giovedì 7 marzo 2013

Recensione: One Fifth Avenue di Candace Bushnell



Quando ho cercato i dati di questo libro la  prima cosa che mi è apparsa è stato Google Maps con le immagini del palazzo ^_^ Davvero un bel posticino, ma non credo sarei disposta a tanto per entrarci.

Titolo: One Fifth Avenue
Autore: Candace Bushnell
Edizione: Piemme
Prezzo: 12,00 €
Trama (tratta da amazon.com ): Quinta strada, n°1, Manhattan. L’indirizzo più chic di New York. È qui, in questo edificio art déco, che abita chi conta davvero. Quando l’inquilina più anziana muore e il suo appartamento all’attico viene messo in vendita, sono in molti a cercare di aggiudicarselo. I più adatti potrebbero essere il magnate finanziario Paul Rice e la moglie: elegante e ricchissima, la coppia ha da poco fatto il suo debutto nella società newyorchese e domina le cronache mondane. Ma gli abitanti del palazzo non rinunciano ai loro interessi. Schiffer Diamond, un’attrice quarantenne dal carattere ribelle, è tornata da poco da Los Angeles e non è disposta a farsi ignorare. Mindy Gooch, ben consapevole di vivere nell’appartamento più piccolo di tutti, ambisce a spostarsi ai piani alti. La giovane e ambiziosa Lola sogna di diventare la nuova Carrie Bradshaw e mira a trasferirsi qui. E infine Enid, l’autrice della rubrica di pettegolezzi più temuta in città, ha vissuto per anni a One Fifth Avenue e sorveglia tutto dalla propria abitazione. Sesso, soldi e potere: i sogni di chi ambisce a gloria e celebrità si intrecciano sotto le volte di questo celebre palazzo. Candace Bushnell, una delle più celebri e acute osservatrici della società odierna, torna a rivolgere il proprio sguardo sulle donne di New York, e stavolta entra direttamente nelle loro case.


Sì, so perfettamente che ho altri libri da recensire che aspettano da più tempo, ma questo è in prestito e volevo restituirlo, quindi ha la precedenza. Inoltre direi che mi è piaciuto abbastanza, per tanto ne parlo volentieri, anche se, quando arrivi in fondo, ti torna in mente la scena del gemelli di Aldo, Giovanni e Giacomo e pensi 'Miiii che minchia di condomiinio!'.

Ci tengo a precisare che, benchè sia un libro carino, di sicuro non rimarrà nei miei ricordi come lettura memorabile, però l'ho apprezzato, più dal lato umano che per la trama.
Anzi, direi che non c'è una vera e propria trama, forse ci sono più trame, che si intrecciano, si legano tra loro, se ne allontanano, ma sono le trame della vita, anzi, delle vite, dei tanti personaggi che popolano questo libro e il condominio in questione, che finiscono per perdersi nelle personalità di chi le vive.
Un libro 'umano' quindi, ossia che fa delle passioni e desideri umani, la sua ragione d'essere.
Devo ammettere che apprezzo queste storie 'psicologiche', certo non mi fanno stare lì con il cuore angosciato o palpitante, ma io adoro gli esseri umani e adoro studiarli e apprezzo spiare negli scritti di chi può farlo al posto mio. La signora Bushnell continua a parlarci di New York, anzi, dei newyorkesi, delle loro manie, delle loro caratteristiche, delle loro difficoltà. In questo libro, causa scatenante di diatribe e passioni, è un palazzo, anzi, la residenza in un palazzo: il numero 1 sulla Fifth Avenue, considerato prestigiosissimo e abitato da eccellenti personalità.
Non conosciamo tutti i condomini, ma l'autrice ce ne offre un discreto campione. L'attrice, l'ex scrittore che ora fa lo sceneggiatore, lo scrittore fallito, la giornalista di gossip, l'amministratrice con la sua famiglia e i nuovi arrivati, che si son potuti permettere l'abitazione in quanto nuovi arricchiti. Attorno a loro anche altri che a One Fifth vorrebbero abitare e che sono disposti a tutto pur di ottenere tale status.
Il campionario umano che viene offerto è abbastanza classico (egoismo, arrivismo, menzogna, sopruso, ricatto, furto,fino all'omicidio o tentato tale), ciò che mi ha colpito è stata la sottile ironia dietro ad ogni fatto, evento, parola, dialogo, come se l'autrice si fosse divertita un mondo a dare spazio ai suoi personaggi per poi prenderli in giro.
Il paragone del condominio come una grande famiglia mi è piaciuto. In entrambe le realtà, l'apparenza è di serenità, benessere e armonia, ma quando si va ad aprire le porte, a guardare nell'intimità di chi vi abita, ecco che saltano fuori, invidie, gelosie, rimostranze, vendette personali, trasversali, longitudinali e chi più ne ha più ne metta. Chi ne entra a far parte si ritroverà immerso in una sorta di lotta continua, in cui devi sopraffare, se non vuoi essere sopraffatto. Decisamente realistico e snervante.
Dietro a tutto, ovviamente, sempre lui: il Dio denaro. Anche a One Fifth ci sono 'differenze' economiche e anche qui, c'è chi ne ha poco e chi troppo.
E per una volta ho apprezzato anche il sottile femminismo del libro: i maschietti presenti, alla fin fine, non è che ci facciano una grande figura. Forse sono anche portati un po' all'eccesso, ma non si può negare che ci siano uomini che agiscono e ragionano in quel modo, che hanno una debolezza di fondo che impedisce loro di fronteggiare una signora più determinata e più agguerrita di loro. Anche quando sembrano figure forti, come Paul Rice, non possono fare a meno di abbassare la guardia non rendendosi conto che qualcuno (di sesso femminile) li sta abilmente e sottilmente manipolando. Del resto, come ha detto un anonimo saggio (e se qualcuno conosce tale saggio me lo dica che lo correggo): la prova che le donne ne sanno una più del diavolo è che il diavolo ha le corna.

Personaggi: Principalmente femminili, facciamo conoscenza con Enid Merle, scrittrice di gossip ormai ottantenne che vive di fianco al nipote, Philip Oakland, e che, dall'altro della sua esperienza e della vita e del bel mondo di New York sa esattamente come decretare le sorti delle persone. Trova una valida rivale nella ventiduenne Lola Fabrikant, decisa a vivere a One Fifth come compagna del nipote, ma alla fine, l'inesperienza della ragazza la spingerà fuori perdendo malamente il posto in tutti i sensi. Non posso dire che mi sia dispiaciuto. Lola è un personaggio antipatico, spregiudicata, arrivista e, soprattutto, vittimista, raggira il pover'uomo (che facendosi guidare dalle parti basse un po' merita che venga rigirato) aprendo e chiudendo le gambe a comando, facendo venire una discreta voglia di lanciarla giù dal tredicesimo piano dove si è installata. Mindy non l'ho trovata di molto migliore. Esemplificazione di tutte le frustrazioni del mondo, il fatto che tali frustrazioni siano nell'un percento reali e nel novantanove autocreate per piangersi addosso, la rendono un altro personaggio che non riscuote simpatia e successo. Connie Brewer, sciocca e superficiale, si ritrova a causa di questo, coinvolta nel possesso di antichità rubate. La sua stupidità, ben lungi dal suscitare pietà, fa affondare i denti. Gli uomini? Bè, di
Philip ho già accennato, James, marito di Mindy, cade anche lui nella rete di Lola, ma è molto più terrorizzato dalla moglie che non dalle lacrime della bella ragazza. Anche di Paul ho già fatto cenno, ma lui, a differenza degli altri due, sembra anche forte e cinico. Anzi, troppo forte e cinico tanto che non si rende conto di quando lo raggirano. Tutti pessimi? Assolutamente no. Dal versante maschile (sì insomma, anatomicamente parlando) si distingue Bill Lichfield, che ha passato la vita ad aiutare i ricchi ad emergere senza riuscire ad arricchirsi lui stesso, eppure ha mantenuto una certa onestà di fondo, pur se con notevole stress.
Dal versante femminile, il personaggio che ho più adorato: Annalisa. Innamorata del marito, disposta a seguirlo, disposta a diventare la regina di New York, non perde comunque di vista le cose importanti, facendo scelte che possono risultare anche dolorose e impopolari. Una vera signora, con un pizzico di spregiudicatezza che non guasta.

Lo stile della Bushnell, come dicevo, cela un'ironia di fondo che rende il libro leggero e irriverente pur trattando anche di temi non proprio leggerissimi. La narrazione è in terza persona e questo permette l'alternanza tra tanti personaggi, anche se l'aspetto introspettivo è talmente forte che ogni volta si ha l'impressione che il personaggio parli in prima persona. Il libro è ben scritto, è coerente, non presenta linguaggi forbiti anche se ho trovato l'utilizzo del verbo chiosare un po' ripetitivo ed eccessivo. Non sarebbe stato male qualche sinonimo ogni tanto.

Giudizio finale complessivo: Un libro carino, leggero, divertente e irriverente, pur mettendo a nudo tanti vizi e difetti della natura umana. E' stata una lettura scorrevole che ho apprezzato molto e che consiglio a chi ama i libri psicologici. Se invece cercate grandi trame ve lo sconsiglio. Non è che è assente, ma non è neanche l'elemento portante del libro. Inoltre, pur essendo leggibile da tutti, è impossibile negare che sia rivolto più ad un pubblico femminile.
Io ci ho passato diverse ore piacevoli e mi ha anche fatto riflettere sulle tante sfumature della natura umana.
Voto: 7/10

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5 commenti:

  1. sembra una lettura piacevole, da leggee se non si vuole nulla d'impegnativo..e dio sa quanto servono anche quelle letture

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  2. Assolutamente concorde! Dopo una stancante giornata di lavoro perdersi nel Dialogo sui massimi sistemi è piuttosto da masochisti (e io ci ho pure provato), meglio qualche minuti a sbirciare alle finestre dei vicini ;)

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  3. Sembra carino! Lo terrò presente per quando vorrò leggere qualcosa di leggero ^_^

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  4. Io lo ritengo adatto! E' la prima cosa che leggo di quest'autrice, ma credo che sia un po' il suo stile.

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  5. Sembra davvero carino :)
    Sicuramente uno di quei libri leggeri da leggere tra un mattone e l'altro (libri che reputo assolutamente utili!) e che credo proprio che metterò in WL :)

    Cara, colgo l'occasione per comunicarti che hai ricevuto la mia nomination ai Liebster Awards!
    Trovi qui il post che spiega tutto :http://latanadiunabooklover.blogspot.it/2013/03/liebster-blog-award.html

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