mercoledì 29 marzo 2017

Recensione: Incubi di Dean Koontz

Malgrado il caos e le beghe di quest'ultimo periodo, sto riuscendo comunque a recensire e quasi mi stupisco da sola XD


Titolo: Incubi
Titolo originale: The door to December
Autore: Dean Koontz
Editore: Sperling Paperback
Prezzo: 8,00 €
Trama: Melanie è ormai sparita da sei anni quando sua madre Laura, che ha sempre sospettato dell'ex marito Dylan - anch'egli svanito nel nulla - , viene condotta dalla polizia sul luogo di una strage. La donna identifica il corpo di Dylan, uno scienziato dedito a misteriosi studi, come si legge nel suo folle diario. Ma è il suo laboratorio a svelare molti segreti: lì dentro la piccola è stata segregata e sottoposta ad allucinanti esperimenti. Poco dopo, la bambina viene ritrovata in stato di choc, ma il suo incubo non è ancora finito...



Voto: 3,5/5 (7/10)

Il titolo di questo romanzo ne rispecchia perfettamente la trama, poiché di incubi si tratta. L'incubo di una madre che vede perseguitata la figlia da un nemico invisibile e pericolosissimo. L'incubo di una bambina che per anni viene sottoposta a torture fisiche e psichiche, diventando la cavia di un macabro esperimento. L'incubo dei carnefici che diventano a loro volta vittime, braccate da un assassino brutale, mostruoso e implacabile, che non mostra pietà.
La madre è Laura ed è una psicologa. Melanie è l'amata figlia che le viene sottratta dallo stesso marito, il padre della piccola, che la porta via con sé quando la coppia si separa. Padre e figlia spariscono per sei lunghi anni. Ma poi succede qualcosa di terribile. Dylan McCaffrey viene ritrovato morto insieme ad uno dei compari con cui conduceva un esperimento molto particolare. La piccola Melanie viene risparmiata dalla furia omicida che ha maciullato i due uomini. È incolume ma mentalmente disturbata. Caduta in uno stato quasi catatonico, non riesce a comunicare ed è soggetta a crisi violente in cui arriva anche ad infierire su se stessa.
Dan Haldane. è il detective che si occupa delle indagini e percepisce fin da subito che la questione è delicata. Lui è un uomo che, per lavoro e per ragioni private, ha imparato ad addentrarsi nella mente degli assassini. Nella sua personale visione, ogni essere umano, anche quello meno incline e più insospettabile, è un potenziale assassino. È un uomo pratico, dall'ironia pungente. Un personaggio che trae forza dalle sue debolezze e che non si lascia intralciare neppure dalle autorità superiori.
Laura è una mamma che finalmente ritrova la figlia ed è disposta a tutto pur di proteggerla. L'amore incondizionato per la sua piccola la rende una donna ancora più forte. Ad affiancare i due, l'unica persona di cui si possono fidare, Earl Benton, guardia del corpo di un servizio di sicurezza privato.
Dean Koontz è abile a sviscerare la natura umana, a mostrare le deviazioni che possono corrompere l'animo portando ad agire assecondando depravazioni distruttive, sull'onda di un delirio di onnipotenza. Dalle vicende e dai personaggi emerge il desiderio egoistico di potere e di controllo, che abbatte la moralità ed è disposto a sacrificare l'amore per eccellenza: quello di un genitore verso il proprio figlio.
Koontz non risparmia descrizioni cruente e rende la tensione palpabile, avvalendosi spesso di un dialogo serrato tra i protagonisti. E' un romanzo che mette in evidenza la fragilità dell'animo umano, così incline alla corruzione, ma anche la forza dell'onestà e del rispetto per la vita.
L'aspetto paranormale, che viene presentato come prospettiva realistica ad un certo punto della storia, non mi ha convinta molto. Più che altro avrei preferito che rimanesse una variabile più occulta, invece trova una spiegazione che ha una certa logica e che i personaggi sembrano accettare anche con troppa facilità. Tuttavia, al di là della considerazione personale o la propensione a credere o meno, non risulta incoerente. E solo che... tutto accade un po' troppo alla luce del sole e in una maniera un po' troppo teatrale. L'argomento trattato, inoltre, è un po' complesso e non sempre le spiegazioni fornite attraverso le intuizioni dei protagonisti riescono a chiarire il concetto, ma in parte credo che sia voluto e in ogni caso sono i dettagli che restano.. fumosi.
Di questo scrittore ho già apprezzato le doti narrative in Intensity. Devo dire che l'approccio a Incubi è stato un po' condizionato dalla quella prima lettura, che mi era piaciuta moltissimo. Questo romanzo non toglie nulla a Dean Knootz ma lo ritengo minimamente inferiore ad Intensity.
Come si dice.. non c'è due senza tre? Allora con il prossimo spero di avere la conferma che cercavo.



martedì 28 marzo 2017

Teaser Tuesdays #130


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio Teaser di oggi.


<< Alle nove di sera Bordelli si spogliò nudo e si sdraiò a letto. Non aveva quasi mangiato. Il caldo non dava tregua. Cercò di dormire, ma senza il DDT le zanzare avevano vita facile. Lo pungevano soprattutto sulle vene delle mani. Doveva assolutamente ricordarsi di comprare gli zampironi. Mise le mani spellate dietro la nuca. Guardava il soffitto. Pensava a Dante, alla signora Maria, all'intelligenza dei topi. Aveva letto da qualche parte che nel mondo per ogni uomo c'erano sette donne e un milione di topi, o qualcosa del genere, e che «con una tale superiorità numerica se soltanto lo volessero potrebbero dominare il mondo», ma non ricordava più se questo valesse per i topi o per le donne. >>




Il commissario Bordelli
Marco Vichi



Recensione QUI

Qual è il vostro teaser? ^_^




lunedì 27 marzo 2017

Recensione: Gente che bussa alla porta di Patricia Highsmith

Buon giorno.
Come procede? Io sono così in debito di sonno che non lo recupererò mai, ma pazienza. Spero che a voi vada meglio.
Come se non bastasse, questo libro non ha aiutato. Non è proprio un libro che tiene svegli...

Titolo originale: People who knock on the door
Autore: Patricia Highsmith
Edizione: Bompiani
Prezzo: 8,00€
Trama: Protagonisti dei romanzi di Patricia Highsmith sono spesso quei fatti della quotidianeità che si mutano in "un'allucinante vicenda", quelle pagine di cronaca in cui un'intera vita si riduce a un "trafiletto sormontato da una fotografia". Ma il sipario appena sollevato subito cala, e regna nuovamente il silenzio. Ed è proprio in questa pausa quasi infinita che la scrittrice tesse la trama di "Gente che bussa alla porta", aprendo al lettore l'uscio di casa Alderman e descrivendo il tranquillo ménage di una famiglia borghese investita all'improvviso da una folgorazione religiosa che stravolge ogni equilibrio fino a compromettere irrimediabilmente il rapporto tra il padre e il primogenito. Così, in una sonnolenta cittadina del Midwest il delicato legame sentimentale di Maggie e Arthur innesca una serie di ripicche, ostilità e ricatti esasperati dall’intransigenza religiosa: celato dentro un falso ideale di giustizia, cresce quel germe della violenza che trasforma una lite famigliare in tragedia.

Voto: 3/5 (6/10)
Sono stata indecisa se parlare o meno di questo libro, perché io ho un'edizione piuttosto vecchia e temevo fosse fuori catalogo, invece si trova ancora (almeno su IBS) per cui eccomi qua.
se il titolo vi fa pensare ai Testimoni di Geova sappiate che ci avete quasi preso.
Richard scopre un improvvis fanatismo religioso e diversi individui appartenenti alla sua chiesa (quasi una setta) cominciano a passare da casa per lasciare opuscoli o per parlare con Arthur, primogenito di Richard, che come tanti altri ragazzi, si mette nei guai.
Da questo guaio (che viene comunque risolto) parte un attrito fortissimo tra i due con conseguenze drammatiche.
L'autrice è molto brava a mostrare il bigottismo di Richard che sfocia spesso in stupidità, in contraddizioni, fino all'ipocrisia finale.
Non solo, tutta la famiglia viene, in qualche modo, esaminata, e così ci troviamo di fronte anche ad una donna sottomessa al marito (anche se ne riconosce la stupidità) e un fratello minore totalmente plagiato che elabora ogni dettame del padre in maniera distorta.
Può sembrare qualcosa di estremo, di assurdo, di più unico che raro, invece è quotidianità. E' qualcosa che capita più spesso di quanto si possa immaginare.
Il finale è dei peggiori, eppure posso dire di esserne soddisfatta: accade ciò che ho sperato in tutto il libro.
Arthur è il protagonista del romanzo. L'autrice segue sempre lui mostrando un ragazzo forte, determinato, sempre pronto a rialzarsi nonostante le batoste che riceve (e proprio da chi invece dovrebbe aiutarlo). E' una figura a tutto tondo e si evolve nel corso della storia.
Richard, al contrario, e come lui il figli Robbie, involve, chiudendosi in un bigottismo e in un fanatismo che gli impediscono di seguire perfino la logica e portandolo a privarsi di uno degli affetti più cari.
Joan, la madre, non mi è piaciuta granchè, è esasperata dal marito, ma non difende Arthur e continua a comportarsi come se niente fosse.
Al contrario ho trovato Maggie e i suoi genitori troppo liberali e disponibili.
Essendo un libro di inizio anni '80 lo stile è un po' datato. Certe cose sono dette in maniera velata e tutta la scrittura in generale è meno chiassosa e sensazionalista. Diciamo che sa di pacato nonostante ciò che racconta. Ammetto che è stato questo ad avergli tolto almeno un voto, perché mi ha annoiata. Anche i colpi di scena sono un po' piatti e questo, se da un lato rilassa, dall'altro rovina un po' la lettura.
Ed è quello che mi fa dire: se capita lo si può leggere, ma non è il caso di andarlo a cercare.

martedì 21 marzo 2017

Teaser Tuesdays #129


Stamattina vi propongo il teaser di un romanzo straordinariamente bello ^_^


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<< "Luce.." continuava a ripetere nostra madre, e a furia di ripeterlo, e a furia di bloccarmi i polsi, e a furia di ascoltare le mie frasi che si erano tramutate in urla senza senso, riprese a piangere, e nel frattempo sussurrava il mio nome, ma io non riuscivo a sentire nulla, se non un pugno all'interno dello stomaco, che premeva e premeva e premeva, fino a togliermi il respiro.
Poi Antonio fece un passo in avanti, il viso da bambino scompaginato dal pianto e dal dolore, scostò con un solo gesto nostra madre, mi piantò le pupille addosso, e mi abbracciò con una forza che alla sua età non avrebbe potuto avere. E allora i miei occhi tornarono a vedere e il mio corpo a sentire, e notai mamma che ci guardava terrorizzata, e poi mi accorsi dello specchio, che avevo fatto in mille pezzi, e sentii, soprattutto, il respiro affannoso di Antonio, che mi si era abbarbicato addosso alla ricerca di un po' di calore. Mi immobilizzai e nel bagno piccolo tornò di nuovo il silenzio, ancora il maledetto gocciolio.
Restammo non so quanto così, Antonio e io abbarbicati e mamma che si faceva sostenere dal lavandino, con le mani a coprirsi il viso. Alla fine allungai un braccio e la spinsi a unirsi a noi, in una viscerale stretta di famiglia fracida che, però, si voleva bene.
Quando ci separammo, strappai un foglio di carta igienica e mi soffiai più volte il naso. Infine li guardai e abbozzai un fragile sorriso. "Non vi preoccupate," dissi, "il rubinetto lo riparo io." >>


Magari domani resto
Lorenzo Marone


Recensione QUI


Qual è il vostro teaser? ^_^






lunedì 20 marzo 2017

Recensione: L'amico immaginario di Matthew Dicks

Ho trovato un librino da leggere al mio piccolo tra qualche anno.

Titolo: L'amico immaginario
Titolo originale: Memoirs of an imaginary friend
Autore: Matthew Dicks
Edizione: Giunti
Prezzo: 5,90€
Trama: Per Max vivere è una faccenda piuttosto complicata: va in tilt se deve scegliere tra due colori, non sopporta il minimo cambio di programma, detesta essere toccato, persino da sua madre che vorrebbe abbracciarlo molto di più. Del resto ha nove anni ed è un bambino autistico. Per fortuna c'è Budo, il suo invisibile e meraviglioso amico immaginario che non lo abbandona mai e da molto vicino ci racconta la sua storia. Finché un giorno accade qualcosa di terribile: Budo vede Max uscire nel cortile della scuola e sparire nell'auto della signora Patterson, la maestra di sostegno. Da quel momento, di Max non si hanno più notizie. E quando a scuola arriva la polizia per interrogare gli insegnanti, Budo è l'unico a sapere con certezza che la signora Patterson non sta dicendo la verità.

Voto: 9/10

"Siamo reali in modo diverso."

Ho trovato un cioccolatino ed era tanto che non me ne capitava uno, quindi ci voleva.
Chi ci racconta la storia è Budo, amico immaginario di Max, un bambino autistico (ma nel romanzo non viene mai specificato) e ho trovato la scelta originalissima. Tra tutti i personaggi strani che ci sono nei libri, un amico immaginario credo di non averlo mai trovato. Non uno così concreto e ben riuscito. Probabilmente perché Dicks è un maestro elementare e sa cosa vuol dire essere piccoli e aver bisogno di certe figure fantastiche.
Per la prima parte del libro Budo ci porta un po' a spasso, parla della scuola, di Max (moltissimo di Max), degli altri amici immaginari e di come funziona il loro mondo. Un modo lento e leggero di dare informazioni al lettore e di illustrare le 'regole' della storia.
Poi la trama si complica (che frase ad effetto! Apprezzate, su)
quando Max viene rapito e Budo è l'unico a poterlo salvare.
Ammetto che ci sono stati momenti in cui ho avuto perplessità sulla coerenza di alcune cose. Però poi ho pensato che Budo è l'amico immaginario di Max e che quindi tutto quanto può essere frutto della sua immaginazione.
Al di là della storia dolce e carina, mi è piaciuto molto il messaggio sul rispetto e la comprensione della diversità, che non è un male. In fondo il bambino non è che sia 'malato' è solo troppo fuori dai normali standard.
Budo è un bellissimo personaggio, molto ben costruito e realistico. E' un 'supereroe' ma con le sue paure e anche con una punta di egoismo che lo rende simpatico al lettore. Mi è spiaciuto per il finale, non era necessario che andasse così.
Anche Max mi è piaciuto. L'autore è stato bravo a descrivere la sua diversità e la difficoltà degli altri ad accettarla senza mai nominare l'autismo. Lo ha mostrato senza dirlo.
Gli altri personaggi sono un po' più stereotipati, dal bullo della scuola, alla maestra eccezionale, fino al cattivo della storia.
Lo stile è leggero e semplice, proprio come potrebbe raccontarlo un ragazzino (Budo è qualche anno più grande di Max che ne ha nove), però cattura e impedisce di staccarsi dalle pagine. E Budo è un narratore semi onnisciente che sa conquistare.
Per finire L'amico immaginario è un libro per tutti. L'ho trovato da adulti, ma perfetto anche da leggere ad un bambino. Soprattutto per rassicurarlo sulle sorti di un eventuale amico immaginario.

sabato 18 marzo 2017

Recensione: Shadowhunters - Città di ossa di Cassandra Clare




Titolo: Shadowhunters - Città di ossa
Titolo originale: The Mortal Instruments - City of Bones
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Prezzo: 10,50 €
Trama: La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore.





Voto: 4/5 (8/10)
I libri le cui storie sono incentrate sulla magia sortiscono un certo fascino su di me. I mondi magici mi coinvolgono e stuzzicano la mia fantasia finendo inevitabilmente per catturarmi. Con la saga degli Shadowhunter è stato un corteggiamento lungo ma adesso posso affermare di essere felice di averla cominciata.
Gli elementi magici in questo libro non mancano anzi, direi che ce ne sono fin troppi. Stregoni, vampiri, lupi mannari, popolo fatato e creature demoniache di ogni tipo. Tutte presenze attive. I vampiri non sono soltanto nominati in quanto creature che esistono, appaiono. Un personaggio che ha una parte rilevante nella storia si rivela essere un licantropo. E vogliamo parlare dello stregone? Magnus Bane è il Sommo Stregone di Brooklin e sì, lo confesso fin da subito, ho un debole per lui.
Gli Shadowhunters sono i Cacciatori di demoni e sono per metà umani per metà angeli, al contrario dei Nascosti (vampiri, popolo fatato, stregoni, lupi mannari) che sono metà umani metà demoni. Tutti insieme formano il Mondo Invisibile che è, appunto, invisibile per i comuni mortali, che nel libro sono chiamati mondani. Questo mondo è controllato dal Conclave che supervisiona l'operato degli Shadowhuntes dislocati ovunque e che hanno come sede operativa un luogo ben nascosto chiamato Istituito. E poi ci sono i Dimenticati, gli Accordi, il Circolo, le rune, i portali, Idris e Alicante e le armi angeliche e le moto che volano e la coppa Mortale e... stop. Mi fermo. Nelle prime cento pagine del libro si viene letteralmente travolti da tutte queste informazioni. E quando Clary dice a Jace che non ci sta capendo niente, non ho potuto fare a meno di concordare con lei. Naturalmente non è che non ci abbia capito proprio niente, ma avrei gradito se questo bellissimo e variegato Mondo Invisibile venisse rivelato con più calma. Ciò che mi ha fatto storcere un pochino le labbra, e ogni tanto anche sbuffare, sono state alcune incoerenze. Ne cito una che mi è rimasta particolarmente impressa: Clary era risentita con Jace il quale pensava a mangiare in un momento critico, mentre lei avrebbe preferito che si desse da fare. Jace apre il frigo, Clary sbircia dentro, osserva il contenuto e "commenta divertita". Divertita? Due secondi prima era furiosa. Cosa sei, cara, bipolare? Poi lei mi sta particolarmente antipatica, a dirla tutta. E devo avere un problema con la componente femminile perché anche Isabelle non mi convince, sebbene lei sia comunque un personaggio più sfaccettato rispetto a Clary. Andiamo meglio con i maschietti. Jace è il Cacciatore figo, quello che ha ucciso più demoni di tutti gli Shadowhuters della sua età. Ha la risposta sempre pronta, ironica e spesso affilata come la lama della sua spada angelica. Al di là dell'atteggiamento da maschio alfa, Jace è un personaggio complesso e più profondo di quanto lasci intravedere all'inizio. Alec è sempre incacchiato ma più che altro è represso e convive con un segreto che lo condiziona, però è leale e protettivo. Il mio preferito rimane Magnus Bane, lo stregone eccentrico che ama le feste e il glitter. Tutti i personaggi hanno un loro percorso, una crescita evidente e, soprattutto, segreti da rivelare.
La trama e le vicende sono ricche di intrecci e per niente banali. Il tutto sfocia in un finale completamente inaspettato che, sebbene mi abbia lasciata a bocca aperta, non ho disprezzato. Ovviamente è un finale apertissimo, in quanto tutte le situazioni di cui si legge restano sospese. L'unica vera delusione è stato il cattivone di turno, descritto come un "demone" da temere, qualcuno di cui preoccuparsi seriamente,  impossibile da fermare e poi.. non è andata come ci si aspettava. Questo è il mio primo approccio con Cassandra Clare ma devo dire che il suo stile mi piace. E' scorrevole ma non superficiale, riesce a rendere bene l'idea di ciò che sta descrivendo senza dilungarsi troppo in spiegazioni dettagliatissime. Direi che l'esperienza è stata parecchio positiva e sono impaziente di affiancare nuovamente gli Shadowhunter nelle loro avventure.


 



giovedì 16 marzo 2017

Recensione: La piccola biblioteca con le ali di David Whithouse

Titolo: La piccola biblioteca con le ali
Titolo originale: Mobile library
Autore: David Whithouse
Edizione: Sperling & Kupfer
Prezzo: 18,90€
Trama: Bobby non crede che le cose che succedono nei libri possano capitare anche nella vita. Sarà che i pochi romanzi presenti in casa sua sono stati nascosti dal padre in soffitta; o che è passato un bel po' di tempo da quando sua madre gli raccontava le favole – anche se Bobby ha solo dodici anni. Da quando sua madre è sparita, lui non fa che archiviarne le tracce rimaste. Catalogare e contare, è questo che gli riesce meglio, mentre passa il tempo a nascondersi dai bulli della scuola e dalla specie di famiglia che gli resta: un padre che beve troppo e la sua nuova fidanzata dal look ossigenato. Fino al giorno in cui incontra Rosa – una ragazzina sola, «diversa» e collezionista come lui – e sua madre, Val, che fa le pulizie in una biblioteca ambulante. È grazie a loro che, in un'estate indimenticabile, Bobby scopre la magia dei romanzi: le tante finestre che possono aprirgli sul mondo, le mille avventure che possono fargli vivere. E alla fine dell'estate, quando Bobby si ritrova nei guai col padre e Val rischia di perdere il lavoro, la biblioteca diventa la loro unica salvezza. A bordo di quello scrigno di storie, fuggiranno in cerca di una vita migliore. Uniti come una famiglia vera. Protagonisti di un'avventura che saranno loro a vivere, giorno per giorno, come in un romanzo di cui non potranno conoscere il finale fino all'ultima pagina. 

Voto: 3/5 (6/10)
Un voto un po' di mezzo per un libro che mi ha lasciata discretamente perplessa. Non è brutto, solo che ho l'impressione che non sia né carne né pesce: troppo infantile per piacere agli adulti, troppo adulto per farlo leggere ai bambini. Presumo sia rivolto ad un pubblico adulto, ma manca di fascino e non coinvolge.
I capitoli hanno tutti una denominazione 'fiabesca' (Ragazzo, Robot, Regina e così via) comprensibile solo alla fine. Il contenuto dei medesimi è incredibilmente maturo. E saturo di cose tutte trattate in maniera superficiale a causa della scarsità di pagine: solitudine, perdita, violenza familiare, bullismo, diversità, frentendimenti, menzogne, rapporti familiari, sogni e troppe altre cose. Tutto che 'magicamente' si risolve alla fine.
Forse il messaggio voleva essere che nei libri c'è sempre una soluzione, una situazione simile alla nostra a cui qualche scrittore ha dato soluzione. A noi non resta che abbandonarci e seguirla. Un bel pensiero, ma nel libro è sviluppato in maniera un po' surreale.
Tutta la storia lo è.
Oppure che tutti possono far parte di una storia, basta vederlo o anche solo volerlo (ma questo secondo significato mi piace meno).
Eppure ammetto che da un lato l'ho trovato carino e non solo per tutti i riferimenti letterari.
E' mancato un po' di fascino e di empatia forse sia come stile che come personaggi.
Il protagonista è Bobby, ragazzino che ha perso la madre, ma che lui è convinto sia solo 'andata via'. E' maniaco del controllo e archivia tutto. Nonostante la sua difficile situazione non ho provato simpatia per lui. Non che sia stata contenta di quello che gli capita, più indifferente direi.
La stessa cosa l'ho provata per Rosa e Val. Nessun moto né per la diversità della bambina né per le difficoltà di Val. Anzi, a volte ho pensato: sempre la solita idea.
Forse quelli che mi sono piaciuti di più sono Joe e Sunny. L'uomo non saprei dire perché, il piccolo per la sua generosità e la sua voglia di proteggere l'amico.
Tanti punti li ha persi per come è scritto. come ho detto è privo di fascino ed empatia. Non ha neanche la magia accattivante con cui sono scritti i libri per bambini. E' delicato, questo sì. Niente descrizioni cruente per impressionare il lettore, ma tutto delicato e discreto. Uno stile di 'non detto' ma che si fa capire piuttosto bene. Questo l'ho apprezzato, davvero, ma non è stato sufficiente a risollevare le sorti del libro.
Nonostante tutto sono abbastanza contenta di averlo letto, conferma una mia idea: ci sono dei libri che se ti capitano ad un certo momento, vuol dire che contengono qualcosa di cui hai bisogno.

martedì 7 marzo 2017

Teaser Tuesdays #128


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio Teaser di oggi.


<<La ragione principale per cui ho pensato che il corpicino lì a terra fosse di Lydia è che era stata la gemella sopravvissuta a dirmelo.
Mamma mamma vieni subito, Lydia è caduta.E ovviamente, quando me l'ha detto, io non ho avuto motivo di dubitarne. Perché non c'era altro modo di distinguerla, in quel momento. Perché le due bambine erano vestite uguali quel giorno. Con un delizioso abitino bianco. Niente giallo o blu. Non ero stata io a deciderlo, ma loro due. Nei mesi precedenti avevano chiesto - con molta insistenza - di vestirsi nella stessa maniera, di avere lo stesso taglio di capelli per sembrare perfettamente uguali. Mamma, siediti in mezzo a me, così ci leggi il libro. Era come se volessero compenetrarsi l'una nell'altra. Come se non volessero più essere due entità distinte. >>



La gemella silenziosa
S. K. Tremayne



Qual è il vostro teaser?


sabato 4 marzo 2017

Recensione: I custodi di Slade House di David Mitchell

Mah... Non è che mi sia piaciuto più di tanto.

Titolo: I custodi di Slade House
Titolo originale: Slade House
Autore: David Mitchell
Edizione: Frassinelli
Prezzo: 19,00€
Trama: Voltato l'angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l'ingresso di Slade House. 
Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. 
Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. 
Ogni nove anni, l'ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa - una sinistra coppia di gemelli – estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario.
Ma che cosa succede, veramente, dentro I custodi di Slade House?
Per chi lo scopre, è già troppo tardi… 

Voto: 2,5/5 (5/10)
L'ho letto un po' a scatola chiusa, quindi senza sapere cosa aspettarmi, ma ammetto che non mi è piaciuto. Essenzialmente perché è troppo breve. Secondo me, una trama con elementi così complessi e originali (come i costrutti, le lacune e così via) avevano bisogno di più pagine per essere illustrati e spiegati.
Ogni 'episodio' presenta un'evoluzione rispetto al precedente che andava curata molto di più (ad esempio per la parte dell'arma nelle crepe. Anche questa è una cosa quasi incomprensibile).
Non ho apprezzato il capitolo in cui un personaggio butta lì tutte le spiegazioni necessarie (ma secondo me sono scarse) sotto forma di intervista/racconto. Un po' perché sono troppe informazioni tutte assieme, un po' perché altera il ritmo del racconto, un po' perché annoia. Preferivo 'vederle' e trovarle sparse per tutto il libro.
Il finale sembra proprio buttato lì: compare un'antagonista che, per scarsità di tempo e pagine, rimane abbozzata, approssimativa e senza i dovuti chiarimenti. Un po' come quando in un giallo, spunta l'assassino all'ultima pagina senza che si sia mai visto nel resto del racconto. Comodo per l'autore ma antipatico da leggere.
Parlare di personaggi non ha senso. Il punto di vista è sempre quello delle vittime che a fine capitolo spariscono e non ritornano. I due veri protagonisti, Norah e Jonah, non vengono mai considerati, analizzati o presentati al lettore. Solo Norah parla in prima persona nell'ultimo capitolo, ma è del tutto insufficiente a comprenderla. Meno ancora è possibile capire il gemello.
La scrittura di Mitchell è moderna e veloce e, oltre a rendere la trama un po' superficiale, non la trovo neanche appropriata per un racconto gotico come I custodi di Slade House. Manca, secondo me, di forza evocativa e di fascino, risultando fredda e più adatta ad un thriller. Anche le descrizioni sono impersonali ed essenziali, senza niente di particolarmente poetico o, al contrario, di agghiacciante. Non è in grado di trasmettere le emozioni.
Che dire, peccato, perché l'idea c'era e aveva la potenzialità per diventare un bel romanzo, invece trovo che l'autore l'abbia totalmente sprecata tirandone fuori una storia piatta e a tratti noiosa.


venerdì 3 marzo 2017

Recensione: Scrivere è un mestiere pericoloso di Alice Basso


Oggi recensisco un librino bellissimo 💓💓💓



Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Edizione: Garzanti
Prezzo: € 16,40
Trama: Un gesto, una parola, un'espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con sé stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è una ghostwriter di una famosa casa editrice. Un mestiere che la costringe a rimanere nell'ombra. Scrive libri al posto di altri autori, imitando alla perfezione il loro stile. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un'anziana cuoca. Un'impresa più ardua del solito, quasi impossibile, perché Vani non sa un accidente di cucina, non ha mai preso in mano una padella e non ha la più pallida idea di cosa significhino termini come scalogno o topinambur. C'è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vázquez Montalbán, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l'altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l'affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto. Un delitto avvenuto anni prima in una delle famiglie più in vista di Torino. Berganza abbandona i fornelli per indagare e ha bisogno di Vani. Ha bisogno del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti.Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte la vita assomiglia a un giallo. È piena di falsi indizi. Solo l'intuito di Vani può smascherarli.
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome è stato uno degli esordi più amati dai lettori e dalla stampa più autorevole. Lo stile unico e la forza narrativa di Alice Basso hanno conquistato tutti. Come la sua esilarante protagonista, Vani, che torna con un nuovo libro da scrivere, un nuovo caso da risolvere e un nuovo inaspettato nodo sentimentale da sciogliere.


Voto: 4,5/5 (9/10)

Scrivere è una delle mie più grandi passioni e lo faccio anche con una certa regolarità, tuttavia le recensioni sono il mio tallone d'Achille. Avrei bisogno di una ghostwriter che le scrivesse per me, ma dovrebbe essere l'eccellenza, come Vani Sarca!
La spregiudicata, irriverente e brillante Vani Sarca, la mia ghostwriter preferita, che ci racconta una nuova avventura in questo secondo libro ricco di humour, sentimenti e colpi di scena.
Vani ha intrapreso la collaborazione con le forze dell'ordine, nella persona del carismatico commissario Romeo Berganza, ed è sempre più impegnata con le lezioni di aikido (le quali più che a difendersi, le insegnano a cadere!), con la sua pupilla Morgana, con i propositi di vendetta verso Riccardo (perché, anche se ha tolto un discreto sassolino dalla scarpa, Vani scopre che la vendetta è, sì, un piatto che va servito freddo, ma anche abbondante!), con il detestato Natale che incombe e la famiglia.
Come ciliegina sulla torta, Enrico (anche per lui la vendetta è un piatto che va servito abbondante!) le affibia un compito spinoso che prevede l'intervista all'anziana cuoca che è stata a servizio di una nota famiglia di stilisti di Torino, con tanto di stesura delle ricette della suddetta cuoca.
Un compito non proprio facile per Vani che è bravissima ad entrare nella testa delle persone ed è una straordinaria scrittrice, ma ai fornelli non distingue una cipolla da un topinambur!
E, ovviamente, come se non bastasse, la situazione si complica quando vengono a galla fatti che gettano una luce nuova su eventi del passato che sembravano archiviati.
Vani e Berganza collaborano a più livelli e ciò permette di far emergere maggiormente la personalità del commissario, che svolge un ruolo più centrale rispetto al primo libro, e a cementare il rapporto di stima tra i due.
Berganza è un uomo di polso, ombroso, arguto e determinato, che gode di un rispetto quasi reverenziale sul luogo di lavoro. Ma quando ci si affaccia nel privato, si scoprono degli aspetti celati del suo carattere, come la passione per la cucina e l'amore per il nipote, che ne accrescono il fascino.
Vani è Vani. Una donna combattiva, con un caratteraccio per niente semplice, con una corazza che sembra indistruttibile, sotto la quale però cela un cuore che sa essere anche morbido e caldo.. quando vuole!
Alice Basso ha uno stile accattivante, ricco e al tempo scorrevole. Non si perde con inutili fronzoli ma rende benissimo ogni scena, permettendo al lettore di rimanere incollato alle pagine.
I brevi flashback nel corso della storia consentono di affacciarsi nella vita di Vani, nel suo passato che rivela il rapporto combattuto con la famiglia e quella necessità indiscussa di essere Vani. Soltanto Vani, che piaccia oppure no.
Le vicende su cui indagano, inducono il lettore a scorgere un finale un po' scontato salvo poi scoprire che niente era come appariva. Ed ho apprezzato moltissimo i colpi di scena a livello lavorativo come sul piano personale.
Se, come me, avete apprezzato "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome", non potrete non amare questo secondo libro. Assolutamente da non perdere!





giovedì 2 marzo 2017

Recensione: Magari domani resto di Lorenzo Marone

E' una delle rarissime volte in cui recensisco un libro uscito in questi giorni... e sono felice di averlo fatto. Grazie a chi mi ha spinta a leggerlo.

Titolo: Magari domani resto
Autore: Lorenzo Marone
Edizione: Feltrinelli
Prezzo: 16,50€
Trama: Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l'avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l'affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All'improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l'occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po' d'ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?

Voto: 9/10
'Magari domani resto' non è una frase facile da dire per chi, come Luce, sogna da sempre di andarsene. Colpa dei Quartieri Spagnoli (Napoli) dove è nata e vive da sempre? Forse.
Marone mostra con ironia e abilità, che a volte non c'entr quanto sia brutto, o difficile, il luogo in cui si nasce, ci sono cose belle e brutte ovunque e spesso ce le portiamo dietro anche se ce ne andiamo.
Questo è uno di quei libri in cui la trama non è così rilevante, anzi, è piuttosto una scusa per parlare della vita, delle emozioni, dei sentimenti. Uno di quelli che, se lo racconti, è di una banalità incredibile, eppure ne hai sottolineato metà pagine per poter ritrovare parole da portare sempre con te.
Al contempo non lo si può neanche restringere ad un libro filosofico e concettuale, perché c'è tanta realtà dentro. La difficoltà di crescere donna in un luogo difficile, senza un padre, con una madre bigotta e poco amorevole. Marone non lesina sulla disparità di trattamento (oppure sull'eterna gavetta che devono fare i giovani, non so quale dei due rappresenta la mancata avvocatura di Luce), su certi atteggiamenti nei luoghi di lavoro, l'idea che una donna abbia un percorso preciso da seguire.
Ci sono davvero tante cose in queste pagine, molte scontate, altre imprevedibili e talvolta divertenti.
Divertente è anche la protagonista, Luce di Notte (leggete e vi spiegherà lei stessa l'origine del suo nome). Avvocato, almeno sulla carta, donna forte e senza peli sulla lingua. Oltre ad essere simpatica con la sua schiettezza, l'ho trovata anche vera, reale (come quando si preoccupa di non essersi fatta la ceretta). E' lei che racconta la sua storia in prima persona (anche se, in alcuni passaggi mlto riflessivi, emerge il pensiero dell'autore) ed è attraverso i suoi occhi che conosciamo gli altri personaggi.
Il mio preferito è Don Vittorio, sia per il modo di fare, che per le tante perle di saggezza che regala a Luce e al lettore, ma li ho trovati tutti memorabili: dal piccolo Kevin, che sembra più maturo dei genitori, a Thomàs che vive l'attimo senza pensarci troppo, a Carmen, chiassosa, volgare eppure a suo modo, molto dolce.
I maschietti sono forse un po' troppo caricati per quanto riguarda il provarci con Luce, ma sono anche più defilati rispetto agli altri.
Non c'è un vero e proprio antagonista, se non la vita stessa con i suoi incroci e curve e Luce l'affronta di petto, a volte anche in maniera un po' troppo tosta come le suggeriscono velatamente gli altri personaggi.
Marone usa un dialetto ammorbidito per scrivere la sua storia ed è coerente con il fatto che sia Luce a parlare in prima persona. E' abile a inserire nel testo la spiegazione di alcuni termini, ma a volte un glossario non mi sarebbe dispiaciuto. Bravissimo anche a tratteggiare tutti i personaggi dandone un quadro oggettivo nonostante usi gli occhi della protagonista e rendendoli tridimensionali e non macchiette sullo sfondo. Molto caratteristici i dialoghi.
Ecco qua. Non credo di aver reso giustizia a questo splendido libro, ma spero di avervi incuriositi abbastanza per spingervi a leggerlo.