venerdì 17 gennaio 2014

Recensione: Il bizzarro incidente del tempo rubato di Rachel Joyce



Titolo: Il bizzarro incidente del tempo rubato
Autore: Rachel Joyce
Edizione: Sperling & Kupfer
Prezzo:   € 17,90
Trama: Nel 1972 Byron Hemmings ha undici anni e una vita perfetta: vive in una grande casa elegante, ha una mamma impeccabile che fa impallidire tutte le altre, frequenta una scuola privata che è l'anticamera di una carriera dorata e il suo migliore amico, James, è il ragazzino più sveglio che conosca. Tanto sveglio da leggere il Times e da scovare la notizia del secolo: quell'anno verranno aggiunti due secondi al tempo, per allineare gli orologi al movimento naturale della Terra. Mentre James considera l'evento l'ennesima conquista del Ventesimo secolo - l'uomo è persino andato sulla Luna - per Byron quei due secondi diventano un'inquietante ossessione: come si può alterare il tempo senza provocare conseguenze irreparabili? La conferma ai suoi dubbi arriva la mattina in cui, come sempre, la mamma lo sta portando a scuola con la sua Jaguar fiammante: è in ritardo e, per fare più in fretta, rompe lo schema ordinato di ogni giorno imboccando una strada nuova. Dalla fitta nebbia sbucano case fatiscenti, alberi giganteschi e, all'improvviso, una bambina su una bicicletta rossa. Proprio mentre Byron vede le lancette del suo orologio andare indietro di due secondi. Poi tutto sembra tornare normale: la mamma non si è accorta di nulla, la scorciatoia li ha fatti arrivare puntuali e il tempo ha ricominciato a scorrere con il suo ticchettio regolare. Soltanto Byron sa che quell'attimo ha cambiato ogni cosa, che la sfera perfetta della sua esistenza si è impercettibilmente incrinata.


La prima cosa che mi viene in mente accingendomi a parlarvi di questo libro, è che 'bizzarro' è un termine che non avrei utilizzato. Angosciante, sconvolgente, drammatico e, soprattutto, paranoico, sarebbero stati tutti molti più appropriati. Quel bizzarro mi ha leggermente tratta in inganno, in quanto mi aspettavo qualche vicenda un po' sopra le righe legata a questi fatidici due secondi in più. Se non così, comunque qualcosa di leggero e godibile. Mi sono ritrovata tra le mani un inno alle ossessioni e alle fobie.
Il racconto si svolge in due tempi, uno passato risalente al 1972, anno in cui i due secondi furono aggiunti, e uno presente in un anno dei più recenti senza che venga precisato. Nel passato conosciamo Byron, ossessionato dai due secondi e dall'incidente che secondo lui hanno causato; sua madre, la sorella, il padre e così via. Nel presente solo Jim, uscito da una casa di cura solo perché è stata chiusa, ossessionato dai rituali, dalla paure, dal 'se non faccio questo accadrà qualcosa di brutto'.
Le ho trovate entrambe cupe, ansiose, senza un briciolo di allegria e di 'respiro'. Non dico che il libro sia angosciante, ma certo ho faticato a proseguire. Soprattutto quando mi sono resa conto che i toni non sarebbero cambiati, che non c'era niente di bizzarro, né di divertente.
In nessuno dei due tempi.
Certo come esempio di: come due secondi cambiano la vita, è davvero molto buono, ma oltre a questa caratteristica vi ho scorto poco più. Forse una lieve denuncia al trattamento dei pazienti in certe strutture. La sottolineatura di come a volte i comportamenti vengano fraintesi. Francamente ho l'impressione di tirare un po' tutto per i capelli.
Le due storie convergono sul finale, ma qui credo che la gestione dei tempi non sia stata ottimale, il culmine arriva un po' troppo presto e da lì in poi diventa anche un po' noioso, poiché la fine si intuisce e ciò che ci sta nel mezzo assume l'aspetto di un parlare a vuoto.

Personaggi: Byron è, a conti fatti, il protagonista. Ragazzino curioso rimane letteralmente ossessionato dalla storia dei due secondi aggiunti. Sono idee che possono venire ai ragazzini, il nodo è su come questo aspetto abbia poi influenzato la sua vita futura. Non è un bambino paranoico a differenza forse, della madre, totalmente soggiogata alle idee del marito tanto da 'interpretare' un ruolo che non si è scelta del tutto e che finirà per saltare alla prima vera difficoltà. Appare anche come un personaggio debole di carattere e totalmente incapace di scorgere la verità.
Al tempo futuro Jim, l'incarnazione della paura e della maniacalità.Se non pulisce i tavoli in un certo modo, succederà qualcosa di brutto. Se non saluta tutti gli oggetti del suo camper, succederà qualcosa di brutto. Era così statica la cosa, che ad un certo punto, ho quasi sperato che gli accadesse davvero, qualcosa di brutto, così spariva dalla storia. Si risolleva un filino (ma piccolo) nel finale. Eileen è l'unica che forse mi è piaciuta: vitale, spontanea, buffa e molto determinata. Avrei preferito vederla un po' di più.

Stile: Lo stile è pacato e rilassato, peccato che si addicesse poco alla storia. In alcune parti ho scorto qualche tentativo di suscitare emozioni nel lettore, ma i toni non erano quelli giusti. Il romanzo scorre bene (qualche errore di traduzione), sono buone le descrizioni. Nei dialoghi c'è qualche tentativo di fare filosofia spiccia che mi ha disturbata più che spingermi a riflettere e che ho trovato fuori luogo, come attaccata lì per dare una connotazione più profonda ad un romanzo che in realtà non scava dove dovrebbe.

Giudizio finale complessivo: Francamente, non mi è piaciuto. Pur non potendolo definire del tutto noioso, di sicuro non è una delle migliore letture che abbia fatto. Gli manca personalità, non va a fondo di niente: non delle fobie e dei personaggi che lo provano, non delle emozioni suscitate dagli eventi, non dei comportamenti e delle motivazioni dei personaggi. L'impressione è che l'autrice avesse un'idea di trama e che poi abbia cercato di renderla interessante in troppi modi senza seguirne uno e finendo per pasticciare (non è un romanzo psicologico, né filosofico, né da trama, né da emozioni) producendo un lavoro che mi è sembrato piuttosto piatto.
Peccato, perché secondo me l'idea di base (i due secondi aggiunti) aveva enormi potenzialità in molte direzioni.
Voto: 6/10



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