lunedì 14 novembre 2016

Recensione: La mano sinistra di Satana di Roberto Genovesi

Salve lettori, come ve la passate? Non so da voi, ma qui settimana scorsa ha piovuto tutti i giorni e tra un po' mi verrà fuori un reuma, lo so.
Prima che mi si rattrappiscano le mani vi lascio la mia opinione su questo libro che non mi ha dato proprio ciò che volevo.

Titolo: La mano sinistra di Satana
Autore: Roberto Genovesi
Edizione: Newton Compton
Prezzo: 9,90€
Trama: Londra, 1888. Un uomo ha il potere di vedere efferati delitti del passato. Wilfred Gayborg è infatti un investigatore diverso da tutti gli altri. È uno psicometrista capace di “vedere” la storia di un’arma del delitto stringendola tra le mani. Tutti a Scotland Yard lo guardano con sospetto per le sue azzardate tecniche d’indagine, che si muovono nella zona d’ombra tra scienza e magia. Eppure Gayborg, grazie alle sue inquietanti scoperte, che risolvono sorprendentemente casi di efferati omicidi, occupa le pagine dei quotidiani. È un uomo dal passato tragico, segnato dalla morte, un’anima che vive nell’ombra, non concede nulla ai sentimenti e si mischia solo con le prostitute che popolano le vie della Londra notturna e più povera. Proprio quelle prostitute su cui si sta accanendo un misterioso serial killer, che la cronaca ha ribattezzato col nome di Jack lo Squartatore. E quando le vittime nei vicoli bui di Whitechapel cominciano ad aumentare, perfino i più scettici si convincono che Gayborg sia l’unico in grado di far luce sull’identità dello spietato assassino. Ma Gayborg deve fare presto, perché l’ombra di Jack si sta avvicinando pericolosamente all’unica donna che lui abbia mai amato…

Voto:3,5/5 (7/10)
Questo libro mi è piaciuto ma mi ha lasciato anche perplessa, perché ci sono cose che non mi hanno convinta del tutto.
"La mano sinistra di Satana" si riferisce, non come pensavo, a Jack Lo Squartatore, bensì al protagonista, che ha il dono della psicometria e più vedere la storia di un oggetto. O meglio i suoi ultimi ricordi.
L'idea mi è sembrata carina e particolare, tra l'altro inserita in un contesto storico, quello di fine ottocento, che vi si adatta perfettamente. Un'epoca nebulosa, i una città invasa dalla nebbia, dove magia e scienza si mescolano in maniera indissolubile.
Trovo che l'autore sia stato molto bravo a replicare questo dualismo, affiancando ai poteri psicometrici, gli studi sulle impronte digitali, e al protagonista, lo studioso Saltuari che analizza ossa e terreni di sepoltura in maniera scientifica.
Per quanto riguarda la trama, Genovesi ha sfruttato un vuoto storico: nessuno sa chi fosse jack Lo Squartatore, né perché uccidesse prostitute, quindi poteva essere chiunque e farlo per qualunque motivo. Su questo ha costruito il suo Jack e le sue, particolari, motivazioni.
Quello che non mi è piaciuto riguarda la lunga introduzione prima che la storia entrasse nel vivo. E' una vicenda che ha lo scopo di presentare il protagonista, ma francamente, quasi 100 pagine di extra mi sono sembrate troppe.
Il finale invece mi ha colpita piacevolmente. Ad un certo punto ho avuto il sospetto su chi fosse Jack, ma non avevo molti elementi per confermare. Questo ha creato quel po' di curiosità e aspettativa per andare avanti fino alla fine.
L'elemento che più ha abbassato il gradimento però, è stato proprio il protagonista. Non sono riuscita a stabilire se non fosse ben definito o se non ho colto io le indicazioni. In generale non mi ha suscitato nessuna simpatia né empatia. L'ho trovato a tratti codardo, a tratti arrogante, a tratti vittimista, ma nessuna buona qualità che mi facesse stare dalla sua parte.
Gli ho preferito i due celebri personaggi che l'autore gli ha affiancato come amici: George Bernard Show e Herbert George Wells. Non ho idea se il loro carattere e comportamento sia storicamente corretto, in ogni caso sono due ottime spalle che più di una volta aiutano Wilfred e lo tirano fuori dai guai.
L'ispettore Sagar ha lo stesso problema di Gayborg: mancanza di definizione. E' prepotente, violento, odia lo psicometrista, ma non viene mai chiarito per bene il perché.
Molto vaga anche la figura di Jack lo Squartatore. Onestamente compare pochissimo e anche quando al termine viene scoperto, di lui non veniamo a sapere niente. Solo i suoi motivi, indubbiamente importantissimi, ma io avrei voluto 'conoscerlo', sentire i suoi sentimenti e le sue emozioni.
Il libro è più improntato all'azione, nonostante l'autore inserisca dei momenti introspettivi, questo permette alla storia di scorrere abbastanza bene, assieme ad una buona distribuzione dei colpi di scena. Ho trovato dialoghi appropriati e buone le descrizioni che mi hanno permesso di visualizzare bene le scene. Peccato per la mancanza di coinvolgimento ed empatia, mi sarei divertita molto di più.

Nessun commento:

Posta un commento