venerdì 7 febbraio 2014

Recensione: Nero a Manhattan di Jeffery Deaver


Titolo: Nero a Manhattan
Autore: Jeffery Deaver
Edizione: Rizzoli
Prezzo:  € 9,90
Trama:  Togliere di mezzo Robert Kelly, un anziano e solitario signore il cui unico passatempo consiste nel guardare e riguardare lo stesso vecchio film giallo, si direbbe un gioco da ragazzi per una coppia di veri professionisti come Haarte e Zane. Peccato che anche i lavoretti più facili a volte possano riservare imprevisti. In questo caso l'imprevisto si chiama Rune, ha vent'anni, è bella ed eccentrica, cambia lavoro con la stessa disinvoltura con cui cambia colore di capelli. E, soprattutto, è troppo curiosa e ostinata per tenersi lontano dai guai. È lei che, nella scalcinata videoteca del Greenwich Village in cui lavora, ha dato a noleggio a Kelly il solito film, "Nero a Manhattan", che il vecchio stava guardando nel momento in cui, nel suo appartamento, è stato freddato con tre colpi di pistola. Ed è sempre lei - che con il vecchio ha stretto un'improbabile quanto sincera amicizia - a nutrire il sospetto che nei fotogrammi in bianco e nero di quella vecchia pellicola possa celarsi la chiave per svelare il mistero della sua morte. Rune si getta così in una pericolosa indagine privata, che, tra equivoci e scambi di persona, porterà alla luce la verità che si cela dietro un omicidio apparentemente inspiegabile. Con "Nero a Manhattan" Jeffery Deaver costruisce un intreccio intenso e d'atmosfera come un noir degli anni Quaranta che avviene svelando il volto di una New York insolita e affascinante.

In tutta onestà, un libro senza lode e senza infamia.
Un buon thriller, con alcuni aspetti davvero fantasiosi e con le fila che alla fine tornano correttamente.
Però... non coinvolge. Non me almeno.
La storia è abbastanza complessa, ci sono scambi di persona, killer, agenti FBI, semplici cittadini, tutti che sembrano cercare la stessa cosa, salvo poi scoprire che, invece, la prospettiva era sbagliata.
Su alcuni passaggi ho avuto qualche dubbio (sulla coerenza o meno), ma il romanzo scorreva bene e non sono tornata indietro a controllare.
La mia totale ignoranza in fatto di cinema non mi ha permesso di apprezzare i tanti riferimenti che popolano questo libro (il titolo stesso fa riferimento ad un film citato nella racconto e che sembra tratto da una storia vera), ma anche senza questi, seguire la trama è davvero facile.
Nonostante il numero dei personaggi sia quello necessario per sviluppare un thriller, l'autore segue principalmente Rune, con pochi cambi di vista, portandolo a sembrare un racconto soggettivo. Vedere tutto con i suoi occhi (o quasi) permette all'autore di giocarsi un paio di colpi di scena con effetto sorpresa assicurato, peccato che non siano proprio originalissimi.
Forse anche questo ha tolto in parte bellezza alla lettura.
Sì, ci sono elementi un po' più nuovi, ma non li ho considerati come colpi di scena.
Una domanda continua a girarmi nella testa: ma davvero nessuno la butta fuori di là???

Personaggi: Rune, la protagonista, è una ragazza fin troppo fantasiosa. Vive in un mondo tutto suo dove è la regista di film particolarissimi, ma che non le permettono di vedere la realtà. Non ho saputo trovarla né simpatica, né antipatica, e la inserirei volentieri tra le protagoniste anonime. Richard è un 'finto fantasioso', nel senso che sembra seguire le idee di Rune, lasciarsi trasportare dalle idee come lei, ma, in realtà, è razionale e cerca anche di imporre un po' di buon senso e di visione reale su Rune. Haarte e Zane sono una coppia davvero malefica e personalmente avrei preferito vederli un po' di più. L'autore ha ritagliato loro davvero pochi spazi.

Stile: Piuttosto scorrevole e in alcuni punti anche insinuante. Un misto che permette di far scorrere le pagine senza appesantirle e senza annoiare. Come dicevo manca un po' di coinvolgimento del lettore. Sembra davvero di assistere ad un film senza che ci venga permesso di immergersi nella storia. Forse lamenterei una certa scarsità di vocabolario e un registro non proprio medio, ma concedo il beneficio del dubbio: forse l'autore ha uniformato il modo di narrare ai personaggi che vi compaiono.

Giudizio finale complessivo: Per il viaggio in treno in cui mi ha accompagnato, è andato più che bene, ma alla fin fine ho un po' rimpianto che non mi sia capitato qualcosa di un po' meglio. Non l'ho trovato né brutto, né noioso, ma neanche particolarmente originale o divertente. Diciamo che la base era comunque buona, ma andavano curati di più certi particolari e approfondito meglio l'aspetto psicologico ed emotivo della vicenda e dei protagonisti. Di contro mi sembra ottimo quando si cerca qualcosa senza impegno, quando si è stanchi e quando non ci si vuole far prendere troppo. Un libro che si può lasciare e riprendere a piacimento.
Voto: 6/10

4 commenti:

  1. Ciao!!! Chissà perchè, nonostante io adori il thriller, non sono mai riuscita a prendere in considerazione Jeffery Deaver...
    Magari in futuro cambierò idea! ;)

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    1. Ciao! Capita anche a me con alcuni autori. Anche Deaver è stata una scoperta recente e da quello che ho capito non ho iniziato con una delle sue opere migliori.

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  2. Il genere non mi dispiace affatto... Leggo che non ne sei pienamente entusiasta ma... mi incuriosisce comunque. Ho letto un solo libro di questo autore e mi è piaciuto... chissà... magari in futuro (per ora la mia lista di libri da leggere è un bel po' lunga).

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  3. Per ora mi sa che lo evito! In futuro, magari quando non avrò niente di interessante da leggere, lo prenderò in considerazione!

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