giovedì 31 luglio 2014

Recensione: Maledetto il ventre tuo di Vittoria Monforte


Ringrazio ancora per aver ricevuto questo bel libro in regalo.

Titolo: Maledetto il ventre tuo
Autore: Vittoria Monforte
Edizione: Vanda Epublishing
Prezzo:   € 3,99
Trama: Notte d'estate in città. Regina Enriquez, vedova anziana di alto rango, viene trovata nel suo appartamento orribilmente stuprata. Nessuno riesce a individuare lo strumento che ha provocato le gravissime lesioni interne causandone la morte.Giulia Valli, brillante avvocato con trascorsi dolorosi alle spalle, viene incaricata dalla famiglia Enriquez di seguire le indagini. Mentre il procuratore capo Pietro Aloisi e l'ispettore Mino Di Francesco cercano di identificare l'arma del delitto e di interpretare alcuni indizi, altri omicidi si susseguono a breve distanza di tempo con le stesse orrende modalità. Sembra che l'assassino stupri e uccida soltanto donne anziane. Ma l'omicidio di una studentessa universitaria e di un'anziana trans complicano il quadro.Sarà l'intuizione di Giulia Valli a trovare il movente psicologico e il vero autore.



Voto: 8/10


Equilibrato. Così definirei questo libro che, come avrete già capito dalla premessa e dal voto, mi è piaciuto abbastanza.
Siamo nel genere thriller (italiano), anche se questa parola mi suona eccessiva, in quanto la parte investigativa, pur presente, non è centrale o predominante.
Cosa prevale? Difficile dirlo. E' una storia a più voci e più aspetti. Vengono mostrate vittime e carnefici, ciascuno con il suo punto di vista, le sue motivazioni, le sue paure e le sue riflessioni.
Quindi abbiamo investigatori e poliziotti che analizzano referti e cercano di venire a capo del mistero, vittime e amici (amiche) delle vittime che mostrano il loro lato vulnerabile nel sentire il male così vicino a sé, e antagonisti, che ci raccontano il loro agire e la forza che li spinge.
Ma non è solo questo, o meglio, le mie percezioni, mi hanno portata a vedere oltre il semplice racconto di un assassino che massacra donne, specialmente anziane. Le motivazioni di certe azioni e le descrizioni talvolta crude, hanno le caratteristiche di una denuncia di una brutalità ancora presente nei confronti delle donne, perpetrata nella distruzione della femminilità, del lato più vulnerabile, anche emotivo, rappresentato nella sua parte fisica.
Ho apprezzato la denuncia di per sé e il modo velato in cui è posta, ma ancor di più ho apprezzato la mancanza di tentativi di giustificazione, nonostante Emma Valli faccia un commento in proposito. C'è il motivo, che funziona da movente, ma non c'è la scusante. E io concordo, non ci sono scusanti.
Come dicevo i personaggi si alternano di capitolo in capitolo, mostrandoci parti di storia e il loro sentire a riguardo. Anche qui, il pensiero femminile è tendenzialmente di paura, verso una violenza che non capiscono e da cui, allo stesso modo, temono di non sapersi difendere; il pensiero maschile invece è variegato ed è distinto tra coloro che nascondono un velato disprezzo verso le donne, chi li considera meri oggetti, chi mostra bisogno e venerazione e chi (ringraziando il cielo ce ne sono molti di uomini così) ha a suo modo un rapporto equilibrato nei confronti di un mondo che, pur diverso dal proprio, non considera alieno e da debellare, ma complementare al proprio.
Tutto questo equilibrio, nella storia e nei personaggi, ha portato ad un minor approfondimento di tutti i vari aspetti che invece mi sarebbe piaciuto vedere. Non sto dicendo che è superficiale, assolutamente no, non è che manca, solo, per mio gusto, ne avrei preferito di più, soprattutto negli ambiti emotivi dei personaggi.
La scrittura è fluida e scorrevole e favorisce molto la lettura. Niente indagini complesse, procedure elaborate o ragionamenti legali fuori dalla portata di una persona con conoscenze comuni. Qualche descrizione più cruda tesa a far comprendere l'effettiva portata di ciò che sta accadendo (la descrizione dell'arma del delitto i brividi me li ha messi). Di 'difficile' ho trovato solo alcune parole, che ho dovuto andare a cercare, ma non mi sono sembrate uno sfoggio di cultura, bensì segno di precisione e accuratezza: la parola giusta al punto giusto.
L'unica cosa che mi ha fatto storcere leggermente il naso è stata la confessione finale di Emma Valli preparata da lei stessa con enfasi chiedendo perdono per ciò che rivela e liquidata alla frase immediatamente seguente da sua figlia con qualcosa che suona tipo: <<Bene, ora riposati.>> Mi sarei aspettata un soffermarsi un po' più lungo e una riflessioncina in più. Come sempre, gusto mio.

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