sabato 23 marzo 2013

Recensione: Il Diavolo e la rossumata di Sveva Casati Modignani


E in questo sabato primaverile eccomi ad inserire la recensione di questo librino breve e delizioso che ho finito un bel po' di giorni fa (Ci ho messo quasi più a scrivere la recensione che a leggere il libro).

Titolo: Il Diavolo e la rossumata
Autore: Sveva Casati Modignani
Edizione: Mondadori Electa
Prezzo: 14,90 €
Trama (tratta da www.ibs.it): 1943, Milano è sotto le bombe degli Alleati. Una famiglia è sfollata in una cascina fuori città. Una bambina affidata alle cure dei nonni cresce immersa in un universo rurale, dove ha inizio il suo apprendistato alla vita. La bambina protagonista di questo libro è Sveva Casati Modignani, la quale affida per la prima volta a un racconto autobiografico i ricordi della sua infanzia, che si intrecciano con la memoria di cibi e sapori. Sono anni di fame, di mercato nero e di succedanei. Le donne si ingegnano a cucinare con fantasia i pochi ingredienti di cui dispongono. Nel racconto i ricordi dell'infanzia spaziano tra ricette golose e le attività solitarie della bambina che osserva silenziosa il mondo degli adulti sempre indaffarati: tra questi una nonna amorevole e un po' ruvida, che la crede posseduta dal Diavolo, e una mamma che, incapace di esprimere altrimenti il suo amore, cuce per lei abitini raffinati e cucina cibi gustosi. Il libro include un ricettario, con i piatti della cucina lombarda rivisitati dalle consuetudini di famiglia, tutti singolarmente commentati dall'autrice che rievoca con rara autenticità una cultura gastronomica radicata nel territorio, in un mondo di tradizioni e sapori dimenticati. "Il Diavolo e la rossumata" è un racconto personale, intenso, ironico, al quale non mancano tuttavia momenti intimi e a tratti drammatici, in cui Sveva Casati Modignani svela ai suoi lettori qualcosa di sé.

Della Modignani avevo letto un solo libro, tempo fa, e giusto perché mi era capitato per caso tra le mani e non avevo altro da leggere. Non mi era dispiaciuto ma non mi aveva neanche esaltato. Stavolta invece l'ho adorata.

Al di là della brevità (sono solo un centinaio di pagine), questo libro si è lasciato leggere con una facilità incredibile, tanto che, tempo un'ora, l'avevo già esaurito.
Non si tratta di una storia inventata, ma dei ricordi dell'autrice al tempo della seconda guerra mondiale, durante i razionamenti, le fughe fuori città per evitare i bombardamenti, le privazioni e quanto altro.
Nonostante il periodo difficile, la guerra vista con gli occhi di Sveva bambina non appare così terribile. Probabilmente l'autrice la percepiva come troppo distante dal suo modo di pensare, oppure l'abilità di chi la circondava nel darle sicurezza, ha contribuito a non fare di questo libro, l'ennesimo scritto pieno di terrore e negatività. Non che la guerra sia una cosa divertente, ma ho apprezzato il distogliere l'attenzione da quello, per concentrarsi su un mondo ristretto e positivo, sulla vita che comunque va avanti, sulla necessità di non farsi portar via anche la voglia di vivere e, soprattutto, di non portarla via ad una bambina.
Ci sono stati momenti in cui mi ha fatto davvero sorridere e ho apprezzato i personaggi di cui ha deciso di parlare, in particolare la nonna, saggia, dolce, pratica eppure altamente propensa a vedere il diavolo ovunque soprattutto nella nipote.
Questa è la cosa che mi ha fatto riflettere, ossia, come cambi il giudizio a seconda del punto di vista. Dal suo racconto, Sveva bambina non appare né più né meno di quello che era: una bambina, affascinata dal mondo degli adulti, curiosa, bisognosa di affetto, spensierata, mentre la nonna credeva che fosse stata posseduta dal demonio (almeno un paio di volte), la mamma non faceva che rimproverarla e dirle che era brutta e il padre, che invece la vedeva per ciò che era, veniva costantemente rimesso al suo posto.
Per finire, mi sono piaciute tutte le ricette del tempo di guerra che ha riportato in fondo al libro, soprattutto l'Uovo in cereghino che la nonna prepara a lei e al fratello dopo un terribile scherzo.

Personaggi: Sveva stessa, una bambina all'epoca, vivace, allegra e curiosa. Ho apprezzato che l'autrice non si sia posta come martire o come eroina, ma raccontando, semplicemente, le cose come erano, positive o negative che fossero. La nonna, signora un po' d'altri tempi, un po' rude forse, credulona, ma sempre pronta a fare la nonna, di quelle che oggi scarseggiano un po' nonostante l'età sia sempre più avanzata. La mamma, donna fredda e che fatica a mostrare affetto a quella bimba che sembra non rispondere alle sue aspirazioni. L'autrice stessa di lei dice 'ho capito da adulta che era il suo modo di dimostrarmi che mi voleva bene. Il solo che conosceva'. Qualche accenno anche al padre che la trattava proprio da bimba, ma che veniva quasi 'fermato' dalla moglie (che rimproverava la bambina non lui).

La narrazione è in prima persona, essendo il libro autobiografico, e la Modignani ci propone una scrittura fresca e leggera come i pensieri di un bambino. Niente ragionamenti complessi post maturità, ma solo i ricordi e le sensazioni provate all'epoca. Lo stile dell'autrice è sempre quieto e morigerato e in grado di suscitare immagini ed emozioni molto positive.

Giudizio finale complessivo: Un bel libro, tenero e dolce. Probabilmente leggerò qualche altra cosa dell'autrice, perché mi piace come scrive, la positività che traspare dalle sue parole anche quando narra di eventi tragici. Una breve autobiografia che, proprio per la sua esiguità consiglio a tutti, per sorridere e per tornare un po' bambini. Unica cosa, non so valutare il rapporto qualità - prezzo perché a me lo hanno regalato. Tenete presente che il racconto è circa 100 pagine, il resto sono ricette di cucina arricchite che note dell'autrice.
Voto: 8/10

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2 commenti:

  1. Mai letto nulla della Modigliani, sembra un libro piacevole da come lo descrivi..le mamme di allora dovevano essere un po' tutte come quella di sveva anche mia nonna con mia mamma è stata così..per me sbagliatissimo..però magari erano altri tempi

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    1. Concordo. Penso che all'epoca ritenessero di non poter andare tanto per il sottile, erano tempi duri e i bambini dovevano crescere in fretta. Non solo, c'era una sorta di ... 'obbligo' morale a rendere i bambini forti e, a quanto sembrava, per ottenere tale risultato era necessario mostrarsi duri e decisi. In seguito a questo molte 'mamme' non imparavano a mostrare affetto e si trovavano impacciate. Però la nonna era molto nonna, forse perché più anziana e con più esperienza. Poi magari è anche questione di carattere.

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