venerdì 20 giugno 2014

Recensione: Afterlife di Stephanie Hudson


Titolo: Afterlife (Afterlife 01)
Titolo originale: Afterlife
Autore: Stephanie Hudson
Edizione: Book Me
Prezzo:   14,90€
Trama: Keira si trasferisce negli USA per iniziare una nuova vita dopo l'incidente che le ha cambiato l'esistenza. A Evergreen Falls inizia a lavorare in un locale, l'Afterlife, gestito da una ricchissima famiglia, i Draven, che si fanno vedere in città solo qualche settimana all'anno. La sera del loro arrivo, Keira scopre che l'uomo che da qualche tempo "incontra" nei suoi sogni è Dominic Draven: il ragazzo è tanto scostante nella realtà quanto premuroso nei suoi sogni. Da quel momento, Keira viene risucchiata in un mondo di cui non immaginava l'esistenza, fatto di demoni e angeli, ma che la attrae come un'ossessione, e più il sentimento che la lega a Dominic cresce, più sarà difficile per lei decidere se fidarsi e rimanere o scappare dalla follia che la consuma.


Ammetto che questo è uno di quei libri che mi ha incuriosito fin da subito e, pur sapendo che sicuramente non conteneva elementi particolarmente originali, l'ho cercato (poi è arrivato da solo) e letto nella speranza di trovare, finalmente, una bella storia gotica, appassionante e moderna.
A fine lettura il mio pollice si è fermato a metà: né alto, né verso.
Questo perché mi sono ritrovata a percepire il libro come diviso a metà.
C'è una prima parte misteriosa, piena di cose strane, momenti poco chiari perché la protagonista non sa mai se sogna o vive cose reali, un uomo affascinante e singolare e una ragazza che per una volta ha davvero qualcosa di brutto alle spalle.
Dalla metà in poi purtroppo le cose scadono, tutto ruota attorno ai due protagonisti e il resto della vicenda diventa abbozzato, confuso, banalizzato. La storia di Jack e Celine è sintomatica. Fino a metà misteri su misteri, un ragazzo solo e addolorato (così addolorato che fa il filo ad un'altra, ma vabbè), il Signore di turno che deve difendere i suoi e punirli quando contravvengono alle regole e poi...

"Jack e Celine?"
"Si sono visti."
"Quindi?"
"In qualche modo hanno risolto."

Fine. Quattro frasi in croce.
E io lì imbambolata come una scema a chiedermi se avessi davvero letto ciò che avevo letto, oppure se mi ero persa pezzi per strada.
Speravo, di aver perso pezzi per strada.
Nessun pezzo perso.
La chiude proprio così. E va bene che i protagonisti sono altri, ma se cominci una cosa almeno finiscila a modo.
Ho avuto l'impressione che fino a metà venisse preparato un bel terreno (vabbè, diciamo buono) e poi ... niente, alla fine della strada non c'è niente.
I personaggi sono, come spesso accade, la nota più negativa, soprattutto perché, dalla metà in poi cambiano divenendo del tutto incoerenti (la protagonista non lo era neanche all'inizio).
Sul finale (che comunque è aperto perché trattasi di una saga) i dubbi si sono fatti veramente insistenti.
Diverse cose non sono raccontate e non è chiaro come si svolgano.
La battaglia finale ha troppi colpi di scena inutili con cattivi che muoiono e risorgono troppe volte trascinando tutto troppo per le lunghe (ho abusato della parola 'troppo'? Ecco immaginate quanto la scena sia stata 'troppa'!)
Chi deve proteggere Keira misteriosamente sparisce non si sa bene per qual motivo, né dove vada per mancare a tale compito.
Decisamente da sbuffo spazientito.

Personaggi: Keira è la protagonista. Ha una brutta vicenda alle spalle, che può essere un buon motivo per fuggire dall'Inghilterra, e ha una connotazione speciale che la rende 'unica' (e ci mancherebbe, noi comune mortali non abbiamo appeal per i figaccioni sovrumani). Il problema più grosso, come sempre, è la coerenza della ragazza: in alcuni momenti è terrorizzata da ciò che le è capitato timorosa, incerta, poi se ne va in giro da sola al tramonto in mezzo ad un bosco. Poi, diciamolo è un po' lagna. Non vuole innamorarsi e avere storie, però flirta. Ma questo vale solo per il povero umano di turno, perché con il superuomo la sua forza di volontà diventa come un budino poco solidificato. Perché ovviamente lui è LUI! Mica uno qualsiasi.
Ossia l'ennesimo esempio di personalità multipla (disturbata, anzi tutte sono disturbate tutte quelle che vengono fuori) di questi libri. E non importa che, almeno in questo caso, la doppia personalità sia reale. E' tutto dolce e coccoloso, la tratta come una principessa, poi di punto in bianco la schifa e si fa vedere in giro con una che dichiara essere la sua promessa sposa. Dominic! Ma fare qualcosa per quel difetto lì? Tipo andare da uno bravo?
Alla fine però si arrende al grande Ammmmmmore, quello con tante m e la A maiuscola e diventa un quindicenne guidato dalle parti basse. Orribile e squallida la scena in cui sono ad una festa e, davanti a tutti, lui la trascina via per metterle le mani sotto la gonna, quasi premurandosi che tutti lo sappiano.
Questo non è passione e amore folle, è cervello nelle mutande.
Gli altri personaggi? Piatti e inutili, compaiono e scompaiono quando fa comodo all'autrice e hanno lo spessore del foglio di carta su cui sono stampati.

Stile: Una cosa che si salva un po' di più. Per carità, niente di eccezionale, però il libro scorre abbastanza bene, la scrittura è fluida e non annoia. I colpi di scena sono abbastanza ben distrubuiti ad eccezione del finale in cui sono troppi, citofonati e scontati. Poco chiara la differenza tra scene che Keira sogna e scene reali ma credo (spero!) che fosse voluto e non un pasticcio colossale dell'autrice.

Giudizio finale complessivo: All'inizio vi ho detto che non sapevo se mi fosse piaciuto o meno. Dopo averne parlato direi di avere le idee più chiare e per me è no (Mara Maionchi docet). La storia è standard e classica, e vabbè, avrebbe potuto essere un bel libro lo stesso. Ma è approssimativo, frettoloso nel finale, confuso e, in generale, poco curato. Mi spiace perché oltre ad averlo desiderato io stessa, era un regalo e avrei tanto voluto dire che mi era stato regalato un libro fantastico. Invece non posso proprio dirlo. Non solo non è neanche buono.
La mia impressione è che, anche nei paesi anglofoni, tutti si siano messi a scrivere urban fantasy perché è facile e piace. Invece non è affatto facile e i generi andrebbero trattati tutti con rispetto. Una storia ha i suoi elementi indispensabili in qualsiasi genere; poi, genere per genere, ha le proprie regole, che andrebbero rispettate. Per finire la produzione all'estero è vastissima e le CE fanno comunque una selezione, perché non arriva tutto ciò che è pubblicato quindi qualcuno che sceglie c'è. Non sarebbe male se questo qualcuno evitasse di tirare a sorte a caso e facesse un minimo di lavoro di lettura e di scrematura. Perché sono sicurissima che ci sono libri che avrebbero meritato molto più di questo.
Per carità sono solo mie idee date dai tanti difetti e aspetti negativi che ho riscontrato nel libro. Ad altri sicuramente è piaciuto e spero non si sentano colpiti dalla mia tirata. I gusti son gusti e ognuno ha diritto di avere i suoi.
Voto: 4/10



2 commenti:

  1. Questo è uno dei libri che mi attira in virtù delle recensioni negative.
    Sul perchè arrivino questi libri mentre molti meritevoli all'estero sono e all'estero rimangono... potrei fare un discorso ipotetico sul guadagno delle CE, ma lascio la parola a chi è stato più bravo di me: http://www.steamfantasy.it/blog/2012/04/05/come-gli-editori-vi-vorrebbero-e-un-futuro-poco-roseo/

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    1. Interessantissimo articolo, grazie per avermelo segnalato

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