lunedì 26 giugno 2017

Recensione: Io che amo solo te di Luca Bianchini

Spero di essere riuscita a fare un buon lavoro. Parlare di libri con la parte sinistra del corpo mentre la destra controlla che il Ranocchio non scappi dal tappeto per andare a leccare il pavimento non è il massimo.

Titolo: Io che amo solo te
Autore: Luca Bianchini
Edizione: Mondadori
Prezzo: 16,00€
Trama: Ninella ha cinquant'anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell'uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno però puntati sugli sposi, ma sui loro genitori. Ninella è la sarta più bella del paese, e da quando è rimasta vedova sta sempre in casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimì, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l'inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, la futura suocera di Chiara, che a Polignano chiamano la "First Lady". È lei a controllare e a gestire una festa di matrimonio preparata da mesi e che tutti vogliono indimenticabile: dal bouquet "semicascante" della sposa al gran buffet di antipasti, dall'assegnazione dei posti alle bomboniere - passando per l'Ave Maria -, nulla è lasciato al caso. Ma è un attimo e la situazione può precipitare nel caos, grazie a un susseguirsi di colpi di scena e a una serie di personaggi esilaranti. 

Voto: 4/5 (8/10)
Dopo tante delusioni (e non vi ho parlato di tutti) finalmente un libro che si è fatto leggere e che mi ha allietato per qualche ora.
Chiara e Damiano si sposano e questo è il racconto del loro matrimonio, dal giorno prima al giorno dopo (3 giorni in tutto). Come in ogni matrimonio che si rispetti, va tutto bene fino, appunto, al giorno prima, poi succede di tutto.
Esagerazioni? Secondo me no. Trovo che l'autore sia stato molto bravo a mantenersi sul reale e sul possibile. Da parenti che saltano fuori all'improvviso, alle crisi dei due futuri sposi.
Ogni fatto è seguito con cura, con pochissime frasi a tratteggiare il passato per non spezzare troppo il presente e con la soluzione che non lascia fili in sospeso.
In tutto una discreta dose di positività anche nei momenti bui. Da inguaribile ottimista lo apprezzo, mostrare il bicchiere mezzo pieno non è da tutti. Anche quando si parla di matrimoni.
Non è chiaro chi siano i protagonisti, se i genitori o i figli. Forse lo sono tutti, in un bel romanzo corale molto ben bilanciato.
Lo sono sicuramente i due sposi, Chiara e Damiano, che all'inizio si sposano quasi perché trascinati dalla vita, dal momento, dalle convinzioni e poi si scoprono davvero innamorati. la loro storia è quella che mi è piaciuta di più. Riflette un po' i tanti luoghi comuni: trovati una brava ragazza e sistemati, trovati un buon partito e sistemati, fai questo, fai quello e l'amore è sopravvalutato. E invece proprio il giorno prima, tra crisi, errori e dubbi entrambi si ritrovano a pensare che lui/lei non è uno/una a caso, ma che è quello/quella giusto/giusta. la persona che davvero vogliono al proprio fianco per la vita.
Lo sono anche Ninnella e Don Mimì che si amavano un tempo e si amano ancora. La loro storia non è finita altrettanto bene, ma il sentimento c'è ancora. Nonostante questo evitano di rubare troppo la scena ai figli lasciando cadere la nuova opportunità che si presenta loro. Triste, ma apprezzabile.
Per finire lo sono anche buona parte degli altri, perché l'autore non li riduce a macchiette funzionali alla storia e basta. Ci parla di Nancy e delle sue insicurezze adolescenziali, della First Lady e del suo dolore, di Orlando e la sua differenza da tenere coperta. Tutte figure molto belle e abbastanza caratterizzate.
Piacevole lo stile dell'autore. Non solo positivo, come dicevo prima, ma molto semplice e scorrevole. Ha decisamente favorito la lettura. Buone le tempistiche e le descrizioni.

domenica 25 giugno 2017

Recensione: Non ditelo allo scrittore di Alice Basso

Oh.. finalmente un librino che merita! 💗💗💗


Titolo: Non ditelo allo scrittore
Autore: Alice Basso
Editore: Garzanti
Prezzo: 16,90 €
Trama: A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno. Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica. Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani. Dopo il successo dell’Imprevedibile piano della scrittrice senza nome e di Scrivere è un mestiere pericoloso, Alice Basso torna con la perfezione e l’originalità di uno stile che le ha portato l’ammirazione della stampa più autorevole. Un nuovo romanzo, stesse caratteristiche imperdibili: libri, indagini, amore e una protagonista che diventerà come un’amica un po’ strana che non riuscirete più ad abbandonare.


Voto: 4,5/5 (9/10)


Eccomi qui, felicissima di raccontarvi l'ultima avventura di Vani Sarca, la nostra eccezionale, impareggiabile ghostwriter dall'intelligenza acuta e dal sarcasmo spiazzante.
"Non ditelo allo scrittore" è il terzo libro della serie incentrata su una protagonista unica, che ha il potere di affascinare e divertire il lettore malgrado non sia esattamente un tipo dai modi affascinanti o intenzionalmente divertenti. 
La trama di questo terzo libro si discosta un pochino dai precedenti. Non ci sono romanzi da scrivere ma piuttosto Vani si ritroverà, suo malgrado, alle prese con un altro ghostwriter, personaggio particolarissimo, che sarà decisamente pane per i suoi denti.
L'incarico assegnatole da Enrico, stavolta, spinge Vani ad un confronto con sé stessa.
Anche dal punto di vista investigativo Vani si ritrova ai margini, con un Berganza, meravigliosamente Berganza come sempre, ma molto preso da indagini pericolose da cui cerca di tenerla fuori. Cerca. Faticosamente. Ma infruttuosamente poiché ahimè Vani non è certo il tipo di donna che si può tenere in panchina!
Ho apprezzato moltissimo l'evidente crescita di Vani in questo libro. Vani matura, diventa più consapevole senza, tuttavia, subire alcun stravolgimento totale, rimanendo coerente con sé stessa. E questo rispetto per il personaggio mi è piaciuto moltissimo.
Ritroviamo anche Riccardo Randi, che nel secondo libro non è stato esattamente in cima alla lista delle mie preferenze. Ebbene è migliorato. Il modo in cui si prodiga per rivalutarsi agli occhi di Vani è quasi commovente. Quasi. Diciamo che ho apprezzato lo sforzo.
Ho gioito nel ritrovare anche Irma, l'anziana e simpaticissima cuoca dei Giay Marin conosciuta in "Scrivere è un mestiere pericoloso", rimasta una figura presente e importante nella vita di Vani.
Lei e Morgana rappresentano un po' la Vani del passato e la Vani del futuro e dunque sono irrinunciabili.
Lo stile di Alice Basso è inconfondibile. Nella narrazione in prima persona, si susseguono dialoghi brillanti, caratterizzati da un'ironia spesso pungente, arricchiti da numerose citazioni letterarie, il tutto con un vocabolario ricercato che però non appesantisce la lettura che risulta scorrevole e piacevolissima.
Lo stesso vale per i flashback nel passato di Vani che creano una sorta di intreccio perfetto con gli eventi del futuro e le varie situazioni in cui la nostra ghostwriter si ritrova coinvolta.
Durante la lettura mi sono divertita ed emozionata. Giunta all'ultima pagina, mi ha strappato un grosso sospiro di soddisfazione, per un finale assolutamente perfetto.
"Non ditelo allo scrittore" è un romanzo da non perdere!








martedì 20 giugno 2017

Recensione: La carezza leggera delle primule di Patrizia Emilitri

E niente, come la mia consocia, ultimamente incappo in libri insoddisfacenti...

Titolo: La carezza leggera delle primule
Autore: Patrizia Emilitri
Edizione: Sperling & Kupfer
Prezzo: 15,90€
Trama: L'aria è gelida, a ricordare che l'inverno non è ancora finito. Un cielo plumbeo incornicia i pensieri di Claudia. Il sole sarebbe stato fuori luogo, nel giorno del funerale di sua madre. Lacrime, formalità, pratiche da sbrigare: il triste copione va in scena. Ma qualcosa di insolito accade quel pomeriggio stesso, quando Claudia riceve una strana busta accompagnata dalla lettera di una sconosciuta. La donna le affida un manoscritto inedito, una storia straordinaria di cui la ragazza, aspirante scrittrice, potrà servirsi per arrivare al successo. Clorinda è ricoverata in una casa di riposo. Ormai la sua vita è quasi tutta alle spalle, così almeno credono gli altri. Ma lei nasconde un segreto che è arrivato il momento di svelare. Una vicenda che ha radici molto lontane, nel giorno in cui Clorinda ha sfidato il proprio destino, scampando alla morte. Per farlo, si è servita di un vecchio quaderno di ricette appartenuto a una donna accusata di stregoneria, e ha attirato su di sé una terribile condanna. Ora, dopo tutti quegli anni, ha finalmente trovato la persona cui consegnare la propria storia. Qualcuno che condivide con lei molto più di quanto possa immaginare. Qualcuno che, come è stato per lei in passato, dovrà fare una scelta pericolosa. Una storia al confine tra realtà e sortilegio, un romanzo che racconta di donne al bivio tra ciò che è giusto e ciò che vogliono davvero.

Voto: 2,5/5 (5/10)
Lo dico subito senza mezzi termini: non mi è piaciuto. Per tanti motivi.
Probabilmente la prima cosa che mi ha 'disturbata' è che il libro sembra la versione breve di un romanzo della Morton, autrice che non amo particolarmente. Non solo, il fatto che mi ricordi altre storie, me lo ha fatto percepire come scarsamente originale e privo d'interesse.
La storia di Clorinda dovrebbe essere avvincente e incredibile, l'ho trovata noiosa e con paragrafi che ho giudicato totalmente inutili. Non si distingue da tante storie simili. Forse per l'elemento magico, ma non è originalissimo.
Il trucco del manoscritto passato poi è visto e sentito moltissime volte.
Il finale è un po' diverso, ma ci sono troppi colpi di scena condensati in poche pagine, mentre il resto è piuttosto piatto.
L'aspetto peggiore del libro sono le due protagoniste: odiose, arroganti, da prendere a schiaffi.
Linda/ Clorinda è di un egoismo e una spietatezza unici. Non dico cosa fa per meritarsi questo appellativo, ma sono rimasta basita quasi ad ogni pagina. Oltre a questo è maleducata e scortese, tratta tutti male o, nei migliori casi, con sufficienza. Sostenendo pure che 'lei se lo può permettere'. Davvero un personaggio pessimo.
Claudia è la degna spalla. Terribilmente snob e opportunista. Anche lei l'educazione e la simpatia sembra averle lasciate in cantina.
Altri personaggi sono troppo marginali per emergere e sono comunque meramente funzionali ala storia.
Anche il modo in cui è scritto non mi è piaciuto, ma in questo caso è più gusto personale. Al di là dei paragrafi che ho trovato inutili, in generale mi ha annoiata e non ho quasi mai provato attaccamento alla storia o voglia di andare avanti. Ci sono anche alcuni passaggi che ho trovato inverosimili. Non entro nel merito storico di alcuni aspetti. Un po' troppi colpi di scena (alcuni intuibili) nel finale, avrei preferito di più trovarli sparsi nella storia.
L'idea era carina, ma per i miei gusti non è stata sviluppata nella direzione giusta.



sabato 17 giugno 2017

Recensione: Volevo essere una gatta morta di Chiara Moscardelli


Ultimamente incappo in letture evitabili. Spero di aver spezzato questa catena.. U_U


Titolo: Volevo essere una gatta morta
Autore: Chiara Moscardelli
Editore: Giunti
Prezzo: 6,90 €
Trama: C'è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse non aveva fretta di venire al mondo perché aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata. Che sarebbe rimasta sempre in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non è divertente, è seducente. Non esprime opinioni, ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il ragazzo con gli amici, non si concede al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l'ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi.








Voto: 2/5 (4/10)

Con questo romanzo non so proprio da dove cominciare a lamentarmi. Sinceramente ho l'imbarazzo della scelta. Se avessi letto "Volevo essere una gatta morta" prima di "Volevo solo andare a letto presto", temo che non avrei accordato una seconda possibilità alla Moscardelli. E mi dispiace perché, in realtà, il suo stile ironico e diretto mi piace. Purtroppo la trama di questo romanzo, le situazioni a limite dell'impossibile, le vicende narrate e i personaggi, sono un vero disastro.
Il libro, impostato come un romanzo autobiografico, è un lungo elenco delle sventure di Chiara. Un po' di sfiga ci sta, è accettabile, ma il troppo storpia, sempre. Il racconto comincia con lei che scopre di avere un fibroma. Come lo scopre? Perché gli cresce una "tetta". Lei ne è entusiasta. Perché avere una tetta più grossa dell'altra è effettivamente qualcosa per cui entusiasmarsi, giusto? Capitasse a me, mi verrebbe una sincope. Chiara ne gioisce, invece. Così tanto che corre felicemente a comprare un bikini per sfoggiare fieramente la sua UNICA tetta grande. D'altronde, avere il seno piccolo è un vero handicap, mentre avere una tetta più grande dell'altra..
A questo punto avrei dovuto capire che il romanzo non faceva per me, ma ho continuato a leggere imperterrita solo per scoprire che peggiorava di pagina in pagina.
La realtà che supera ogni immaginazione non giustifica la serie di assurdità che si sono susseguite come una valanga inarrestabile. Chiara rasenta il patetico. Ho sbottato ogni volta che ha pensato di essere innamorata di Francesco, che personalmente prenderei a randellate nei denti dalla mattina alla sera! Ad uno che invita una ragazza ad una piccola festicciola e poi si chiude in camera da letto con un'altra prima ancora dell'arrivo di lei, le randellate nei denti sono il minimo.
Gli altri personaggi non sono odiosi quanto Francesco ma alquanto abbozzati e inutili. Matilda è esasperante. Non è soltanto ipocondriaca ma pure stressante con tutti i suoi "sei spacciata", "moriremo", "ci violenteranno", "ci colpirà un meteorite",  e chi più ne ha più ne metta.
Luca spunta fuori di tanto in tanto con le sue "perle di saggezza" e Michele... che fine ha fatto Michele? Deve essersi perso nella piazza del paese. Viene nominato solo per quello, per capire in quale punto della città si è perduto.
Personaggi che, a mio parere, non hanno fatto altro che sottolineare ben bene che Chiara è una sfigata cronica. Ma tutto quel buttarsi giù, tutto quel denigrarsi e, tante volte, umiliarsi, serve esclusivamente a lanciare un messaggio finale, per mostrare una sorta di rinascita del personaggio, di una presa di coscienza di sé, come a voler dire "caspita.. io valgo!". Beh.. meglio tardi che mai!
Non posso elencare la miriade di sventure che si leggono in questo libro, tuttavia.. posso dire che non c'è stata una sola situazione che mi abbia strappato anche un misero sorrisino?
Ecco, l'ho detto.
Peccato. Ero parecchio entusiasta (anche se non quanto Chiara quando ha scoperto di avere una tetta più grande, eh!) quando ho deciso di comprare questo romanzo e ripetere l'esperienza con la Moscardelli, ma stavolta mi ha decisamente delusa.







domenica 11 giugno 2017

Recensione: La forza dell'angelo di Heather Killough-Walden

Quando la mia consocia ha letto questo libro, ha detto: Te lo presto, ti scappa la pazienza sicuro. E io riderò un sacco.
Ecco.
Mi conosce bene.

Titolo: La forza dell'angelo (Lost angels 04)
Titolo originale: Warrior's angel (L'angelo guerriero)
Autore: Heather Killough-Walden
Edizione: Leggereditore
Prezzo: 12,90 €
Trama: Michael Salvatore è un esperto detective del dipartimento di polizia di New York. Alto, possente, occhi di un blu intenso e penetrante, è intelligente, veloce, infallibile nella caccia all’uomo. Ma il detective Salvatore è anche Michele, l’Arcangelo Guerriero, ultimo dei quattro angeli giunti sulla terra da duemila anni, alla ricerca delle quattro cherubine, esseri perfetti di sesso femminile, creati per loro e da cui furono poi separati.
Rihannon Dante, l’eletta che Michael ha finalmente ritrovato e che deve conquistare, è una donna decisa, con un passato incerto e una buona dose di poteri sovrannaturali. Combatte le ingiustizie, difendendo i deboli di giorno e affrontando pericolose missioni di notte, sotto copertura. Al pari di Michael, Rihannon non intende perdere le battaglie che la vita la porta ad affrontare. In lotta contro oscuri poteri, i due condurranno una guerra alimentata dal desiderio e dalla forza di volontà. Una lotta che potrà culminare con la loro unione eterna o con la loro totale distruzione... 

Voto: 5/10
La prima cosa che mi viene da dire, è che questa serie più va avanti e più peggiora. Forse è rimasto un ultimo libro, ma non ci giurerei, vista la capacità dell'autrice di proseguire con niente (a scrivere di niente).Di libro in libro, il filo conduttore è divenuto sempre più labile e inconsistente, e per dargli nuova linfa è stato buttato dentro di tutto, dagli angeli, ai vampiri, agli incubi, spettri, draghi e qualche altra cosa che ho dimenticato. Tutti abbozzati e vagamente delineati, senza troppo sforzo di caratterizzazione. Un minestrone colossale il cui senso mi sfugge e il disegno generale che dovrebbe rappresentare è sbiadito e incomprensibile.
Difatti nonostante sia il quarto libro (anzi, il quinto, ho scoperto che esiste pure un prequel) molte domande sono senza risposta: perchè le cherubine si trovano solo ora? Sono state scagliate nel futuro? Oppure si sono reincarnate per 2000 anni? Cosa vuole Samael? Chi cavolo è Gregori e a che serve? C'era proprio bisogno di lui? (No, ve lo dico io).
Queste sono quelle più rilevanti, ma la lista è davvero lunga.
Vorrei anche capire il senso di fare degli angeli come protagonisti se poi 3 su 4 diventano vampiri. Ma fai una serie sui vampiri!
Mi rendo conto che sto parlando pochissimo della trama, ma ... la trama non c'è. Cioè, c'è, ma è talmente breve, leggera e banale che rischio di svelarla con due parole. Buona parte di quello che fanno i personaggi per andare avanti non ha quasi senso. Anche la storia d'amore, che poi dovrebbe essere il fulcro del libro, è piatta. Non l'ho minimamente sentita. Anzi, tendenzialmente alternavo la voglia di prendere a schiaffi lei, con la voglia di prendere a schiaffi lui. In questo sono una coppia perfetta.
I personaggi...
Rhiannon è una cherubina e quindi rincoglionita come le sue consorelle prima di lei. In teoria è una guerriera, una donna forte, ma se lo dimentica quando compare LUI! A volte mi chiedo: ma davvero questi romanzi sono scritti da donne? E davvero credono che queste siano le eroine in cui le altre donne vogliono immedesimarsi? Una protagonista così può starmi bene (ma non sempre) in un romance storico, in cui il contesto prevedeva una fanciulla che avesse determinate caratteristiche, non nel 2000. Se una donna viene descritta come tosta io la voglio tosta sempre, e non intendo rozza e maleducata. Mi va bene anche elegante, raffinata, delicata, ma che sa quello che vuole e lo ottiene. Non una che picchia tutti e appena vede il maschio le parte l'ovaia e non capisce più niente. Questo è uno stereotipo maschile, dell'uomo forte che vede la figona e gli scende il cervello nelle mutande. Non è questa la parità di genere su! Fate protagoniste forti secondo un modello femminile, non maschile!
Lui... credo rappresenti un fallimento nella caratterizzazione e diversificazione dei personaggi. Michele doveva essere quello buono, quello generoso e positivo, invece ha fatto in modo che diventasse cretino come i suoi fratelli. Di conseguenza si è persa totalmente la sua personalità. Di fatto è un solo tipo di protagonista ripetuto per 4 libri. Decisamente monotona come cosa. Impossibile dire se sia incapacità di gestire personaggi diversi, o una precisa volontà che risponde all'idea che quello sia l'uomo ideale. O meglio, il protagonista ideale, quello che tutte vorremmo sognare.
Tutti gli altri... insignificanti. Anche Samael, che in teoria è quello cattivo, non è chiaro che direzione stia prendendo. Una cosa è certa: è diventato incoerente.
Scrittura piatta e ripetitiva, un po' elementare. Descrizioni quasi assenti, dialoghi banali e già sentiti.
Lo so che, alla fine, una domanda ve la state facendo voi: perché mai leggi sti libri? Perchè, non sembra, ma alla fine mi diverto un sacco. Meglio di un libro di barzellette. Mi diverto male? Può darsi, ma con il caldo il mononeurone non collabora, non posso leggere Freud.

Commenti a caldo durante la lettura (non dovrebbero esserci veri e propri spoiler, comunque ci sono riferimenti a scene del libro):

Lo schiantano addosso ad un lampione e il lampione si accartoccia, lui si rialza tranquillo. Con che cacchio li fanno i lampioni in America, panna montata?
E vabbè, sarà il superangelo superfigo con i muscolacci d'acciaio.
Un attimo dopo lo colpiscono e lui rantola a terra moribondo.
... qualcosa non torna.

Ci mancavano i gargoyle in sto minestrone. Ma finire UN filone??? Uno!
[I gargoyle nella recensione me li ero scordati...]

Cioè... non voglio dire...
-Sta venendo un poliziotto
- ok grazie
S' infila jeans e maglia senza mutande e reggitette il perchè non si sa e poi...
Si rammarica di non essersi messa qualcosa di decente prima ancora di aprire la porta.
Qual era la differenza tra infilarsi jeans e maglietta o un vestito o pantaloni e camicia???
Anzi ... io faccio più veloce col vestito che non con i jeans... e m'avanza pure il tempo per infilarmi le mutande!!!
E poi... attenzione... non s'è messa la crema... 'na roba essenziale quando arriva la pula....
Che poi manco ha visto chi è!!!!
Metti che ti spunta Poirot coi suoi baffi???
O il tenente Colombo?

Michele Salvatore... ma un cognome più cretino no????

Pretende il locale lavanderia (mezza pagina di libro sull'impossibiità di trovare una casa con il locale lavanderia, ma chi se ne frega!) perchè detesta camminare con i vestiti sporchi in giro... ma quanti ne hai??? Ma un cesto porta biancheria no??? Li accumuli a catene montuose finchè non si svuota l'armadio? E quanti ne hai per fare così? Poi ci credo che arriva il povero poliziotto figone e tu stai lì senza mutande. Lavale ogni tanto!!!!

... le mostra i jeans strappati.
E lei?
È stato un incidente di rasatura...
Tesò io le gambe me le sono depilate in ogni modo possibile immaginabile eccetto la fiamma ossidrica ma coi jeans proprio non mi è riuscito...
E lui, elegante, cosa dice: le consiglio di passare all' epilatore elettrico...
Alò Mr Simpatiaperduta... per un commento del genere qualche donna ti squarta la faccia proprio come i jeans. Ringrazia che è una cherubina e quindi rincoglionita per antonomasia

... la Heather ci tiene a far sapere che nella villa superfiga non manca mai la birra...
Perchè io invece di 4 arcangeli figoni m' immagino 4 copie di Homer Simpson???

E poi, finalmente, viene fuori il lato rincoglionito da cherubina!!! Stappiamo un crodino va...
C' ha le zanne, si muove più veloce della luce, c' ha gli occhi brillanti che ancora un po' lanciano i raggi gamma come Mazinga e lei??? Non sei umano.
Ma va??? Mangiato pane e vispo?

Ma ste cherubine tutte la stessa cosa fanno? Lanciano fulmini e guariscono. Ma varia!!! Si vede che Dio era stanco, ha fatto un impasto solo e via, quante cherubine servono? 4? 5? Alè, si divide in 5 parti e problema risolto.


venerdì 9 giugno 2017

Recensione: Sogno criminale di James Hadley Chase

Certe volte capita di ritrovarsi tra le mani libri che ci si chiede, davvero, quel giorno in libreria poteva cadermi una tegola in testa, piuttosto? U_U

Titolo: Sogno criminale
Autore: James Hadley Chase
Editore: Giunti
Prezzo: 6,90 €
Trama: Nella vita reale George Fraser è un timido piazzista di enciclopedie, amato solo dal gatto della squallida pensione in cui vive e dall’ingenua domestica Ella, che ogni mattino ascolta rapita i suoi fantasiosi racconti di una vita pericolosa e ai limiti della legalità: perché nei suoi sogni a occhi aperti George si trasforma in un temutissimo gangster, audace e sprezzante, che tratta da pari a pari con boss del calibro di Al Capone e Lucky Luciano. Ma che cosa accade se la fantasia criminale diventa realtà? Quando incontra Sydney Brant, un ragazzo con il volto deturpato da una misteriosa cicatrice che gli storpia il sorriso, l’esistenza di George viene completamente stravolta: soprattutto se al fascino malavitoso di Sydney si aggiunge quello della sorella Cora, una vera femme fatale, tanto seducente quanto cinica e manipolatrice. Complice una pistola ereditata dal patrigno, George si ritroverà in un universo ancora più spietato di qualsiasi scenario avesse mai osato immaginare. E il risveglio sarà violento come un pugno in piena faccia.


Voto: 1,5/5 (3/10)

Più che un sogno, questo libro è stato un incubo. Il mio incubo, pagina dopo pagina. Viene definito un noir, ma più che nero io l'ho trovato di un grigio pallido. Poche volte nella mia vita da lettrice mi sono imbattuta in un romanzo tanto insensato e piatto. A volte capita che la trama sia buona però i personaggi lasciano a desiderare, oppure che ci siano dei personaggi notevoli con una trama che fa storcere le labbra. Questo libro manca di tutto. E' agghiacciante! Mi ha lasciata basita dall'inizio alla fine.
Provo a motivare questa stroncatura partendo dal personaggio principale: George Fraser.
George ha la stazza di un mastino napoletano, la personalità di un coniglio e la vitalità di un bradipo. E' un piazzista, si guadagna da vivere vendendo enciclopedie porta a porta e si crede pure bravo. Lui. Illuso! Non ha una gran vita sociale, se si esclude l'esclusivo rapporto di amicizia con Leo, il gatto pauroso (non a caso sono in sintonia!). Non ha una fidanzata, mai avuto una donna, e non ha dei veri amici. Se aggiungiamo pure che il suo passatempo preferito è farsi dei filmini mentali in cui lui è un gangster spietato che non perdona nessuno, allora il quadro è completo.
Tuttavia quello che mi ha veramente spazientita di più in questo personaggio è l'incoerenza. Un attimo prima è cauto e timoroso, quello dopo vuole mostrare coraggio e determinazione, quello dopo sta già pensando che sarebbe meglio scappare a gambe levate. Di fondo è un emerito imbecille.
Si può decidere lucidamente di andare a vendicarsi di qualcuno da cui ci si è salvati per miracolo, dopo essere stati massacrati di botte e essere stati tagliuzzati con un rasoio, con una pistola scarica??? Per George sì.
Ho letto delle cose assurde. Sto imbecille deve recuperare una cosa in un bungalow di campagna dove c'è stato l'omicidio e dovrebbe esserci ancora il cadavere.Si è portato dietro le copie di libri che lui vende porta a porta perché così se la polizia lo becca può dire che si è preso un giorno di vacanza in campagna e sta lavorando per pagarselo. Lo crederanno, certo. Perché è normale che uno prende un giorno DI VACANZA e se ne va in montagna, dove dovrebbe essere in VACANZA, e va in giro a lavorare! Solo a me suona assurdo? È come dire: di solito vendo il cocco per strada ma domani vado in vacanza al mare e vendo il cocco in spiaggia per pagarmi questo giorno di vacanza. Sì, è assurdo.
Gli altri personaggi non si salvano. Cora dovrebbe essere una femme fatale ma è solo una sciattona prepotente, dispotica, sclerotica, manipolatrice che utilizza George come enorme zerbino. Lei è la sorella di Sydney, un nuovo venditore porta a porta che affianca George. Ovviamente il nostro furbissimo protagonista si innamora di lei. A prima vista. Appena la vede al bar dove lo spedisce Sydney con quello che poi viene fuori essere stato solo un pretesto. E come potrebbe non innamorarsi di una con i vestiti sudici (va bene vecchi perché se è povera ci sta ma sporchi?!), i capelli in disordine, che manco io appena alzata dal letto, e dei modi da scaricatore di porto a cui hanno appena pestato l'alluce?
Lei è veramente atroce. Uno squallore.
George, in qualunque situazione si trovi, riesce a pensare solo ad una cosa: che Cora potrebbe essere "carina con lui". Ma "Cora" e "carina" nella stessa frase non ci stanno.
Secondo la trama del libro, conoscendo quei due soggetti, George dovrebbe ritrovarsi a vivere una delle avventure che tanto spesso sogna e di cui è il protagonista. Niente di tutto ciò.
Viene sfruttato, raggirato, malmenato. Detta così pare che sia una povera vittima invece è solo un imbecille, credetemi. Come altro lo definireste uno che dopo essere stato rifiutato e umiliato più volte, si offre di lavare i panni alla mancata femme fatale, di riordinarle casa e di lavarle i capelli perché così forse lei fa la "carina" (è in fissa con sta cosa!) con lui?
Personaggi a parte, anche le situazioni sono di una lentezza e di una noia che proprio non si riesce a sentirsi coinvolti. Ogni tanto un colpo di scena buttato lì, per creare una suspance inesistente, ma riuscendo solo a spazientire ancora di più.
Si arriva al finale che di speranze se ne hanno davvero poche e infatti George rimane quello sfigato che è, dal principio alla fine!
Ribadisco.. certe volte è meglio la tegola!









domenica 28 maggio 2017

Recensione: Appendici in giallo di Autori Vari

I libri di racconti proprio non mi coinvolgono. E non so mai come parlarne. Infatti è rarissimo che lo faccia. Stavolta ci ho provato.

Autore: Autori Vari
Edizione: Mondadori
Prezzo: Fuori catalogo
Trama: [Tratta da ebooklove] Dopo la fortunata serie delle Appendici del futuro”, Bluebook aggiunge il “giallo” alla sua tavolozza di colori digitali, ed è orgogliosa di presentare un’antologia che propone quei racconti che la Mondadori ha presentato, nel corso degli anni, in appendice alle sue pubblicazioni, ma che raramente in seguito hanno visto una ristampa.In questo primo numero si parte dagli anni ’20 con un rarissimo racconto di W.W. Jacobs, si passa agli anni ’30 con un racconto di Dashiell Hammett sul suo personaggio di Sam Spade (reso famoso al cinema dall’interpretazione di Humphrey Bogart), si passa per anni ’40 con un racconto di Jack London e si continua fino agli anni ’90. Nomi poco conosciuti si affiancano a veri capisaldi del genere, come Patricia Highsmith, Ken Follett, Ruth Rendell, Edmund Crispin, Elizabeth Ferrars e James Crumley.Non mancano omaggi a Sherlock Holmes, vera icona del genere, con “L’uomo pi? pericoloso di Londra” di R.L. Stevens e “La rivale di Sherlock Holmes” di Sonora Morrow..”

Voto: 6/10
Questa è una delle rarissime occasioni in cui ho letto, e recensito, un libro di racconti. Questo perché, nonostante io ami moltissimo le fiabe, non mi trovo bene invece con i racconti. Rispondono a regole particolari e anche il modo di leggerli è diverso. Troppo semplici e lineari.
In questo caso si tratta anche di storie molto brevi, alcune di poche pagine e spesso non c'è lo spazio sufficiente neanche per scrivere dei fatti, meno che mai per approfondire i personaggi o le situazioni.
Nonostante questo ci sono autori che mi hanno comunque colpito. 'Era solo un cinese' (Jack London) mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Un racconto su Shakespeare mi ha divertita. Ho apprezzato i due riferimenti a Sherlock Holmes ('L'uomo più pericoloso di Londra' di Stevenson e 'La rivale di Sherlock Holmes' di Sonora Morrow).
Sono rimasta coinvolta in 'Ricatto senza fine' (Martin Werner).
Gli altri li ho letti più o meno piacevolmente, ma non mi hanno colpita come quelli citati.
Essendo tanti autori diversi non c'è uno stile univoco, ma ognuno ha mantenuto il proprio e alcuni sono decisamente riconoscibili (come i racconti di Ken Follett, Patricia Highsmith e Ruth Rendell).
Si tratta di un libro fuori catalogo, ma non è difficile reperirlo, per questo ve ne parlo. E visto che arriva l'estate tenetelo come idea per una lettura da spiaggia, tra un tuffo e l'altro qualche racconto di poche pagine ci entra.

sabato 27 maggio 2017

Recensione: Madame Mallory e il piccolo chef indiano di Richard C. Morais

E dopo tanti programmi di cucina... anche un libro. Non di ricette ^^

Titolo: Madame Mallory e il piccolo chef indiano
Titolo originale: The hundred-foot journey
Autore: Richard C. Morais
Edizione: Neri Pozza
Prezzo: 16,50 €
Trama: Hassan Haji, secondogenito di sei figli, è nato sopra il ristorante di suo nonno, in Napean Sea Road a Bombay, vent'anni prima che fosse ribattezzata Mumbai. Ed è cresciuto guardando la figura esile di sua nonna che sfrecciava a piedi nudi sul pavimento di terra battuta della cucina, passava svelta le fettine di melanzana nella farina di ceci, dava uno scappellotto al cuoco, gli allungava un croccante di mandorle e rimproverava a gran voce la zia. Tutto nel giro di pochi secondi. E ha capito infine come va il mondo osservando suo padre, il grande Abbas, girare tutto il giorno per il suo locale a Bombay come un produttore di Bollywood, gridando ordini, mollando scappellotti sulla testa degli sciatti camerieri e accogliendo col sorriso sulle labbra gli ospiti. Naturale che quando l'intera famiglia Haji si trasferisce, dopo la tragica scomparsa della madre di Hassan, prima a Londra e poi a Lumière, nel cuore della Francia, sia proprio lui, il piccolo Hassan, a prendere il posto della nonna Ammi ai fornelli della Maison Mumbai, il ristorante aperto a Villa Dufour dal grande Abbas. Un locale magnifico per gli Haji, con un'imponente insegna a grandi lettere dorate su uno sfondo verde Islam, e la musica tradizionale indostana che riecheggia dagli altoparlanti di fortuna che zio Mayur ha montato in giardino. Peccato che abbia di fronte un albergo a diverse stelle, Le Saule Pleureur, la cui proprietaria, una certa Madame Mallory, sia andata a protestare dal sindaco per la presenza di un bistrò indiano...

Voto: 3/5 (6/10)
Uscito qualche anno fa, recentemente è più conosciuto con il titolo Amore, cucina e curry, grazie al film del 2014.
Non ho visto il film e, dopo aver letto il libro, dubito di volerlo vedere.
Non è brutto, ma mi è piaciuto a metà. La prima metà.
La prima parte è decisamente divertente, sia nel raccontare i pellegrinaggi in giro per l'Europa, sia nel parlare della famiglia Haji (fuori dalle righe quel tanto che basta ad essere un filo grottesca senza esagerare), sia negli scontri tra il ristorante indiano e l'altezzosa Madame Mallory.
La seconda parte invece diventa noiosa. Hassan è un personaggio 'triste', negativo che non mi è piaciuto e per cui non ho provato empatia, la sua vita e le sue vicende quindi, non mi hanno interessata e ammetto che, ad un certo punto, ho iniziato a contare le pagine che mancavano alla fine.
Anche nel momento del successo non è coinvolgente e il lettore a stento pensa un tiepido: vabbè, bravo.
Più simpatica Madame Mallory con tutta la sua antipatia e altezzosità. Tutti i programmi di cucina che spopolano ci hanno abituati a figure come quella della chef del libro. Che in generale non mi piacciono, ma Madame ha reazioni talmente eccessive e cinematografiche che strappa diversi sorrisi. Unica pecca: sparisce a metà libro appunto, lasciando sul campo solo Hassan.
Anche lo stile risente un po' del racconto: più fresco e ammiccante nella prima parte, più cupo e lento nella seconda. Diventa monotono e noioso, peccato.
Mi spiace dirlo, ma a causa di questo dualismo è un libro che arriva alla sufficienza piena ma non va oltre, di cui si può dire 'carino' ma niente di più.

mercoledì 24 maggio 2017

Recensione: Il sigillo dei Borgia di Mauro Marcialis


Recensione di un bel romanzo storico. Non è il mio genere ma questo qui mi ha presa parecchio.


Autore: Mauro Marcialis
Editore: Rizzoli
Prezzo: 5,90 €
Trama: Roma,11 agosto 1492: una fumata bianca annuncia al mondo l’elezione di papa Alessandro VI, il potente cardinale Rodrigo Borgia giunto dalla Spagna con l’ambizione di conquistare, dopo il Vaticano, l’Italia intera. Da subito le spregiudicate manovre politiche del papa sembrano non risparmiare nessuno, e persino i suoi adorati figli Cesare, Juan, Lucrezia e Jofré diventano pedine di un gioco crudele, in cui si susseguono matrimoni d’interesse e alleanze pericolose. E quando le cospirazioni di Alessandro VI cominciano a esigere un prezzo sanguinoso, Cesare chiama a corte il suo vecchio compagno di studi Miguel Corella, che firmerà nel nome dei Borgia una serie di efferati crimini con la sua tagliente corda di violino. Cardinali, spie e cospiratori, chiunque tenti di ostacolare l’ascesa della famiglia si scontra fatalmente con lo spietato boia Miguel, la cui furia non risparmia neanche le cortigiane del palazzo di Santa Maria in Portico. Qui, sotto lo sguardo sprezzante di Giulia Farnese, la splendida amante del papa, si consuma anche l’amore tra la giovane cortigiana Drusilla e un Cesare Borgia ormai preda dello stesso delirio di onnipotenza del padre. Su di loro e su tutta Roma, domina incontrastato Rodrigo Borgia, che osserva il mondo conosciuto e quello appena scoperto sulle carte appese nelle sue stanze, ed è disposto a immolare anche Dio pur di diventarne il padrone assoluto.


Voto: 4/5 (8/10)

La storia, intesa come materia scolastica, non è mai stata tra le mie preferite. Ho sempre fatto una fatica tremenda a concentrarmi nello studio e poi a ricordare quanto faticosamente appreso. Forse per questo in genere storco il naso tutte le volte che, nelle mie lunghe visite in libreria o in biblioteca, mi imbatto nella sezione dei romanzi storici. E' un genere che difficilmente prendo in considerazione eppure ci sono delle eccezioni. I Borgia sono un'eccezione. Questo romanzo l'ho praticamente divorato, perché la famiglia Borgia, e tutti i personaggi ad essa legati, riescono sempre ad affascinarmi. Il sigillo dei Borgia racconta gli undici anni di papato di Rodrigo Borgia.
Ve lo dico, anche se forse lo sapete già e senza timore di fare spoiler:  Rodrigo Borgia comprò l'elezione offrendo Ducati e possedimenti a destra e a manca pur di sbaragliare il suo rivale Giuliano Della Rovere. D'altronde, la storia parla chiaro: Alessandro VI era un uomo corrotto, dissoluto, lussurioso, ambizioso fino all'estremo, con una smisurata fame di potere e pronto a tutto pur di conquistare Roma, il Vaticano e poi l'Italia intera.
Tutto il romanzo ruota intorno alle vicende di una famiglia che ha segnato la storia, non solo per il suo prestigio e il potere che emana, ma anche per il marcio che imperava al suo interno e tra i membri stessi della famiglia. I personaggi che compaiono nel romanzo sono veramente tanti, ma io mi limiterò ai principali.
Cesare Borgia, destinato dal padre a seguire le sue orme in Vaticano, ha ben altre aspirazioni. Viene attribuita a lui la morte del fratello Juan, duca di Gandia. Dopo la sua dipartita, Cesare poté finalmente liberarsi della veste cardinalizia, che tanto gli andava stretta, e diventare il condottiero spietato conosciuto come Il Valentino. Cesare Borgia è un personaggio carismatico, ambizioso e lussurioso quanto il padre. Un uomo passionale, combattivo e senza scrupoli. E' innamorato della sorella Lucrezia. Un sentimento malato, per il quale arriverà ad uccidere.
Lucrezia Borgia. La bellissima Lucrezia Borgia. Colei di cui Rodrigo di serve maggiormente per creare legami e alleanze, offrendola in sposa in matrimoni combinati.
Juan Borgia è un giovane arrogante e viziato, è il prescelto di Rodrigo (almeno in questo romanzo) che lo nomina capitano generale della Chiesa. Il suo rapporto con Cesare è molto controverso. I due fratelli non fanno che colpirsi mostrando un profondo rancore reciproco. Non a caso viene attribuita a Cesare la tragica morte di Juan.
Infine c'è Jofré Borgia. Il più giovane e anche il più mansueto dei fratelli. Anche lui viene mosso da Rodrigo come un burattino, non gode quasi per nulla della stima del padre e vive all'ombra dei fratelli, sminuito e sottovalutato.
Marcialis si serve di tre punti di vista differenti nella narrazione: Rodrigo Borgia, Miguel Corella e Drusilla Martelli.
Corella è uno dei miei personaggi preferiti. Amico fedelissimo di Cesara Borgia, lascia Pisa e si unisce alla famiglia diventando il braccio armato di Rodrigo Borgia. Il Boia dei Borgia, come viene spesso tacciato. E lo è. Sebbene ci siano volte in cui non approvi, esegue ogni genere di omicidio in nome della devozione ai Borgia, in particolar modo al suo signore Cesare.
Drusilla è una giovane dama di compagnia di Lucrezia. Posseduta da tutti e tre i fratelli, ne amerà solo uno fino ad odiarlo.
La trama del romanzo è coerente con gli eventi storici, facendo emergere in maniera molto nitida la scandalosa condotta dei Borgia, la spiccata propensione al nepotismo, la corruzione che dilaga e scorre come il sangue che viene versato. E' tutto un grosso intrigo di segreti e perdizioni. Manipolare, tramare, uccidere, fare sesso e sgravare figli la cui figura paterna è totalmente assente.
Tutti elementi che rendono Il sigillo dei Borgia un frammento di storia assolutamente accattivante.








martedì 23 maggio 2017

Teaser Tuesdays #132


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<< Cuccioli. Sono solo cuccioli.
Senza voce in capitolo. Senza nessuno che li ascolti.
Sono i più piccoli, portatori inconsapevoli del futuro e abbandonati nel presente.
Cuccioli soli, immersi nel buio dell'indifferenza. Piccole macchine perfette lasciate senza parole all'angolo della vita, in costante pericolo.
Cuccioli ammalati, pieni di composto, silente dolore.
Cuccioli straziati, cuccioli dell'amarezza e della sofferenza.
Cuccioli. >>


Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone
Maurizio de Giovanni



Recensione QUI


Qual è il vostro teaser? ^_^





lunedì 15 maggio 2017

Recensione: Wolf. La ragazza che sfidò il destino di Ryan Graudin


Recensione al volo!


Titolo: Wolf. La ragazza che sfidò il destino
Titolo originale: Wolf by Wolf #1
Autore: Ryan Graudin
Editore: De Agostini
Prezzo: 14,90 €
Trama: È il 1956 e l'alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l'impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell'Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yael, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un'occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler ... e ucciderlo davanti a milioni di spettatori. Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell'anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile...


Voto: 4,5/5 (9/10)

Vi siete mai chiesti in che mondo vivremmo se il più folle e crudele serial killer della storia avesse realizzato i suoi folli propositi? Ryan Gaudin se l'è chiesto ed è così che è nato "Wolf. La ragazza che sfidò il destino".
Non si tratta di un romanzo sull'olocausto, sebbene tratti comunque il delicato argomento attraverso i ricordi di Yael, ma piuttosto la visione di un mondo alternativo dove Adolf Hitler ha condotto la sua Germania alla quasi supremazia. Quasi, perché il dittatore si spartisce la torta con un'altra super potenza (che non è l'America per una volta!): il Giappone.
Chi è Yael? Yael è la chiave. Yael è la speranza di un popolo assoggettato di risollevarsi. Yael è una ragazza speciale, il cui destino sembra essere quello di porre fine al potere di Hitler e arrestare il fiume di sangue e morte che il dittatore ancora fa scorrere tra gli innocenti. Yael era una deportata, apparentemente come tanti. Una bambina sopravvissuta al campo di concentramento solo perché scelta e sottoposta ad una serie di esperimenti, che poi le conferiscono il potere di mutare aspetto a suo piacimento. Sarà proprio questa sua capacità, questo dono e questa condanna, a renderla l'unica in grado di portare a termine una missione delicatissima: uccidere Hitler.
Ha una sola possibilità di riuscita, una soltanto, al ballo che segue l'annuale Tour dell'Asse. Ma per poter partecipare al ballo, Yael deve prima vincere il Tour, e deve farlo vestendo la pelle di Adele Wolf, la Vincitrice dell'anno precedente.
E così saltiamo in moto con Yael, con Felix, il protettivo gemello di Adele, e con gli altri partecipanti alla gara, tra cui i due avversari più temibili: l'affascinante e determinato Luka e l'insidioso giapponese Katsuo. Un viaggio appassionante, tappa dopo tappa, tra la sabbia del deserto, le insidie e i colpi bassi dei concorrenti, scoprendo legami che neppure la stessa Yael immaginava e che rappresentano una difficoltà ulteriore.
Trovo che il romanzo sia avvincente ed originale nel trattare una tematica ben nota. L'autrice dosa in maniera sapiente le parti che raccontano il passato, che sono indispensabili a capire il personaggio di Yael, senza annoiare e senza mai veramente spezzare la tensione del presente e della gara. Se avesse scelto di creare un cattivo, probabilmente lo stesso romanzo non mi avrebbe coinvolta allo stesso modo. Il fatto che sia un distopico con un'ambientazione realistica e fondata su personaggi che sono esistiti, che hanno fatto la storia, storia reale di tutti noi, ha indubbiamente contribuito ad emozionarmi e a calarmi nelle vicende.
Lo stile della Gaudin è pulito ed essenziale. Non si perde in troppe descrizioni malgrado riesca a rendere perfettamente vividi i sentimenti e le emozioni dei personaggi, quanto la bellezza o il decadimento dei luoghi in cui sono ambientate le vicende.
Il finale tanto atteso mi ha colto di sorpresa solo a metà ma l'ho apprezzato, soprattutto perché quel finale lascia un po' di interrogativi a cui spero di dare risposta nel seguito che non mancherò di leggere.





sabato 13 maggio 2017

Recensione: Il bell'Antonio di Vitaliano Brancati

Titolo: Il bell'Antonio
Autore: Vitaliano Brancati
Edizione: Mondadori
Prezzo: 10,50€
Trama: Giovane di rara bellezza, nella Catania fascista e conformista degli anni Trenta, Antonio Magnano gode fama di impareggiabile seduttore, concupito dalle donne e invidiato dagli uomini. Ma dopo tre anni di nozze con la bellissima e candida figlia di un facoltoso notaio, Antonio vede la sua reputazione offuscarsi lasciando il posto ad un'infamante verità.

Voto: 3,5/5 (7/10)
Non mi stupisce che questo romanzo, all'epoca, abbia dato scandalo. Il tema è dei più tosti: l'impotenza maschile. Per di più nella Sicilia degli anni trenta (ma secondo me, su un simile argomento, tutto il mondo è paese e una città valeva l'altra).
C'è un certo dualismo nel testo: si ride, il lettore è portato a farlo, soprattutto in certi momenti, eppure è un libro estremamente cattivo. Si ride di sfortune e disgrazie, perché queste capitano ai personaggi. Essere impotenti è un onta sull'orgoglio maschile che portano un bellissimo ragazzo, idolo ricercato da tutte le donne, ad essere abbandonato e dileggiato dall'intera cittadina.
In famiglia la cosa viene vista come una colpa a cui il padre cerca in tutti i modi di porre rimedio (ma non aiutando Antonio, bensì agendo in prima persona per ristabilire la nomea di grandi amatori della famiglia).
La cosa più brutta è forse l'abbandono di Antonio da parte di tutti. Solo lo zio lo ascolta veramente e cerca di confortarlo. Tutti gli altri si allontanano e molti lo deridono.
La moglie è quella che, secondo me, si comporta peggio trasformandosi da ragazza dolce e devota in una persona fredda e ostile, quasi fosse arrivata ad odiare Antonio.
Il protagonista l'ho trovato molto dolce, così innamorato della sua bella da non riuscire a concludere (perché prima, invece, funzinava benissimo). Si angustia lui per primo della sua incapacità ed è stato brutto vedere come nessuno si preoccupa della sua salute e, soprattutto, del suo stato emotivo.
Barbara, la moglie, come avrete capito, non mi è piaciuta affatto. Da ragazza dolce e innamorata si trasforma in un'arrivista senza scrupoli e sembra quasi lei la prima a insultare Antonio per i suoi problemi.
Alfio, invece, (il padre) mi ha fatta comunque ridere. Vive l'impotenza del figlio come la più assoluta delle disgrazie. Si rifiuta di crederci e ne inventa nere pur di smentire le voci e le parole dello stesso Antonio.
Lo zio è l'unico che lo ascolta, ma è un personaggio alquanto bizzarro e non saprei darne un'opinione.
Mi sono chiesta se non fosse anche un romanzo di denuncia, ma la situazione politica non è presente quanto dovrebbe. Rimane la denuncia sociale, questo sì, e secondo me è anche abbastanza attuale come romanzo. Forse non nelle grandi città, ma provate a essere impotenti in un paese dove tutti si conoscono e di sicuro non mancheranno battutacce e cattiverie.

giovedì 4 maggio 2017

Recensione: Ogni giorno ha il suo male di Antonio Fusco

Eccomi alle prese con un nuovo investigatore. Come sapete io ho un debole per queste figure. Mi è piaciuto, ma stavolta l'amore a prima lettura non è scattato. Però ci riproveremo.

Titolo: Ogni giorno ha il suo male
Autore: Antonio Fusco
Edizione: Giunti
Prezzo: 12,90€
Trama: La sonnacchiosa cittadina toscana di Valdenza è sconvolta dall'omicidio di una donna. Il cadavere viene ritrovato in casa, nella camera da letto, steso per terra in una posizione inusuale. Si pensa subito che la vittima sia l'affittuaria dell'appartamento, una giovane professoressa del sud, e l'assassino il preside della scuola, con cui da qualche mese intratteneva una relazione clandestina. ripensando alla scena del crimine, però, troppe cose non convincono il commissario Casabona. I suoi sospetti sono confermati da un secondo omicidio, questa volta nella piazza del Duomo. Un fiuto infallibile, vent'anni di "mestiere" non dietro una scrivania ma per la strada, una struggente comprensione dell'animo umano, anche il più perverso, Casabona si convince che i due omicidi siano firmati dalla stessa mano. Un'intuizione che condurrà lui e la sua bella collega Cristina Belisario su una pista molto pericolosa...

Voto: 4/5 (7/10)
Eccomi alle prese con un nuovo commissario, categoria che amo molto e di cui leggo sempre volentieri alla ricerca costante di personaggi da amare.
Mi sono innamorata di nuovo? Eh, stavolta non ne sono tanto sicura, ma ne parliamo dopo.
Prima la trama, che invece ho trovato di tutto rispetto, anche se un po' troppo americaneggiante. Mi ha coinvolta ed entusiasmata e ci ho messo un bel po' a capire il nesso tra il prologo e il resto del romanzo. In realtà ci si arriva praticamente alla fine, segno che gli indizi e le scoperte sono ben dosate ed evitano al lettore di annoiarsi.
Mi è piaciuta tanto l'accuratezza nelle descrizioni dell'indagine, mi sembrava realistica, niente di trascendente, con i limiti ben in evidenza, qualche lavata di testa e un po' di gelosia all'arrivo dell'esperta da Roma. Poi ho scoperto da cosa deriva: l'autore è funzionario di Polizia, quindi scrive con cognizione di causa.
Un pochino di spazio anche alle vicende personali, che aiutano a capire il protagonista.
Casabona si presenta, alla fin fine, come una persona normale, un vicino di casa. Niente super commissario misantropo e scontroso, ma un padre preoccupato, con un matrimonio in crisi da sistemare e premuroso a suo modo con i colleghi e sottoposti. Un protagonista molto umano che, proprio per questo, sulla carta aveva le potenzialità per farmi 'innamorare'. Invece la scintilla non è scattata. E' un bel personaggio, articolato, caratterizzato, particolare e diverso. Bello senza dubbio, ma per quanto mi sia piaciuto gli manca ancora qualcosa. Forse perché è la prima avventura. Vedremo le successive.
Gli altri personaggi invece sono più in ombra. Emergono un po' di più Lucchese, sottoposto del commissario, e Cristina, inviata da Roma (di uno non ricordo il nome, dell'altra il cognome).
Il primo mi ha divertito ed è l'uomo giusto al momento giusto.
L'altra viene additata come raccomandata, in realtà è capace, preparata, brava nel suo lavoro.
Mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sui figli, sia sul ragazzo in comunità che sulla figlia aspirante criminologa, magari nei prossimi libri.
Nonostante la precisione delle descrizioni, Fusco non è mai pedante o ridondante, evita tecnicismi ed elementi troppo complessi. Tutto questo rende il romanzo godibile da tutti e molto scorrevole. Veloce negli eventi, c'è anche spazio per qualche riflessione. Nonostante la terza persona il punto di vista è principalmente quello di Tommaso Casabona, salvo pochissimi paragrafi. Se da un lato questo aiuta a definire il protagonista, si perde un po' la visione d'insieme e anche la possibilità di analizzare pensieri altrui. A me sarebbe piaciuto invece 'vedere' anche l'antagonista (benché forse, l'antagonista vero sia proprio il 'male' citato nel titolo), nonostante un paio di frasi nel finale che mi hanno fatto rabbrividire.
Come dicevo, io l'ho trovato un buon romanzo, forse non il top, ma vista la velocità con cui l'ho letto, posso dire che mi ha comunque tenuta incollata alle pagine.

martedì 25 aprile 2017

Recensione: Rebel. Il deserto in fiamme di Alwyn Hamilton

Buona festa della liberazione a tutti!

Titolo: Rebel. Il deserto in fiamme
Titolo originale: Rebel of the sands
Autore: Alwyn Hamilton
Edizione: Giunti
Prezzo: 17,00 €
Trama: Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento.
Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il Sultano di Miraji e il figlio in esilio, il Principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifici destrieri per chi abbia l'ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell'acqua... Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.

Voto: 3/5 (6/10)
Questo libro mi ha lasciato molto indecisa sul voto finale. L'ho trovata una storia carina, scorrevole, piacevole da leggere ma niente di più.
La trama è abbastanza lineare, anche troppo (semplice è la definizione che mi sembra più attinente), coerente, ma senza 'scossoni'. Questa è la prima cosa che non mi è piaciuta: i personaggi sembrano non rischiare mai veramente. Le soluzioni sono intuibili e le situazioni non sembrano mettere veramente alla prova i protagonisti. Inoltre, anche se loro, ovviamente, non sanno che se la caveranno con poco, non trasmettono emozioni molto forti: la paura, il disagio, l'ansia sembrano tutte superficiali, come se stesse capitando a qualcun'altro e non a loro.
Ciò che più ha abbassato il voto, però, è stata la costante e fortissima impressione di 'copiato'. Non il semplice, e comunque fastidioso, 'già sentito', ma proprio copiato.
Amani mi ha fatto subito pensare alla Katniss di Suzanne Collins (Hunger Games) e alla Nihal di Licia Troisi (Cronache del Mondo Emerso) solo brava con la pistola anzichè con arco o spada. Il duello iniziale ricorda la prova che sostiene Nihal. Jin non ha niente di diverso dalle migliaia di coprotagonisti di libri simili. Il viaggio ne ricorda tanti altri (ma senza lo stesso mordente). L'ambientazione mi ha fatto pensare alla serie Grisha, solo con il deserto al posto del ghiaccio e, proprio come la serie di Leigh Bardugo evoca chiaramente la Russia e la Siberia, questa sembra chiaramente raccontare i paesi arabi, solo con un leggero velo che sposti il genere da urban fantasy a fantasy. Neanche la cultura e le leggende presentano un minimo di originalità. L'Ultima Contea sembra il dodicesimo distretto del mondo di Hunger Games con il ferro invece del carbone e anche il fatto che il ferro inibisca le creature sovrannaturali o le renda mortali sono sicurissima di averlo già letto altrove. Shazad ricorda la donna guerriero di Nessun dove (Neil Gaiman)
Per non parlare della trama in generale. Intuivo costantemente cosa sarebbe accaduto dopo e come sarebbe andata a finire in generale.
Questo ha tolto tutto il fascino (e molti voti) al libro.
Stessa cosa con lo stile in cui è scritto: semplice, piatto, senza rifiniture. Vocabolario strettissimo e immagini già viste e sentite. In talune descrizione ho scorto un pallido tentativo di imitare Le mille e una notte, ma senza riuscire a raggiungere la stessa forza evocativa e lo stesso fascino ammaliante.
Lo so, il libro andrebbe preso come storia a se stante e difatti ho precisato che è carino, scorrevole e piacevole. Purtroppo io non sono riuscita a separarlo da tutte le letture che lo hanno preceduto.
Neanche da dire che io sia una lettrice assidua del genere e quindi ormai ho letto di tutto, perché la mia comfort zone è tutt'altro genere.
Visto che comunque non mi è dispiaciuto leggerlo, probabilmente concederò una possibilità al suo seguito, nella speranza che trovi una sua originalità. In ogni caso sarà sicuramente una lettura veloce.

sabato 15 aprile 2017

Recensione: Torta al caramello in Paradiso di Fannie Flagg

E mentre voi vi state preparando per andare alla messa di mezzanotte io vi lascio la mia opinione su un libro che reputo abbastanza adatto a questa festività.
Buona Pasqua a tutti da parte di Dru e Dil.

Titolo: Torta al caramello in paradiso (Elmwood Springs 03)
Titolo originale: Can't Wait to Get to Heaven
Autore: Fannie Flagg
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 10,00 €
Trama: La vita è proprio strana... Lo può ben dire l'ultraottantenne Elner Shimfissle, che un momento prima si inerpica sulla scala per raccogliere i fichi dall'albero e un momento dopo si ritrova a terra, priva di sensi dopo essere stata punta da uno sciame di vespe. I vicini la soccorrono subito e la portano in ospedale dove purtroppo i medici non possono far altro che constatarne il decesso. Alla notizia, parenti, amici e l'intera comunità della cittadina di Elmwood Springs sono colti da un'infinita tristezza e da un rimpianto inconsolabile: con i suoi saggi consigli e la sua purezza di cuore quella generosa e intrepida vecchietta era stata un punto di riferimento prezioso per tutti. Iniziano i preparativi per il funerale e da tutto il paese arrivano fiori e condoglianze. Ma nessuno ha fatto i conti con la defunta... Elner, stesa su una barella in camera mortuaria, apre gli occhi con l'impressione di sentirsi molto meglio e, benché stupita che nessuno si accorga più di lei, si alza, esce dalla porta, percorre il corridoio fino a un ascensore, vi sale e, dopo un viaggio che ha dell'incredibile, si ritrova in Paradiso a vivere un'avventura che non si sarebbe mai aspettata, incontrando persone che non avrebbe mai creduto di poter vedere, esaudendo il suo grande sogno: domandare tutto ciò che ha sempre voluto sapere riguardo alla Vita. Ma forse la sua ora non è ancora giunta, ed Elner potrebbe tornare indietro, nel mondo dei vivi, a rivelare qual è il segreto della felicità.

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Voto: 8/10
Questo è il secondo libro di Fannie Flagg che leggo, ma posso già dire che è entrata tra le mie autrici preferite.
La positività e la gioia di vivere che pervade le sue storie sono un balsamo per la speranza e il buon umore e io adoro le storie allegre e scanzonate.
Se poi ci aggiungiamo che la protagonista è un ultraottantenne il mix per conquistarmi è completo.
La storia è surreale, ma neanche tanto, dal momento che esperienze di pre morte sono state riferite anche nella realtà, e anche abbastanza semplice e lineare. Niente di complesso e impegnativo. Da lettrice mi sono goduta il viaggio attraverso le pagine senza dovermi concentrare troppo.
La trama è carina ma niente di più; è uno di quei casi in cui ciò che fa la differenza sono i protagonisti.
Ho conosciuto così la zia Elner, una vecchietta che vorrei davvero come zia, e tutto il vicinato che la circonda. Personaggi talvolta buffi, tal'altra un filo melodrammatici, ma tutti adorabili.
Elner è una di quelle persone scanzonate, che sembrano ai limiti dello svampito, ma che in realtà conservano quella gioia di vivere infantile spesso oscurata dallo stress e da problemi che non sono proprio così insormontabili (buffissima la scena in cui lei è in perfetta forma e i medici si affannano urlando e correndo come se stesse per morire). Regala un aquilone ad un bambino solo per farlo stare con la testa alta; istituisce il comitato del tramonto solo per guardarlo ogni sera in compagnia; lascia che le chiocciole le devastino il giardino e ha sempre un gatto arancione (non è lo stesso gatto) di nome Sonny. Prende ogni cosa con curiosità, perfino la sua morte, e cerca di porre rimedio a quel poco di male che le è capitato di fare. Affronta con la stessa noncuranza l' incontro con il Creatore e nascondere una pistola nel cesto della biancheria.
Le persone attorno a lei sono essenzialmente stereotipi volutamente portati all'estremo per lanciare specifici messaggi al lettore (Norma che non si impone mai, Tot sempre polemica e negativa e così via).
E di messaggi in questo libro ce ne sono moltissimi, tutti positivi.
Anche la scrittura è leggera come sempre nei libri della Flagg. La trovo rilassante e divertente e facilita moltissimo la lettura. Poche le descrizioni, molti i pensieri, un po' surreali i dialoghi.
Sarà che sono un'inguaribile ottimista e amo le cose positive, ma certi libri sono una bella iniezione di fiducia e di messaggi positivi.
E poi in fondo ci sono le ricette, compresa la famosa torta al caramello. Devo provarla!

giovedì 13 aprile 2017

Recensione: Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni

Eccomi con un libro della mia comfort zone. E ammetto che ci voleva. Per varie cose sono rimasta indietro con questa serie, ma averla ripresa mi ha fatto venire voglia di avere al più presto tra le mani i seguiti.
Intanto vi lascio la mia opinione su quest'avventura uscita ormai un paio di anni fa.

Titolo: Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone
Autore: Maurizio De Giovanni
Edizione: Einaudi
Prezzo: 19,00€
Trama: Una neonata viene abbandonata accanto a un cassonetto della spazzatura. Una giovane domestica ucraina rimane presa in una morsa di avidità e frustrazioni. I piccoli animali randagi spariscono dalle strade. Cullata dall'aria frizzante di un giovane aprile, la città sembra accanirsi contro l'innocenza. Il compito di combattere un male più disumano del solito tocca a una squadra di poliziotti in cui pochi credono. Li chiamano i Bastardi di Pizzofalcone.  

Voto: 4/5 (8/10)
In questo nuovo episodio, i Bastardi più adorati di sempre sono alle prese con Cuccioli di tutti i tipi, da quelli classici (cani e gatti) a quelli umani.
Ammetto che non è stato facile leggere questo libro: la crudeltà verso esseri così indifesi mi turba sempre molto. Non serve neanche ripetersi che è solo un libro, perché c'è la consapevolezza che certe cose accadono anche nella realtà.
Comunque sono andata avanti e giunta al termine, favorita dai bellissimi personaggi, dall'intreccio e dallo stile poetico e pacato.
come sempre De Giovanni coinvolge tutti i suoi personaggi su più filoni, in modo da impiegarli tutti, uno più rilevante e altri (in questo caso uno) un po' più di sottofondo.
Entrambe le storie mi hanno coinvolta e stimolata: sono curate, complesse, con colpi di scena ben dosati e in grado di suscitare un'ampia gamma di sentimenti.
Istintivamente si cerca di capire cosa possa essere successo e l'autore fa sì che sembri sempre la cosa più ovvia, poi all'improvviso sterza e le indagini prendono una piega diversa. Solo ad un certo punto ho avuto un' intuizione, ma non si è rivelata del tutto corretta.
Inframezzate ai due filoni ci sono le storie personali dei personaggi iniziate nel primo libro e che si sciolgono piano piano.
Un gradino più protagonista degli altri è Francesco Romano, soggetto a scatti d'ira e di violenza. A me è sempre piaciuto e ho sempre parteggiato per lui e Giorgia, salvo poi scoprire che la ex moglie non è così santa come sembra. Mi sono resa conto che finora era comparsa solo nei ricordi dell'assistente capo. Stavolta compare davvero e io non ho potuto fare a meno di darle della stronza. Hulk rivela un aspetto davvero dolce che spero di rivedere nei prossimi libri.
Sono rimasta male anche per Alex. Il suo rapporto con Rosaria subisce uno scossone che mi ha lasciata di stucco. Ci si aspetterebbe che ci ama sia comprensivo e paziente, invece non è sempre così. La bella agente meriterebbe tempo e fiducia, ma forse è più facile da lettore conoscendone i pensieri.
Ripensandoci l'unico a cui va un po' meglio è Aragona.
Anche a Lojacono, ma io non sopporto Letizia.
Al di là dei miei gusti personali, tutti i personaggi sono curatissimi e approfonditi. Si riesce ad avere un quadro chiaro anche di quelle figure utili solo ai fini del singolo libro. A De Giovanni bastano poche frasi per dipingere buoni e cattivi, tra l'altro passando per la testa di altri personaggi senza ricorrere alla descrizione fredda di un'occhio onnisciente.
Come ho già accennato, la scrittura è pacata e confortante. Il lettore si sente quasi cullato e può lasciarsi travolgere dalle emozioni senza che gli venga sbattuta in faccia qualche scena cruda all'improvviso. Mi piace questo modo di mostrare l'orrore senza per forza dover ricorrere a parole o immagini raccapriccianti.
Vogliamo poi parlare dei capitoli di intermezzo? Ai limiti della poesia pura. Sono momenti quasi fini a se stessi, riflessivi, solo vagamente attinenti, eppure bellissimi da leggere, riposanti, quasi una favola della buona notte.
So che sono già usciti altri due libri della serie e spero di recuperarli al più presto. Ho appena finito questo e i Bastardi già mi mancano. Poi sono troppo curiosa di sapere cosa ne sarà della bambina.

martedì 4 aprile 2017

Teaser Tuesdays #131


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio Teaser di oggi.



<< Arrivarono al capanno accompagnati solo dal fruscio dei loro piedi sul terreno e dal cinguettio degli uccelli. Mike non l'aveva guardato nemmeno una volta. Quel tipo era un attore incredibile; aveva recitato in modo impeccabile per tutto il giorno, convincendo chiunque di essere profondamente innamorato di James. Era stato così convincente che persino James era stato sul punto di crederci.
«C'è qualcuno?» chiese a voce alta mentre si avvicinavano alla porta.
«Oh, andiamo, è vuoto.» Mike diede un calcio alla porta giusto per aggiungere enfasi, e quella si aprì con un cigolio. Mike entrò senza pensarci due volte, ma dovette girarsi di lato e chinare la testa per passare dalla porticina.
James lo seguì con un sospiro. C'erano delle bottiglie vuote e dall'altra parte spazzatura in un angolo, ma per il resto il capanno era tutto loro, per cui si mise in ginocchio e cominciò a togliersi la scomoda corazza. L'aria lì dentro era un po' stantia, ma non era sgradevole. E almeno erano all'ombra e non dovevano correre.
Mike si sedette sul pavimento e poggiò gli occhialoni e l'elmetto. «Quanto dovrebbe andare avanti ancora?»
James si strinse nelle spalle. «Non ne ho idea. L'ultima volta sono morto nel primo quarto d'ora.» >>


Mr. Jaguar
K. A. Merikan



Qual è il vostro teaser? ^_^


lunedì 3 aprile 2017

Recensione: Il rumore della pioggia di Gigi Paoli

Altro bel librino soddisfacente, di un autore italiano che merita.


Titolo: Il rumore della pioggia
Autore: Gigi Paoli
Editore: Giunti
Prezzo: 15,00 €
Trama:  Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente e, come se non bastasse, la visita del presidente israeliano ha completamente paralizzato la città. Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, quando apprende una notizia davvero ghiotta per un cronista di giudiziaria a corto di esclusive: all'alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze. Un caso molto interessante anche perché il palazzo è di proprietà della Curia e sopra al negozio ha sede l'Economato. Marchi si mette come un mastino alle calcagna dei magistrati nella speranza di tirar fuori uno scoop e chiudere finalmente la bocca al direttore del Nuovo Giornale. Sempre correndo come un pazzo, intendiamoci, perché a casa c'è Donata, la figlia di dieci anni che inizia a lanciare i primi segnali di un'adolescenza decisamente in anticipo. Ma stavolta conciliare il ruolo di padre single con quello di reporter d'assalto sembra davvero un'impresa disperata: sì, perché c'è tutto un mondo che ruota intorno al delitto di via Maggio e le ipotesi che si affacciano sono sempre più inquietanti. Su tutte, l'ombra della massoneria, che in città è prospera e granitica da secoli. E l'inchiesta corre veloce in una Firenze improvvisamente gotica e oscura.


Voto: 4/5 (8/10)
Ogni tanto mi imbatto in piacevoli scoperte e Il rumore della pioggia di Gigi Paoli lo è stata sicuramente. Il romanzo d'esordio di questo autore italiano è ambientato in una Firenze, incupita da una pioggia incessante, e teatro di un terribile omicidio.
Quando un antiquario viene trovato morto nel suo negozio specializzato in oggetti religiosi, non sono soltanto le forze dell'ordine a mobilitarsi ma anche i giornalisti. Ed è così che si svolgono le indagini, percorrendo questo doppio binario. Da una parte il colonnello Lion, il PM Mastrantonio, e tutta la macchina investigativa che si attiva per raccogliere prove, ipotizzare un movente, imbastire teorie che possano condurre al colpevole di un delitto tanto efferato quanto inspiegabile; dall'altra i giornalisti, sempre in cerca di particolari esclusivi, di dati essenziali per confezionare la notizia e mandare in stampa il quotidiano.
Ed è proprio un giornalista di cronaca giudiziaria la punta di diamante del romanzo. Carlo Alberto Marchi è un personaggio carismatico, intraprendente, che si divide tra i due amori della sua vita: il lavoro e Donata, la figlia di dieci anni.
Due amori che lo assorbono pienamente senza lasciate spazio ad altro, soprattutto perché dopo l'abbandono della moglie (che, da madre, mi chiedo come abbia fatto ad abbandonare anche la figlia, ma tant'è!), e diversi tentativi disastrosi di riprovare il confronto con l'universo femminile, giunge alla conclusione che l'unica donna della sua vita è Donata.
Con la sua ironia e, soprattutto, autoironia, da personaggio genuino, che riconosce i propri limiti e quasi sottolinea le proprie carenze, Marchi ci guida non solo nel mondo del giornalismo, presentato in maniera accurata e accattivante (un ambito che adoro, tra l'altro), ma anche tra le vie, i palazzi e la vita di una Firenze vista con occhi diversi.
Mi risulta sempre un po' difficile parlare di un romanzo giallo senza incappare nell'inevitabile spoiler ma posso tranquillamente dire che la trama è fitta. Nel corso delle indagini si scaverà nel marcio che si annida in certi ambienti esclusivi, dalle famiglie benestanti alla chiesa; tutti gli elementi porteranno ad una soluzione del caso quasi comoda, seppur fondata, che il lettore può intuire facilmente, almeno io l'ho intuita appena si è accennato a certi fattori. Ma non tutto è sempre come sembra.
Ciò che mi è piaciuto di più di questo romanzo è il fatto che il giornalista E' un giornalista. Ho apprezzato il rispetto di Paoli per il personaggio, che sì, è intuitivo, è curioso, è a tratti anche irriverente, ma rimane un giornalista e fa il suo mestiere. A risolvere il caso ci pensa la giustizia. Marchi non appare come il super personaggio che fa tutto e scopre tutto. E questo mi piace.
Lo stile di Paoli mi ha tenuta incollata alle pagine. E' scorrevole ed interessante. Non annoia neanche nelle descrizioni, che non lesina. La narrazione si alterna tra la terza e la prima persona, che è limitata al solo punto di vista di Marchi.
Malgrado le tematiche serie, Paoli riesce ad equilibrare bene i momenti di tensione a quelli più leggeri, ironici e quasi divertenti, mantenendo alta l'attenzione del lettore senza appesantire la storia.
Direi che posso sfregarmi le mani nella speranza che questo romanzo sia il primo di una serie che leggerò con piacere.





domenica 2 aprile 2017

Recensione: Le belle Cece di Andrea Vitali

Non amo particolarmente quest'autore e sapevo che sarebbe stata una lettura fallimentare, ma sono stata 'sfidata' a leggerlo e avevo questo libro in casa, quindi perché non dargli (l'ennesima) possibilità?
Gliel'ho data. Non ha funzionato.

Titolo: Le belle Cece
Autore: Andrea Vitali
Edizione: Garzanti
Prezzo: 16,40€
Trama: Maggio 1936. Con la fine della guerra d'Etiopia nasce l'impero fascista. E Fulvio Semola, segretario bellanese del Partito, non ha intenzione di lasciarsi scappare l'occasione per celebrare degnamente l'evento. Astuto come una faina, ha avuto un'idea da fare invidia alle sezioni del lago intero, riva di qui e riva di là, e anche oltre: un concerto di campane che coinvolge tutti i campanili di chiese e chiesette del comune, dalla prepositurale alla cappelletta del cimitero fino all'ultima frazione su per la montagna. Un colpo da maestro per rendere sacra la vittoria militare. Ma l'euforia bellica e l'orgoglio imperiale si stemperano presto in questioni ben più urgenti per le sorti del suo mandato politico. In casa del potente e temutissimo ispettore di produzione del cotonificio locale, Eudilio Malversati, si sta consumando una tragedia. Dopo un'aggressione notturna ai danni dell'ispettore medesimo, spariscono in modo del tutto incomprensibile alcune paia di mutande della signora. Uno è già stato rinvenuto nella tasca della giacca del Malversati. Domanda: chi ce l'ha messo? E perché? Il problema vero, però, non è questo, bensì che fine abbiano fatto le altre. Dove potrebbero saltar fuori mettendo in ridicolo i Malversati, marito e moglie? Non essendo il caso di coinvolgere i carabinieri, per non mettere in giro voci incontrollabili, il Semola viene incaricato di risolvere l'enigma.

Voto: 3/5 (6/10)
Eccomi oggi a parlarvi di un libro che, purtroppo, mi ha lasciata così indifferente da farmi pentire di averci speso tempo.
Vitali sceglie fatti banali, anche se un po' pruriginosi, per parlare dell'Italia del passato e lo fa con una buona dose di ironia.
E' chiaro che da dietro le quinte si diverte a mettere i suoi personaggi in situazioni imbarazzanti da cui non riescono a venirne fuori tanto facilmente. Non all'epoca.
Parlare di mutande femminili, in piena epoca fascista, causava imbarazzo ed esponeva signora e familiari al pubblico ludibrio e come questa anche altre piccole cose che, oggi, non farebbero il minimo scalpore, oltre a risolversi in, più o men, due minuti netti.
Da tale imbarazzo partono tutta una serie di frasi a metà, di detto/non detto, di 'ci siamo capiti' anche se nessuno ha capito niente (o se ha capito può comunque interpretare a modo proprio) che dovrebbero far ridere e sorridere.
Dovrebbero, perché con me non ha funzionato. Ho provato, a prendere tutto alla leggera e con ironia, ma più andavo avanti e più mi chiedevo se davvero stavo perdendo tempo dietro alla storia di un paio di mutande. Se davvero quelle situazioni, che percepivo trite e ritrite, facevano ridere o almeno sorridere. A me no. E il detto/non detto alla lunga mi ha stancata.
Poi magari l'ambientazione è accurata e precisa, ma in questo caso non ho cognizione di causa quindi non posso esprimermi.
Il finale è un po' buttato lì. Forse poteva essere preparato meglio.
I personaggi...
Salvo solo il maresciallo Maccadò. Lui mi è piaciuto. Tosto, abbastanza furbo (e anche un po' stronzo), rimette a posto gli avversari e si gode i suoi momenti con maestria senza far capire a chi ha davanti, quanto si sta divertendo.
Tutti gli altri li ho trovati un po' ridicoli e ai limiti del grottesco, primi fra tutti Fulvio Semola, che per risolvere un caso ridicolo tira fuori un polverone, e Eudilio Malversati (il cognome è già di per sé un programma).
Le belle Cece del titolo? Due oche giulive a cui avrei volentieri tirato il collo.
Carina anche Selina, donna che sa come farsi rispettare a dispetto di un'epoca dove sembra che le donne dovessero essere tutte remissive.
Tralasciando l'uso smodato dell'ironia, che alla lunga mia ha stancata, lo stile è stata l'unica cosa piacevole. Leggero, velocissimo, ha permesso che il libro mi scivolasse comunque via con facilità permettendomi di perderci davvero poco tempo (almeno quello). I capitoli sono da brevi a brevissimi e questo mantiene un buon ritmo. Essenziali le descrizioni, pochissimi i flashback.
So che Vitali ha molti lettori appassionati, ma io non riesco mai ad entrare tra questi. 'Le belle Cece' è forse il più carino che ho letto, ma continua a sembrarmi una perdita di tempo, le trame non mi coinvolgono e non mi interessano, i personaggi non mi piacciono e non amo particolarmente neanche il momento storico in cui ambienta i suoi romanzi.

mercoledì 29 marzo 2017

Recensione: Incubi di Dean Koontz

Malgrado il caos e le beghe di quest'ultimo periodo, sto riuscendo comunque a recensire e quasi mi stupisco da sola XD


Titolo: Incubi
Titolo originale: The door to December
Autore: Dean Koontz
Editore: Sperling Paperback
Prezzo: 8,00 €
Trama: Melanie è ormai sparita da sei anni quando sua madre Laura, che ha sempre sospettato dell'ex marito Dylan - anch'egli svanito nel nulla - , viene condotta dalla polizia sul luogo di una strage. La donna identifica il corpo di Dylan, uno scienziato dedito a misteriosi studi, come si legge nel suo folle diario. Ma è il suo laboratorio a svelare molti segreti: lì dentro la piccola è stata segregata e sottoposta ad allucinanti esperimenti. Poco dopo, la bambina viene ritrovata in stato di choc, ma il suo incubo non è ancora finito...



Voto: 3,5/5 (7/10)

Il titolo di questo romanzo ne rispecchia perfettamente la trama, poiché di incubi si tratta. L'incubo di una madre che vede perseguitata la figlia da un nemico invisibile e pericolosissimo. L'incubo di una bambina che per anni viene sottoposta a torture fisiche e psichiche, diventando la cavia di un macabro esperimento. L'incubo dei carnefici che diventano a loro volta vittime, braccate da un assassino brutale, mostruoso e implacabile, che non mostra pietà.
La madre è Laura ed è una psicologa. Melanie è l'amata figlia che le viene sottratta dallo stesso marito, il padre della piccola, che la porta via con sé quando la coppia si separa. Padre e figlia spariscono per sei lunghi anni. Ma poi succede qualcosa di terribile. Dylan McCaffrey viene ritrovato morto insieme ad uno dei compari con cui conduceva un esperimento molto particolare. La piccola Melanie viene risparmiata dalla furia omicida che ha maciullato i due uomini. È incolume ma mentalmente disturbata. Caduta in uno stato quasi catatonico, non riesce a comunicare ed è soggetta a crisi violente in cui arriva anche ad infierire su se stessa.
Dan Haldane. è il detective che si occupa delle indagini e percepisce fin da subito che la questione è delicata. Lui è un uomo che, per lavoro e per ragioni private, ha imparato ad addentrarsi nella mente degli assassini. Nella sua personale visione, ogni essere umano, anche quello meno incline e più insospettabile, è un potenziale assassino. È un uomo pratico, dall'ironia pungente. Un personaggio che trae forza dalle sue debolezze e che non si lascia intralciare neppure dalle autorità superiori.
Laura è una mamma che finalmente ritrova la figlia ed è disposta a tutto pur di proteggerla. L'amore incondizionato per la sua piccola la rende una donna ancora più forte. Ad affiancare i due, l'unica persona di cui si possono fidare, Earl Benton, guardia del corpo di un servizio di sicurezza privato.
Dean Koontz è abile a sviscerare la natura umana, a mostrare le deviazioni che possono corrompere l'animo portando ad agire assecondando depravazioni distruttive, sull'onda di un delirio di onnipotenza. Dalle vicende e dai personaggi emerge il desiderio egoistico di potere e di controllo, che abbatte la moralità ed è disposto a sacrificare l'amore per eccellenza: quello di un genitore verso il proprio figlio.
Koontz non risparmia descrizioni cruente e rende la tensione palpabile, avvalendosi spesso di un dialogo serrato tra i protagonisti. E' un romanzo che mette in evidenza la fragilità dell'animo umano, così incline alla corruzione, ma anche la forza dell'onestà e del rispetto per la vita.
L'aspetto paranormale, che viene presentato come prospettiva realistica ad un certo punto della storia, non mi ha convinta molto. Più che altro avrei preferito che rimanesse una variabile più occulta, invece trova una spiegazione che ha una certa logica e che i personaggi sembrano accettare anche con troppa facilità. Tuttavia, al di là della considerazione personale o la propensione a credere o meno, non risulta incoerente. E solo che... tutto accade un po' troppo alla luce del sole e in una maniera un po' troppo teatrale. L'argomento trattato, inoltre, è un po' complesso e non sempre le spiegazioni fornite attraverso le intuizioni dei protagonisti riescono a chiarire il concetto, ma in parte credo che sia voluto e in ogni caso sono i dettagli che restano.. fumosi.
Di questo scrittore ho già apprezzato le doti narrative in Intensity. Devo dire che l'approccio a Incubi è stato un po' condizionato dalla quella prima lettura, che mi era piaciuta moltissimo. Questo romanzo non toglie nulla a Dean Knootz ma lo ritengo minimamente inferiore ad Intensity.
Come si dice.. non c'è due senza tre? Allora con il prossimo spero di avere la conferma che cercavo.