giovedì 14 febbraio 2013

Recensione: In fondo alla palude di Sara Paretsky


Eccomi di nuovo e di nuovo al volo. Lo so, forse non ha senso che vi parli di un libro che non pubblicano più, ma magari qualcuno ha modo di trovarlo in biblioteca. Anche se non credo ne valga troppo la pena.

Titolo: In fondo alla palude
Autore: Sara Paretsky
Edizione: Sonzogno
Prezzo: Fuori produzione
Trama (tratta da www.anobii.com): Eccola, è lei, è "l'investigatrice che tutti si aspettavano"...... 
Non è WASP, non è bellissima, non è invincibile, non ha schiere di amanti che le cadono ai piedi. E' una detective vera, di origine italo-polacca, e le sue caratteristiche più vistose sono un cervello che funziona molto bene e una ostinazione che può sembrare anche eroica. è protagonista di un'avventura ricca di imprevisti, di colpi di scena, di risvolti terribilmente umani. Investigando alla ricerca del padre scomparso di un'ex compagna di scuola darà involontariamente via ad una catena di crimini e dovrà rischiare tutto, anche la vita, prima di scoprire chi tira le fila di una spaventosa rete di corruzione.

Libro decisamente datato (metà degli anni '80, pubblicato in Italia a inizio anni '90) non mi ha esaltato, ma non l'ho trovato neanche brutto.
La trama è complicatissima. In una Chicago Sud degli anni '70 che sembra in un altro mondo rispetto alal parte nord della città, Victoria deve indagare su chi aveva messo incinta la madre 25 anni prima. Da quella che sembra una ricerca semplice, si dipana una storia che prevede corruzione politica, inquinamento ambientale, mafia, assicurazioni sulla salute e chi più ne ha più ne metta. Confesso? Ok, confesso: la trama non saprei raccontarla per filo e per segno perchè ad un certo punto diventa talmente legata alla legge americana e ai suoi cavilli che mi ci sono persa. Comunque sono arrivata in fondo con l'impressione di averci capito qualcosa, forse non tutto, ma abbastanza da non sentirmici stupida. Nonostante la fatica di seguire il tutto, l'ho trovato piuttosto scorrevole e ben costruito, forse con qualche forzatura, ma non ne sono sicura. E' probabile che si tratti anche di una carenza mia nel seguire tutti i punti della storia.
Nonostante una trama ricca e articolata, il libro manca comunque di mordente, non annoia perchè la storia è incalzante, ma alla fin fine non è che appassioni o lasci con il fiato sospeso. Manca totalmente di emozionalità e, nonostante fosse presente un forte potenziale di umanità, questo aspetto è totalmente ignorato a favore dell' azione. Pochi cenni sui sentimenti dei personaggi e sempre piuttosto blandi e con parole abusate e superficiali che non colpiscono e non arrivano al lettore.
Dal lato emotivo arrivano anche le leggere incongruenze presenti: si leggono le azioni e reazioni dei personaggi e ci si ritrova a chiedere 'ma perchè?'
In particolar modo questo si verifica tra Victoria, la protagonista, e la sua amica Caroline che la incarica di ritrovare il padre. La seconda è infantile e capricciosa (anche troppo nonostante l'autrice la faccia dire il contrario) e la prima, nonostante una sequela infinita di proteste, arrabbiature e recriminazioni, finisce sempre per dargliela vinta. Le parole dell'autrice tipo 'sono troppo buona', sembrano più una sua giustificazione messa lì per i lettori, che non vera coerenza e modo di essere del personaggio.
Per finire ho storto il naso sul tentato omicisio della protagonista. ora, capisco che i mafiosi facciano le cose a modo loro, ma perchè nessun autore pensa mai di risolvere il tutto con una pistolettata ben piazzata in mezzo alla fronte? oppure perchè i cattivi non controllano mai se la vittima è davvero crepata e fanno sempre la figura dei tiravia e degli idioti? E ho capito che se muore il protagonista finisce la storia, ma ogni tanto mi piacerebbe che qualche autore s'inventasse un modo possibile e coerente di salvare i propri figliocci.
Dal punto di vista investigativo invece il lettore rimane tagliato fuori. Non vengono forniti elementi che aiutino a intuire od anticipare l'azione, tutta la trama è completamente in avanti e, salvo pochi casi, ogni cosa viene spiegata quando capita senza che ci siano riferimenti a ciò che è accaduto prima. Desta curiosità ma non stimola.

Personaggi: La vera nota carente del libro. Anonimi, banali, stereotipati, non incidono e non si lasciano ricordare. Neanche la protagonista. Poteva essere un bel personaggio, una detective privata donna, molto arguta, molto ironica e pungente, invece è una lagna. In alcuni momenti è addirittura patetica. Ho finito il libro alcuni giorni fa e se dovessi rispondere alla domanda: descrivi la protagonista, l'unica cosa che saprei dire è il nome, Victoria.
Rimane molto più impressa Caroline, l'amica, per il suo infantilismo e per i suoi continui tentativi di manipolare chiunque le possa tornare utile per i suoi scopi. In ogni caso anche lei è eccessiva nella sua caratterizzazione, troppo portata allo stremo nel tentativo di giustificare le varie azioni e reazioni.
Gabriella e Louisa. Pur essendo deceduta la prima e quasi deceduta la seconda, si lasciano apprezzare più delle figlie. Sono due donne forti, determinate, che lottano fino in fondo per ciò in cui credono.
Altri personaggi decisamente più marginali e ancora più accennati rispetto alle protagoniste.

La narrazione è in prima persona da parte di Victoria, ma come già detto, la parte emotiva non è approfondita. Tutta la narrazione ne risulta scorrevole ma un po' piatta. Registro medio, ma sono presenti notevoli termini tecnici sia di tipo legale, che medico e assicurativo. Non compromettono la comprensibilità del testo, ma lo appesantiscono e rallentano notevolmente.

Giudizio finale complessivo: un thriller carino soprattutto a livello di intreccio, offre alcune ore piacevoli, ma poco più. Il fatto che sia datato pesa molto, sa di vecchio molto più di tanti altri romanzi antecedenti. Il fatto che non si trovi facilmente è un'ulteriore conferma di come in giro ci siano cose più interessanti. Come dicevo non è brutto, solo un po' piatto.
Voto: 6/10

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