lunedì 10 dicembre 2012

Recensione: La torre dei sussurri di Olivier Bleys


Titolo: La torre dei sussurri
Autore: Olivier Bleys
Edizione: Piemme
Prezzo: 18,50€ (Il mio è in prestito)
Trama (tratta da www.ibs.it): Nella Parigi elegante e misteriosa di fine Ottocento, crocevia di modernità  superstizione, sta per sorgere un edificio azzardato e innovativo: una torre di ferro alta più di 300 metri. Sarà l'emblema della Grande Esposizione Universale del 1889. Eiffel, l'ideatore, ha già radunato l'équipe che parteciperà al progetto. Tra gli altri, ci sono due ingegneri: Armand, arrivato dalla campagna fresco di laurea, e Odilon, parigino di nascita. I due diventano amici e Odilon guida l'altro alla scoperta della città. Città che, dietro al fermento progressista, è un brulichio di irrazionalità. Ovunque si tengono sedute spiritiche, persone di ogni ceto si rivolgono ai medium per entrare in contatto con l'aldilà, in cerca degli affetti perduti o di consigli. E la torre, questo mostro di cui tutti parlano e che molti temono e osteggiano, è un catalizzatore di curiosità e stranezze. Quando Roseline, la donna di cui Armand si è innamorato, scompare, si scatena per la città una corsa per ritrovarla. È morta, come parrebbe, o qualcuno la tiene prigioniera? E perché? Nella ricerca, diventa chiaro ai due amici che non è solo la vita della ragazza a essere in pericolo. Anche la torre stessa corre dei rischi. Qualcuno trama affinché il simbolo di Parigi non veda mai la luce. 

Letto a scatola chiusa e, per questo, non mi ha delusa, in quanto non avevo aspettative dettate dalla
quarta di copertina o da recensioni. Tempo fa sono andata in libreria con una collega, ciascuna ha preso due libri con la promessa di scambiarceli. Quando lei ha finito i suoi, me li ha passati. Ho iniziato dal Il giardino degli incontri segreti per poi passare a questo. Me lo ha prestato e, nella mia testa, semplicemente, dovevo leggerlo, per questo non mi sono preoccupata di andare a curiosare la trama o leggere recensioni. Devo dire che come tecnica è molto efficace. Non crea aspettative e permette di scoprire il libro passo passo. Leggendola adesso, come sempre ci sono incongruenze e il titolo è diverso, ma, per una volta, preferisco quello italiano, più misterioso anche se meno coerente.




Come ho detto, il libro è stato una piacevole sorpresa. L'inizio è abbastanza anonimo. Armand, ingegnere appena giunto dalla compagna, vuole farsi assumere al cantiere della torre di 300 metri che si sta progettando e costruendo. L'inventore, il famoso Eiffel, lo snobba, ma per fortuna, il giovane riesce lo stesso nell'intento e, nell'ufficio, fa la conoscenza di Odilon, che si rivelerà un grande amico, tanto che i due finiranno per essere chiamati 'gemelli di gomma' (intendendo proprio la gomma per cancellare). Il parigino inizia a mostrare all'amico la propria, misteriosa e affascinante città, ma quando Armand chiede emozioni più forti, la storia prende una piega inaspettata, tra evocazioni e fatti misteriosi.
Il libro procede di pari passo con la costruzione della torre, esaltata e osteggiata allo stesso modo e, quindi, sulla bocca di tutti. Di troppi, dal momento che qualcuno proprio non vuole che venga costruita, o, se lo vuole, non vuole comunque che rimanga in piedi.
Il culmine del libro coincide con l'ultimo piano, ovviamente.
Il fatto che io lo abbia apprezzato, non vuol dire che non abbia, comunque, rilevato le note negative. La svolta di cui ho parlato, tende a perdersi nel corso della storia, tanto che, ad un certo momento, diviene chiaro che serviva solo come scusa per arrivare ad altro.
La prigionia di Roseline ha un po' dell'incredibile.
Il finale fa un po' americanata, troppo scenografico e un po' forzato (vedi un certo pittore, che si trova proprio in un certo posto ad un certo momento), nonostante gli americani ancora non avessero inventato il cinema (ma nel libro si parla di primi incisori di voci).
Inoltre tutte le caratteristiche tecniche della torre spezzano il ritmo e la storia e, seppur interessanti, potevano essere ridotte e semplificate.
Per finire, la storia stessa che manca un po' di mordente. Sì, è carina, sì, è piacevole, ma non è che sia proprio esaltante. Il rapimento e ciò che ne consegue, inoltre, dura un po' troppo a lungo, secondo me.

Personaggi: Francamente, i personaggi sono un po' debolini e credo che ci sia un motivo. Armand è il classico ragazzo di campagna, ingenuo, credulone e un po' spiazzato dalla grande città, Odilon, al contrario è incredibilmente concreto, anche se nasconde un segreto un po' fantasioso. E' stato il mio preferito, intelligente, coraggioso, con i piedi per terra (quasi). Le ragazze, seppur presenti, rimangono comunque marginali. A Roseline vengono dedicate molte pagine, anche durante la prigionia, eppure di lei non si parla granché. Sappiamo solo che è un'attrice, molto brava e carina (e molto sveglia, almeno fino all'incontro con Armand), ma di cosa pensa e prova pochi accenni e poco più. Stessa cosa per l'americana Salomé, che, a parte qualche accenno a crisi di coscienza, viene descritta più nelle sue azioni che nei suoi pensieri. I cattivi sono un po' Banda Bassotti: si credono furbi e sono stupidi. Carina la figura dello zio Jules, che, a quanto pare, è l'inventore (incompreso) del reggipetto.
Come dicevo, probabilmente c'è un motivo, alla debolezza dei personaggi, ossia, che la vera protagonista della storia, resta comunque la misteriosa torre, esempio d'ingegneria moderna (quella fatta con il metallo), di ambizioni umane e divenuta, con il tempo, il simbolo della città. Ma quanta fatica ha fatto per nascere e crescere! Nelle intenzioni dell'autore, probabilmente, è rappresentativa di tutte le grandi innovazioni, che, come sempre, si trovano ogni volta sul confine tra ammiratori e detrattori, tra chi le attende e chi le teme, tra chi avrebbe voluto che arrivassero prima e chi fa resistenza fino all'ultimo. L'emblema del progresso e della scienza che proseguono a dispetto di tutti i tradizionalisti e i sostenitori del 'cosa nota'.

Altro elemento che toglie mordente alla storia è lo stile dello scrittore. Ora, essendoci di mezzo la traduzione, può darsi che la colpa sia anche a metà, ma, nel dubbio, direi che Bleys si è trattenuto troppo, quasi avesse paura di osare. E' troppo pacato, troppo rilassato, non esalta i momenti giusti (non ne esalta nessuno per la verità) e racconta in fretta, passando sopra e avanti, fino al finale, che si risolve comunque in poche pagine.

Giudizio finale complessivo: tutto sommato carino, piacevole e scorrevole. Abbastanza coinvolgente anche se non esaltante. L'impressione generale però, è che, a parte la costruzione della torre, tutto il resto sia solo un contorno e, alla fin fine, si ha l'impressione che neanche l'autore abbia idea di dove andare a parare. Non è facile da spiegare, ma ci provo. Parte in un modo, poi c'è un effetto sorpresa, ma quest'effetto sorpresa non prosegue nel libro, serve solo per passare ad altro, solo leggermente accennato, poi ad altro ancora, poi si arriva al finale che ha poco a che vedere con l'effetto sorpresa di cui parlavo e che sembrava avere un ruolo determinante nel romanzo. In realtà l'unica cosa che sembra 'sentita' dall'autore, è la costruzione della torre, peccato che io non sia propriamente un ingegnere in grado di apprezzare tutti i dettagli tecnici che ha utilizzato.
Voto: 7/10 (ma sento di essere stata generosa)

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