lunedì 10 febbraio 2014

Recensione: Le stelle brillano a New York di Laura Moriarty


Titolo: Le stelle brillano a New York
Autore: Laura Moriarty
Edizione: Piemme
Prezzo:  € 19,00
Trama: E' impossibile non essere stregati dalla bellissima ragazza che sta salendo sul treno per New York. Sarà anche per quello sguardo, così sfrontato in una quindicenne. O per il suo cortissimo caschetto di capelli neri, così moderno per il 1922 e quella piccola città del Kansas. È irrequieta, si vede. Ha fretta di partire, respirare l'energia della lontana metropoli pulsante di vita, entrare nella compagnia di danza più prestigiosa del momento. Ma neppure lei, per quanto ostinata e ambiziosa, s'immagina che di lì a pochi anni sarà una stella del cinema muto e il suo nome - Louise Brooks - avrà fatto il giro del mondo. Con grande disappunto, viaggia però accompagnata. A farle da chaperon è una rispettabile vicina di casa, Cora Carlisle. Trentasei anni, moglie e madre modello, ligia alle convenzioni, Cora non sa ancora cosa l'aspetti con la ribelle e anticonformista Louise. Ma sa che quel viaggio è un'occasione unica per allontanarsi dal suo matrimonio apparentemente perfetto e intraprendere una ricerca troppo a lungo rimandata. Perché la verità sul suo passato è a New York. Mentre cerca di domare lo spirito libero di Louise sotto le luci sfavillanti di Broadway, dove si respira l'euforia di quegli anni ruggenti, Cora inizierà tuttavia a mettere in discussione i limiti che ha sempre imposto alla propria esistenza. Finché anche lei, come Louise, muoverà i primi passi verso i suoi sogni, in quell'estate indimenticabile in cui entrambe prenderanno finalmente in mano il proprio destino.

Pur non essendone ufficialmente appassionata, periodicamente mi capita di immergermi in un libro che parla della New York (e dell'America) degli anni venti e non posso negare di rimanerne ogni volta affascinata.
Questa volta ho provato a seguire i primi passi di una delle più grandi stelle del cinema muto, Louise Brooks, accompagnata, quindicenne, dalla chaperon Cora nella scintillante New York per un corso di danza.
Ammetto che l'autrice mi ha un filo fregata. Non mi aspettavo una biografia romanzata dell'attrice, ma almeno un romanzo a due voci sì. In realtà la storia è quella di Cora e non di una parte della sua vita, bensì di tutta. Con abili flashback e salti temporali (sempre ben introdotti ed appropriati), l'autrice racconta di una bambina abbandonata da piccola, adottata, di nuovo orfana, sposa felice, sposa un po' meno felice, chaperon alla ricerca delle sue origini e forse di altro.
La storia di per sé è molto dolce, ma non mancano brani di denuncia in cui la Moriarty entra un po' troppo (Ku Klux Clan, divorzio, aborto, omosessualità, divieto di bere) a discapito dei suoi personaggi. La vita di Cora permette al lettore di farsi tante domande, sull'amore, sugli affetti, sulla ricerca della felicità, ma anche la scelta del periodo storico non è del tutto casuale. La più grossa denuncia viene fatta proprio mostrando le tante ipocrisie e contraddizioni americane di quegli anni: le ragazze dovevano rimanere caste e se non capitava dovevano guardarsi bene dal dirlo perché, in ogni caso, era colpa loro; l'alcol era proibito eppure le persone bevevano più di prima; i neri erano considerati una razza inferiore eppure uno degli spettacoli più di successo era composta proprio da persone di colore e così via. Un mondo dove non contava semplicemente apparire, ma apparire come altri avevano stabilito che doveva essere. Il contrasto tra Cora e Louise è improntato principalmente su questa dicotomia e mira più a mettere Cora di fronte all'insensatezza di tante cose, che non a mostrare il carattere ribelle della futura attrice.
Per fortuna Cora non si farà paladina delle cause perse, anzi, con una buona dose di opportunismo, troverà un geniale sistema per salvare capra e cavoli e passare pure per persona fantastica. Vista con un occhio buono, la si può tradurre anche come 'fare buon viso a cattivo gioco', soprattutto perché è facile parlare adesso, con il senno di poi, quasi cento anni dopo. Onestamente credo che, fossi stata nei panni di Cora probabilmente non sarei stata altrettanto geniale.
Naso storto per il finale che secondo me doveva arrivare almeno 60 pagine prima. Il culmine della storia si trova più o meno a quel momento e ammetto di aver faticato nelle pagine successive. Quando sono arrivata in fondo ho capito che l'autrice ha voluto raccontare tutta la vita di Cora, ma manca un po' di enfasi per poterla considerare divertente.

Personaggi: Cora è la protagonista e vi si può identificare tutto il bigottismo proprio di quegli anni. Non solo, io sono riuscita a coglierne una visione anche un po' più ampia, perché alla fine una certa reticenza al cambiamento e una predisposizione alla critica superficiale, sono propri della maggior parte degli adulti di qualsiasi generazione. Così come Louise, considerata anticonformista, in realtà non fa niente di diverso da ciò che fanno tantissime quindicenni di oggi: ribellarsi al mondo degli adulti. Il suo scontrarsi con Cora non è rappresentativo di una personalità particolare della futura attrice, è semplicemente il bisogno adolescenziale di affermarsi, di avere l'ultima parola, di mostrarsi aperti al cambiamento e 'diversi' dai 'vecchi' che la circondano. E di essere amata come non lo è stata mai.
Gli altri personaggi sono essenzialmente delle comparse, inserite a supporto della storia di Cora. Perfino Joseph che pure avrà un ruolo importante, non viene mostrato né approfondito psicologicamente.

Stile: Fluido e scorrevole. L'autrice ha un fraseggio leggero, con periodi abbastanza brevi, che rendono al lettura veloce. Perde un po' nei brani più descrittivi, soprattutto nelle digressioni sulla situazione politica, etica e morale, cioè in tutte quelle situazioni in cui si discosta dalla trama per attuare una delle 'velate' denunce. In questi casi è un po' più noiosa. Soprattutto il lettore è portato a farsi due domende: 1 - che c'entra?, 2- e che me ne importa? Poi, sono passi anche interessanti, ma a livello di conoscenza personale, ai fini della storia bastavano accenni e spiegazioni più brevi. Dialoghi nella norma, anche se rispecchiano abbastanza i modi di dire e di fare dell'epoca. Credo che siano stati riportati molto bene i pensieri e le sensazioni di una donna degli anni venti (la costrizione del busto, il voler mettere le maniche lunghe, portare sempre i capelli raccolti) e anche il loro cogliere l'insensatezza di alcuni di questi comportamenti.

Giudizio finale complessivo: Il mio primo giudizio sarebbe quello di dire che è un bel libro, ma in realtà mi rendo conto che, forse, a me non è piaciuto poi così tanto. Al di là del buon lavoro psicologico, se ci penso bene la trama mi è sembrata piuttosto piatta e prevedibile, al di fuori di Cora gli altri personaggi sono poco più che abbozzati, la parte finale mi ha quasi annoiata... Tra l'altro non è che ci abbia ritrovato molto di quella New York anni venti gaudente e spensierata, tutt'altro.
Da un po' cerco di non dire: consiglio non consiglio, perché la lettura è una cosa soggettiva, e non lo farò neanche in questo caso. Diciamo che, se amate opere come Il grande Gatsby o Colazione da Tiffany questo libro non li ricorda minimamente. Pur, lo ribadisco anche se incongruente, rimanendo un bel libro.
Voto: 7/10


2 commenti:

  1. Non so, mi attira e non mi attira!! Magari gli darò una possibilità!!!

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    1. Secondo me la sinossi inganna parecchio, ma non è un brutto libro.

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