lunedì 28 luglio 2014

Recensione: Nebbia di Ivano Mingotti


Titolo: Nebbia
Autore: Ivano Mingotti
Edizione: DEd'A
Prezzo:   € 15,90
Trama: Omicidi irrisolti con i quali i cittadini sembrano convivere per una strana rassegnazione, in un paesino qualunque, isolato e sospeso sulle montagne, da sempre ingollato dalla nebbia. Clythia, una giornalista di Beaumont Village, inizierà a voler capire cosa sta realmente accadendo. Il perché della nebbia perenne, del male e del dolore senza ricordo. Scoprirà che è nei nostri sogni che la vista si annebbia, perché la nebbia ne è la struttura stessa… e che allora, forse, neanche gli omicidi e le sparizioni sono veramente tali.



Voto: 7/10


Eccomi qui a parlarvi di un libro piuttosto particolare che ho letto con piacere.
Ci troviamo in uno strano paese ... americano? Inglese? Dal nome lo sembra, ma non sono andata a controllare se esista davvero e dove si trovi, anche se il racconto mi fa supporre di no, perennemente avvolto dalla nebbia. Umido, grigio e tetro, ammetto che mi sono chiesta come facessero a crescerci fiori e verdure.
In questo clima ostile capita che le persone spariscano. Di anno in anno, lentamente, uno ad uno, gli abitanti non fanno più ritorno a casa e nel piccolo cimitero molte delle tombe contengono bare vuote.
La cosa sembra essere accettata come un dato di fatto, come la nebbia, come l'immobilità in cui tutto il paese sembra coinvolto: la stessa routine, le stesse cose, gli stessi gesti. Perfino gli stessi sentimenti, per le stesse persone sembrano immutabili.
Mi è sembrata una buona rappresentazione di ciò che molti sperimentano in alcuni periodi della propria vita e qualcuno per tutta la vita. Essere incastrati nelle situazioni, in balia degli eventi: c'è chi non se ne rende conto e, in un modo o nell'altro, se lo fa andare bene, chi non è a proprio agio, ma si rassegna e chi diviene da prima insofferente, poi, realizzando la condizione in cui si trova, cerca di cambiarla in qualche modo. Dapprima provando semplicemente a 'fuggire', a cambiarla, poi, nell'impossibilità di riuscire nell'intento, cerca la soluzione nella conoscenza cercando di andare fino all'origine.
Clythia, che forse è un po' la protagonista, rappresenta quest'ultimo gruppo. E' soprattutto grazie a lei, all'acquisizione delle sue conoscenze, che anche il lettore capisce e comprende. Soprattutto trova risposte.
Lei come gli altri, non sono caratterizzati in maniera fine a se stessa, ma piuttosto come rappresentanti di categorie: insoddisfatti, rassegnati, impauriti, determinati.
Ho trovato così marcato questo elemento, che non ho provato neanche rabbia, davanti a comportamenti completamente agli antipodi del mio modo di fare e di vedere. Li ho semplicemente accettati. Ci sono personaggi così e allo stesso modo ci sono persone così.
Il finale spiega tutto, è stato un piccolo colpo di scena che ho apprezzato moltissimo, soprattutto perché mi ha fatto apparire tutta la storia, come una buona trasposizione moderna della favola di Lao Tzè e la farfalla (che non vi racconto perché sarebbe spoiler) che io adoro.
Lo stile è forse l'elemento che può risultare più ostico. Molto particolare e caratteristico è composto di frasi brevi e ripetizioni che danno sia un ritmo incalzante, sia il senso di oppressione e soffocamento rappresentato dalla nebbia. Talvolta fa sembrare tutto una lunga poesia per quanto manchino tutti gli altri elementi di questo genere. Io l'ho apprezzato, perché ha reso il romanzo veloce e facilmente leggibile. Solo in alcuni passaggi le ripetizioni mi sono sembrate troppe e la storia troppo immobile. Ammetto però che come stile può non piacere.


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