sabato 13 maggio 2017

Recensione: Il bell'Antonio di Vitaliano Brancati

Titolo: Il bell'Antonio
Autore: Vitaliano Brancati
Edizione: Mondadori
Prezzo: 10,50€
Trama: Giovane di rara bellezza, nella Catania fascista e conformista degli anni Trenta, Antonio Magnano gode fama di impareggiabile seduttore, concupito dalle donne e invidiato dagli uomini. Ma dopo tre anni di nozze con la bellissima e candida figlia di un facoltoso notaio, Antonio vede la sua reputazione offuscarsi lasciando il posto ad un'infamante verità.

Voto: 3,5/5 (7/10)
Non mi stupisce che questo romanzo, all'epoca, abbia dato scandalo. Il tema è dei più tosti: l'impotenza maschile. Per di più nella Sicilia degli anni trenta (ma secondo me, su un simile argomento, tutto il mondo è paese e una città valeva l'altra).
C'è un certo dualismo nel testo: si ride, il lettore è portato a farlo, soprattutto in certi momenti, eppure è un libro estremamente cattivo. Si ride di sfortune e disgrazie, perché queste capitano ai personaggi. Essere impotenti è un onta sull'orgoglio maschile che portano un bellissimo ragazzo, idolo ricercato da tutte le donne, ad essere abbandonato e dileggiato dall'intera cittadina.
In famiglia la cosa viene vista come una colpa a cui il padre cerca in tutti i modi di porre rimedio (ma non aiutando Antonio, bensì agendo in prima persona per ristabilire la nomea di grandi amatori della famiglia).
La cosa più brutta è forse l'abbandono di Antonio da parte di tutti. Solo lo zio lo ascolta veramente e cerca di confortarlo. Tutti gli altri si allontanano e molti lo deridono.
La moglie è quella che, secondo me, si comporta peggio trasformandosi da ragazza dolce e devota in una persona fredda e ostile, quasi fosse arrivata ad odiare Antonio.
Il protagonista l'ho trovato molto dolce, così innamorato della sua bella da non riuscire a concludere (perché prima, invece, funzinava benissimo). Si angustia lui per primo della sua incapacità ed è stato brutto vedere come nessuno si preoccupa della sua salute e, soprattutto, del suo stato emotivo.
Barbara, la moglie, come avrete capito, non mi è piaciuta affatto. Da ragazza dolce e innamorata si trasforma in un'arrivista senza scrupoli e sembra quasi lei la prima a insultare Antonio per i suoi problemi.
Alfio, invece, (il padre) mi ha fatta comunque ridere. Vive l'impotenza del figlio come la più assoluta delle disgrazie. Si rifiuta di crederci e ne inventa nere pur di smentire le voci e le parole dello stesso Antonio.
Lo zio è l'unico che lo ascolta, ma è un personaggio alquanto bizzarro e non saprei darne un'opinione.
Mi sono chiesta se non fosse anche un romanzo di denuncia, ma la situazione politica non è presente quanto dovrebbe. Rimane la denuncia sociale, questo sì, e secondo me è anche abbastanza attuale come romanzo. Forse non nelle grandi città, ma provate a essere impotenti in un paese dove tutti si conoscono e di sicuro non mancheranno battutacce e cattiverie.

Nessun commento:

Posta un commento