giovedì 3 marzo 2016

Recensione: La piuma di Giorgio Faletti

Una fiaba un po' più lunga quella di cui vi parlo oggi. E di un autore che non è mai stato tra i miei preferitissimi.

Titolo: La piuma
Autore: Giorgio Faletti
Edizione: Baldini Castoldi
Prezzo: 13,00 €
Trama: Giorgio Faletti si accomiata dai suoi lettori con la sua opera più bella, originale e dolente. Una favola morale, che accompagna il lettore attraverso le piccole, meschine, ignoranti bassezze degli uomini, sino a comprendere, attraverso il più innocente e semplice degli sguardi, il senso profondo delle cose. Del loro ruolo. E della fine. Seguiamo una piuma mentre traccia il suo invisibile sanscrito nel cielo, la vediamo posarsi sul tavolo dove il Re e il Generale tracciano i piani per la battaglia per la conquista di Mezzo Mondo, noncuranti di chi poi dovrà combatterla; ascoltiamo insieme a lei i tentativi del Curato di intercedere a favore dei contadini con il Cardinale privo di fede; attratti da una dissonante melodia volteggiamo dentro al Teatro, per assistere allo spettacolo meraviglioso e crudele della Ballerina dal cuore spezzato: il nostro volo ci porterà a conoscere altri, sventurati personaggi finché la piuma non incontrerà lo sguardo dell'unico che saprà capire quello che nessuno prima aveva compreso. 

Voto: 6/10
Ammetto di avere un rapporto 'misto' con Faletti. Credo di aver letto quasi tutta la sua produzione (mi mancheranno 2-3 libri) ma ne ho trovati piacevoli giusto un paio.
Questo breve racconto, che ha occupato forse mezz'ora di treno, mi era sfuggito e forse è un peccato, perché l'ho trovato molto carino. Rivolto ad un pubblico più piccolo è improntato sullo stile di una fiaba (quasi favola, se non fosse così lunga) e narra le vicende di una piuma che, portata dal vento, incontra diversi personaggi, aventi, più o meno velatamente, dentro di sé, i vizi più classici dell'essere umano: falsità, ipocrisia, avarizia e quant'altro (stupidità direi). Nessuno nota la piccola e delicata piuma, tutti troppo presi dalle proprie faccende (negative).
Ci sono molti messaggi, in queste poche pagine. Non solo l'invito ad alzare gli occhi, qualche volta, dai propri affari personali, ma anche a riconoscere i propri vizi e i propri difetti, a non approfittarsi degli altri, a riscoprire i buoni sentimenti.
Un racconto buonista, certo, a questo servono le fiabe, così come a imparare a riconoscere i mali del mondo.
Lo stile è quello richiesto dal genere, tanto che anche l'ambientazione è storica, con re, cortigiane, chiese e castelli. La narrazione è quasi orale, come se si stesse ascoltando un vecchio cantastorie anziché leggere.
Mi è piaciuta, molto, forse ho trovato la parte finale un po' meno chiara del resto, ma comunque bella. Sono stata contenta di averla letta e non escludo di poterla rileggere e raccontare a qualche piccolo in futuro.

2 commenti:

  1. Faletti ha rappresentato una bella scoperta per me, quando faceva il comico agli inizi della sua carriera non gli avrei dato due lire, invece ha cominciato prima a fare il cantante, poi l'attore serio, infine lo scrittore.
    Ed in ognuna di queste attività è sempre riuscito a dare il meglio.

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