lunedì 2 marzo 2015

Recensione: Due tombe di D. Preston & L. Child

Mah... la seconda parte è stata una faticaccia.

Titolo: Due tombe
Titolo originale: Two graves (Pendergast 12)
Autore: Douglas Preston & Lincoln Child
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 18,00€
Trama: L’agente Aloysius Pendergast combatte da anni contro una verità che non riesce ad accettare: sua moglie Helen è morta. Poi all’improvviso, ecco quegli occhi inconfondibili, ecco Helen, viva e vegeta, a pochi passi da lui. Ma è un attimo: travolta da una raffica di colpi d’arma da fuoco, la donna sparisce di nuovo. Per Pendergast è arrivato il momento di placare la sete di vendetta e di scoprire un’agghiacciante verità. Una trama orchestrata con maestria, ricca d’azione e di colpi di scena per un emozionante capitolo delle avventure di Aloysius Pendergast, eroe anticonvenzionale dal fascino inimitabile.

Voto: 6/10
Non me ne vogliano i fan di questi due autori, ma a me non è piaciuto. O meglio, mi è piaciuto a metà. Infatti ci ho messo 2 ore per le prime 200 pagine, una settimana per le restanti 200. Questo perché la prima parte si adattava molto alle mie 'esigenze di lettrice': un killer sfrontato e imprendibile, un investigatore acuto e attento.
Mi ha sinceramente esaltato e fatto pregustare una bella sfida. peccato che a metà cambi radicalmente e prenda una piega in cui l'investigatore diventa un supereroe poco credibile e anche abbastanza noioso.
L'argomento? Neanche a farlo apposta è di una banalità mortale: i nazisti e l'eugenetica.
Ora, io mi domando, sinceramente: perché i thrilleristi americani hanno solo due argomenti? Che per inciso sono: i russi comunisti e i tedeschi nazisti. Qualche volta qualcuno più brillante tira fuori terrorismo internazionale di varia natura.
Stop.
Per carità, ci sono dei bei thriller su queste cose, non lo nego, ma non mi dispiacerebbe se ogni tanto spaziassero un po' di più.
Torniamo al romanzo.
Aloysius (un nome praticamente impronunciabile) Pendergast ritrova la moglie e subito la perde, stavolta definitivamente, a causa di Der Bund (i tedeschi, preciso). Ci sono innumerevoli riferimenti a fatti accaduti in precedenza (presumo in un altro libro), ma la storia si lascia leggere anche senza letture pregresse.
Distrutto dal dolore, il profiler FBI, cerca un'autodistruzione personale rinchiudendosi in se stesso e nella sua casa, nascondendosi da tutto e da tutti.
Il suo amico e detective D'Agosta è preoccupato per lui, ma non trova il modo d'intervenire se non con un misterioso caso: un killer che uccide negli hotel mostrando ogni volta la propria faccia, ma rimanendo imprendibile.
Indifferenzte all'inizio, riesce a trovare un particolare che lo sprona all'azione. E da qui il libro cambia.
Ciò che cerca Pendergast, oltre al killer e alle risposte, è una sua personalissima vendetta che non mi è arrivata minimamente. E' ben illustrata e motivata, ma io non ho percepito niente se non noia. sarei stata quasi contenta se avesse fallito. Non ho sentito nè indignazione, né rabbia e la sete di vendetta rimane un qualcosa di scritto lì fine a sè stessa.
Ho capito meglio Tristram (altro nome impronunciabile), dolce, ingenuo e maltrattato. Mi ha fatto sorridere e ha stimolato l'istinto di protezione che provo sempre verso certi personaggi. Inoltre ho adorato il suo intervento finale.
Tutti gli altri sono stati utili alla storia del protagonista, cosa che non mi è piaciuta. Sono anonimi, fanno la figura degli stupidi per dare più lustro ai protagonisti. Anche uomini che si dice siano forti, vengono annientati con poco. Non amo l'incoerenza e qui è stata palese.
Molte azioni da 'supereroe' non sono spiegate e non è chiaro come il personaggio riesca a portarle a termine.
come se non bastasse, oltre alla storia principale ci sono due filoni secondari di cui non ho cpaito il senso. Vero che i protagonisti sono in qualche modo correlati a Pendergast, ma si tratta giusto di elementi sporadici. Presumo che siano il prosieguo di avvenimenti precedenti, ma sembrano tagliati e appiccicati lì quasi a caso. Come leggere una raccolta di tre storie che si alternano invece di essere una di seguito all'altra come nelle normali raccolte.
Finale un po' troppo grandioso.
Lo stile, invece, l'ho trovato buono: pacato, ma anche stuzzicante e con le sospenzioni giuste (che poi a me i colpi di scena non siano piaciuti è un aspetto soggettivo). Buone le descrizioni (delle cose che gli autori hanno voluto farci sapere). Sui dialoghi invece sono un po' incerta, perché alcuni hanno dei sott'intesi che non ho capito fino in fondo.
Speravo di scoprire una coppia di scrittori che mi coinvolgesse, invece mi hanno ricordato troppo gli eccessi di Cussler e credo che per un po' mi terrò alla larga.

4 commenti:

  1. Mi ispira molto come serie, è da un po' che la addocchio v_v

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  2. Anche a me ispirava, ma da questo volume in particolare sono rimasta delusa. Magari gli darò un'altra possibilità, tra un po', con uno dei primi (questo è oltre il decimo), sperando che sia più entusiasmante.

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  3. Ecco, mi correggo, ho scoperto che il primo della serie, Relic, l'ho già letto e mi era piaciuto anche parecchio. Probabilmente per strada si è perso qualcosa.

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  4. I primi sono decisamente migliori *__*
    Andando avanti un pochino si perdono, ma Aloysius è un personaggio che io avevo adorato :)

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