sabato 11 gennaio 2014

Recensione: Lui è tornato di Timus Vermes


Titolo: Lui è tornato
Autore: Timur Vermes
Edizione: Bompiani
Prezzo:   18,50€
Trama: Ricordate "Le memorie di Schmeed" di Woody Allen?: "Nella primavera del 1940, una grossa Mercedes venne a fermarsi davanti al mio negozio di barbiere al 127 di Königsstrasse ed entrò Hitler. 'Voglio una spuntatina leggera' disse e non tagliatemi molto sopra.'" Schmeed, il barbiere del Reich, depositario dei segreti del Führer. Ecco: il romanzo di Timur Vermes sembra rimandare alla comicità di Allen. È l'estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Egli non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni; che non c'è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora; e non riesce a spiegarsi l'intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace; ci sono molti stranieri; e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore, né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano.


I presupposti di questo libro erano abbastanza strani da incuriosirmi e difatti mi sono lasciata abbondantemente incuriosire fino a leggerlo.
Particolare è la prima parola che mi viene in mente. Non originale, perché francamente, pur non riuscendo a paragonarlo ad altri testi, non ho avvertito l'idea come particolarmente originale, ma particolare sì. Una di quelle cose che non si incontrano tutti i giorni.
Hitler (proprio lui in persona) si risveglia nel 2011 nel bel mezzo di un prato. Ben lungi dal mettersi a chiedersi perché e percome, la prima cosa che decide di fare è capire cosa stia succedendo e adattarsi alla situazione.
Ne viene fuori un Hitler che, pur essendo se stesso, viene preso come un attore bravissimo che ne fa l'imitazione.
Nonostante lui dichiari, irremovibile, che è proprio sé medesimo (eccerto, dal suo punto di vista, non ci sono motivi per cui dichiari un nome falso), molti lo seguono, imperterriti e talvolta divertiti dalle sue uscite.
Nonostante indubbi siparetti comici e trama carina, il libro ha alcuni aspetti negativi.
In primis non ha né capo né coda: inizia con Hitler che si sveglia in un prato, come finisce non ve lo dico, ma qualunque spiegazione cerchiate non verrà data. Pur non volendo fare spoiler (e parlare di spoiler in riferimento a ciò che NON c'è pare assurdo perfino a me), non viene mai data una spiegazione di come Hitler arrivi nel terzo millennio, né perché né altro. Per una maniaca della coerenza e delle spiegazioni come me, questa è una forte mancanza.
In alcuni punti ho sentito le soluzioni trovate come un po' forzate e in altri momenti mi sono ritrovata a pensare che sì, poteva andare in quel modo, ma era improbabile. Soprattutto la parte dei documenti non mi ha convinta del tutto (perché Hitler nel 2011 mica ce li ha i documenti, questo è ovvio. Il come glieli procurano è, di fatto, nebuloso).
Il senso generale del libro mi sfugge un po', a meno di non puntare l'attenzione sulle 'accuse' che l'autore dissemina tra le pagine. E diciamo che questa è stata la mia impressione più forte, cioè che il ritorno di Hitler sia un pretesto per far sparare a zero il dittatore su tante figure della politica tedesca attuale e anche su alcune del passato. Non solo, non risparmia neanche alcuni apparati istituzionali tra cui la scuola, o attività da svolgere nel tempo libero.

Personaggi: Bè, essenzialmente Hitler che ci racconta il tutto in prima persona. Ora, io non sono ferratissima sul Fuhrer (lo so, ci vanno i puntini sulla u, ma in questo non capisco come metterceli) ma mi auguro che almeno il suo carattere e il suo modo di vedere siano stati rispettati. In ogni caso ne emerge un personaggio dal carattere forte, pratico e determinato. Anche divertente, benché ciò non sia proprio nelle sue intenzioni. E' attraverso le sue osservazioni pungenti che l'autore punzecchia le figure attuali tedesche. I personaggi al suo fianco invece sono un po' burattini. Usati un po' a comodo, non sono definiti approfonditamente permettendo così di usarli a piacimento e, volendo di far emergere dei lati del loro carattere che fanno comodo pur senza averne parlato prima. un po' comoda, come soluzione.

Stile: Il linguaggio si mantiene fresco, allegro, spesso ironico pur senza sembrarlo. Il ritmo è tranquillo, non annoia pur senza essere incalzante, e le pagine scorrono abbastanza bene. Si viene un po' interrotti dalle tante note, ma conoscendo di chi si sta parlando si può anche fare a meno di leggerle. Molto presenti le riflessioni del protagonista e i suoi collegamenti a vecchi ricordi, tanto che talvolta ci si perde un po'.

Giudizio finale complessivo: Mi ha divertita, senza dubbio, ma ho anche storto il naso diverse volte, soprattutto in relazione alle mancate spiegazioni. Se mi presenti un libro sul ritorno di Hitler nel 2011 devo attuare un meccanismo che sospenda la mia parte razionale e che mi consenta di dire: ok, nella finzione del romanzo, mettiamo che sia possibile. Questa però deve essere l'unica concessione, nel senso, concesso questo presupposto improbabile, tutto il resto del racconto deve essere probabile, cioè devo poterci credere. Tradotto in parole povere: ok, mettiamo che Hitler si svegli davvero nel 2011, come fa ad andare avanti? Come fa con i documenti? Come fa con la gente che per strada lo vede vestito come un militare di 60 anni fa? Come fa con la casa? Tutte queste domande costituivano una parte importante del libro, perché la loro attinenza alla realtà avrebbe reso possibile la storia. Invece sono raffazzonate, buttate un po' lì, risolte 'in qualche modo' (e alla fine vien da pensare che in Germania facciano più manfrine che in Italia, e potrebbe anche essere eh!), come se non fossero importanti, mentre tolgono credibilità al romanzo. Ogni volta che salta fuori un problema, alla fine il lettore si ritrova costretto a pensare: e concediamo anche questo.
Ma concedi, concedi, concedi, alla fine diventa un fantasy.
Capisco che sia un pretesto, ma allora non valeva neanche la pena disturbare Hitler. E' un po' come la Nespresso che usa Clooney per venderti il caffè.
Se non fosse per questo aspetto negativo, il libro mi sarebbe piaciuto molto di più, ma resta comunque un testo godibile, divertente, che permette di scuriosare negli armadi dei tedeschi e anche apprezzare il fatto che non sono poi così diversi da noi.
Voto: 7/10

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