lunedì 15 settembre 2014

Recensione: Il pipistrello di Jo Nesbø



Titolo: Il pipistrello
Titolo originale: Flaggermusmannen
Autore: Jo Nesbø
Edizione: Einaudi
Prezzo: 19,00€
Trama: Una ragazza norvegese di poco piú di vent’anni è stata uccisa a Sydney. L’ispettore Harry Hole della squadra Anticrimine di Oslo viene mandato in Australia per collaborare con la polizia locale e in particolare con Andrew Kensington, un investigatore di origini aborigene tanto acuto quanto misterioso. L’inchiesta si rivela subito complessa: l’omicidio della ragazza non è un caso isolato ma, probabilmente, l’ultimo anello di una lunga catena, e lo scenario in cui l’assassino agisce si allarga fino a comprendere fosche storie di droga e sesso. Un quadro a tinte cosí forti che Harry quasi vede proiettarsi sulle indagini l’ombra minacciosa di alcune figure della mitologia aborigena. In particolare quella di Narahdarn, il pipistrello che reca la morte nel mondo.

Voto: 9/10

Dopo essermi innamorato di Hole in 'Il pettirosso' (il primo pubblicato in Italia), ho deciso di ripercorrere tutte le sue avventure partendo dalla prima. Sia per un minimo di coerenza, sia per gustarmi a pieno i rimandi e i riferimenti a storie passate nei libri successivi.
A questa prima avventura, soprattutto, si fa riferimento spesso; un po' perché è la prima, quella in cui Harry ha mostrato il suo talento, sia perché ha dato lustro alla polizia norvegese risolvendo un caso in Australia.
Tutto il libro si svolge dall'altra parte del mondo, principalmente a Sidney, inizia con l'arrivo dell'investigatore e si conclude con un'ultima, emozionante, esperienza prima di tornare a casa.
Tra i due libri che ho letto passano diversi anni, e qualche altro libro credo, e questa 'distanza' mi ha permesso di apprezzare molto l'evoluzione del personaggio, anche se a ritroso. Nel senso: ho conosciuto prima quello un po' più maturo e dopo quello più giovane, ma la differenza c'è e ne rendo merito all'autore che non lo ha fatto rimanere statico.
In questa prima indagine Hole è già un alcolizzato e ha già il suo carico di disillusioni, ma permane ancora un po' d'ingenuità sana e sognante e ancora cerca il contatto con altre menti. Molto belli i confronti con Andrew, Joseph e l'intrigante Otto (che è un lui che si sente una lei).
L'autore tocca molti argomenti lungo l'indagine attraverso un uso molto abile dei fatti e dei personaggi. Andrew è un aborigino. Lui e i suoi amici parlano ad Harry della storia del loro popolo e di alcune leggende e credenze (la suddivisione del libro in tre parti deriva da una leggenda e i nomi delle stesse riguardano i tre protagonisti).
Otto parla di amore omosessuale e amore perduto.
C'è il giro della droga che svolge il suo ruolo non come elemento criminale ma in quanto parte della psicologia umana. Il detective fa, infatti, una particolare considerazione: ognuno ha la sua droga e gli è fedele. Chi, come lui, al whisky, chi all'eroina, chi alla morfina, chi alle ragazze bionde da stuprare e strangolare.
Attraverso riflessioni come questa segue e affina la propria teoria e anche il suo modo di essere detective che tornerà nei libri successivi.
Come dicevo, è ancora immaturo, fatica a capire e commette molti errori (ne commette anche in seguito, ma il disincanto e l'esperienza gliene fanno evitare alcuni), ma la logica e l'acume ci sono già (quando non li affoga nell'alcol) e lo rendono affascinante fin da subito.
A proposito, pur non venendo mai descritto, ho idea che il norvegese sia un gran bel pezzo d'uomo.
Da notizie sparse sappiamo che è un nordico teutonico pieno di muscolacci (dato che ogni tanto mena) e da come riceve sguardi e commenti di apprezzamento ricaviamo che è piuttosto figo. Peccato solo che sia biondissimo (io ho sempre avuto un debole per i moretti). Mi piace questa cosa del descrivere per vie traverse, senza sovraccaricare la scrittura di particolari fisici e senza ripetere ogni tre per due quanto sia bello il proprio personaggio.
Sempre per quanto riguarda le descrizioni si può aggiungere che l'autore le utilizza in maniera parsimoniosa e solo riguardanti scene e paesaggi. Anche in questi casi senza caricarli di inutili orpelli.
Di Sidney, dell'Australia e dei suoi nativi si parla tanto, ma sa i luoghi e i fatti siano veri o creati ad uso e consumo del libro non so dirlo, non ho controllato.
Ampio spazio  viene lasciato, comunque, ai dialoghi e alle riflessioni di Hole, con un vantaggio dei primi che rendono il romanzo piuttosto scorrevole.
Molto bello il finale, anzi, i finali, quello che chiude l'indagine e quello che chiude proprio tutto il libro.

2 commenti:

  1. Ah Harry Hole ♥_ ♥ è il mio amore letterario XD
    Mi piace un sacco questo personaggio e se già adesso ne sei rimasta affascinata anche tu, aspetta di leggere i prossimi libri... io me ne sono innamorata definitivamente ne "Il leopardo", che secondo me è il miglior libro della serie... A proposito, Harry non viene mai definito propriamente bello, ma ha un fascino e un carisma che fa capitolare tutte le donne, lettrici comprese :D
    Parlando de "Il pipistrello", ti dirò che non mi è piaciuto moltissimo, ma forse perchè avendo già letto tutti gli altri, l'ho trovato più acerbo (d'altra parte è pur sempre il primo di Nesbø e quindi doveva ancora affinarsi come scrittore).

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  2. Lo sto leggendo e lo sto adorando, pure!! <3
    Bellissima recensione, Dru. ^__^

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