giovedì 4 aprile 2013

Recensione: La ianara di Licia Giaquinto

Visto che ho un po' di recensioni pronte sono stata un po' indecisa su quale mettere per prima. Così ho optato per un ordine di conclusione lettura. Questa è quella più 'datata'.
Vi invito (ormai sono monotona) a fare un giro sul blog della Review War per votare le varie recensioni, tutte le ragazze si sono impegnate tanto, anche un minutino al giorno ci renderebbe felici.



Titolo: La ianara
Autore: Licia Giaquinto
Edizione: Adelphi
Prezzo: 16,50 €
Trama (tratta da www.ibs.it): Adelina ha un destino segnato: quello di diventare ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, sarà in grado di attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà sui monti dell'Irpinia - una terra apparentemente remota dal resto dell'Italia - come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto - e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi alle loro case. Per sfuggire al suo destino Adelina attraverserà "paesi, boschi e campagne", finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo: vi entrerà come l'ultima delle sguattere e - sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto - servirà e accudirà con assoluta, cieca fedeltà il signore di quel luogo. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che aleggia su di esso dopo gli eventi funesti (omicidi, apparizioni misteriose, un suicidio) che vi si sono succeduti - e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote. Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo. 

L'ho letto in seguito ad un consiglio ed è un libro abbastanza strano da essermi piaciuto. Chi vive nel sud dell'Italia probabilmente sa cosa è una 'ianara', per chi invece non conosce il termine, diciamo che si può tradurre con strega.
Un libro, quindi, che narra la storia di una strega, ma non di quelle da favola, con la scopa ed il calderone, ma di quelle vere, che conoscevano le erbe, rimedi naturali, ma anche malefici, incantesimi che sapevano come togliere la vita e simili.
Conosciamo Adelina quando ormai è anziana e, attraverso i suoi ricordi, apprendiamo la sua storia. Di come sia fuggita dalla madre e dalla nonna (ianare anche loro), in cerca di un altro destino e di come invece, certe cose ti accompagnano sempre.
Buona parte della storia, per la verità, è incentrata anche su un altro personaggio, la Signora, moglie del conte, donna detestata da tutti al pari del figlio. Quando finalmente muore, il contado inizia a declinare, quasi vi avesse scagliato una maledizione nei suoi ultimi istanti. Si dipana così una storia fatta di superstizioni e misteri, dove tutto sembra magico e dove tutto può avere anche una connessione logica.
Mi è piaciuto molto quest'aspetto del libro, questo dualismo che mostra un fatto che letto dall'esterno può sembrare normale, ma visto con gli occhi dei personaggi assume contorni magici e, spesso, demoniaci. E' la forza della superstizione, delle credenze, delle parole, sussurrate o urlate, a far muovere le persone e a gettare la casa e i campi sempre più in rovina. Superstizioni che si auto alimentano sempre tramite le parole, così se un contadino cade dall'albero e si rompe la testa, non è per distrazione, familiarità al pericolo e simili, no, subito si racconta che gli è 'apparsa la defunta Signora che lo ha spinto giù'.
In tutto questo Adelina non c'entra, è un'osservatrice silenziosa, ma sa cosa ha portato la Signora al suicidio e la comprende. Ed allora entra in scena.
Per la verità avrei preferito che la sua parte fosse più lunga o, quantomeno, avrei voluto che ci venissero mostrati i suoi pensieri durante i vari fatti che turbano l'andamento della casa. Invece l'autrice fa lunghe digressioni che alla fine convergono e spiegano, ma in cui ad Adelina si fa pochissimi riferimenti.
Viceversa anche quando entra effettivamente in scena, l'impressione è che, tutto sommato, la protagonista non abbia niente da dire. Fa il suo lavoro, si limita ad osservare e, raramente, a commentare (spesso dentro di sé, è una protagonista silenziosa, anche nella vita). Interviene solo quando, a sua volta, verrà travolta dall'amore e, con esso, dalla gelosia.

Personaggi: Adelina che si presenta come protagonista della storia, pur rifiutando questo ruolo. E' una figura che prova ad opporsi al proprio destino, che cerca altrove una vita normale, ma che finirà per percorrere un sentiero già tracciato. La Signora, persona così crudele da viva che le vengono attribuiti misfatti anche dopo la morte, compreso il maleficio che si dice abbia colpito la casa e che è causa di molte morti e della rovina del contado. Solo Rosa, personaggio a suo modo positivo, prova a contrastare gli effetti negativi, ma a sua volta lo fa tramite superstizioni e dicerie che non ottengono l'effetto sperato. Altra figura che compare spesso è il Conte, ma non è quasi mai rilevante. Lo vediamo solo attraverso gli occhi di Adelina che nota cosa sta combinando e, nella migliore tradizione femminile, non gli attribuisce nessuna colpa, preferendo ritenere una bimba innocente come figlia del demonio e adescatrice.

La narrazione è in terza persona e l'autrice spazia nei luoghi, nei tempi e tra i personaggi per raccontare la storia di tutti, fino al suo tragico epilogo. Lo stile adottato è molto particolare, quasi mistico e contribuisce enormemente a creare l'atmosfera ideale del libro. Non sarebbe stata la stessa storia se raccontata in modo diverso. La scrittura è piuttosto scarna e stringata, con frasi brevi e incisive.

Giudizio finale complessivo: Come dicevo si tratta di un libro piuttosto strano, un racconto di donne, di streghe, avvolto da dicerie e superstizioni. A me è piaciuto davvero molto nonostante la fortissima negatività che lo pervade. Non si tratta di streghe buone, questo è certo. Per contrasto l'ho trovato anche una lettura piuttosto rilassante a causa della sua semplicità e dei pochi personaggi presenti.
Voto: 7/10

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2 commenti:

  1. sai che mi piace??mi piace immergermi in libri che parlano di tradizioni, dicerie e cose varie..ogni regione ha le sue streghe e fattucchiere...lo segno:)

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    1. Sì anche a me. Anche se questa è una storia inventata, l'autrice è stata davvero brava. poi ha uno stile molto particolare per scrivere.

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