domenica 28 luglio 2013

Recensione: Tregua nell'ambra di Ilaria Goffredo

Una buona domenica a tutti!!!

Titolo: Tregua nell'ambra
Autore: Ilaria Goffredo
Edizione: Liberamente scaricabile
Trama: Martina Franca, Puglia, gennaio 1943. L'Italia è entrata in guerra da tre anni e la vita della popolazione peggiora di giorno in giorno. Gli stenti gravano anche sull'esistenza della giovane Elisa, una diciottenne piegata dal terrore del fascismo e dei bombardamenti alleati, dalla fame. Un giorno Elisa conosce Alec, il figlio di una vicina di casa, un uomo misterioso e dallo strano accento; incute in lei un'adorazione che talvolta si tramuta in timore. In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. Il coraggio di una ragazza che diventa donna. La tenacia di un amore in bilico sull'abisso. Il ritratto di un'Italia che non c'è più. La coscienza di ciò che siamo stati nel flusso della grande Storia.

Vi avevo presentato questo libro con un'anteprima qualche tempo fa decisa a leggerlo io stessa (in genere mi piace 'testare' le cose che propongo), cosa che ho fatto giorni fa.
Mi accingo adesso a dirvi le mie impressioni.
In genere non amo i romanzi storici, soprattutto se ambientati durante la seconda guerra mondiale. E' un periodo che sento troppo vicino e, anche se non l'ho vissuto, ha un'alta capacità di ferirmi, per tanto in genere preferisco evitarlo.
Con un po' di preparazione psicologica ho comunque affrontato il romanzo e devo dire che non me ne sono pentita, almeno dal punto di vista storico.
La ricostruzione del periodo, delle vicende italiane, delle sensazioni e impressioni delle persone è ben fatta e mostra tutto il lavoro di ricerca che c'è stato dietro.
Il punto debole (cioè quello che mi ha fatto storcere il naso) è stata la trama. Alla fine del libro ho avuto l'impressione di leggere solo una storia d'amore (non dico banale, perché l'amore non dovrebbe mai esserlo) che non mi ha neanche entusiasmata più di tanto. Nella prima parte sì.
La vita del paese, i turni di sentinella, la ribellione e i movimenti di quelli che poi diverranno partigiani sono stati anche abbastanza interessanti.
Triste il momento della prigionia, ma da lì il romanzo storico si è perso. Lui la salva con un po' troppa facilità. E sia la fuga che la permanenza al castello di Bari sono un po' troppo da 'pucci-pucci' per i miei gusti. Sì le divise, sì il pericolo, ma per ciò che 'vede' il lettore, qualunque altro sfondo sarebbe andato bene. Dalla metà in poi mi sono francamente annoiata, sono andata avanti nella speranza che finisse l'idillio e che accadesse finalmente qualcosa, ma niente.
Il finale sa un po' di messo lì, giusto per concludere il tutto senza che ci sia un vero intento, una convergenza di fatti.
Poi sta cosa che tutti s'innamorano di lei... Sarà stata carina (certo dopo mesi di prigionia un bellissimo scricciolo pelle e ossa), ma dal resto del romanzo non è che mi sia sembrata sta gran personalità. Un po' meno primadonna l'avrebbe resa più simpatica.

Personaggi: La protagonista è Elisabetta, una qualunque ragazza nella Puglia fascista della seconda guerra mondiale. La conosciamo come una brava ragazza, rispettosa delle regole, che si sforza di essere una 'brava fascista' per non avere guai. Il suo unico atto di follia è quello di mettersi in testa di salvare il fratello, per il resto è una ragazza ordinaria dall'inizio alla fine. Neanche tanto simpatica. Alec è il principe biondo della storia. S'innamora perdutamente, salva la sua bella e quant'altro, ma neanche lui incide particolarmente. Si ricorda per un po' di strafottenza e per l'amore che mostra ad Elisabetta, ma niente di più.
Tutti gli altri personaggi sono abbastanza marginali, non eccessivamente approfonditi e che non si lasciano ricordare.

Stile: La Goffredo adotta un linguaggio fluido e pulito. Il libro scorre veloce e si lascia leggere almeno fino ai due terzi. L'ultima parte rallenta ma più per la storia che per il tipo di scrittura. Buone le descrizioni che tratteggiano luoghi e persone senza abbondanza di parole né metafore altisonanti. Mi è piaciuto lo stile affine all'epoca in cui è ambientato il romanzo.

Giudizio finale complessivo: Un libro che nel suo complesso non è brutto, annoia un po' nella sua ultima parte. Per una volta mi sono ritrovata ad apprezzare più la ricostruzione storica che non la storia di per sè, ma non c'è una regola sui motivi per cui si apprezza un romanzo. Nonostante la guerra è un racconto tranquillo che si può leggere in qualunque momento.
Peccato per il finale.
Voto: 7/10

2 commenti:

  1. un libro che mi riprometto sempre di leggere e darle una possibilità..ahimè tempo tiranno

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se ti può spronare scorre abbastanza bene per cui non richiede tantissimo tempo.

      Elimina