mercoledì 7 settembre 2016

Recensione: Topi di Gordon Reece

Proseguo con il recupero delle recensioni arretrate.

Titolo: Topi
Titolo originale: Mice
Autore: Gordon Reece
Edizione: Giunti
Prezzo: 6,90€
Trama: Miti, impaurite e remissive, Shelley e sua madre sono abituate a subire: dal padre che le ha abbandonate scappando con una ventenne, dalle compagne di scuola che con le loro violenze hanno rovinato il volto di Shelley, dai colleghi di lavoro della madre. Per questo decidono di ritirarsi fuori città, in una tranquilla casa di campagna lontana da tutto e da tutti: in fondo sono topi e i topi hanno bisogno di un nascondiglio per sottrarsi agli artigli dei gatti. Ma in una notte apparentemente come le altre un balordo entra in casa, le lega e le minaccia per ore. La rabbia per l'ennesimo sopruso fa esplodere in Shelley una ferocia mai provata: la ragazza riesce a liberarsi, insegue il ladro che si allontana nel bosco e lo pugnala più e più volte, fino ad ammazzarlo con l'aiuto della madre. Nello spazio di una notte, le due donne si trovano trasformate da vittime in carnefici. Da topi in gatti. In un crescendo sbalorditivo di colpi di scena, madre e figlia decidono di seguire il nuovo corso degli eventi. Fino a che punto saranno disposte a spingersi per occultare l'omicidio e restare impunite?

Voto: 7/10
Thriller psicologico interessante anche se non riuscitissimo, secondo me.
Il titolo già preannuncia una caratteristica della protagonista: essere un topo. i 'topi' sono quelle persone paurose, un po' schive, che, proprio come i topi, camminano rasente ai muri per non farsi notare. Vogliono un'esistenza tranquilla, senza problemi, senza tumulti e quanto più possibile lontana dai riflettori. Così sono Shelley e sua madre.
Già provate dall'abbandono del padre (e marito), a causa di atti di bullismo e violenza che la ragazzina subisce, si spostano i una casa di campagna isolata, dove sperano di starsene tranquille come topi in una tana.
L'autore è abbastanza bravo a far emergere questa volontà dalle parole e dai gesti di Shelley, la protagonista, più adatta della madre a 'narrare'.
Ho trovato sensato, per come si svolge la scena, che fosse lei a dare il via al cambiamento, con la madre che si limita a seguirla e a rimettere a posto le cose.
Per quanto riguarda la trama, l'ho trovata abbastanza attinente alla scopo. Forse, da un lato, avrei preferito la non entrata in scena dell'ultimo personaggio: sul momento mi è sembrato solo un trucco per allungare il brodo; dall'altro, però, mi rendo conto che è stato necessario per la spinta finale al cambiamento, che altrimenti sarebbe potuto sembrare eccessivo, dopo l'incursione del ladro, o una soluzione troppo facile per l'autore.
Ciò che mi ha disturbata sono state le incongruenze e alcuni mancati passaggi logici (non tantissimi). Erano elementi solo parzialmente utili ai fini della storia e li si poteva variare ottenendo lo stesso risultato ma migliorando la coerenza.
La protagonista è Shelley, adolescente sfigurata da atti di bullismo delle ex amiche. L'ho trovata molto ben costruita, sia come personaggio in generale, che come adolescente tranquilla, ma in preda agli scombussolamenti dell'età. er questo ho trovato giusto che il primo impulso al cambiamento venisse da lei e che non fosse ragionato, ma frutto di qualcosa di momentaneo e incontrollabile che non ha saputo gestire.
Accanto a lei, la madre, figura in parte defilata, ma che compensa l'impulsività della figlia. E' una donna pratica e con una forte logica e capacità di ragionamento. Nonostante sia anche lei un 'topo', non perde quasi mai (quasi!) la testa e riesce ad avere freddezza anche nelle situazioni più concitate.
In questo libro non mi sono trovata bene con lo stile dell'autore. Mi è sembrato un po' piatto a livello di linguaggio e di scrittura e questo, in taluni passaggi, mi ha un po' annoiata. Il cattivo, anche se fa una breve comparsa, è un po' troppo banale e i suoi discorsi sono stereotipati. Meglio le parti riflessive di Shelley. Forse non sono brillantissime, ma sta parlando una ragazzina (il libro è in prima persona). Il ritmo si mantiene abbastanza vivace grazie anche a capitoli non troppo lunghi; questo rende il romanzo scorrevole e favorisce la velocità di lettura.
Come dicevo, un libro interessante, ma in cui non mi sono mai sentita troppo coinvolta. Ho fatto da spettatrice (non so se per caratteristica mia o per incapacità dell'autore) e questo ha minato l'empatia e la parte emozionale, privandomi di quella parte del piacere di leggere.


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