lunedì 26 gennaio 2015

Recensione: Nemesi di Jo Nesbø



Titolo: Nemesi
Titolo originale: Sorgenfri
Autore: Jo Nesbø
Edizione: Ed. Pickwick
Prezzo: 10,90€
Trama: Quando era entrato nella casa di Anna Bethsen la sera prima, il commissario Harry Hole pensava che sarebbe stato per l’ultima volta. Invece, quella mattina, dopo essersi svegliato sul divano di casa sua, coperto dal cappotto e completamente intorpidito dall’alcol, viene chiamato per un nuovo caso. Giunto sulla scena del crimine, scopre che questa coincide con la casa della donna, dove tutto pare uguale alla sera precedente, se non fosse che ora Anna è distesa sul letto con una pistola nella mano destra e un buco nero nella tempia.
Anna era un’artista, la loro era stata una storia di passione, alcol e liti furibonde, e quando la donna, dopo anni, lo aveva invitato a cena, Hole non aveva saputo resisterle.
Ma ora lei è morta e lui, che probabilmente è stato l’ultimo a vederla, non ricorda nulla della notte precedente. Quando però riceve una mail anonima che lo accusa di essere coinvolto nella morte di Anna, capisce che qualcuno sta cercando di incastrarlo e che dietro l’apparente suicidio può nascondersi ben altro. Dalla Norvegia al Brasile, seguendo un percorso che lo porta nel cuore della malavita organizzata, in un crescendo di morti, Harry scopre legami insospettabili, tra cui si snoda la forza oscura della vendetta.

*Può contenere spoiler sui primi due libri della serie*

Voto: 7/10

Eccomi giunta al terzo incontro con Harry Hole. E in meno di un anno (solare). Si vede che mi sono proprio innamorata.
Terzo incontro per me e terzo libro della serie per il biondissimo detective di Oslo.
Prima di tutto mi preme avvertire i potenziali lettori di una cosa: i riferimenti al primo libro, "Il pipistrello",sono piuttosto blandi e non incidono, ma quelli al secondo, "Il pettirosso", sono molti di più e più incisivi. Diciamo che se leggete prima "Nemesi", l'altro un po' lo bruciate.
Siamo tornati ad Oslo ed Harry è tornato alla sua vecchia scrivania. Cerca di fare il bravo e tenersi sobrio ma, com'è, come non è, si prende una sbronza colossale e la mattina dopo, la signora con cui ha diviso il talamo viene trovata morta.
Ora, io adoro Harry, come avrete capito, però diciamocelo, un po' portasfiga, soprattutto al gentil sesso, lo è. Non se ne salva una! E nel senso più drammatico della locuzione.

Tre casi, stavolta, a disposizione dei palati fini dei lettori.
C'è la storia lunga, iniziata ne "Il pettirosso" e su cui tornerò dopo; c'è la storia delle rapine di cui una finita male, e c'è la sua vicenda personale dove mostra il suo lato umano e in cui pasticcia un po'.
La storia delle rapine ammetto che mi è piaciuta un po' meno pur essendo ben costruita e con indizi disseminati qua e là che stuzzicano la voglia del lettore di mettersi alla prova. E' in qualche modo collegata alla sua vicenda personale, anche se in modo blando. Diciamo che alcuni personaggi sono comuni ad entrambi i fili.
Ciò che le lega di più però, è un argomento particolare e sempre valido: l'amore.
Nella vicenda di cui vi ho parlato adesso c'è in maniera più leggera, mentre in quella personale di Harry, l'amante morta, è il motivo trainante.
Quest'ultima mi è piaciuta molto di più, composta da personaggi più belli e con un intreccio particolare, e dalla soluzione macchinosa ma chiara. Nonostante gli indizi, da sola non ci sarei arrivata e ho apprezzato tantissimo il disvelarsi dei fatti.
Da un lato non è male l'effetto sorpresa, dall'altro lasciate che vi avvisi sul tipo di amore: non è qualcosa di bello e romantico, bensì malato, eccessivo, crudele. Un esempio ben riuscito di quanto sia flebile il confine tra l'amore e altre emozioni molto meno nobili. Tenendo presente che si tratta pur sempre di un thriller, che ruota attorno ad un detective in perenne cura da Alcolisti Anonimi.
Scherzo.
Non frequenta gruppi, ma sul fatto che lotti per rimanere sobrio non mento. Harry è sempre se stesso (o almeno, il se stesso de "Il pettirosso"): polemico, scontroso, con i suoi modi di fare, e di agire, un po' fuori dagli schemi, che non lo portano a vincere sempre ma quasi. Del resto se non fosse tremendamente ingenuo in certe cose, sarebbe troppo perfetto. E i personaggi troppo perfetti, in genere, non piacciono.
Avrei preferito, però, che fosse abbastanza bravo da risolvere il caso più lungo, quello iniziato nel libro precedente. Speravo che in questo si chiudesse, invece no e confesso che comincia a stancarmi. Ci sono bricioline qua e là, il lettore vede cosa accade e, cosa peggiore, sa come stanno le cose. Non c'è enfasi, nè mistero. L'autore ha bruciato le tappe troppo in fretta e questo posticipo della soluzione mi ha solo irritata. Se avesse mantenuto un po' più il mistero lo avrei preferito, mi sarebbe rimasta la curiosità di scoprire chi era il colpevole, di vedere una bella sfida tra buono e cattivo. Invece Nesbo ha deciso di giocarla sulle tifoserie, così ha svelato tutto con l'intento di mostrare quanto è buono e bravo Harry e quanto è pessimo l'antagonista. tra l'altro è uno di quei cattivi che non mi piacciono; non sono 'cattivi', sono 'antipatici' e questo fa una bella differenza. Non vi dico chi è, tanto basta leggere i libri.
Altri personaggi?
Mah... Harry un po' è solitario, un po' porta male, quindi non è che abbia tanta gente intorno.
Aune, psicologo, medico e amico scontroso è forse il mio preferito. Non c'è un motivo preciso, al di là di una predilezione personale per i personaggi un po' rospi. Mi piace il suo modo di relazionarsi a Harry e di tenergli testa, mi piacciono la sua cultura e la sua perspicacia. Peccato che compaia poco.
Nonostante il gentil sesso faccia ormai gli scongiuri quando lo vede, il buon Nesbo prova ad affiancargli l'ennesima fanciulla: Beate. Esperta di video, riesce a cogliere particolari insignificanti risolvendo i casi. Passato triste obbligatorio, più che per le sue doti , è proprio la sua storia personale a condurre Harry ad alcune conclusioni e verità. Su di lei come personaggio non ho ancora le idee chiare, ma quelle che ho non sono eccelse: oscillano tra l'indifferenza e l'impazienza (sì, è una di quelle tipe che ogni tanto ti fa pensare: ma è scema?)
Spero comunque che regga il prossimo libro.
Per finire Raskol, lo zingaro. Francamente non so se l'autore si è documentato sugli zingari o se abbia scritto ciò che gli faceva comodo, in ogni caso è un bel personaggio. Controverso e sfaccettato quel tanto che basta a renderlo affascinante e misterioso. Gli vengono dedicate anche alcune pagine personali molto dolci. Mi sono piaciute molto.
Gli altri sono comparse che servono alla storia ma non aggiungono niente.
Veniamo ora alla nota un po' più negativa: il testo.
Per carità, Nesbø con le parole ci sa fare. Belli i momenti riflessivi, le pause descrittive, i dialoghi profondi (anche se non sempre di limpida comprensione). trovo che pasticci un po' con le tempistiche dei tre filoni, soprattutto per i finali, ma niente di imperdonabile.
Il problema qui non è l'autore, ma la traduzione: pessima.
Ho detto che alcuni dialoghi non mi sono sembrati chiari, soprattutto se portavano ad intuizioni del protagonista. Ho pensato fosse dovuto ad una cultura e ad un modo di fare così diverso dal mio che non riuscivo a decodificarli. Quando poi ho trovato frasi degne di Google traduttore, ho iniziato ad avere il dubbio che la cultura non c'entrasse niente. Avete presente quando inserite una frase nel traduttore e lui vi restituisce qualcosa che neanche un crittologo saprebbe decifrare? Ecco, uguale.
Verbi posizionati a caso, virgole inesistenti, gruppi di parole che non stanno l'una con l'altra.
Ho voluto essere umile e ho provato a leggere quelle frasi in tutti i modi possibili immaginabili, ma non c'è stato verso di trovar loro un senso.
Un refuso (uno!), un errore di battitura, ci possono stare, ma così no. Nessun autore merita che i suoi libri vengano trattati così e nessun lettore merita di trovarsi tra le mani un prodotto così scadente.
E sì, faccio la maestrina, perché se vado a comprare un maglione e ci sono i buchi, posso lasciarlo lì e non comprarlo, se vado a comprare le mele e sono avvizzite, non le compro. Siccome di un libro non si può sapere, al momento dell'acquisto, se è 'bucato' o no e non lo posso neanche riportare indietro e farmelo sostituire allora mi lamento. Servirà a qualcosa? Non credo, ma almeno avrò avvertito altri lettori.
Scusate il piccolo sfogo.


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