mercoledì 9 novembre 2016

Recensione: I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca

Rieccomi con un libro non troppo lungo, carino quanto basta a passare un paio d'ore piacevoli.

Titolo: I pesci non chiudono gli occhi
Autore: Erri De Luca
Edizione: Feltrinelli
Prezzo: 12,00€
Trama: A dieci anni l'età si scrive per la prima volta con due cifre. È un salto in alto, in lungo e in largo, ma il corpo resta scarso di statura mentre la testa si precipita avanti. D'estate si concentra una fretta di crescere. Un uomo, cinquant'anni dopo, torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accadde il necessario e pure l'abbondante. Le sue mani di allora, capaci di nuoto e non di difesa, imparano lo stupore del verbo mantenere, che è tenere per mano.

Voto: (3/5) 6/10
Dieci anni sono un'età importante, per la prima volta si scrivono due cifre anzichè una e questo deve pur voler dire qualcosa. Tipo che si diventa improvvisamente molto più grandi.
E' questo ciò che pensa il piccolo protagonista di questo breve romanzo e, attraverso i suoi occhi, l'autore mostra uno di quei momenti di passaggio che tutti abbiamo affrontato. Uno di quei momenti in cui corpo e mente sembrano scollarsi e fare ciascuno ciò che vuole. A dieci anni si è più grandi, maturi, adulti e invece il copro è sempre quello di un bambino, la stessa altezza, le stesse membra gracili. Il tentativo di far crescere quel corpo porta il ragazzino a vivere nuove esperienze che gli daranno più di quanto si aspetta.
La trama è stata relativamente semplice: un'estate di vacanza, una bambina molto carina, l'invidia di alcuni ragazzini più grandi. Però ho apprezzato il punto di vista del protagonista che parla in prima persona e ricorda i pensieri, la confusione, l'incomprensione per quei gesti che lui ancora non conosce.
Ha forse una logica un po' troppo matura per quell'età, ma l'intera storia è il ricordo di un sessantenne che ha probabilmente edulcorato la sua memoria di quel periodo.
Anche le esperienze sono forse un po' troppo acerbe, le avrei viste meglio qualche anno più tardi, ma si parla di metà novecento dove si era costretti a crescere un po' prima.
Come contorno, un po' di storia: le migrazioni verso l'America, l'indecisione se abbandonare la propria terra o meno, qualche accenno di guerra. Tutto molto sfumato come può esserlo se visto con gli occhi di un bambino.
La prima persona non consente di conoscere gli altri personaggi, che sono comunque marginali. Può avere più rilevanza la ragazzina (svegliotta secondo me), ma l'ho presa quasi più come un simbolo che come una persona reale. Probabilmente lo sono tutti, figure di un'Italia di 60 anni fa, lontana dalle girandole turistiche di oggi e dell'epoca.
Lo stile imita il poetico, ma in alcuni passaggi scade un po' nel banale e nel semplicistico. Alcune immagini sono molto belle mentre altre mi hanno lasciata perplessa. Dialoghi a metà tra l'infantile e il troppo maturo. La lettura scorre comunque piuttosto bene e il libro si legge in fretta.
Ammetto che i romanzi di formazione non sono il mio forte e non rientrano tra le mie letture preferite, spero comunque di essere riuscita a darvi un'idea abbastanza chiara del contenuto.

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