lunedì 15 giugno 2015

Recensione: E' inutile che alzi la voce di Massimo Picozzi e Catherine Vitinger

Titolo: E' inutile che alzi la voce
Autore: Massimo Picozzi, Catherine Vitinger
Edizione: Mondadori
Prezzo: 9,50€
Trama: "Se il Novecento è passato alla storia come il secolo dell'odio, il nuovo millennio si è aperto all'insegna di un'emozione ancor più primitiva: la rabbia. È la rabbia ad armare la mano di quegli uomini che non sopportano il rifiuto di una donna, a trasformare un mediocre studente nell'autore di una strage, a prendere un tizio qualunque, alla guida di un'auto, e mutarlo in una belva primordiale.
Ma c'è una rabbia meno clamorosa e più subdola, capace di avvelenare la vita, in casa, sul lavoro, in coda agli sportelli."
Piccola o grande che sia, la rabbia in sé è un fatto naturale, è l'ombra inseparabile della nostra quotidianità. È illusorio pensare di eliminarla, fondamentale invece è imparare a comprenderla, in noi stessi e negli altri, a interpretare il suo linguaggio, verbale e fisico, a distinguerla dalle tante altre emozioni che proviamo, per poterla gestire ed elaborare in modo costruttivo.
È l'obiettivo di È inutile che alzi la voce, in cui Massimo Picozzi, noto psichiatra e criminologo, e Catherine Vitinger, grande esperta di tecniche di difesa e di gestione del conflitto, si misurano con questo spinoso tema.
La rabbia, se ben orientata, in certe situazioni ha una funzione positiva, vitale: può aiutarci a far valere i nostri diritti, a trasmettere con forza un messaggio educativo, a impartire istruzioni per fronteggiare prontamente un'emergenza.
Esiste, al contrario, una rabbia cieca e folle, che può portare in un attimo a distruggere relazioni o, quando sfocia in aggressione fisica, anche vite umane, com'è avvenuto al tassista Luca Massari, barbaramente massacrato alla periferia di Milano per aver investito in modo del tutto accidentale un cane.
Oltre che su noti fatti di cronaca, l'analisi dei due autori è incentrata su storie tratte dalla vita di tutti i giorni: tensioni sul lavoro (si tratti di un capo insopportabile, un collega scorretto, un dipendente difficile), conflitti a volte drammatici in famiglia, disagi tra condomini, problematici rapporti tra clienti e aziende, odissee nei servizi pubblici, tragicomiche crisi di nervi causate dagli intoppi delle moderne tecnologie, litigi tra automobilisti, ciclisti e pedoni nel clima sempre più insofferente delle giungle d'asfalto metropolitane.
Affrontare con una nuova consapevolezza la rabbia e il conflitto in queste insidiose circostanze, oltre a permetterci di difendere il nostro equilibrio e la nostra incolumità, può offrirci una straordinaria occasione di crescita in campo affettivo, professionale e sociale.


Voto: 6/10
Onestamente, l'unico merito che sento di poter riconoscere a questo libro, è l'ampiezza della casistica citata.
Si parte dalla famiglia, fino a vicini, colleghi, conoscenti e perfetti sconosciuti. Dagli scoppi d'ira in luoghi riservati e privati, alle situazioni critiche in strada, nei negozi e simili. Dalla persona comune in situazione di stress, al malintenzionato armato pericolosamente.
Purtroppo ho trovato tutta questa casistica poco più di un elenco.
Avrei gradito, caso per caso, un'analisi più approfondita delle cause psicologiche e dei fattori scatenanti e calmanti. Non sarebbe stata comunque esaustiva, perché ogni persona è una storia a sè, ma avrebbe offerto maggiori strumenti di comprensione e difesa.
Ci sono degli esempi, utilissimi certo, ma non sono sviscerati nel profondo, non sono neanche dei veri e propri esempi. Più che altro si tratta di casi studio in cui viene detto: è successo questo, Tizio ha fatto così e la situazione è stata questa. Quindi fate così. Ok. E se la mia situazione dovesse differire? Se il mio soggetto irato non dovesse reagire come l'altro perché magari non ho tenuto conto di un fattore? Più che un trattato sull'ira, è un manuale preconfezionato di risposte. Una sorta di Bignami in cui a domanda X risponde Y.
A Natale ho assistito ad uno scoppio simile, in cui hanno rischiato di volare bottiglie. A tutt'oggi non so ancora quale comportamento sarebbe stato più giusto, perché il libro non spiega le cause e quella specifica situazione non viene mai citata.
Non dico che non abbia una sua utilità, semplicemente è troppo parziale e incompleto. Non solo, alcuni esempi non aiutano neanche: Tizio ha fatto questo e l'altro lo ha ammazzato.
E quindi? La soluzione è: ci sono situazioni imprevedibili.
Grazie. Lo sapevo da sola.
Anche lo stile non mi ha entusiasmata, troppo visivo e poco logico. Punta molto sul raffigurare la scena e imparare le battute, anziché scomporla e analizzarla. E' ben suddiviso, questo sì, e, come dicevo, all'inizio abbastanza completo.
Peccato ce si mantenga troppo in superficie.

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