lunedì 21 ottobre 2013

Recensione: Il libro dei profumi perduti di M. J. Rose



Eccomi! Visto che i criceti del mio pc casalingo stanno esalando gli ultimi respiri e che quando devo postare qualcosa su internet tra un comando e l'altro ho tempo di leggermi Il signore degli anelli, ho raggiunto un accordo con la mia adorata consocia grafica: io scrivo i post sul block note, lei poi me li pubblica con tutta calma corredati di immagini e quant'altro.
Questo dovrebbe garantire un po' più di continuità (o almeno lo spero).



Titolo: Il libro dei profumi perduti
Autore: M. J. Rose
Edizione: Fabbri
Prezzo: 8,80 €
Trama: Jac L'Étoile è da sempre in fuga dal passato.
Ultima erede di una grande e decaduta famiglia di profumieri francesi, è tormentata dal ricordo di un amore perduto e da misteriose visioni innescate dalle fragranze esotiche che respira fin da bambina. Per liberarsene è fuggita a New York, dove lavora come studiosa di mitologia e autrice televisiva. Ma il passato riemerge quando il fratello Robbie, deciso a tentare il tutto per tutto pur di risollevare le sorti della famiglia, le annuncia di aver ritrovato un antico testo, "Il libro dei profumi perduti", e alcune tracce del leggendario profumo delle anime gemelle, un'essenza in grado di risvegliare memorie di vite trascorse e fornire così la prova della reincarnazione.

È l'inizio di un'avventura che costringerà Jac a fare i conti con i propri fantasmi e ad affrontare oscuri nemici per i quali la posta in gioco non sono i sentimenti, ma il potere. Dall'Egitto di Cleopatra alla Francia rivoluzionaria, dalle montagne del Tibet alle catacombe di Parigi, "Il libro dei profumi perduti" è un thriller dell'anima, un susseguirsi di intrighi, passioni e colpi di scena.

Io adoro i profumi, fin da piccola, e questo libro è stato un bellissimo viaggio attraverso il potere delle fragranze. Forse rimprovero l'aver voluto un po' strafare. La storia di Jac è già, da sola, molto bella ed evocativa. Il fatto che lei, sentendo determinate fragranze, abbia visioni di vite passate e sappia che c'è una persona che le è destinata è affascinante. Forse non originale, ma si lascia apprezzare. Non vedevo la necessità di inserire anche la parte dei monaci tibetani. Contemporaneamente, la ricerca che è stata condotta dall'autrice per poterne scrivere, la rende piuttosto realistica e questo mi ha permesso di conoscere aspetti di questa religione che non conoscevo. Vero che non me ne sono mai interessata, ma è stato molto istruttivo e non mi
dispiace averli appresi.
Altra cosa un filo superflua è l'intervento di Malachai come cercatore di strumenti mnemonici. Il suo ruolo come medico era più che sufficiente, questo secondo aspetto non porta a niente, è un filo non sfruttato fino in fondo che non aggiunge niente alla storia e sovracarica il lettore di indizi e aspettative che cadono nel vuoto. Per finire gli scontri con i 'cattivi' della situazione non mi sono sembrati degni dell'aspettativa che si era creata nel resto del libro. Tutto troppo breve e troppo semplice.
Riassumendo, come thriller non è granchè e sarebbe stato meglio evitare questo aspetto, come storia d'amore, poetica e 'profumata' invece aveva tutte le potenzialità per rendere il romanzo unico. Purtroppo è stata sfruttata meno a favore di una corrente più movimentata. Ne risulta così un libro né carne, né pesce che potrebbe lasciare insoddisfatti diversi lettori.

Personaggi: L'autrice, seguendo svariati filoni, ha inserito anche troppe figure, tantoché alcune sono veramente poco definite, non hanno neanche un ruolo, compaiono una volta e poi si perdono. Un esempio eclatante è una telefonata di Malachai ad un agente incaricato di recuperale l'oggetto mnemonico: gli dice di stare attento, di non uscire dalla legge perchè ha passato già troppi guai e di non fare del male a nessuno. Cosa fa l'agente? Non si sa, non è chiaro. Dopo la telefonata non se ne
hanno più notizie. Lo stesso Malachai sembra determinato a tutto, alcune suoi pensieri non promettono nulla di buono e poi... niente. Nulla di fatto. Gli unici personaggi più approfonditi sono Jac, il fratello Robin e Giles. Ho trovato Jac eccessiva nel suo voler essere razionale e Robin eccessivo nel senso opposto. Tra i due però, per carattere preferisco il fratello: aperto, positivo, determinato e deciso a tentare il tutto per tutto prima di arrendersi. Jac invece mi è sembrata troppo fragile. Preferisce pensare di essere malata, di aver problemi, anzichè accettare l'impossibile e, soprattutto fidarsi dei propri sentimenti. E' più una donna in fuga che una combattente. Giles, per quanto se ne parli e si conoscano i suoi pensieri, rimane più vago rispetto ai due fratelli. I suoi sentimenti sembrano chiari, eppure qualcosa lo frena e lo mantiene un po' indifferente.
Cenno finale per Xie che, nonostante la sua storia, non mi è piaciuto. Prima di tutto la parola 'codardo' mi riecheggiava in testa ogni volta che si parlava di lui. Poi accumula tensioni su tensioni, sembra perseguitato (e forse lo è), vede spie e nemici ovunque (e forse ci sono), ma al momento della resa dei conti, in tre righe tutto è finito.

Stile: Leggermente altalenante. L'autrice ha fatto un buon lavoro di ricerca, sia per quanto riguarda i profumi (terminologia, metodi di lavoro, espressioni tipiche), sia per quanto riguarda i tibetani e i loro rapporti con il governo cinese (leggi, usanze, credenze, perfino il rapimento del bambino), questo ha reso le sue descrizioni di queste parti estremamente accurate, approfondite e realistiche. Viceversa, sulla parte più di fantasia scivola un po'. Soprattutto le fasi concitate del libro, quelle che dovrebbero colpire il lettore e fargli avere chiara la scena, sono brevi, confuse e in generale si risolvono troppo in fretta e troppo semplicisticamente per soddisfare chi cerca un buon thriller.
Chi preferisce l'aspetto romantico le troverà quasi inutili. Anche alcuni dialoghi mancano di originalità. In generale comunque, il testo è scorrevole e piacevole da leggere.

Giudizio finale complessivo: Un libro profumato e sensoriale che sarebbe stato perfetto con le fragranze giuste in sottofondo. Un libro che mi è scorso abbastanza bene sotto gli occhi ma che, alla fin fine, mi ha lasciata insoddisfatta. A me piacciono i thriller e questo aspetto, in questa storia, è davvero blando e misero. Mi piacciono anche le storie romantiche e questa ci poteva essere, peccato che sia stata spezzettata da momenti di azione quasi inutili. In definitiva mi è piaciuto, ma mi rimane l'impressione che avrebbe potuto essere sviluppato meglio, sia in un senso che nell'altro.
Voto: 7/10

2 commenti:

  1. non sembra male..se capita darò un possibilità...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In alcune parti e per certe cose merita, in altre un po' meno.

      Elimina