mercoledì 23 gennaio 2013

Recensione: I milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco


Son tornata al mio primo amore, gialli e thriller, con un libro in lista d'attesa da un bel po'. E' stata una lettura piacevole e piuttosto scorrevole, anche se lo stile datato forse non coinvolge fino in fondo.

Titolo: I milanesi ammazzano al sabato
Autore: Giorgio Scerbanenco
Edizione: Garzanti libri
Prezzo: 9,50 €
Trama (tratta da www.ibs.it): Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l'ex camionista non la trova più... Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore. Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d'appuntamento.



Questo librino era nella mia lista di lettura da tempo, forse anni dato che è del 1969, ma, per qualche motivo, non lo avevo mai preso in mano, per quanto il titolo mi incuriosisse. In questo inizio d'anno, complici anche le vacanze, mi sono decisa a metterci mano e devo dire che, pur non avendomi entusiasmato alla grande, non mi ha neanche particolarmente delusa. E' stata una lettura abbastanza piacevole seppur breve; un giallo un po' fuori dai canoni che si concentra tanto sulla trama e la ricerca dei malviventi, quanto su aspetti psico-sociali della vicenda e dei suoi protagonisti. E' questo secondo aspetto che da il titolo al libro, anche se lo si scopre solo in fondo e sembra quasi il riassunto di tutto ciò che è stato detto e pensato. Protagonista della vicenda è l'ispettore Duca Lamberti che si vede girare dai propri superiori la richiesta di un padre a cui è stata rapita la figlia. L'inizio della vicenda lascia qualche perplessità in quanto, quella che l'uomo chiama 'la mia bambina' è in realtà una ragazza di 28 anni, alta quasi due metri e di quasi 90 chili, bella, bellissima, un bambola, ma ... con un ritardo mentale che l'ha effettivamente lasciata all'età di 6-7 anni. Oltre a questo, Donatella (la ragazza) ha anche un altro problema, le piacciono gli uomini, ma il suo 'le piacciono' è ben diverso da quello di una quasi trentenne con un normale sviluppo psicologico. il suo, infatti, è del tutto innocente, i sorrisi che fa ai bei ragazzi, non sono inviti o proposte, ma solo sorrisi di apprezzamento fatti con assoluta innocenza e buona fede, ma sempre freintesi. Questo la porta ad essere una 'preda' molto ambita e a costringere il povero padre a drastiche misure di 'isolamento'. Misure che si rivelano inutili, in quanto, alla fine, qualcuno riesce a penetrare nell'appartamento e a portar via la ragazza. Duca promette di ritrovarla, e la ritrova, anche se ormai non c'è più niente da fare.
Parte così la ricerca ai rapitori, tra loschi figuri e malavita organizzata. Ricerca condita dalle riflessioni e pensieri dell'ispettore che non manca mai di cogliere l'occasione per sottolineare i comportamenti e il modo di vivere dei propri concittadini (milanesi), le differenze sociali e quant'altro la vicenda gli suggerisce.
Un libro interessante anche se un po' datato, anzi, soprattutto per quello. L'assenza dei cellulari o tecnologie più moderne è rilevante e si fa sentire ed offre un ottimo esercizio di 'trova le differenze' se qualcuno volesse cimentarcisi. Io un po' l'ho fatto, soprattutto per poter constatare quanto certe 'invenzioni' abbiano cambiato la vita sia in bene che in male (ve l'ho detto più che un giallo, è un libro socio-psicologico).
Altro spunto di riflessione è l'eterna prevaricazione del debole ai propri scopi. Chi porta via Donatella sa del suo ritardo e della sua assoluta ingenuità e se ne serve, non solo per il rapimento, ma anche per sfruttarla a proprio piacimento con una spietatezza che ritroviamo ancora oggi in tanti fatti di cronaca.
Per finire, notevole la determinazione di Amalio Berzaghi, il padre, disposto a qualunque cosa per trovare la figlia prima e per vendicarsi dopo.
Finale un pelo troppo splatter a confronto di un romanzo dai toni pacati, ma non disturba granché.

Personaggi: Duca Lamberti, ispettore ex medico, cosa che gli fornisce un notevole vantaggio rispetto ad altri. Astuto, osservatore, molto umano, ricorda un po' il Montalbano di Camilleri (anzi, forse è il contrario), soprattutto nel suo senso della giustizia e nel suo rendersi conto del divario tra realtà ed etica. Livia, collaboratrice di Duca, è una signora con attributi che raramente si trova nei romanzi.
Decisa, abbastanza forte e abbastanza spregiudicata, affianca l'ispettore nelle azioni, soprattutto quando questi non può propriamente rivolgersi ai canali ufficiali. Mascaranti, il poliziotto agli ordini di Lamberti, come il suo capo mostra un lato molto umano, soprattutto nella ferocia vendicativa contro gli aguzzini e i malviventi in generale. Ricorda un po' i poliziotti hollywoodiani stile Bruce Willis o Jean Renò, che prima ti menano e dopo ti chiedono le cose. Non è comunque un bruto violento, ma un ottimo lavoratore, serio, diligente e ubbidiente. Diciamo che parla in un modo, ma agisce secondo le regole.
Amanzio Berzaghi, il padre di Donatella, ex camionista a causa di un incidente, gran lavoratore, un uomo buono e un padre premuroso che si ritrova suo malgrado a implorare che la giustizia faccia il suo dovere e gli ritrovi quella figlia menomata. Si scontra con 5 mesi di inattività prima di essere girato a Duca Lamberti, quando ormai è troppo tardi e il tempo che è passato ha condannato la ragazza. E ancora, alla fine, si ritrova costretto ad agire da solo, convinto che la giustizia che ha cercato gli abbia voltato le spalle. L'ho trovato l'emblema di tante persone oggi che si ritrovano inascoltate, non credute, abbandonate, da colore che invece dovrebbero tutelarli.

La narrazione è in terza persona, ma viene seguito principalmente l'ispettore e i suoi pensieri. Qualche riferimento al sig. Berzaghi e a come ha vissuto il rapimento e le vicende della figlia, soprattutto nel finale dove l'uomo si rende più protagonista. Linguaggio abbastanza buono, con qualche parola desueta e una sottilissima ironia e punto di vista che ho dedotto essere di stile milanese. Alcune parole ed espressioni tipicamente cittadine risultano ostiche e, in qualche raro caso, del tutto incomprensibili.

Curiosità: gli Afterhours hanno intitolato un loro album 'I milanesi ammazzano il sabato' in onore del libro.

Giudizio finale complessivo: Un buon libro, piacevole, breve, si legge abbastanza in fretta e permette di passare due ore piacevoli. Niente colpi di scena esaltanti (più per come sono scritti che per loro reale assenza), ma non risulta noioso. Un giallo tranquillo, dal gusto un po' retrò senza essere del tutto fuori moda.
Voto: 7/10

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4 commenti:

  1. molto bella questa recensione..vale la pena leggere queste chicche:) anche io amo molto gialli e thriller

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    1. Grazie mille!
      Mi fa piacere essere così seguita e apprezzata ^_^

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  2. Bella recensione!
    Io per Scerbanenco nutro una vera e propria passione, e Duca Lamberti (e anche Livia) è un personaggio bellissimo. Ho amato tutti i romanzi con lui protagonista, soprattutto "Venere privata".
    Comunque ti consiglio, se non li conosci, anche "La sabbia non ricorda" e "Al mare con la ragazza". Bellissimi!

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    1. Allora vedrò di procurarmeli e di seguire il consiglio ;)

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