lunedì 11 luglio 2016

Recensione: Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi

Titolo: Se mi vuoi bene
Autore: Fausto Brizzi
Edizione: Einaudi
Prezzo: 18,00€
Trama: Esiste una sottile ma fondamentale differenza tra «voler bene» e «fare del bene». Purtroppo Diego Anastasi se ne accorge soltanto quando ha quasi quarantasei anni, un matrimonio alle spalle e una depressione nuova di zecca in corso. Scopre infatti che tutte le persone che ama non hanno tempo per lui e per le sue paure. E capisce che nemmeno lui si è mai davvero occupato di loro. Nel tentativo di uscire dalla palude emotiva in cui è precipitato decide quindi di adoperarsi in modo attivo per i suoi cari. Il risultato è inevitabile: con la precisione di un cecchino distrugge l'esistenza di ognuno di loro. O forse no.


Voto: 6/10
Ho iniziato questo libro senza sapere di cosa parlasse, per cui senza attendermi niente. Nonostante il tema, la scrittura fresca mi ha fatta sorridere diverse volte durante la lettura, però... C'è un però: il libro mi è piaciuto più o meno a metà.
Ho gradito la prima parte. La descrizione della caduta nella depressione, pur se condita con qualche commento ironico, l'ho trovata molto realistica. Soprattutto il modo in cui tutti sminuiscono il problema, o meglio, non si rendono conto della reale gravità, scambiandola per tristezza passeggera e stanchezza.
Quello che mi ha infastidita, è i modo di trattare la figura dello psichiatra. Non si tratta solo del romanzo di Brizzi; mi capita spesso che il personaggio in analisi freghi il protagonista di turno, che appare come un incompetente ciarlatano che si farebbe raggirare da un bambino. Mi viene da chiedere: ci avete mai parlato con uno di questi professionisti? Avete mai indagato sui metodi? Perché io l'ho fatto, come paziente e come amica/conoscente, e non ho mai trovato palloni gonfiati che non capiscono niente. Ciarlatani se ne trovano in tutte le professioni, ma a questo punto mi viene da chiedere se sono stata fortunata io o sfortunati gli autori. Non difendo una mia categoria (sono contabile con studi di economia) parlo solo per esperienza personale e quando quest'esperienza non collima con ciò che leggo, mi rende il libro inverosimile e mi fa cadere il giudizio. Non ce l'ho con Brizzi in particolare, fosse stato l'unico avrei sorvolato, ma essendo l'ennesimo, quando sono arrivata a quel punto ho pensato "E te pareva..." e la mia simpatia/empatia con il protagonista è crollata.
Ancora più scettica sono stata quando ho capito come Diego sarebbe uscito dalla depressione. Nonostante questo, la terza parte non mi è dispiaciuta.
L'idea del negozio di chiacchiere è molto carina e non mi dispiacerebbe che ce ne fossero davvero in giro. Molto spesso è più facile parlare con gli sconosciuti che con le persone che ci sono vicine. Conoscevo la lista dei '10 motivi' ma è sempre bello sentirla ricordare perché viene spontaneo fare mente locale sulla propria.
A proposito di bene, è bellissima la frase sul fatto che 'voler bene a qualcuno, non è fare del bene'.
Ed è quello su cui riflette Diego e che cerca di fare, sbagliando, facendo disastri. discutendo quasi con tutti, ma alla fine, ottenendo la loro felicità. Un po' troppo ottimista?
forse, ma a me è piaciuto. Mi è piaciuto il messaggio sul fatto che fare del bene porta sempre qualcosa di buono. Forse non subito e magari non nel modo che pensavamo, ma non è sbagliato.
Mi ricorda l'adagio di un vecchio amico: quello che è fatto prima o poi ritorna.


1 commento:

  1. Ciao! Mi dispiace che non ti sia piaciuto così tanto, ma in fondo sono gusti e tu hai motivato molto bene. Non credo che tutti gli psichiatri siano ciarlatani, ci mancherebbe, forse è solo che le persone si aspettano cose che loro non possono dare, non saprei. Alla prossima!!

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