mercoledì 4 settembre 2013

Recensione: Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace

Rieccomi! Non sembra (lo so!) ma sto riprendendo un po' il giro (e recuperando). Intanto vi lascio con la prima di un po' di recensioni (e con la conferma che il WWW salta anche questa settimana. Dalla prossima spero di poter riprendere anche questa rubrichetta). E' breve perché il tipo di libro non si presta al mio schema classico.

Titolo: Una cosa divertente che non farò mai più
Autore: David Foster Wallace
Edizione: Minimum Fax
Prezzo: 12,50 €
Trama: A un giovane scrittore viene commissionato il reportage di una settimana in crociera extralusso nei Caraibi. Lo scrittore è David Foster Wallace e la permanenza sulla "meganave" si trasforma in un'esilarante cronaca, ma anche in un acido ritratto dell'americano in vacanza, delle sue abitudini ottuse, della sua eleganza pacchiana e - naturalmente - della sua ricerca di un forzato e artificiale relax. La critica pungente, e insieme scanzonata, di questi "cittadini americani adulti e ricchi" è accompagnata da una sferzante ironia e da uno stile pirotecnico e piacevolmente dispersivo che confermano il talento di un autore, come è stato detto, "capace di scrivere veramente di qualsiasi cosa".

Ecco questo è uno di quei libri che adoro leggere e detesto recensire. Perché non so da che parte prenderli. Non è che c'è una trama, personaggi o simili. E' un resoconto e come tale mi porta ad uscire dal mio amato schema recensivo.
Bòn, proverò lo stesso a darvi un'idea.
Come dice anche la sinossi, si tratta della cronaca dell'autore in vacanza per sette giorni su una meganave da crociera. Vacanza che io, attualmente, non farei neanche se mi pagassero. E dopo questo libro, meno ancora.
Wallace parte da scettico e con occhio oggettivo, per poi diventare iper critico e anche un filo cattivo, sia nei confronti di questo tipo di viaggio, che delle compagnie che lo propongono, fino ad arrivare (anzi, sono i primi che colpisce) ai turisti che lo scelgono.
Mostra uno spaccato di vacanzieri che francamente non sopporto: caotici, pretenziosi, arroganti e con scritto in fronte 'sono un pecoraio arricchito' (con tutto il rispetto per i pastori che trovo spesso persone squisite). Non risparmia niente, dalla struttura incomprensibile della nave, al personale finto cortese, fino all'idea del 'divertirsi ad ogni costo perché il divertimento è questo'.
E' l'aspetto consumistico e passivo delle vacanze. Nella versione di Wallace, non esiste più il 'mi piace fare questo e mi scelgo una vacanza che mi consenta di farlo'. No, in questo caso è: ho dei giorni liberi, vado in una crociera extra lusso e pensano a tutto loro, anche al mio divertimento. In seguito a questo molti diranno che si sono divertiti, ma non perché lo pensino davvero, quanto perché sono indotti a pensarlo, e l'autore è bravissimo a mostrare i meccanismi di questo giorno perverso.
La cosa positiva è che lo fa con assoluta ironia, divertendo il lettore senza annoiarlo.
Se lo si guarda oggettivamente però, può essere anche un pelo crudele. Molte delle cose che strappano il sorriso, riguardano comunque l'ironizzare sui comportamenti delle persone e se chi è concorde con l'autore si diverte, chi invece apprezza certi tipi di vacanza e di attenzioni, può sentirsi trattato da stupido.
Certo, alcune cose sono comunque da 'condannare' (arroganza, maleducazione, prepotenza), ma in generale amare un certo tipo di vacanza non può certo portare all'etichettamento delle persone, cosa che invece Wallace fa. Non palesemente, ma, tra le righe, è chiaro che non ha una grande opinione dei croceristi. Ognuno ha i propri gusti e le proprie esigenze e l'atteggiamento dell'autore è quello di 'se non piace a me, voi siete idioti'. E' una cosa che non mi piace. Mi fa ridere sul momento, perché magari neanche a me piacciono le crociere per gli stessi motivi, però in maniera oggettiva certa ironia non mi esalta.
Da leggere se non vi piacciono le crociere o se volete capire perché ad altri non piacciono.
Voto: 6/10

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