domenica 11 dicembre 2016

Recensione: Nel fuoco di Douglas Preston & Lincoln Child

Rieccomi, con un romanzo che un po' temevo e che invece si è rivelato abbastanza buono. quanto meno non mi ha annoiata troppo.

Titolo: Nel fuoco
Titolo originale: White fire
Autore: Douglas Preston & Lincol Child
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 9,99€
Trama: Durante gli scavi per una nuova costruzione vicino al vecchio cimitero di Roaring Fork, nel cuore delle Montagne Rocciose, affiorano i corpi di un gruppo di minatori uccisi e divorati da un grizzly un secolo e mezzo prima. Corrie Swanson, aspirante detective e protetta dell'agente dell'FBI Aloysius Pendergast, è la prima ad arrivare sul posto per analizzare gli scheletri. Parrebbe un sopralluogo di routine, ma ben presto viene alla luce una verità scomoda sul passato della città che mette la ragazza nei guai con le autorità locali.
In suo aiuto accorre l'agente speciale Pendergast, che si ritrova invischiato in un'indagine parallela: poco dopo il suo arrivo, Roaring Fork si trasforma nel teatro degli attacchi di un piromane che appicca incendi senza una logica apparente.
Indagando più a fondo e sfruttando tecniche non sempre ortodosse, Pendergast scoprirà collegamenti inaspettati tra la storia di Roaring Fork e quella della letteratura, ritrovandosi sulle tracce di un manoscritto inedito di Sir Arthur Conan Doyle: un’avventura di Sherlock Holmes che potrebbe aiutare a far luce sulle indagini.

Voto: 3,5/5 (7/10)
La precedente esperienza con questi autori e questa serie non fu delle più idilliache e non avevo proprio tanta voglia di leggere ancora dell'agente perfettissimo Pendergast. Solo che avevo bisogno di spazio e questo era un libro che potevo restituire, così mi sono decisa a fare questo 'sacrificio'. Quanto meno ad iniziarlo. Per fortuna in parte mi sono ricreduta.
'Nel fuoco' è una storia molto diversa da 'Due tombe' e il super agente rimane piuttosto defilato.
Il libro si apre con una cena ottocentesca in cui Oscar Wilde racconta una terribile storia ad Arthur Conan Doyle. Così terribile che il poveretto a fine racconto si alza pallidissimo e fugge in bagno.
Torniamo ai giorni nostri e troviamo come protagonista Corrie Swanson, protetta di Pendergast. La giovane si reca in una notissima località turistica (e molto vip) per studiare delle vecchie ossa di minatori uccisi da un orso un secolo e mezzo prima. Tutto per un innocuo progetto di ricerca. Quando giunge lì, però, l'autorizzazione viene prima concessa e poi negata e la testardaggine della ragazza la porta a farsi arrestare.
Fino a qui ho trovato la trama abbastanza banale, tanto che stavo per demordere, poi, per fortuna, i due autori hanno dato una bella impennata a colpi di scena e misteri e la storia si è fatta più interessante e coinvolgente.
Sono rimaste delle cose che ho trovato un po' troppo abusate e ripetitive (tipo Pendergast che fa lo stesso 'errore' di Corrie, mettendosi nella stessa situazione. Una volta, all'interno dello stesso racconto, era più che sufficiente), ma in generale il libro è abbastanza originale, soprattutto nella spiegazione alla base di tutto (gli incendi che iniziano a venire appiccati alle case e ciò che a suo tempo aveva fatto inorridire il giovane scrittore).
Ogni domanda trova la sua risposta e in generale il cerchio si chiude abbastanza bene.
Non ho trovato particolarmente interessante la parte del racconto perduto di Doyle (se ne poteva fare a meno) e nel finale Pendergast fa di nuovo il supereroe splendido.
Corrie Swanson non è male come protagonista anche se alcune sue decisioni sono, francamente, stupide e un po' illogiche. Soprattutto sul finale, queste sembrano portate dalla necessità che le cose vadano come hanno deciso gli autori, piuttosto che da un inclinazione del personaggio.
Pendergast è, passatemi la soggettività del giudizio, il solito borioso antipatico. Anche se defilato deve fare il supereroe sotuttoio e, per quanto le parti di Correi siano di più, lui finisce per risaltare. Ok, la serie è sua, ma vorrei davvero vederlo un po' più umano.
Tutti gli altri personaggi sono affini alla storia e non credo torneranno in futuro. Di sicuro non Tom, anche se mi piaceva abbastanza, forse il capitano Stacey, anche se il suo arrivo è sempre un po' troppo provvidenziale.
Trattandosi di un thriller, viene dato risalto all'azione, anche se qualche piccola parte riflessiva non manca e permette di simpatizzare un po' con la protagonista. Molto ricercate le idee e le soluzioni, anche se, come dicevo, avrei preferito venissero lasciati stare fantomatici libri inesistenti.
Accurate le descrizioni che permettono una buona visualizzazione delle scene. Ottimo anche il ritmo che favorisce la lettura.
Un'altra cosa apprezzo poco di questi due autori: la vena un filino splatter che mira ad inorridire il lettore con immagini forti ed esplicite. Preferirei un velo di sobrietà.
Che dire, uno a uno per la serie dell'agente Pendergast e sono un po' indecisa se fare un terzo tentativo o meno. Di sicuro non sarà a breve.


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