domenica 9 dicembre 2012

Recensione: I veleni della dolce Linnea di Arto Paasilinna


Titolo: I veleni della dolce Linnea
Autore: Arto Paasilinna
Edizione: Iperborea
Prezzo:  13,00 €
Trama (tratta da www.ibs.it): Nel giardino di una casetta rossa, nella quieta campagna dei dintorni di Helsinki, un'esile vecchietta sta annaffiando la sua aiuola di violette. Le rondini volteggiano cinguettando, i calabroni ronzano, un gatto sonnecchia sul prato. Ma l'idillio, ahimè, è solo apparente: la vita tranquilla di Linnea Ravaska, ottuagenaria vedova di colonnello, è avvelenata da una banda di malfattori che piomba ogni mese dalla capitale per estorcerle la pensione. Lo snaturato nipote Kauko e i suoi degni accoliti non si accontentano di derubarla, ma devastano tutto quanto si trovano davanti, torturano il gatto, picchiano per gioco, saccheggiano, sporcano, distruggono, senza che Linnea osi ribellarsi, fino al fatidico giorno in cui il troppo è troppo.


Quando ho manifestato il desiderio di avvicinarmi a Paasilinna, questo è stato uno dei titoli che mi è stato raccomandato. Devo dire che, avendo già letto anche altre sue opere, il consiglio si è rivelato corretto: tra i tre, è quello che mi  piaciuto di più.

Con l'inizio del libro facciamo subito la conoscenza di questa anziana signora, pensionata, vedova, dolce e con una vita ritirata, soprattutto a causa del suo aguzzino e dei suoi due amici.
Il racconto alterna i due punti di vista mostrando l'incompatibilità di fondo nel pensiero tra giovani e anziani, tema centrale di tutto il libro.
Da un lato c'è Linnea, che ha affrontato la guerra, un marito militare, la vedovanza e quant'altro. Ha l'esperienza dell'età per vedere le cose, per apprezzare la vita, per capirne i veri valori e come merita di essere vissuta.
Dall'altri i tre giovani, sbandati, è bene precisarlo, che hanno però una visione del mondo e di cosa sia 'giusto' che non si discosta molto da altri discorsi che ho sentito fare, segno che, comunque, parte del loro pensiero è condiviso. Non da tutti però, è bene precisarlo.
Sono presenti tutti gli elementi caratteristici dell'autore finlandese: l'attenzione per gli emarginati e gli anonimi, la polemica verso l'assenza e la corruzione nelle istituzioni, il risolvere le cose a modo proprio che mi ha ricordato molto anche la siciliana Modesta di Goliarda Sapienza ne 'L'arte della gioia', quel certo 'quel che è stato è stato, andiamo avanti', il suo stile ironico e scanzonato che gli permette di raccontare le più orribili efferatezze come se stesse parlando di una passeggiata nel parco.
Il dispiegarsi della vicenda ha del surreale, come sempre, ma è raccontato in modo da portare a pensare che sì, in fondo, potrebbe anche accadere, perchè, ricordiamocelo, niente è più sorprendente della vita stessa. E gli scherzi del caso e del destino sono sempre in agguato.
Io ho apprezzato questo approccio ironico a uno dei tanti problemi della società moderna, non una denuncia patetica volta a suscitare pietà e commiserazione, ma qualcosa di attivo e propositivo. Linnea suscita tenerezza e voglia di protezione, ma dimostra di essere capacissima di cavarsela da sola, pur nella sua mitezza e semplicità, e al lettore non resta altro che stare a guardare come andrà a finire senza dispiegare troppe energie emotive se non quelle necessarie alle riflessioni che il libro suscita.
Finale in perfetto stile Paasilinna.

Personaggi: Essenzialmente sono quattro, la colonnella Linnea, e i suoi tre giovani aguzzini (che poi, parere mio, a 30 anni non si è più 'giovani', una certa maturità andrebbe dimostrata).
I tre uomini sono piuttosto stereotipati e ho avuto l'impressione che dietro questa caratteristica, ci fosse una precisa volontà: quella di prendere l'emarginato standard, la descrizione canonica che chiunque fornirebbe per quel tipo di soggetto, quasi a voler ironizzare anche sulla limitatezza con cui gli anziani vedono i giovani senza coglierne le differenze e le sfumature.
L'anziana Linnea invece è un personaggio che ho trovato diverso e piacevole. E' una colonnella (in quanto il marito lo era e viene ancora indicata con tale grado), ma questo termine non fa che creare un netto contrasto tra l'immagine che suscita e la realtà: ben lungi dall'essere una donna forte, impositiva, 'comandiera', Linnea è la nonnina della porta accanto, dolce, mite, timorosa, disperata e che non vede via d'uscita. E' una donna umile che vive senza disturbare e cerca anche di uscire dalle brutte situazioni allo stesso modo. Che poi il caso ci metta lo zampino e le dia una mano, fa solo parte dello stile dell'autore.

Lo stile di Paasilinna è tipicamente suo, leggero, con frasi brevi, pochissime descrizioni ed immagini, linguaggio appropriato ma non difficile.
La scrittura è veloce, ironica, accattivante e le sue opere si lasciano leggere sempre in fretta senza annoiare.

Giudizio finale complessivo: Adorabile, mi è piaciuto molto. Non gli ho trovato difetti, se piace e ci si adatta allo stile dell'autore. Ovvio che se il suo modo di scrivere non piace è inutile leggerlo.
L'ho trovato ironico, divertente pur dicendo cosa che fanno riflettere e puntando il dito verso la società e le sue tante incongruenze.
Voto: 8/10

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