta ad ogni passo, solo che con me non ha funzionato.
Il problema grosso credo sia stata proprio Janie. Non sono entrata in sintonia con lei, non mi è piaciuta e fin dall'inizio l'ho sopportata poco. Non mi è sembrata ben definita, perché è forte in alcuni momenti e fragile in altri, ma questo dualismo sembra più dato dalla volontà dell'autrice di farla reagire in un certo modo, che non da una caratterizzazione naturale del personaggio. come se non bastasse narra in prima persona ed è abbondantemente egocentrica. Questo vuol dire vedere tutti gli altri personaggi attraverso i suoi occhi e realizzare che non le importa di nessuno di loro. Inoltre ci si ritrova con poche, blande, informazioni, che portano a visualizzare stereotipi comuni e diffusissimi.
Di positivo c'è stata una scrittura molto scorrevole e capitoli non troppo lunghi che favoriscono la lettura. Anche le descrizioni delle città non sono state male, ma non so dirvi se esistano davvero o siano luoghi fittizi. Brutto nel finale, quel voler risolvere tutto all'ultimissimo secondo; mi sono chiesta quante pagine volesse sprecare in quella scena, considerando l'esito scontatissimo.
Pur non essendo un capolavoro poteva essere un buon libro, divertente e stimolante, invece si è rivelato piatto e senza entusiasmo. Peccato.

lunedì 14 novembre 2016

Recensione: La mano sinistra di Satana di Roberto Genovesi

Salve lettori, come ve la passate? Non so da voi, ma qui settimana scorsa ha piovuto tutti i giorni e tra un po' mi verrà fuori un reuma, lo so.
Prima che mi si rattrappiscano le mani vi lascio la mia opinione su questo libro che non mi ha dato proprio ciò che volevo.

Titolo: La mano sinistra di Satana
Autore: Roberto Genovesi
Edizione: Newton Compton
Prezzo: 9,90€
Trama: Londra, 1888. Un uomo ha il potere di vedere efferati delitti del passato. Wilfred Gayborg è infatti un investigatore diverso da tutti gli altri. È uno psicometrista capace di “vedere” la storia di un’arma del delitto stringendola tra le mani. Tutti a Scotland Yard lo guardano con sospetto per le sue azzardate tecniche d’indagine, che si muovono nella zona d’ombra tra scienza e magia. Eppure Gayborg, grazie alle sue inquietanti scoperte, che risolvono sorprendentemente casi di efferati omicidi, occupa le pagine dei quotidiani. È un uomo dal passato tragico, segnato dalla morte, un’anima che vive nell’ombra, non concede nulla ai sentimenti e si mischia solo con le prostitute che popolano le vie della Londra notturna e più povera. Proprio quelle prostitute su cui si sta accanendo un misterioso serial killer, che la cronaca ha ribattezzato col nome di Jack lo Squartatore. E quando le vittime nei vicoli bui di Whitechapel cominciano ad aumentare, perfino i più scettici si convincono che Gayborg sia l’unico in grado di far luce sull’identità dello spietato assassino. Ma Gayborg deve fare presto, perché l’ombra di Jack si sta avvicinando pericolosamente all’unica donna che lui abbia mai amato…

Voto:3,5/5 (7/10)
Questo libro mi è piaciuto ma mi ha lasciato anche perplessa, perché ci sono cose che non mi hanno convinta del tutto.
"La mano sinistra di Satana" si riferisce, non come pensavo, a Jack Lo Squartatore, bensì al protagonista, che ha il dono della psicometria e più vedere la storia di un oggetto. O meglio i suoi ultimi ricordi.
L'idea mi è sembrata carina e particolare, tra l'altro inserita in un contesto storico, quello di fine ottocento, che vi si adatta perfettamente. Un'epoca nebulosa, i una città invasa dalla nebbia, dove magia e scienza si mescolano in maniera indissolubile.
Trovo che l'autore sia stato molto bravo a replicare questo dualismo, affiancando ai poteri psicometrici, gli studi sulle impronte digitali, e al protagonista, lo studioso Saltuari che analizza ossa e terreni di sepoltura in maniera scientifica.
Per quanto riguarda la trama, Genovesi ha sfruttato un vuoto storico: nessuno sa chi fosse jack Lo Squartatore, né perché uccidesse prostitute, quindi poteva essere chiunque e farlo per qualunque motivo. Su questo ha costruito il suo Jack e le sue, particolari, motivazioni.
Quello che non mi è piaciuto riguarda la lunga introduzione prima che la storia entrasse nel vivo. E' una vicenda che ha lo scopo di presentare il protagonista, ma francamente, quasi 100 pagine di extra mi sono sembrate troppe.
Il finale invece mi ha colpita piacevolmente. Ad un certo punto ho avuto il sospetto su chi fosse Jack, ma non avevo molti elementi per confermare. Questo ha creato quel po' di curiosità e aspettativa per andare avanti fino alla fine.
L'elemento che più ha abbassato il gradimento però, è stato proprio il protagonista. Non sono riuscita a stabilire se non fosse ben definito o se non ho colto io le indicazioni. In generale non mi ha suscitato nessuna simpatia né empatia. L'ho trovato a tratti codardo, a tratti arrogante, a tratti vittimista, ma nessuna buona qualità che mi facesse stare dalla sua parte.
Gli ho preferito i due celebri personaggi che l'autore gli ha affiancato come amici: George Bernard Show e Herbert George Wells. Non ho idea se il loro carattere e comportamento sia storicamente corretto, in ogni caso sono due ottime spalle che più di una volta aiutano Wilfred e lo tirano fuori dai guai.
L'ispettore Sagar ha lo stesso problema di Gayborg: mancanza di definizione. E' prepotente, violento, odia lo psicometrista, ma non viene mai chiarito per bene il perché.
Molto vaga anche la figura di Jack lo Squartatore. Onestamente compare pochissimo e anche quando al termine viene scoperto, di lui non veniamo a sapere niente. Solo i suoi motivi, indubbiamente importantissimi, ma io avrei voluto 'conoscerlo', sentire i suoi sentimenti e le sue emozioni.
Il libro è più improntato all'azione, nonostante l'autore inserisca dei momenti introspettivi, questo permette alla storia di scorrere abbastanza bene, assieme ad una buona distribuzione dei colpi di scena. Ho trovato dialoghi appropriati e buone le descrizioni che mi hanno permesso di visualizzare bene le scene. Peccato per la mancanza di coinvolgimento ed empatia, mi sarei divertita molto di più.

mercoledì 9 novembre 2016

Recensione: I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca

Rieccomi con un libro non troppo lungo, carino quanto basta a passare un paio d'ore piacevoli.

Titolo: I pesci non chiudono gli occhi
Autore: Erri De Luca
Edizione: Feltrinelli
Prezzo: 12,00€
Trama: A dieci anni l'età si scrive per la prima volta con due cifre. È un salto in alto, in lungo e in largo, ma il corpo resta scarso di statura mentre la testa si precipita avanti. D'estate si concentra una fretta di crescere. Un uomo, cinquant'anni dopo, torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accadde il necessario e pure l'abbondante. Le sue mani di allora, capaci di nuoto e non di difesa, imparano lo stupore del verbo mantenere, che è tenere per mano.

Voto: (3/5) 6/10
Dieci anni sono un'età importante, per la prima volta si scrivono due cifre anzichè una e questo deve pur voler dire qualcosa. Tipo che si diventa improvvisamente molto più grandi.
E' questo ciò che pensa il piccolo protagonista di questo breve romanzo e, attraverso i suoi occhi, l'autore mostra uno di quei momenti di passaggio che tutti abbiamo affrontato. Uno di quei momenti in cui corpo e mente sembrano scollarsi e fare ciascuno ciò che vuole. A dieci anni si è più grandi, maturi, adulti e invece il copro è sempre quello di un bambino, la stessa altezza, le stesse membra gracili. Il tentativo di far crescere quel corpo porta il ragazzino a vivere nuove esperienze che gli daranno più di quanto si aspetta.
La trama è stata relativamente semplice: un'estate di vacanza, una bambina molto carina, l'invidia di alcuni ragazzini più grandi. Però ho apprezzato il punto di vista del protagonista che parla in prima persona e ricorda i pensieri, la confusione, l'incomprensione per quei gesti che lui ancora non conosce.
Ha forse una logica un po' troppo matura per quell'età, ma l'intera storia è il ricordo di un sessantenne che ha probabilmente edulcorato la sua memoria di quel periodo.
Anche le esperienze sono forse un po' troppo acerbe, le avrei viste meglio qualche anno più tardi, ma si parla di metà novecento dove si era costretti a crescere un po' prima.
Come contorno, un po' di storia: le migrazioni verso l'America, l'indecisione se abbandonare la propria terra o meno, qualche accenno di guerra. Tutto molto sfumato come può esserlo se visto con gli occhi di un bambino.
La prima persona non consente di conoscere gli altri personaggi, che sono comunque marginali. Può avere più rilevanza la ragazzina (svegliotta secondo me), ma l'ho presa quasi più come un simbolo che come una persona reale. Probabilmente lo sono tutti, figure di un'Italia di 60 anni fa, lontana dalle girandole turistiche di oggi e dell'epoca.
Lo stile imita il poetico, ma in alcuni passaggi scade un po' nel banale e nel semplicistico. Alcune immagini sono molto belle mentre altre mi hanno lasciata perplessa. Dialoghi a metà tra l'infantile e il troppo maturo. La lettura scorre comunque piuttosto bene e il libro si legge in fretta.
Ammetto che i romanzi di formazione non sono il mio forte e non rientrano tra le mie letture preferite, spero comunque di essere riuscita a darvi un'idea abbastanza chiara del contenuto.

venerdì 28 ottobre 2016

Recensione: Anatomia di un incubo di James Carrol

Buon giorno lettori della Biblioteca. Sono più alterna della corrente, me ne redo conto, ma da Agosto la mia routine è stata spazzata via e mi necessiteranno ancora mesi prima che possa recuperarla. Tra l'altro volevo anche sottolineare in qualche modo i piccoli cambiamenti di grafica per cui non ringrazierò mai la mia consocia, ma è già passato un po' di tempo.
Comunque abbiamo voluto un veste un filo più 'seria' (che nessuna di noi due ha propriamente vent'anni) e anche qualcosa di più leggero per favorire quei lettori che magari ci leggono da smartphone o da tablet. Già da pc ci sono blog che impiegano una vita per caricarsi, non osiamo immaginare da altri dispositivi. Così noi ci siamo date alla leggerezza eliminando un po' di gadget carini, ma francamente inutili, speriamo che la cosa vi sia gradita.
Appena possibile, comunque, la priorità resta parlarvi delle mie letture e oggi tocca a questo bel thriller, prestato dalla mia consocia a cui era piaciuto molto. Uno dei casi in cui il giudizio è stato unanime: positivo.
Io gli ho fatto le pulci come sempre, ma ne aveva poche.

Titolo originale: Broken dolls
Autore: James Carrol
Edizione: Giunti
Prezzo: 6,90€
Trama: Mentre su Londra si abbatte una violenta bufera di neve e tutti sono impegnati nei preparativi natalizi, un folle criminale rapisce le donne, le tortura per giorni, ma non le uccide: prova piacere nello spegnere in loro ogni scintilla di vita, prima di lasciarle andare. La polizia brancola nel buio e l'ispettore Hatcher sa che solo una persona è in grado di aiutarli: Jefferson Winter, il miglior profiler americano. Figlio di uno spietato serial killer, Winter è ossessionato dal suo passato, che però gli ha regalato un intuito infallibile: nessuno come lui riesce a penetrare la psicologia delle menti criminali. Ma questo caso è diverso: perché mutilare una donna imprigionandola nel suo corpo per sempre, rendendola insensibile al mondo esterno e totalmente dipendente dagli altri? Un destino più atroce della morte. Le vittime aumentano e il maniaco è sempre più assetato: tra poco toccherà alla numero cinque e non c'è un attimo da perdere. Con l'aiuto dell'affascinante Sophie Templeton, la caccia all'uomo ha inizio...

Voto: 4/5 (8/10)
Il titolo originale di questo romanzo recita 'Bambole spezzate', ma visto che partire da qui potrebbe portarmi a fare spoiler, utilizzo il titolo italiano, 'Anatomia di un incubo', che, in questo caso, risulta abbastanza appropriato.
L'incubo è quello delle donne che vengono rapite, imprigionate per mesi, torturate e poi lobotomizzate prima di venire abbandonate in luoghi in cui possano essere facilmente ritrovate.
La Yard di Londra brancola nel buio a causa delle tante stranezze del caso: impossibile capire come le cattura, dove le tiene nascoste, perché le nutre e al contempo le tortura (non c'è violenza sessuale) e, soprattutto, perché le 'amputa' prima di lasciarle.
Ammetto che tutte queste domande si sono affacciate anche alla mia testa fin dalle prime pagine (escluso come le cattura perché il lettore vede l'adescamento della numero cinque). Non che sia esperta di psicopatici, ma questo è decisamente uno dei più fuori dal comune (mi ha ricordato vagamente quello di 'Intensity' di Dean Koontz, anche se lui uccideva).
Per capirci qualcosa viene chiamato un famoso profiler americano che ora lavora in proprio. Jefferson Winter ha un passato molto particolare: suo padre era un serial killer ucciso dalla pena di morte. Per questo è così bravo: riesce ad immedesimarsi e a capire la loro psicologia. E' lui l'anatomista del titolo.
Temevo un personaggio bravo solo 'sulla carta', ossia nelle affermazioni dell'autore senza un riscontro reale, invece è riuscito a dare al suo protagonista caratteristiche molto definite e accurate, discrete conoscenze di base e tutti quegli elementi che lo fanno rientrare tra i buoni detective. Certe volte può sembrare perfino esagerato (un po' Sherlock Holmes), è uno di quelli che da come sospiri capiscono anche cosa hai mangiato la scorsa settimana, ma anche lati che riescono a renderlo più umano e apprezzabile.
Al suo fianco viene messa Sophie Templeton e anche lei è stata una bella sorpresa: niente love story con il protagonista, anche se lui qualche pensierino su di lei, lo fa. Anche lei è abbastanza definita, anche se non come Jefferson. E' tosta, forte e ha un bel cervello. Non ho apprezzato quello che le accade nel finale, ma è stato un modo come un altro per muovere le acque.
Gli altri personaggi sono più di contorno e più sfumati. Sappiamo qualcosa in più su Rachel, la numero cinque, ma essenzialmente è una donna comune che svolge il suo ruolo di vittima.
Parlare del criminale senza fare spoiler è difficile, perché ha una caratteristica molto particolare, ma come avrete capito mi è piaciuto. Non le motivazioni, ma la psicologia che ha è stata davvero ben costruita. Mi piace che il bene vinca, ma un buon cattivo è essenziale in questo tipo di storie.
Lo stile di Carol ha un buon ritmo, però non mette ansia, permette al lettore di seguire tutti i ragionamenti di Jefferson, le sue idee, le sue intuizioni. Questo evita l'effetto confusione senza rinunciare ai colpi di scena. La scrittura è molto fluida e scorre bene, sa catturare l'attenzione e non annoia mai. Buoni i dialoghi e poche le descrizioni.
Ammetto che, a parte un velo di antipatia per il protagonista che capisce sempre tutto, il libro nel complesso mi è piaciuto molto, sia nella trama, che nei personaggi, che nella logica e psicologia generale. Credo che l'intento dell'autore sia farne una serie e sicuramente darò una possibilità ad un eventuale seguito.


martedì 25 ottobre 2016

Teaser Tuesdays #121


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.


<< Ecco quello che so:

Mi chiamo Budo.
Esisto da cinque anni.
Cinque anni è una vita lunghissima, per uno come me.
E' stato Max a darmi questo nome.
Max è l'unico essere umano che riesce a vedermi.
I genitori di Max mi chiamano l'amico immaginario.
Voglio molto bene alla signora Gosk, la maestra di Max.
Invece l'altra maestra, la signora Patterson, non mi piace per niente.
Non sono immaginario. >>


L'amico immaginario
Matthew Dicks



Qual è il vostro teaser? ^_^




martedì 11 ottobre 2016

Teaser Tuesdays #120


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.



<< Mi guardai intorno. Oltre a Knut non c'erano altri bambini. Solo, al funerale del padre. Nascondino segreto. Sì, certo.
- Conto fino a trentatre, - bisbigliò. - Da ora.
Sì girò verso il muro, finse di guardare la foto di nozze dei genitori. Posai il piattino e con discrezione mi feci largo fino alla porta del soggiorno, infine presi il corridoio. Sbirciai nella cucina, ma lei non c'era più. Uscii. Il vento stava aumentando. Passai davanti all'auto smontata. Vidi un paio di gocce di pioggia tremolare sul parabrezza nelle raffiche. Proseguii fino al retro della casa. Mi appoggiai al muro sotto la finestra aperta del laboratorio. Mi accesi una sigaretta.
Solo quando il vento si calmò udii le voci nel laboratorio: - Lasciami, Ove! Hai bevuto, non sai quello che dici.
- Non resistermi, Lea. Non devi portare il lutto a lungo, Hugo non lo vorrebbe.
- Tu non sai cosa vorrebbe Hugo!
- Però so cosa voglio io. E ho sempre voluto. E lo sai anche tu.
- Adesso lasciami, Ove. Altrimenti mi metto ad urlare.
- Come hai fatto quella notte con Hugo? - una risata roca, ubriaca. - Fai tanto chiasso, Lea, ma alla fine ti pieghi e obbedisci ai tuoi uomini. Come ubbidivi a Hugo, come ubbidisci a tuo padre. E come devi ubbidire a me.
- Mai! >>


Sole di mezzanotte
Jo Nesbø



Qual è il vostro teaser? ^_^






martedì 20 settembre 2016

Recensione: Una famiglia quasi perfetta di Jane Shemilt

Mah... carino per certi versi, insoddisfacente per altri

Titolo: Una famiglia quasi perfetta
Titolo originale: Daughter (Figlia)
Autore: Jane Shemilt
Edizione: Newton compton editori
Prezzo: 4,90 €
Trama: Jenny è un medico, sposata con un famoso neurochirurgo e madre di tre adolescenti. Ma quando la figlia quindicenne, Naomi, non fa ritorno a casa dopo scuola, la vita perfetta che Jenny credeva di essersi costruita va in pezzi. Le autorità lanciano l’allarme e parte una campagna nazionale per cercare la ragazza, ma senza successo: Naomi è scomparsa nel nulla e la famiglia è distrutta. I mesi passano e le ipotesi peggiori – rapimento, omicidio – diventano sempre più plausibili, ma in mancanza di indizi significativi l’attenzione sul caso si affievolisce. Jenny però non si arrende. A un anno dalla sparizione della figlia, sta ancora cercando la verità, anche se ogni rivelazione, ogni tassello sembra allontanarla dalle certezze che aveva. Presto capisce che le persone di cui si fidava nascondono terribili segreti, Naomi per prima. Seguendo le flebili tracce che la ragazza ha lasciato dietro di sé, Jenny si accorgerà che sua figlia è molto diversa dalla ragazza che pensava di aver cresciuto… 

Voto: 3/5 (7/10)
Il voto ha oscillato tra 6 e 7 per un po', perché da un lato mi è piaciuto, dall'altro alcune cose non mi hanno soddisfatta. Avevo in mente molte domande che sono rimaste senza risposta.
Il libro è composto di salti temporali: oscilla tra i giorni in cui Naomi scompare (alcuni prima e diversi dopo) e quello che accade a distanza di un anno, sempre nello stesso periodo.
E' sempre Jenny che 'parla' e la storia è principalmente sua. Ci racconta della sua famiglia, dei suoi splendidi figli che lei conosce perfettamente, della sua vita un po' stressata sempre fuori per lavoro. Se anche nota qualcosa nei figli lo attribuisce all'età o alla scuola.
Poi Naomi scompare e lei è costretta a fare i conti con il suo castello di carta crollato.
Le riflessioni della donna sono molto belle e molto accurate, ma tendenzialmente deresponsabilizzate. Ci racconta i fatti, le scoperte, le sensazioni e i pensieri che ha avuto, ma hanno tutti un tono del tipo 'sono gli altri che mi hanno tenuto nascosto le cose', 'se non l'ho scoperto è perché sono una mamma che lascia spazio ai figli' e così via.
La parte di indagine è blanda, perché il fulcro sono gli aspetti psicologici, solo che non si vedono del tutto.
Nonostante il filtro inevitabile dato dal punto di vista parziale, la storia è abbastanza chiara. Quello che manca sono le risposte a molte domande che l'autrice lascia in sospeso: perché Naomi rubava sostanze stupefacenti? Perché mentiva? Perché Ed si drogava? Perché Theo è definito 'perfetto'? Perché il marito sembra quasi assente? In sostanza, cosa c'era che non andava in questa famiglia? Queste sono solo alcune, non le elenco tutte.
Avrei voluto sapere tutte questa cose. Soprattutto considerando il finale (che non mi è piaciuto). Ha dato un senso diverso a tutto il resto del libro, ma lo avrei preferito diverso.
La mezza storia d'amore poi, era proprio evitabile.
Come ho detto, la protagonista è Jenny, è suo il punto di vista, così come sono suoi i ragionamenti e i ricordi. Non sono riuscita ad entrare in sintonia con questa donna. L'ho trovata a suo modo egocentrica e vittimista e non sono riuscita a simpatizzare con lei. Alla fine del libro ho pure pensato 'ben ti sta', tanto mi era antipatica. Pensavo che sarebbe maturata, che avrebbe capito i suoi errori, invece sta lì, da sola, ad analizzare i fatti, poi si discolpa e si trova tutte le giustificazioni.
Tutti gli altri purtroppo rimangono oscurati dall'egocentrismo della protagonista. Impossibile capire cosa provano e pensano i due fratelli di Naomi, o perché il padre reagisca in un determinato modo.
Una cosa che ha favorito moltissimo la lettura, è stata la scrittura scorrevole dell'autrice. Forse anche un po' accattivante, con pause ad effetto al momento giusto e capitoli abbastanza brevi. Ci sono pochi dialoghi, ma l'abbondante presenza di riflessioni non annoia.
Dispiace per la mancanza di rifiniture che lo avrebbero reso perfetto.

lunedì 19 settembre 2016

Recensione: Io lo so di Martina Cole

Altro bel libro ^^ Per fortuna.

Titolo: Io lo so
Titolo originale: The know
Autore: Martina Cole
Edizione: Tea libri
Prezzo: 8,60 €
Trama: La polizia ha bussato alla porta di Joanie. Ma non è venuta per arrestarla, benché lei sia una prostituta. È venuta per mostrarle un vestitino sporco di sangue. Appartiene a Kira, la più piccola dei figli di Joanie, scomparsa qualche tempo prima. Chi può aver rapito e probabilmente ucciso quell'angioletto di soli dieci anni, un raggio di sole in un mondo di violenza e di degradazione? Chiunque, pensa Joanie. Le possibilità, i mezzi e forse addirittura i moventi sono innumerevoli in quell'universo malato. Ma Joanie è sicura di sapere chi è stato. E vuole la sua vendetta... E la vuole anche Jon Jon: diciassette anni e neppure una traccia d'innocenza. 

Voto: 8/10
Questo è stato un libro che si è svelato poco a poco.
Il titolo non mi ha dato grandi suggerimenti, in più l'autrice mi ha spiazzata mettendo all'inizio la conclusione della vicenda (non una novità ma è stato insolito). Poi è tornata indietro, ma eoni indietro rispetto al finale della storia.
A metà libro cominciavo a chiedermi che senso avesse, quando finalmente il fatto è accaduto. Solo che... niente indagine, quasi niente polizia (che se ne frega), niente di particolarmente accurato. I personaggi procedono quasi sempre per sensazioni e sentito dire. Così ho iniziato ad analizzare le cose su cui si concentrava l'autrice e credo che l'intento fosse mostrare gli effetti dei pregiudizi, spesso ingiustificati.
Joanie è una prostituta, ha tre figli avuti da tre clienti diversi e non è mai stata sposata. Vive in un quartiere degradato tra altre prostitute, spacciatori e delinquenti vari. Il figlio più grande si avvia a diventare un giovane capo, la secondogenita è una ribelle che scappa di continuo di casa. Facile per la polizia pensare che anche la più piccola abbia fatto qualcosa di simile. Secondo loro Joanie e i suoi figli sono dei poco di buono e la blanda indagine serve più a trovare una scusa per arrestare Jon Jon (il maggiore) che non a ritrovare la piccola Kira.
Joanie, invece, è una brava donna e, soprattutto, una brava madre. Fa quello che fa per vivere, ma i suoi figli sono amati, accuditi, la sua casa è pulita e ordinata, aiuta i vicini e fa il possibile affinchè il male esterno non contamini la sua famiglia. Non sempre ci riesce, ma questo non fa di lei un pessimo soggetto come crede la polizia o come saremmo portati a credere un po' tutti. Mi è piaciuta molto questa donna. perché è comunque diversa. Mi sono sempre chiesta perché 'difficoltà' o 'povertà' dovessero essere sempre accompagnati da sporcizia, degrado e mancanza di valori. Joanie è stata una bella novità. Si è ritrovata a fare la prostituta e a vivere nel quartiere in cui vive, ma questo non è stato un buon motivo per non provarci, a fare qualcosa di buono.
Anche Jon Jon esprime dei valori. Vorrebbe poter far smettere la madre di stare sul marciapiede e cerca in tutti i modi di proteggere le sorelle. Lo fa nel modo sbagliato? Indubbiamente, ma in parte è ciò che la vita gli ha messo a disposizione, in parte è anche una sua precisa volontà ritenendo che possa offrirgli di più rispetto ad un altro stile di vita.
Buona  anche la figura di Little Tommy. Lui, come Joanie, viene giudicato male solo perché obeso e perché riesce a creare rapporti speciali con i bambini. E' quello che subisce di più le conseguenze dei pregiudizi e mi è spiaciuto davvero molto, nonostante i fatti siano realistici.
Tutti gli altri personaggi sono ben caratterizzati, hanno spessore e si mantengono coerenti con se stessi. Sono tutti collegati, anche se sono molti, e tutti piuttosto rilevanti ai fini della storia.
Il ritmo dell'autrice è molto particolare. Sembra tenere una cadenza lenta, pacata, prepara ogni cosa con cura, compresi i colpi di scena, eppure non riuscivo a smettere di leggere e l'impressione che ne ho avuta è che i tanti fatti narrati me lo abbiano fatto sembrare veloce. Ci sono anche moltissimi dettagli e può sembrare che siano superflui, in realtà servono tutti ai fini dell'intento della Cole.
Forse avrei preferito un po' più di cura per la parte delle indagini.