lunedì 28 settembre 2015

Recensione: Il cecchino paziente di Arturo Pérez-Reverte

Eccomi ^^
So che non è proprio la recensione che stavate aspettando, ma è quella che avevo annunciato. Presto anche le altre.
L'ho riletta, ma è tardi e vengo da un week end intensissimo, per cui perdonate eventuali errori e strafalcioni.

Titolo: Il cecchino paziente
Titolo originale: El francotirador paciente
Autore: Arturo Pérez-Reverte
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 15,30 €
Trama: Ad Alejandra Varela, detta Lex, specialista in arte urbana, piacciono le donne, e non ne fa mistero. Ma ora che ha perso la sua compagna, Lita, non le resta che il lavoro. Un incarico editoriale la mette sulle tracce di Sniper, uno dei writer più famosi al mondo, un ribelle apparentemente indomabile, protagonista di “interventi” ben oltre i limiti della legalità, con conseguenze in qualche caso fatali per i giovani che chiama all’azione. Quasi nessuno ne ha mai visto il volto, nessuno conosce la sua vera identità. Un artista? Lui dice di non esserlo, ripete che i suoi “pezzi” sono “guerriglia urbana”. Eppure, se qualcuno lo convincesse a esporre le sue opere e a farne un libro, sarebbero in molti ad arricchirsi. Almeno all’inizio, è per questo che Lex lo insegue da Madrid a Lisbona, da Verona a Napoli, immergendosi sempre più nel mondo dei “graffitari”, nei loro codici e nei loro valori. Anche qualcun altro, però, sta cercando Sniper, con tutt’altre intenzioni. E pedina Lex per arrivare fino a lui. Quello che allora si scatena è un appassionante duello di intelligenze, un gioco di specchi tra cacciatori e prede, tra schermitori che cercano il fianco debole dell’avversario. E poi colpiscono. Sempre. Perché “il Fato è un cacciatore paziente” che non perdona. Mai. 

Voto: 7/10
Pérez-Reverte è un autore molto noto, o che comunque io trovo spesso in biblioteche e librerie. Credo di avere alcuni suoi lavori appuntati nella mia infinita wishlist, ma è la prima volta che leggo uno dei suoi romanzi.
Non è andata male.
A livello di storia trovo che la trama si trascini un po', tanto che in alcuni punti ho pensato: ma quanto manca alla fine? Però nel complesso mi è piaciuto. Un inseguimento diverso dal solito: un writer (graffitaro) e una specie di talent scout di artisti per una casa editrice.
In molti sembrano convinti che Sniper sia come gli altri, che la sua leggenda da graffitaro ribelle duro e puro sia solo un trucco per far salire il più possibile il valore dei suoi pezzi. Lex è incaricata di scovare lui prima e di capire il suo prezzo poi. La storia si complica perché a causa di alcuni 'interventi' proposti da Sniper, sono morti dei ragazzi e il padre di uno di questi lo ritiene responsabile e vuole vendetta.
Una storia carina, classica per certi versi, con punte di originalità in altre.
Tipo l'utilizzo dei writers e le incursioni che l'autore ha fatto in quel mondo. Ho avuto l'impressione che, al di là degli aspetti puramente romanzati, si sia comunque documentato molto. Ho apprezzato anche che non ne abbia fatto una specie di trattato, ma si sia limitato ad utilizzare solo gli aspetti necessari a rendere concreta la storia.
Leggermente diversa la scelta della protagonista: Lex è lesbica e, per una volta, niente scontatissima storia d'amore.
O meglio, lei è stata innamorata, ma la sua compagna non è più con lei. L'autore ci risparmia la riscoperta di questo sentimento e, soprattutto, ci risparmia la tresca con l'antagonista, regalandoci una ragazza sì tosta e tormentata, ma anche molto concreta. E' determinata nella sua ricerca, e riesce perché, oltre ad innegabili doti di cacciatrice, ha qualche conoscenza del mondo dei writers e non si perde in emozioni inutili.
Sniper... Credo che la figura di Sniper sia ciò che mi ha confermato che Pérez-Reverte è un bravo autore. E' un antagonista senza esserlo e un elemento dell'inseguimento senza scappare mai; o forse scappando sempre, perfino dal lettore. Per tre quarti del libro non compare se non in graffiti di buona qualità e in notizie vaghe e inverificabili. Anche 'conoscerlo è stata una sorpresa. Almeno per me. E' diverso da come lo avevo immaginato. Né così cattivo come pensavo, ma neanche buono. Non dico altro.
Sullo stile mi pronuncio poco. Il racconto è ben costruito, buono il dosaggio di informazioni e dettagli tecnici, abbastanza accativanti per invogliare la lettura, non così tanti da risultare noiosi. Scarsino l'italiano in cui è tradotto, con un paio di frasi addirittura prive di logica e totalmente incomprensibili.
Forse non un romanzo entusiasmante al massimo, ma piacevole e scorrevole.
Un po' a sorpresa il finale, ma a me è piaciuto.



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