giovedì 24 luglio 2014

Recensione: Cercando nel buio di Elizabeth George



Titolo: Cercando nel buio
Titolo originale: A traitor to memory
Autore: Elizabeth George
Edizione: TEA
Prezzo:   € 10,00
Trama: Qualcosa ha portato Eugenie Davies a Londra in una piovosa notte autunnale, qualcosa che non potrà mai raccontare perché quella notte la donna è stata uccisa, travolta intenzionalmente da un'auto sbucata dall'oscurità. Chi poteva volere la sua morte? Quel delitto può forse avere qualche collegamento con il fatto che Eugenie era la madre di Gideon Davies, il celebre violinista colpito inspiegabilmente da una grave forma di amnesia che da mesi gli impedisce di suonare? Così, mentre il giovane, con l'aiuto di un terapeuta, s'immerge negli abissi della propria memoria, l'ispettore Thomas Lynley, incaricato di seguire il caso, e la sua aiutante Barbara Harvers si dibattono in una ridda d'ipotesi legate alla complicata storia della famiglia Davies, mettendo in moto una spirale di dolore, rabbia e odio che minaccia di travolgere chi vuole scoprire la verità.


Voto: 5/10

Altro libro che non mi ha colpito. L'ho trovato noioso e ho faticato ad arrivare in fondo.
Non che sia brutto, ma non vi ho riscontrato caratteristiche che lo rendano, non dico memorabile, ma almeno piacevole.
La storia non è particolarmente originale, inizia con un omicidio a cui ne segue un altro e iniziano pure i problemi.
Almeno nella mia edizione non ci sono riferimenti temporali chiari e si scopre solo alla fine che il primo omicidio è avvenuto, temporalmente, dopo il secondo descritto. Questo si ripete per tutto il volume. Mi sono resa conto di non aver capito molte cose perché non sapevo la giusta sequenza. La trovo una grande mancanza.
Altro punto: chi è l'assassino lo si capisce quasi subito; bene, ci può stare, ci sono libri costruiti scientemente in questo modo. Sono andata avanti curiosa di vedere come si erano svolti i fatti e cosa l'autrice avesse in serbo per il lettore, ma ammetto che non trovavo questa ricerca entusiasmante e alla fine mi sono arresa realizzando che non ci sarebbero state sorprese.

I personaggi sono tremendi. Ben caratterizzati, certo, ma li definirei anche squallidi; persone da poco, tutti altamente egocentrici, egoisti, ossessionati da proprie ambizioni e schiavi delle proprie passioni. Sono, in qualche modo, grotteschi. Uno o due, in un racconto, mi piacciono, ma tutti?
Mi portano ad un'antipatia generalizzata e ad un 'rifiuto' in toto.
Anche l'incaricato alle indagini... La fa tanto lunga con la moglie incinta a causa di un'ex rimasta amica che non può avere bambini e che lui ha paura che soffra per la notizia. Una storia inutile ai fini della trama principale che lascia il tempo che trova. Mentre non si fa parola dei motivi che hanno portato la sua collega ad essere degradata. Questo era importante perché lui, con il suo atteggiamento, la mette in condizione di subire un ulteriore provvedimento disciplinare. Un'attenzione alle cose sbagliate che sa solo di allungamento brodo.

Neanche lo stile in cui è scritto mi ha aiutato a sfangarla indenne: lento, noioso, pesante e melodrammatico (e a me il melodrammatico piace pure, se usato per bene). Mi sembrava di arrancare tra le pagine senza mai arrivare in fondo. Digressioni qua e là, descrizioni che ho trovato pesanti, riflessioni quasi inutili.
Più che la storia in sé, forse l'intento era quello di analizzare gli stati d'animo umani, le reazioni, le passioni. Non è che fallisca in questo, ma lo fa in maniera sgradevole, quasi condannasse già nel testo i propri personaggi.
Elizabeth George è piuttosto famosa e prolifica, ma la mia prima esperienza con lei non è andata a buon fine. Magari è solo questo libro, ma per un po' lascerò stare.


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