lunedì 7 dicembre 2015

Recensione: Cioccolata per due di Lolly Winston

Una lettura più recente che non mi è piaciuta granchè. La metto oggi che sicuramente molte di voi saranno a ponteggiare e avranno di meglio da fare che girare per i blog.

Titolo: Cioccolata per due
Titolo originale: Good grief (Suona tipo: Buon cordoglio)
Autore: Lolly Winston
Edizione: Piemme
Prezzo: 5,00€ (ma non sono certa sia quello di copertina)
Trama: Sophie ha trentasei anni e in pochi mesi ha perso tutto: il marito, la felicità e il peso forma, cancellato da interi barattoli di gelato ingurgitati nel cuore della notte. Quando anche il lavoro e la stabilità economica la abbandonano, sola e con un disperato desiderio di ricominciare a vivere, decide di accettare l'invito di un'amica a trasferirsi nell'Oregon e trova lavoro come cameriera in un bistrò. Ma la vita non è una favola e Sophie è costretta a smettere i panni della vedova affranta per adottare quelli della neo-single in lotta con uomini inetti e clienti incontentabili. Solo l'amicizia con Crystal, una tredicenne un po' psicotica, la relazione con Drew e la scoperta che l'amore per il cibo - oltre a far ingrassare - può anche diventare una fonte di reddito, riusciranno a restituirle la felicità. Amore, lacrime, dolcezza e una giusta dose di ironia: gli ingredienti essenziali per un romanzo indimenticabile.

Voto: 5/10
Una volta aprivi un chick-lit e ti aspettavi la protagonista mollata dal bastardone di turno, che tocca il fondo, eccetera eccetera. Ultimamente apro uno di questi libri e salta fuori la vedova inconsolabile e triste.
Ora, al di là del fatto che i maschietti farebbero bene a toccarsi, che la loro sorte è decisamente peggiorata, Signore Autrici, la vogliamo fare meno tragica? Perché se c'è lo stronzo di turno, noi ci indigniamo, ci sentiamo offese, parteggiamo per la protagonista e tutte quelle belle cose lì che ci rendono piacevole la lettura; se ci troviamo davanti un povero Cristo crepato, e che dobbiamo fa? Se non sei sposata, ti immedesimi malino e magari il libro non ti attira, se invece sei sposata, capace che ti piglia l'angoscia di ritrovarti nella stessa situazione e il libro lo lanci dal finestrino del treno, che non si sa mai e magari leggerlo porta sfiga.
Io ho rischiato (senza dire niente al marito che magari chiedeva il divorzio), ma alla fine potevo farne a meno. Anche se ammetto che, in alcuni aspetti, si discosta un po' da altre letture simili.
sì, c'è il bello di turno (un attore di teatro, niente di meno), ma la storia sembra più concentrata tra Sophie e Crystal che non sull'amore.
Crystal è uno dei tentativi di Sophie di riprendere a vivere. Decide infatti di diventare una 'sorella maggiore' (credo che sia un'attività americana di volontariato, l'ho trovata già altre volte) e, sull'onda dell'entusiasmo, accetta di prendersi cura di una ragazza praticamente adolescente. Scelta che all'inizio si rivela disastrosa. La ragazzina è indisponente, scontrosa, incendiaria e, soprattutto, autolesionista. La cosa non è molto approfondita e il racconto rimane sui toni leggeri proprio del genere, anche se un po' più cupi del solito. Non so dire se avrei preferito maggior cura a discapito magari del relax che può offrire una storia simile.
Nonostante questa piccola variante, che alla fine ho apprezzato, tutto il resto del librino mi è sembrato scricchiolante.
Tante situazioni sono scontate e sembrano inserite 'per contratto': la suocera invadente, l'amica strana, il lui che ci ripensa (se no la storia è troppo corta)... Tra l'altro senza che ci sia un minimo di approfondimento o di motivazione.
Tante piccolezze che sul momento non disturbano, al massimo aggiungono un po' d'ironia, ma che, ripensando al romanzo nel suo insieme lo rendono eccessivo per un verso e poco curato per l'altro.
E il finale praticamente non esiste. Si sta leggendo una scena, si volta pagina e non c'è altro. Fine libro. Non ho apprezzato.
I personaggi principali, Sophie e Crystal, non sono male. Un po' scontate a volte, ma almeno sono caratterizzate. Tutti gli altri vanno dall'abbozzato al solo accennato e non ci sono molte possibilità di giudicarli e valutarli.
Lo stile, invece, è stato scorrevole e piacevole agevolando moltissimo la lettura anche in quei punti in cui la storia rischiava di cadere nel melodramma. In pratica una storia scritta in forma piacevole, ma niente di più.
Una domanda ancora continua a girarmi in testa: secondo Piemme, quale donna di 35 anni ha le ciabatte a coniglietto?

1 commento:

  1. Non conoscevo questo titolo, e non avendo mai avuto una grandissima passione per i chick-lit penso che lo lascerò sullo scaffale. Però concordo: questo trionfo di tragedie inzia a stancare, soprattutto in libri che non hanno poi la pretesa di dedicare alla guarigione il giusto spazio.

    RispondiElimina