giovedì 20 marzo 2014

Recensione: Come un romanzo di Daniel Pennac


Era da un po' che questo libro m'incuriosiva e finalmente sono riuscita a leggerlo.
E' stato decisamente interessante e mi ha fatto riscoprire tante piccole cose.
Come il gusto di leggere o di ascoltare una storia letta.



Titolo: Come un romanzo
Autore: Daniel Pennac
Edizione: Feltrinelli
Prezzo:   € 6,50
Trama: È proprio attraverso l'analisi del comportamento, di come giorno dopo giorno interagiamo con l'oggetto libro e i suoi contenuti, che Pennac riesce a dimostrare alcune storture dell'educazione non solo scolastica, ma anche familiare. Laddove, normalmente, la lettura viene presentata come dovere, Pennac la pone invece come diritto e di tali diritti arriva a offrire il decalogo. Piena libertà dunque nell'approccio individuale alla lettura perché "le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere".



<<Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere>>


Credo che questo libro sia piuttosto famoso tra i lettori, soprattutto per i famosi dieci diritti del lettore (ad alcuni di essi non riesco mai ad appellarmi). Però mi chiedo se non sia uno di quei libri di cui tutti conoscono la parte più famosa e ignorano il resto. Probabile.
Da parte mia quando ho iniziato a leggerlo, non sapevo che fosse un trattato e credevo di avere davanti una storia.
Invece parla di molte storie. Quelle dei lettori e, soprattutto, quelle dei NON lettori. Identificati, principalmente, con gli adolescenti.
Non credo che l'opera di Pennac sia un trattato di psicologia approfondita, sociologia ed educazione. Sembra più un constatare l'evidenza, non solo del fatto che i ragazzi non leggano, ma anche del perché non leggano. Si tende ad accusare la scuola (per carità, lo fa anche Pennac), ma lui concentra l'attenzione anche su altre due figure: i genitori.
Sul momento sono rimasta stupita, ma leggendo le spiegazioni che l'autore da, ho dovuto ammettere che probabilmente aveva ragione.
I miei genitori non hanno continuato con me le letture del 'prima di andare a letto', ma hanno comunque avuto un'influenza fortissima su di me per un semplice motivo: erano due lettori. Lo sono ancora, due lettori forti. Di gusti opposti, ma comunque li vedevo sempre con un libro in mano prima di andare a dormire e anche durante il pomeriggio. M'incuriosivano e quando ho potuto leggere anche io, ho colto subito l'occasione per cercare di capire cosa ci fosse in quei libri che teneva i miei genitori tanto incatenati. Vi avviso che non con tutti funziona.
Comunque non solo adolescenti, ma un po' tutti i lettori e i non lettori vengono affrontati tra queste pagine. Io mi ci sono riconosciuta in toto. Sia nei difetti che nei pregi. Sia nei percorsi che nelle motivazioni.
E nelle difese che un povero lettore può tirar fuori in caso di mala partita con non lettori.

Giudizio finale complessivo: Un libro che mi ha interessata non solo perché mi è sembrato che parlasse di me, ma perché comunque da spiegazioni semplici, senza pretese di tecnicismi, comprensibili da tutti.
Mi sono piaciute le disanime, le soluzioni (anche se non sono proprio soluzioni, ma ipotesi di soluzioni) e i piccoli consigli.
Ho apprezzato la sottolineatura dei difetti che noi lettori possiamo avere e anche l'ironia che contraddistingue sempre quest'autore.
Ho smesso da un po' di dire 'consiglio', 'non consiglio' di un libro, perché non è che io sia chissà chi per poter dire una cosa del genere, però secondo me, questo è uno di quei libri a cui un occhio andrebbe dato. Sia dai lettori, che, magari, da quei genitori che vogliono avere una possibilità in più di avere dei figli lettori.
Voto: 7/10

I dieci diritti del lettore, e il mio rapporto con essi:
1) Il diritto di non leggere. A cui mi appello in caso di alcuni libri.
2) Il diritto di saltare le pagine. Questo non mi riesce, lo ammetto.
3) Il diritto di non finire un libro. Una relazione un po' controversa, ma dopo la lettura del libro di Pennac, i sensi di colpa sono un po' scemati e andiamo più d'accordo.
4) Il diritto di rileggere. Con questo ho sempre avuto un ottimo rapporto. Ogni anno, rileggo qualcosa che ho amato.
5) Il diritto di leggere qualsiasi cosa. Il mio preferito! Che sbandiero ad ogni commento leggermente storto.
6) Il diritto al bovarismo. Non sapevo cosa fosse, ma ho scoperto che mi piace e che lo uso.
7) Il diritto di leggere ovunque. Mai avuto problemi, ho letto a letto, in bagno, in sala, su pavimenti, muretti, camminando, su spiagge, prati, panchine, mentre aspetto che l'acqua bolla, durante le pause pubblicitarie, in coda alla posta, alla cassa, alla fermata, su qualunque mezzo di trasporto (bicicletta esclusa e aereo pure che mi ci gira la testa e sbarello), mentre navigo in internet (che il mio pc a criceti ha lunghe pause tra un comando e l'altro) e in ogni caso quando ho il tempo sufficiente di aprire un libro.
8) Il diritto di spizzicare. Mah... questo non lo faccio spesso, però mi capita di rileggere solo i passi di alcuni libri che mi sono piaciuti anziché tutto il libro.
9) Il diritto di leggere a voce alta. L'avevo abbandonato, ma Pennac mi ha fatto tornare la voglia di farlo.
10) Il diritto di tacere. E io, giustamente, taccio.


4 commenti:

  1. L'ho letto secoli fa, e ricordo di averlo amato moltissimo.
    Le cose che ricordo di più non sono i dieci diritti del lettore (stranamente) ma i super riassunti del fratello di Pennac - che di certo invogliano un bambino curioso a rubare il libro - e il fatto che non puoi obbligare nessuno a leggere, perchè leggere un libro per forza è il modo migliore per far odiare la lettura a qualcuno :)
    Prima o poi lo devo rileggere *-*

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    1. I super riassunti mi hanno fatto morire.
      E sì, concordo, obbligare qualcuno è il modo migliore per farlo smettere.

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  2. Anch'io, come Katerina, l'ho letto un sacco di tempo fa e l'avevo adorato. La cosa che avevo adorato di più e che, ogni tanto,mi rileggo ancora sono i dieci diritti del lettore *___* Sono qualcosa di veramente fantastico :)

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    1. Fantastico e giusto.
      Spesso, chissà perchè sentiamo solo gli obblighi.

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