lunedì 13 ottobre 2014

Recensione: La perfezione del male di David Morrell

Titolo: La perfezione del male
Titolo originale: Murder as a fine art
Autore: David Morrell
Edizione: Nord
Prezzo: 14,90€ cartaceo - 9,90€ ebook
Trama: Londra, 1811. Nel giro di alcuni giorni, due famiglie vengono trucidate nelle loro case. La popolazione è terrorizzata e chiede a gran voce alla polizia di chiudere il caso. Sebbene le prove siano controverse e indiziarie, viene arrestato un certo John Williams, che s’impicca in prigione prima del processo. Nessuno scoprirà mai se fosse davvero lui il colpevole…
Londra, 1854. Thomas De Quincey è tornato in città. È passato molto tempo da quando, nei salotti dell’aristocrazia e della ricca borghesia, il suo nome era sulla bocca di tutti, a causa dello scandaloso pamphlet L’assassinio come una delle belle arti, in cui lo scrittore aveva avuto l’ardire di lodare la perizia omicida di John Williams. Eppure proprio quel libro provocatorio, che all’epoca lo aveva reso una celebrità, rischia adesso di costargli molto caro. Perché qualcuno ha sterminato un’intera famiglia, replicando fin nei minimi dettagli gli omicidi di quarantatré anni prima. È inevitabile che De Quincey diventi subito il principale indiziato, non solo della polizia, ma soprattutto dell’opinione pubblica, ansiosa di sfogare la propria rabbia contro di lui. Aiutato dalla giovane nipote e da un investigatore di Scotland Yard, De Quincey ha un’unica possibilità per dimostrare di essere innocente: scoprire chi è il vero assassino. Un assassino colto e raffinato che ha consacrato la sua vita all’arte del delitto, un assassino sfuggente come la nebbia notturna che striscia lungo le strade della città, un assassino che ha già pianificato ogni mossa per colpire la sua prossima vittima: Thomas De Quincey

Voto: 6/10

Oggi vi riporto in epoca vittoriana con un 'nuovo' giallo tra le fumose vie di Londra.
Qualcuno sta replicando dei vecchi delitti piuttosto efferati e, nel corso del libro, cerca di far ricadere la colpa su Thomas De Quincey, scrittore drogato e spregiudicato che qualche anno prima aveva scritto libri piuttosto discutibili sul lato artistico del male e dei crimini.
La storia è molto particolare e ben caratterizzata, i personaggi e i modi di fare rispettano l'epoca e anche i dialoghi sono condotti con distacco e cortesia. Sono talvolta un po' pomposi, ma fanno sorridere.
Il racconto alterna i punti di vista dei vari personaggi compreso quello dell'assassino e questa è una cosa che mi piace sempre molto.
Anche la scoperta del responsabile avviene con calma e permette al lettore di seguirla abbastanza, anche se non del tutto.
Ci sono stati dei momenti in cui mi sono chiesta in che modo fossero arrivati a tali conclusioni. Anche alcune scelte dei personaggi non mi sono state chiarissime e, soprattutto verso la fine, mi sarebbe piaciuto leggere un paio di passaggi in più. Si capisce cosa accade nel non scritto, ma io avrei proprio voluto leggerlo.
Il detective della storia, Ryan, non emerge. Certo, segue le indagini (e viene perfino accusato di essere il killer a causa dei suoi capelli rossi), ma di lui abbiamo pochissime informazioni, soprattutto a livello caratteriale ed emotivo.
Stessa cosa per Becker, poliziotto che lo affianca nelle indagini.
Il vero protagonista è Thomas De Quincey, scrittore discutibile e anche persona discutibile in quanto totalmente dipendente dal laudano (è un farmaco, ma anche una droga). Non mi ha esaltato molto, l'ho trovato eccessivamente pomposo ed arrogante, per niente simpatico. Alcuni suoi atteggiamenti infantili non hanno aiutato. Meglio la figlia, Emily, che si mostra forte e determinata a seguire il padre, molto alla moda tanto da attirare qualche sguardo di disapprovazione, ma non ostinata e irragionevole. Una caratteristica che me l'ha fatta apprezzare, soprattutto in relazione alla situazione femminile dell'epoca.
La cosa che ho apprezzata meno è lo stile. L'autore scrive come se fosse vissuto all'epoca o come se avesse ritrovato un manoscritto, ma si sente che è un'imitazione.
Ho letto libri scritti in epoca vittoriana e, per quanto io non sia in grado di citare esempi precisi, sono diversi.
Ho letto anche apprezzabilissimi romanzi scritti in tempi più recenti ma ambientati nell'800. Anche in questo caso in genere è chiaro che il libro è stato scritto dopo, ma è un'imitazione palese che rispetta le regole e lo stile. Ha, per questo, una sua armonia piacevole e godibile. Un po' come dire "sì, non è vittoriano, ma sei stato bravo a rispettare i canoni".
Qui invece, è venuto fuori una specie di ibrido bruttino, che non coinvolge e stanca un po'.
Una storia che poteva essere bella e divertente, ma a cui, alla fine, ho dato un voto basso per i tanti 'No' che ho pensato durante la sua lettura.
Se non sbaglio ne è stato fatto un film. In questo caso credo che la pellicola non sia male, perché ho l'impressione che sia una di quelle storie che rende meglio in video che sulla carta.

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