mercoledì 6 novembre 2013

Recensione: Il buio scese sull'acqua di Kerstin Ekman



La nostra rubrichetta del Mercoledì per oggi cede il posto ad una recensione. E' scritta dalla Dru anche se postata da me, la consocia grafica ^_^
Vi auguro una buona giornata, carissimi, e buona lettura a tutti!
Dil 


Titolo: Il buio scese sull'acqua
Autore: Kerstin Ekman
Edizione: Il sagiatore
Prezzo: 9,50 €
Trama: In una notte d'estate del 1974, Annie arriva con sua figlia Mia nel remoto villaggio svedese di Svartvattnet per seguire Dan, il suo compagno, che vive in una comune. Non trovandolo alla stazione, Annie si avventura nella foresta con la bambina, ma invece di trovare la comune si imbatte nei cadaveri di due campeggiatori brutalmente uccisi e scorge una figura in fuga. Un crimine che rimane irrisolto per vent'anni fino a quando Annie vede Mia, ormai adulta, nelle braccia dell'uomo che aveva intravisto nella foresta quella notte.

Le sinossi sono come i bugiardini delle medicine, non andrebbero mai lette. Questa, come potete vedere, promette momenti mozzafiato, adrenalina, palpitazioni. In realtà quello che mi sono trovata tra le mani è un libro paludoso, triste e vischioso. Avrebbe anche un bell'intreccio una buona dose di personaggi con i loro bravi segreti, una quantità di fili e strade sbarrate sufficienti a renderlo una vicenda abbastanza verosimile. L'autrice inizia nel presente, per poi tornare subito a diciotto anni prima, all'inizio della vicenda. Qui da un quadro generale delle situazioni di partenza di ognuno, spiegando perché e per come si trovassero in quel luogo quel giorno. Dipana la vicenda con una buona tempistica, se si guarda solo a quanto intercorre da un indizio, o informazione, al successivo. Ogni elemento, anche solo accennato, trova la suo collocazione e spiegazione, rendendolo, di fatto un buon romanzo, coerente e soddisfacente.
Fine delle note positive, che in realtà sono anche quelle essenziali. Purtroppo l'autrice ha 'intasato' la trama con troppe digressioni, descrizioni e riflessioni. Tutte dai toni cupi e negativi.  L'azione scompare in mezzo a tutto il pensare dei personaggi, al rivangare episodi che non aggiungono niente, il prolungarsi inutile di momenti per cui sarebbe bastato un solo capitolo anziché tutti quelli che gli sono stati dedicati. Ci sono troppe cose che non sono attinenti alla trama e che non interessano al lettore. Se si fosse trattato di un libro di denuncia sulla situazione dei lapponi, mascherato da thriller, avrei anche potuto capirlo, ma di questa cosa se ne fa appena cenno a fine libro, in una conversazione che ha poco di attinente con il resto.
L'impressione è che l'autrice stia straparlando per i fatti suoi senza avere idea di dove andare a parare, poi si ricorda che ha una trama sotto e butta lì qualche elemento per andare un po' avanti la storia. Riflessioni su argomenti interessanti, trattate in modo approfondito? Neanche, alla fine rimane tutto blando e vago, come il mondo al crepuscolo in cui si può vedere di tutto un po', ma niente di definito.

Personaggi: Tanti e per un thriller sarebbe anche buono, ma mancano di caratterizzazione. Sono tutti cupi, ai limiti del depresso. Pensano troppo, ricordano troppo, si fanno troppe domande senza darsi o trovare risposte. Non ce n'è uno positivo, non c'è un momento allegro, non c'è determinazione in nessuno di loro. Si fanno trascinare perfino nei pensieri, che tendono a girare intorno in maniera inconcludente. Non ho provato nessuna empatia per loro, né al minima simpatia. Per tutto il tempo ho pensato che, da un paese simile, con persone simili, sarei scappata a gambe levate.

Stile: E' probabilmente ciò che ha dato il colpo di grazia a questo romanzo. L'autrice ha una scrittura corretta, una buona costruzione delle frasi, un ottima gestione dei tempi. Ciò che non è andato è il contenuto, sia per i troppi momenti riflessivi e mnemonici, sia per il senso delle singole frasi che hanno sempre una connotazione negativa. Ad esempio: se c'è il solo è quasi sempre soffocante, troppo luminoso, che causa disidratazione e mal di testa e mette di cattivo umore (il sole?); se c'è il buio è sempre gelido, umido, che penetra nelle ossa e mette di cattivo umore (mai che ci fosse qualcuno di buon umore nel libro). Anche le scelte lessicali tendono a dare una connotazione cupa al racconto. Per finire troppi accenni sessuali, non volgari, ma sgradevoli, che mi hanno dato un'unica sensazione: sono una fissa dell'autrice. E non mi è sembrato bello.

Giudizio finale complessivo: Un libro che non mi è piaciuto e che mi ha anche fatta arrabbiare. Arrabbiare perché la storia, alla fine, era buona e anche ben condotta, solo che è stata miseramente ammorbata da inutilità. Fin da inizio libro ho avuto l'impressione di trovarmi in una palude, con i classici stivali da pescatore, che arranco per uscirne. I piedi affondati nel fango e ogni passo che comporta tirare verso l'alto, il piede che si libera a fatica e, una volta libero che già sogna di poter correre leggero, che affonda di nuovo nella melma arrivando ai limiti dell'intrappolamento.
Un libro, a suo modo faticoso, se lo si vuole portare in fondo. Non lo definirei neanche noioso, ma pesante sì.
Poi mi han fatto ridere le frasi riportate: 'un thriller adrenalinico!' (adrenalinico?), 'ciò che i lettori stavano cercando!' (allora siamo a posto), 'una storia che vi terrà incollati alle pagine' (sì, come le macchine in mezzo al fango, uguale, uguale). Mentre leggevo sti commenti, pensavo solo: ma che libro hanno letto? o sono io ad averne letto un altro? Mi sto ancora chiedendo se non abbia completamente sbagliato la chiave di lettura prendendo fischi per fiaschi.
Voto: 4/10


2 commenti:

  1. Peccato, dalla trama sembrava interessante :(

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    1. E' la stessa cosa che ho pensato io e per questo la delusione è stata piuttosto forte.

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