giovedì 5 giugno 2014

Recensione: Per adesso no di Luca Pegoraro

Ed ecco il secondo lavoro in attesa di cui vi parlavo ieri.



Titolo: Per adesso no
Autore: Luca Pegoraro
Edizione: Libromania
Prezzo:   € 2,99
Trama: River è tormentato da incubi terribili e visioni spaventose. Sicuro che la chiave di quei messaggi enigmatici si nasconda nel passato, attraversa con ostinazione Firenze, alla ricerca di informazioni sul padre, musicista eroinomane sparito nel nulla. Ma quando i pezzi del suo puzzle sembrano destinati a non incontrarsi mai, inaspettatamente riceve una lettera dal Sud America, dove lo attende un misterioso interlocutore. Così River, in compagnia della fedele gatta Zooey, intraprende il viaggio più importante della sua vita aggrappato a un rivolo di speranza, convinto che decifrare il passato misterioso della sua famiglia possa liberarlo e restituirlo alla vita.


Il romanzo è stato suddiviso in tre filoni ambientati in tempi diversi: seconda guerra mondiale, 2011, un tempo di mezzo durante gli anni '60. Filoni che si ricollegano nel finale.
Per buona parte del libro le storie proseguono disgiunte e, anche se è intuibile un loro congiungimento finale, questo arriva ben oltre la metà del libro. Si inizia con la prima e la seconda (cronologicamente) per poi capire chi è River e perché la sua vita non è stata semplice.
La storia non è particolarmente originale, né come scelta di motivi di partenza, né come contenuti, né come scopo finale, però non è brutta. Incuriosisce abbastanza e non annoia, invogliando il lettore ad andare avanti.
Non è, purtroppo, scevra di difetti. Primo fra tutti, una certa vaghezza di spiegazioni. River è perseguitato da demoni, ma la loro origine non è chiara, non è chiaro cosa vogliono, sembrano presenze messe lì a fare scena, ma senza un vero scopo. Anche senza di loro la storia poteva comunque sussistere, magari con altri problemi nella psiche di River, ma senza il fenomeno fantasioso. La stessa cosa per le altre due storie. La seconda sembra solo una spiegazione di come sia possibile che, dalla Germania e poi dall'America latina, River (che non è il suo vero nome)sia nato in Italia.
Poi, come lo trovano? Perché una volta arrivato lì, riesce a sfuggire con un sistema così semplice?
Anche la persona che lo manda a chiamare... sì, dice cosa vuole da lui, ma non è chiaro. I motivi che lo hanno spinto, come ci è arrivato. Sono tutte cose che mi sarebbe piaciuto vedere.
Anche per quanto riguarda i demoni che perseguitano il protagonista. Se fa una certa cosa sembra che possa liberarsene ma... non è chiaro come e perché.
Tante piccole cose che mi fanno dire: una buona base, carina, ma su cui bisogna lavorare ancora un po'.

Personaggi: River (che si è auto attribuito tale nome, dal momento che il suo è un altro), non è un brutto personaggio. Un'anima in pena, tormentato da incubi che divengono sempre più presenti e reali e che sembra rifiutarsi di guardare ad una parte della propria storia di famiglia. E' descritto e seguito abbastanza bene, tranne nel finale, in cui certi suoi comportamenti mi hanno lasciata perplessa.
Anche su Hermann avrei voluto conoscere di più, soprattutto da un certo momento in poi. Invece lo vediamo da bambino, da adolescente e forse anche qualcosa in più, ma lentamente le sue tracce si perdono, non nel senso che scompare, ma nel senso del suo approfondimento psicologico. Lo ritroviamo da vecchio, quasi farneticante, ma senza una chiara visione di ciò che accade nel mezzo.
Forse quella parte dovrebbe farla Benjamin, ma lui sembra proprio una figuretta da collegamento senza una personalità particolare o senza che ci sia necessità di approfondirlo. Una figura utile e basta. Invece secondo me meritava più attenzione.

Stile: Salvo qualche errore e refuso, una scrittura piacevole e piuttosto ricca, forse anche troppo. In alcune descrizioni, pur apprezzando la musicalità e l'armonia della frase, alla fine il mio cervello non aveva un'idea chiara di cosa dovesse immaginare. Parchi i dialoghi a favore di molti momenti introspettivi dei personaggi. Finale forse un po' affrettato. Rispetto al resto che è piuttosto lento, all'incontro clou, che doveva essere quello di svolta, vengono dedicate poche pagine che non soddisfano in pieno. Probabilmente è mancata un po' di lentezza in questa parte e un soffermarsi di più sui pensieri dei personaggi e sulle loro decisioni.

Giudizio finale complessivo: Un romanzo che non è brutto, ma che mi ha lasciata un pelo insoddisfatta e con un sacco di dubbi. Sono arrivata in fondo pensando 'e quindi?' e non è mai un buon segno. Come ho detto, non è brutto, è scorrevole, piacevole, a tratti anche rilassante, con il suo ritmo lento e riflessivo, gli manca però forza da un punto di vista di presupposti e trama per potermi soddisfare in pieno. L'impressione che ho avuto (puramente mia e da lettrice) è che l'autore avesse un inizio, una fine, alcuni elementi, ma non sapesse bene come collegarli e questo ha portato ad una sorta di mancanza di sicurezza e di definizione della storia. Poi ok, io son pignola e maniaca di coerenza e chiarezza per cui è probabile che esageri.
In ogni caso per me la base c'è (soprattutto a livello di scrittura), per cui spero che l'autore ci provi ancora.
Voto: 5/10



1 commento:

  1. Forse non abbiamo letto lo stesso libro. A me è piaciuto tantissimo, ho visto in River la personificazione del disagio di questa giovane generazione che si trova smarrita in un mare di ideali a cui manca il sostegno dei valori che le generazioni passate hanno diluito nell’acido per lasciare il posto ai giochi di potere di dinastie che senza nessun rispetto per la vita umana si sono arroccate il diritto del controllo dei popoli ignari e fiduciosi. Giovani generazioni che trovano impiantato nel proprio DNA il gene dell’incertezza che genera quei mostri che spaventano tanto e causano stati di depressione irreversibili spingendo i più deboli a colmare i vuoti con l’illusione del benessere stimolato da droghe alcool e allucinogeni. Io ho visto tutto il male del mondo in questo libro e ho visto un giovane ragazzo che cerca una soluzione al suo disagio per non soccombere a un male che vuole divorare la sua coscienza diluendo nell’acido quanto gli rimane di buono, ho visto un ragazzo che si scuote e va: “o mi muovo, o mi muoio”.
    Romanzo molto intenso e profondo, per non parlare dello stile di scrittura e dell’originalità dei suoi passaggi, ho trovato tantissime citazioni cariche di significato e a tratti poetiche. La mia è una valutazione da stelle.

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