giovedì 20 dicembre 2012

Recensione: La ragazza di fuoco di Suzanne Collins


Titolo: La ragazza di fuoco
Autore: Suzanne Collins
Edizione: Mondadori
Prezzo: 17,00€
Trama (tratta da www.ibs.it): Non puoi rifiutarti di partecipare agli Hunger Games. Una volta scelto, il tuo destino è scritto. Dovrai lottare fino all'ultimo, persino uccidere per farcela. Katniss ha vinto. Ma è davvero salva? Dopo la settantaquattresima edizione degli Hunger Games, l'implacabile reality show che si svolge a Panem ogni anno, lei e Peeta sono, miracolosamente, ancora vivi. Katniss dovrebbe sentirsi sollevata, perfino felice. Dopotutto, è riuscita a tornare dalla sua famiglia e dall'amico di sempre, Gale. Invece nulla va come Katniss vorrebbe. Gale è freddo e la tiene a distanza. Peeta le volta le spalle. E in giro si mormora di una rivolta contro Capitol City, che Katniss e Peeta potrebbero avere contribuito a fomentare. La ragazza di fuoco è sconvolta: ha acceso una sommossa. Ora ha paura di non riuscire a spegnerla. E forse non vuole neppure farlo. Mentre si avvicina il momento in cui lei e Peeta dovranno passare da un distretto all'altro per il crudele Tour della Vittoria, la posta in gioco si fa sempre più alta. Se non riusciranno a dimostrare di essere perdutamente innamorati l'uno dell'altra, Katniss e Peeta rischiano di pagare con la vita...

Se non avete ancora letto il primo libro e avete intenzione di farlo vi invito a non proseguire nella lettura, perchè pur evitando di fare spoiler sul libro presente, è impossibile non farne sul precedente.
Bene Katniss ha vinto gli Hunger games, è uscita viva dall'arena, ha salvato il suo 'amato' e adesso vive nel villaggio dei vincitori assieme alla sua famiglia. Ma capitol city non ha dimenticato il suo trucco e, soprattutto, non ha perdonato.
Non intendo inoltrarmi troppo in ciò che avviene, ma una cosa mi sento in dovere di dirla: questo libro è identico al primo. Non simile, non uguale come sostanza, ritmo o altro. E' proprio identico in tutto e per tutto. 
Ha la stessa trama, accadono le stesse cose, ci sono le stesse idee, si svolge allo stesso modo. E questo lo rende, purtroppo, noioso.
Tutto qui?
No, perchè l'autrice, per non farlo, appunto, uguale uguale (cosa in cui, come dicevo, ha fallito) ha aggiunto un paio di cose, utili più per preparare il terreno al terzo volume, che non per reale utilità della trama.
O meglio, sono e saranno utili, non ne dubito, il punto è che, introdotti questi elementi, allora una parte del libro diviene inutile e ridondante, come se ci fosse la necessità di far accadere qualcosa di eclatante ma senza le idee per sfruttare le novità. Quindi queste ultime vengono presentate,, ma poi si torna allo schema solito, ai fatti conosciuti, ad un approdo sicuro. E il lettore si ritrova a pensare: sì, ma che c'entra? Perchè ha scelto di proseguire così? Non poteva inventarsi qualcosa di diverso?
Io penso di sì, ma è evidente di no.




Per finire le informazioni che preparano il terreno alla terza parte non tracciano una possibile via, ma un'autostrada quasi certa. Tipo di quelle americane a 14 corsie. 
Spero vivamente di sbagliarmi, mi auguro di rimanerne sorpresa (mi piace essere sorpresa, dai libri in particolar modo), ma temo, invece, di sapere già cosa accadrà e come si svolgeranno i fatti (non parlo del finale perchè mi rifiuto di pensarci). Ho la netta impressione di poter scrivere una recensione senza neanche averlo letto e questo non mi piace. Meno ancora del trovarmi davanti un libro identico al predecessore.
Comunque, vi farò sapere. Il terzo è lì in attesa che scalda i motori.
Al di là di elementi e copiature, si lascia apprezzare la crescita psicologica di alcuni personaggi (non molto la protagonista che sembra volutamente rallentata dall'autrice, tanto da risultare forzata in senso opposto: in genere sembrano cresce troppo in fretta, lei troppo piano), l'indagine sulle loro vite e la scoperta degli altri distretti che avrei preferito più accurata e dettegliata.
Anche dal punto di vista emozionale il libro non presenta niente di nuovo, ma in questo caso il dualismo oppressione - ribellione si evolve portando la bilancia più o meno in equilibrio. Se nel primo libro, infatti, vengono presentati i distretti come soggiogati da Capitol city, costretti, come memento di ciò che accadde anni addietro, a inviare due giovani come tributi per i crudeli hunger games, e sembra, dalle parole della protagonista, che la situazione sia senza speranza, in questo secondo episodio buona parte degli oppressi è pronta alla rivolta e scende in piazza causando non pochi problemi alla capitale ed eleggendo Katniss come simbolo. Lei, che per prima ha sfidato Panem, viene vista da tutti come un'eroina.
Se la ragazza in un primo tempo cerca di frenare l'uragano che le sta arrivando addosso, desiderosa solo di tornare ad una vita tranquilla, magari soggiogata dalla capitale, ma comunque nota, lentamente sembra rendersi conto, anche contro la sua volontà, che le cose sono già cambiate e che non è possibile tornare indietro. Esemplare è la scena dell'abito, in cui è all'oscuro di tutto, ma che le costa una prova crudele proprio prima che il gioco cominci.
Stranamente ho aprezzato, invece, la sua confusione sentimentale. Quel faticare a distinguere amore, amicizia e loro simili soprattutto considerate le circostanze. Visto le situazioni in cui si ritrova, potrebbe sembrare facile innamorarsi del bel giovanotto fedele che l'autrice le ha piazzato affiaco, invece la ragazza di fuoco fa resistenza, confusa da quelle sensazioni: sono vere o è solo la necessità di aggrapaprsi a qualcosa? 
Spesso c'è la tendenza degli autori, all'innamoramento facile: poche pagine e già passano sguardi adoranti e palpitazioni, Katniss invece è ingenua, insicura, a volte perfino tonta, quando si trova davanti cose come l'amore.
Ho trovato forzato, invece, l'intervento del presidente Snow e tutta l'attenzione che le dedica. Un uomo in una simile posizione di potere, non avrebbe faticato a ridimensionare tutto, non avrebbe avuto problemi a screditarla o a costruire storie che annientassero la venerazione che nei distretti si va diffondendo nei confronti della ragazza. Non regge l'idea che i vincitori siano visti come eroi. In un futuro dove tutti i sistemi di comunicazione sono controllati, è impensabile che il capo supremo si trovi con le mani così legate da dover minacciare una ragazzina. Già oggi basta poco per manipolare le persone e far perdere loro la fiducia nei propri beniamini, nel mondo descritto dalla Collins dovrebbe essere addirittura più facile a farsi che a dirsi. Invece no, il super capoccia s'incasina la vita e la incasina a tutti con una cosa complicatissima. Vediamola così: anche i migliori sbagliano (ma chiamare un consulente?)
Come nel primo libro, la storia arriva ad una sorta di finale, anche se, in questo caso, l'impressione che sia la troncatura di una storia, è più forte rispetto al primo capitolo. Del resto il primo volume era una sorta d'introduzione, se piaceva si poteva andare avanti, se non piaceva era comunque una storia piacevle da leggere. In questo caso invece, viene dato quasi per scontato che il lettore voglia sapere tutta la vicenda, che verrà conclusa nella terza parte. Parte in cui spero venga dato un po' più spazio a Gale, non si può fare i triangoli se manca una punta, vi sembra?

Personaggi: la protagonista è sempre Katniss, la ragazza di fuoco, sopravvissuta all'arena, ma ancora incredibilmente ingenua, su un po' troppe cose. Passino i sentimenti (comunque, Tesoro, deciditi una buona volta!), ma con le esperienze che ha avuto tutta questa ingenuità ed incapacità a gestire le situazioni è un po' sospetta. Come ho già detto l'impressione è che sia l'autrice a rallentare il percorso di crescita per poter condurre la trama come è stata stabilita, mentre se fosse libera di essere come sente, la maturità e la consapevolezza arriverebbero molto prima. Quantomeno il disincanto in certe occasioni (diciamola in altre parole: ogni tanto mi cade dal pero come un oca giuliva e visto il suo carattere e le esperienze, la cosa non ci sta).
Affianco a lei (poveraccio, comincia a farmi pena ed è anche uno dei miei preferiti) il dolce Peeta che è grande e grosso e fa il morto tutte le volte. Ora ... ragazzo mio ... anche te: ma svegliati! Che caspita, vuoi sposarti la ragazza tosta e con gli attributi e stai lì a farti salvare il fondoschiena (da lei) ogni volta! Ma chi ti piglia così!? Su, sei dolce come uno zucchero e va bene, ma mettici anche un po' di consistenza!
Bene, ufficialmente adoro Haymitch! E' scontroso insopportabile, perennemente affetto dai fumi dell'alcool, ma nonostante tutto, incrediilmente astuto e cinico. E pieno di segreti e sorprese. Ho apprezzato molto il racconto dei suoi Hunger games e i suoi interventi. Anche se a volte verrebbe voglia di tirargli una testata.
Delusa invece da Cinna, non per il personaggio in sè, ma perchè, alla luce delle vicende narrate, mi sono ritrovata a chiedermi: e quindi? Che senso ha avuto questo personaggio? Quale il suo scopo o i suoi intenti? Sembrava avere un ruolo importante, invece non è chiaro quale fosse lo scopo dell'autrice nel dargli tanta rilevanza.
Sono invece curiosa per quanto riguarda i nuovi: Finnick prima di tutto (anche se, con due galli già in piazza, un terzo bellone proprio non serviva) e poi Beetee che già dal nome mi ha fatto ridere, ma che ho apprezzato per la fine intelligenza.

La narrazione è sempre in prima persona e lo stiel dell'autrice è ciò che maggiormente salva il libro dal disastro. Il suo modo di raccontare sempre piacevole e coinvolgente infatti, vivacizza un po' la noia che altrimenti rischierebbe di prendere i lettori più disincantati e meno appassionati della saga. I periodi sono sempre ben costruiti, il linguaggio è scorrevole e comprensibile, i ritmi narrativi ben sostenuti e condotti. Manca di mordente in alcune scene che sarebbero risaltate di più con un po' più di dramma, ma in fondo sono momenti veloci ed è apprezzabile anche la scelta di tenere un ritmo narrativo più incalzante (anche se si potevano fare entrambe le cose).

Giudizio finale complessivo: Spiace per il contenuto ripetitivo e ridondante rispetto al primo libro, cosa che abbassa di molto il giudizio e il voto, ma tolto questo (e se non si è letto il primo capitolo) il libro è carino, piacevole e scorrevole. L'ho comunque apprezzato e letto velocemente, segno che la noia è stata comunque tenuta sotto controllo. Se vi è piaciuto il primo tanto da voler proseguire, allora è imperdibile, anche perchè introduce elementi e notizie importanti per il prosieguo della storia. Se invece siete indecisi sappiate che andate sul sicuro: come ho detto è uguale. Io avrei preferito qualcosa di diverso, un'evoluzione più consistente dei personaggi e della storia, ma così non è stato. Confido nel terzo.
Voto: 6/10

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2 commenti:

  1. Anche io l'ho trovato un po' troppo simile al primo che rimane cmq il mio preferito :D

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  2. Sì, il primo colpisce decisamente di più. In queste vacanze spero di riuscire a leggere il terzo, ma la mia lista di lettura è sempre così lunga ^_^

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