giovedì 9 gennaio 2014

Recensione: La commedia umana di William Saroyan


Titolo: La commedia umana
Autore: William Saroyan
Edizione: Marcos Y Marcos
Prezzo:   10,00€
Trama: Homer è un ragazzino di quattordici anni pieno di entusiasmo. La famiglia Macauley, da cui proviene, è modesta: il babbo è morto e il fratello maggiore è partito per la Seconda guerra mondiale; eppure tutti si dedicano con energia a quel che va fatto: la mamma alle galline come all'arpa, la sorella agli studi e al pianoforte, e Ulysses è il fratellino più curioso del mondo. Homer, che di giorno frequenta il liceo, la sera si tuffa in bicicletta alla volta dell'ufficio del telegrafo, dove lavora come portalettere. Pochi giorni, e già si rivela come il messaggero più veloce della West-Coast. Entra così nel mondo degli adulti: il suo segreto è prendere sul serio le cose e i sogni per diventare qualcuno, anzi, capire di esserlo già.


Il primo cioccolatino dell'anno!
Letto anche questo in seguito ad una recensione altrui (e stavolta sono sicura che fosse di La lettrice rampante), si è rivelato un librino triste, ma al contempo dolce e positivo.
Siamo in America all'epoca della seconda guerra mondiale, Homer ha perso il padre e il fratello maggiore si è arruolato nell'esercito, ritrovandosi così a fare il capofamiglia a quattordici anni.
La storia inizia con l'assunzione di Homer come portalettere e da lì iniziamo ad incontrare e conoscere le figure che circondano la sua vita.
E' una trama comune per libri con quest'argomento, ma i personaggi che lo compongono sono tendenzialmente buoni, positivi. anche la tragedia è vista come qualcosa di inevitabile che si può solo accettare e così fanno loro.
Tanti sono gli spunti e i momenti intimi, in genere vissuti con gli occhi del ragazzino, ma talvolta anche con quelli degli adulti.
Forte la presenza dell'autore, soprattutto nel brano del venditore armeno e di suo figlio, unico punto del libro in cui le idee dello scrittore prevaricano la trama discostandosene e costruendo una sorta di manifesto di denuncia della propria condizione su suolo americano.
L'ho trovato francamente un filo fuoriluogo, ma suppongo che fosse tra i suoi scopi. Del resto tutto il romanzo, in più parti, svolge un ruolo di denuncia su determinate situazioni.
Nonostante questo, nel complesso, si mantiene positivo, esattamente come una qualunque altra commedia, in cui i personaggi, dopo mille disavventure, giungono al proprio lieto fine.
Il finale di questo libro è citofonato e prevedibile e questo, almeno nel mio caso, mi ha preparata all'inevitabile, ma, di nuovo, i sentimenti di cui è pervaso il libro permettono di accettarlo esattamente come fanno i personaggi, con tristezza ma anche con serenità.

Personaggi: Non è un libro in prima persona e, nonostante il protagonista sembri essere Homer, in realtà sono in molti ad alternarsi sul palco. Il ragazzino è colto nella sua fase di maturazione, in un età in cui sta cambiando, in cui potrebbe essere ancora bambino (e lo sarebbe stato in un altro periodo storico e contesto familiare), ma in cui è costretto a crescere e a porsi i primi interrogativi sulla vita e sull'uomo. Al suo fianco, il fratellino Ulysses (città Ithaca, probabilmente per echeggiare l'Odissea e il suo significato) età e curiosità di un bimbo di quattro anni. Assistiamo anche alle sue, di avventure, che ci mostrano uomini giganteschi ma dal cuore d'oro, amici veri, bambini che guardano altri bambini. La madre è una figura al contempo vaga e presente. Suoi alcuni dei momenti più forti e più toccanti. Assieme a loro tutti gli altri, anche se mi riservo di citare il più bello di tutti: il capotelegrafista Spangler. Un uomo vero, terribilmente umano, che fa la cosa giusta anche quando sembra sbagliata, che capisce le persone e sa leggere nei cuori altrui come pochi sanno fare.

Stile: Un misto di accusa e polemica, bontà e positivismo come solo gli esseri umani sanno essere. Saroyan è stato bravo nel dare al proprio stile, le stesse caratteristiche di una persona riuscendo ad essere, secondo il momento: pungente, polemico, dolce, rassegnato, sereno e così via. Ne risulta un libro 'umorale' che coinvolge molto e lascia in bocca vari sapori, ma per fortuna su tutti prevale lo zucchero, anche quando è amaro. La tempistica non è ottimale con alcuni passaggi più lenti ed altri incalzanti, inoltre si sofferma molto su determinati argomenti rallentando la storia.

Giudizio finale complessivo: Un libro triste ma bello sulla forza di chi la guerra non l'ha vissuta in prima linea ma, in un certo senso, l'ha fatta lo stesso, cercando di vivere in maniera più normale possibile quando niente era normale. Su coloro di cui non si parla mai, perché al 'sicuro' nelle proprie case, senza considerare che invece la guerra arrivava dovunque, arrivava a tutti, anche ai ragazzini di quattordici anni costretti a recapitare a madri e mogli annunci che le avvisavano che i loro cari a casa non sarebbero tornati più. Un libro sul senso di perdita e di mancanza, non solo di oggetti materiali, ma soprattutto di cose che si trovano dentro di noi.
Io l'ho adorato, i suoi personaggi più della storia, perché anche se piccolo, mi ha insegnato molto.
Voto: 9/10

2 commenti:

  1. Non lo conoscevo, ma sembra un libro davvero dolcissimo e triste. I libri di guerra, non solo chi l'ha vissuta come soldato ma come persona a casa ad aspettare, sono sempre un colpo al cuore ç_ç

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    1. Sì ma la cosa bella di questo libro, è che non è tragico o melodrammatico. Affronta il dolore con una sorta di rassegnata serenità e questo l'ha reso molto più affrontabile

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