lunedì 25 marzo 2013

Recensione: Un calcio in bocca fa miracoli di Marco Presta



Nonostante abbia diverse recensioni pronte, ho deciso di iniziare con questa, quasi una sorta di 'la metto subito così non ci penso più'.
Prima di lasciarvi alle mie opinioni su questo libro, avviso che probabilmente non ci saranno le rubriche questa settimana, perché ho molte cose da metter su di già letti e poche variazioni rispetto alla scorsa settimana per quanto riguarda le letture in corso e simili. Forse resta il teaser per domani, ma non prometto niente.

Titolo: Un calcio in bocca fa miracoli
Autore: Marco Presta
Edizione: Einaudi
Prezzo: 16,50
Trama (tratta da www.ibs.it): "Io non ho più interesse per niente e nessuno, rubo penne, passeggio per strade degradate, sbavo per una portinaia e basta, basta così", dice di sé il narratore di questa storia, un vecchiaccio sgradevole e scorretto, burbero, perfido. Irresistibile. E se la portinaia di cui si è invaghito - una donna sulla sessantina, attraente, 'sciabile'- accetta la corte di un barista con i denti rifatti; se la sua ex moglie, che era "un vortice di generosità, di capricci, di ovulazioni, di piccole iniziative stupefacenti", lo guarda come se fosse il suo gommista; se con la figlia parla per lo più del tempo, a lui non resta che raccontare, divagando, di tutto questo. E raccontare di Armando, il suo migliore amico. La parte buona del carciofo che è lui. Una persona rara, gentile, positiva. Con un progetto folle in testa. Si, perché se tutti vogliono lasciare qualcosa dopo la loro morte, "chi una tabaccheria avviata, chi un grande romanzo, qualcun altro una collezione di lattine di birra", Armando vuole lasciare un amore. Si è messo in testa che due ragazzi del quartiere che ancora non si conoscono, Chiara e Giacomo, sarebbero una coppia perfetta, e intende dare una mano al destino. Pretesa, questa, che l'intrattabile vecchiaccio reputa ridicola e tenta di osteggiare in tutti i modi. Ma dopo aver impiegato oltre settant'anni per convincere gli altri a non contare su di lui, si ritroverà coinvolto dalla fastidiosa, insistente, implacabile fiducia nella vita di Armando. 

Questo libro non era esattamente ciò che mi aspettavo. Quando mi è capitato, pensavo più ad uno di quei manuali di autoaiuto pieni di belle teorie e frasi fatte per l'autostima. Certi libri sono utilissimi quando non hai nessuna voglia di seguire una trama, ricordarti personaggi, fatti, vicende eccetera.
Il punto è che questo invece una trama ce l'aveva, perché si tratta di un racconto.
Il protagonista è uno di quei vecchietti che a leggerli ti fanno ridere, ma se ce l'hai come vicino di casa, l'unica cosa che desideri è lanciarlo giù per la tromba delle scale nella speranza che vada, finalmente, all'altro mondo.
Non conosciamo il suo nome, ma è lui che ci racconta uno spaccato della sua vita di settantasettenne. E' pensionato, vive da solo, separato dalla moglie e con la figlia residente altrove con cui parla solo del tempo.
Per fortuna c'è Armando, suo amico storico che sembra l'unico in grado di sopportarlo e di coinvolgerlo, anche in veste di cupido.
In questo periodo in cui mi capitano molti young adult leggere la vita dal punto di vista di un ... old adult? è stato simpatico e anche rivelatore.
Rivelatore del fatto che non ci sia poi questa gran differenza. Il protagonista ha un certo interesse per la portinaia, vedova, che a sua volta è interessata, e interessa, ad un altro inquilino. Insomma, un triangolo un po' attempato e anche simpatico, in quanto l'esperienza (e il carattere) conferisce alle osservazioni del protagonista quella malizia e malignità che fanno ridere e del tutto assenti nei giovani ed inesperti virgulti adolescenti ("Guardai la gabbietta con il pappagallino e trattenni la battuta per rispetto, ma avrei voluto farle notare che a me aveva dato l'uccello, al barista la passera.")
Il nostro cicerone è anche un asociale, nonostante l'amico faccia il possibile per coinvolgerlo e lui alla fine cede, perché ad Armando è quasi impossibile dire di no. Ed è anche pensando un po' a lui che rimette insieme i pezzi della sua vita, ospita la figlia in crisi, e riesce anche ad avere alcune civili conversazioni con la ex moglie.
E, alla fine, nonostante le proteste, si fa carico di quelle situazioni che lui stesso ha contribuito a creare, arrendendosi all'evidenza che è meno vecchio di quello che è andato fino a quel momento sbandierando.
Mi ha fatto sorridere, ma ci ho letto anche la speranza, molte speranze. Nella bontà di alcune persone, nella generosità, nell'altruismo, nel fatto che 'non tutto è perduto' soprattutto nei rapporti umani e, soprattutto, se c'è la volontà di aggiustare le cose.
Per finire mi è piaciuto anche il messaggio sul non lasciarsi andare o,s e capita, di scuotersi e ripartire. Troppo tardi a settantasette anni? Macché, chiedete al protagonista.

Personaggi: Abbiamo un protagonista anonimo. Non ci rivela mai il suo nome e nessuno lo chiama mai nel corso del racconto. E' scontroso, acido, un po' misantropo. Vuole fare il vecchio, star lì a passeggiare per la città, farsi compatire, maltrattare e maltrattare a sua volta se qualcuno esagera. Elargisce commenti acidi e battute che confondono. Punzecchia a destra e a manca, ma, alla fin fine, si lascia trascinare un po' dall'amico, un po' dalla situazione, un po' da quel buon cuore che ha sommerso sotto strati di ironia e sarcasmo.
Armando. Dolce, carino, generoso, è il nonno per antonomasia, anche se non ha nipoti. Si mette in testa che Chiara e Giacomo sono fatti per stare insieme e fa di tutto per far loro da fata madrina. Una di quelle persone amate da tutti, ben volute da tutti, perché hanno sempre un sorriso e una buona parola per tutti. ottimista inguaribile e instancabile, sembra che le cose brutte del mondo non lo fiorino neanche o, se lo fanno, lui le glissa abilmente, con il suo sorriso e il suo buon umore.
Attorno a loro personaggi un po' più sporadici. Anna, la figlia, che quando si allontana dal marito incredibilmente preferisce il padre alla madre, suscitando in quest'ultima non poco risentimento. Orietta, la moglie, che a distanza di anni, ancora rimprovera e fa polemica con l'ex marito.
La portinaia, nonostante sia sempre presente nei pensieri del vecchietto, in realtà compare poco e fa, giustamente, al portinaia, glissando sui maldestri tentativi di approccio del protagonista. I due giovani, Chiara e Giacomo, rimangono troppo al margine, per poterli giudicare. Così come altri nomi citati o poco più.

Lo stile di Presta è leggero e semplice. Non usa paroloni forbiti, ma neanche volgarità. certo, qualcuna ce n'è nel romanzo, ma non così tanti da disturbare o da far sembrare il protagonista uno scaricatore di porto (tra l'altro devo ancora capire perché gli scaricatori di porto dovrebbero parlare male e non in maniera educata). Ha scelto di narrare il tutto in prima persona facendoci entrare nella testa del suo personaggio che non ci nasconde niente, parlando ai propri lettori come fossero un gruppo di ascoltatori riuniti attorno a lui. Nonostante questo è molto bravo a 'coinvolgere' anche gli altri personaggi, perché dalle descrizioni che il vecchietto ne fa è possibile intuire le loro reazioni e talvolta anche il loro pensiero.

Giudizio finale complessivo: Un libro abbastanza breve, ma, a suo modo, intenso. Mi ha coinvolta sia per la simpatia del narratore, sia per la dolcezza di chi si muove attorno a lui. Mi ha fatto ridere nelle sue osservazioni sulla terza età, nei commenti acidi, nelle battute un piccanti che fa, principalmente nella sua testa. Mi è piaciuto inoltre, il mondo visto dall'anziano e il suo sguardo su come vanno le cose e sulla sua salute. La teoria: se non vado dal medico non può dirmi che sto male e quindi sto bene, è molto più diffusa di quanto si creda, ma vederla 'con mano' fa tutt'altro effetto. E poi non potevo non adorare qualcuno con cui ho condiviso per anni una forma rara di cleptomania: quella per le penne. Per carità io non le rubavo come fa il simpatico protagonista, però potevate star tranquilli che se erano in omaggio a me rimanevano immancabilmente attaccate alle mani. ancora oggi ne ho circa 300 con tutti gli sponsor possibili immaginabili.
A livello di trama non è coinvolgentissimo, del resto non è un romanzo d'avventura o simili; è più qualcosa di interno e psicologico e le poche vicende narrate sono più una scusa per le riflessioni che non trama vera e propria.
Voto: 7/10

Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://sweety-readers.blogspot.it/p/blog-page.html  (sezione standalone)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://libridafavola.blogspot.it/2012/12/libri-da-favola-2013-reading-challenge.html (sezione contemporary)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://onthread.blogspot.it/2013/01/tributes-reading-challenge.html (distretto3)

2 commenti:

  1. un libro magari leggere..ma sicuramente una lettura la merita, a volte è bello il messaggio che un libro lascia non solo la trama..il fatto che ti strappi un sorriso o una riflessione..se mi capita tra una lettura e l'altra lo leggo anch'io

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io adoro i libri 'a messaggio', soprattutto se il messaggio è bello e colmo di speranza. Questo poi fa anche un po' ridere.

      Elimina